Contromano

La setta nazista nel Cile di Pinochet. Torturati e uccisi nel villaggio-lager

CI VOLEVA il film di Florian Gallenberger sulla Colonia Dignidad per far breccia nel muro di silenzio che ancora resta attorno a un villaggio ai piedi delle Ande cilene, che si è scoperto essere stato il covo di nazisti in fuga, di pedofili, di sadici che avevano ridotto in schiavitù centinaia di persone nonché il rifugio di Josef Mengele, il cosiddetto medico di Auschwitz, che come Eichmann riuscì ad avere gli aiuti di quella rete che consentì a tanti gerarchi di Hitler di rifugiarsi nell’America latina ma che, a differenza di Eichmann, è morto di vecchiaia.

Ci è voluto questo film del regista premio Oscar (2001, con il cortometraggio “Quiero ser”) Florian Gallenberger, protagonista Emma Watson, a indurre il governo di Angela Merkel a mettere da parte l’imbarazzo con cui da decenni le autorità tedesche trattano la vicenda, che è una specie di crocevia da cui passano criminali nazisti fuggiti dalla Germania, torturatori del golpista cileno Pinochet, che rovesciò con i carri armati il governo democratico di Salvador Allende, gli immensi tesori di cui disponeva – e dispone ancora – Odessa, l’organizzazione che provvede(va) ad aiutare i nazisti. Più il Condor, che era quel piano scellerato che vide implicati il presidente degli Usa Nixon, la Cia, il segretario di Stato Kissinger, il solito Pinochet e altri loschi personaggi che vennero usati dagli Stati Uniti per cercare di mantenere il controllo del Sud America che temevano entrasse nell’orbita sovietica.

UNA VICENDA questa di Colonia Dignidad in cui si incrocia anche la tragedia dei desaparecidos ovvero l’infamia degli oppositori arrestati dai golpisti che furono portati in questa prigione e poi lanciati vivi dagli elicotteri sulle acque dell’Oceano. Tutte vergogne che varcarono il cancello e il reticolato spinato ad alta tensione, che delimitava l’area di centinaia di ettari sorvegliati da torrette con guardiani armati. Ma ufficialmente quel villaggio era un’oasi di beatitudine, un luogo di meditazione – lo avevano chiamato anche Villa Baviera come se fosse una casa di riposo – in mezzo al verde, cullato in una valle dolce che ricorda quelle alpine, circondato da campi di grano, con prati dove pascolavano

placide mucche pezzate, che si abbeveravano ai ruscelli e dove si potevano incontrare belle ragazze con bionde trecce che indossavano abiti della Germania di cento anni fa. Una messinscena pensata e controllata da un capo violento e depravato, che esigeva ogni notte la compagnia di un bambino e che è rimasto impunito dal 1961 fino alla fine del secolo.

SI CHIAMAVA Paul Schäfer, era nato a Bonn nel ’21, da bambino aveva perduto un occhio durante un gioco, ne portava uno di vetro, e per colpa di quell’incidente, nonostante avesse aderito con slancio alla Gioventù hitleriana non aveva potuto fare la carriera militare nelle SS, com’era nei suoi desideri e si era dovuto accontentare di fare il medico nella Wehrmacht con il grado di caporale. Era lui il capo di quell’inferno, che era conosciuto ipocritamente come Sociedad Benefactora y Educacional Dignidad, così benemerita da usufruire di un particolare trattamento di riguardo da parte del governo cileno, che l’aveva esentata dal pagamento delle tasse.

IL FILM, che in Italia esce in questi giorni, in Germania ha già sollevato sgomento e imbarazzi. Inducendo il governo Merkel a togliere il segreto di Stato ai documenti che riguardano questo villaggio che era e, per quanto incredibile appaia, è tuttora in funzione, ovviamente non più come sede della setta del nazista pedofilo Schäfer ma come borgo turistico.

«La gestione di Colonia Dignidad – ha detto il ministro degli esteri Frank-Walter Steinmeier – non è stato un capitolo glorioso del ministero degli Esteri, perché per molti anni, dagli anni Sessanta agli anni Ottanta, i diplomatici tedeschi si sono girati dall’altra parte fingendo di non vedere e hanno fatto molto poco per proteggere i nostri cittadini che erano in quella comune».

AI RESIDENTI non era permesso lasciare la colonia, dovevano lavorare 16 ore al giorno, non erano previsti giorni festivi, erano divisi per sesso, nemmeno le coppie sposate potevano dormire insieme, i bambini venivano separati dai genitori, ai giovani erano somministrate droghe per reprimere gli impulsi sessuali, divieto di fare l’amore e chi infrangeva le regole veniva sottoposto a pestaggi e torture.

Durante la dittatura di Pinochet il villaggio diventò anche la prigione per oppositori che lì venivano portati, torturati e uccisi, come ha provato il ritrovamento di resti umani. Si hanno prove dell’eliminazione di almeno un centinaio di persone. Nonostante che la maggior parte dei corpi siano stati sciolti in soluzioni chimiche.

IL MURO del silenzio cominciò a cadere quando con il referendum dell’88 venne negata al generale Pinochet la possibilità di rimanere al governo per altri otto anni. Il sadico Schäfer capì che era venuto il tempo di fuggire e si rifugiò in Argentina. Successivamente inseguito da ordini di cattura internazionale per aver molestato 26 bambini della colonia e aver partecipato all’uccisione di segregati, fu condannato a venti anni di reclusione. Morì di cuore nel penitenziario di Santago del Cile il 24 aprile 2010 a 88 anni.

Le molte società che aveva fondato risultano tuttora depositarie di fortune inestimabili, si pensa provenienti da oscuri flussi di denaro che partono dall’Europa, si ritiene dai tesori accumulati dai nazisti.

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