Contromano

“Ho dieci anni, voglio il divorzio”. Nell’inferno delle spose bambine

Roma, 16 aprile 2016 - NOJOOM è yemenita, in arabo significa stella, oggi ha 19 anni, ed è un nome di copertura perché in realtà si chiama Nojood, che vuol dire nascosta. Aveva 10 anni quando fu costretta a sposarsi. La sua storia raccontata nel film “La sposa bambina” è il racconto vero della sua vita e anche della vita della regista, Khadija Al-Salami, scrittrice e prima donna regista dello Yemen, anche lei costretta a sposarsi da bambina, a 12 anni, con un uomo di trent’anni che non aveva mai visto. Dopo tre settimane di violenze lo sposo di Khadija la riportò alla sua famiglia come fosse un elettrodomestico che non funzionava, accusò i suoi genitori di averlo imbrogliato e pretese la restituzione del denaro pagato per averla. Tutto secondo le regole del Corano. E questa è la parte più irritante della questione.

UN AUTOREVOLE esponente dell’università di San’a, Abdelmalik Al-Taji, professore di giurisprudenza islamica, ha spiegato quali sono le basi su cui si fonda il diritto di abusare di quelle bambine. Con un brutale linguaggio da devianza sessuale che non tradisce dubbi. Dice: «Se una bambina ha 12 anni o anche 10, non ha importanza, il suo corpo è giunto a maturazione e dunque può sposarsi e non è vero che le famiglie sacrificano le figlie piccole per procurarsi denaro. E’ l’Islam che lo consente perché prevede che la donna abbia sempre un tutore che è il padre prima del matrimonio e il marito dopo che sì è sposata. La questione dunque è solo politica, perché vogliono cancellare le nostre tradizioni e imporci le regole delle Nazioni Unite». Il male è che la situazione sta regredendo, perché fino al 1999 nello Yemen c’era il limite dei 18 anni per consentire il matrimonio, poi fu abbassato a 15 anni poi abolito.

SOLO nel 2007 la maggioranza del Parlamento approvò un disegno di legge per riportarlo a 17 anni ma l’iniziativa fu bloccata dalla parte religiosa dell’assemblea perché sosteneva che quella norma era illecita perché contraria alla Shari’a. Il risultato è stato che in questi anni è cresciuto non solo queste genere di pratiche soprattutto nelle aree rurali e più povere ma è aumentato anche il turismo matrimoniale attirando nel paese uomini dei ricchi paesi del Golfo e soprattutto dell’Arabia Saudita, che in genere sono in età avanzata.

LA SITUAZIONE è ferma a questo punto e in modo abbastanza patetico il ministro per i diritti umani, la signora Hurriya Mashhoor, si dice disposta a trattare sebbene la sua voce cada nel vuoto. «Abbiamo una proposta per limitare i matrimoni a 18 anni, ma siamo pronti anche ad abbassare l’età a 17 o anche a 16 anni. Non c’è problema». E’ totalmente inascoltata nel crescente diffondersi del fondamentalismo. Il denaro e la miseria vincono su ogni cosa. Un dramma, quello delle spose bambine, che è diffuso non solo nello Yemen ma anche in Asia, soprattutto in India, Nepal, Afghanistan ed Etiopia. Nello Yemen, secondo i dati del governo di Sana’a e delle Nazioni Unite più della metà delle ragazze si sposa prima dei 18 anni e il 14 per cento prima dei 15 anni, il fenomeno nelle aree più povere vede l’età scendere fino ad 8 anni.

LA STORIA di Nojoom, si diceva, è uguale a quella di tutte le altre bambine, salvo il fatto che lei ha avuto la forza di ribellarsi anche alla propria famiglia, di rivolgersi ad un giudice e di avere avuto la fortuna di trovare un giudice che gli ha concesso il divorzio. Capitò così anche a Khadija Al-Salami, la regista, che venne accolta da un’associazione umanitaria e all’età di 16 anni vinse una borsa di studio per andare negli Stati Uniti a frequentare un corso di cinema. Oggi Khadija ha 50 anni, vive a Parigi, è sposata e non ha figli «perché – spiega – i ricordi della mia infanzia sono stati sempre troppo ingombranti». Perché un uomo vuole una sposa bambina? «Perché pretendono di plasmarle le spose bambine secondo la loro mentalità», risponde e forse non è solo questa la ragione. Nella barbara tradizione un ruolo decisivo è esercitato dalla suocera, la madre dello sposo che diventa complice della violenza e anche beneficiaria. «Ora mamma potrai riposarti – dice lo sposo di Nojoom –, i lavori in casa saranno compito suo», indicando la moglie bambina. Tutto è reso ancora più terribile dai sensi di colpa, dai traumi, dalle leggi della tradizione. Diceva la nonna della regista: «Il destino di una donna è sposarsi o finire sotto terra».

LA MADRE di Khadija si era sposata a 8 anni e il doloroso ricordo di quel che aveva subìto rese ancora più acuto i senso di colpa per non aver potuto sottrarre le sue figlie allo stesso destino. Infine. Il trovarsi improvvisamente nell’abisso dell’abbandono nelle mani di uno sconosciuto, magari proteggendosi dietro una bambola, ed essere percossa con lo scopo di essere costretta a cedere, in quell’incubo nel vedersi strappare all’infanzia, tradita dai suoi stessi genitori, che in questi casi, quando le bimbe si ribellano, ripudiano le figlie come se fossero loro il motivo della vergogna e non l’averle vendute. Tutto il resto è brutalità.

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