Diritto di Cronaca

Quel ricordo che corre lungo la linea Pavia-Vercelli

La mail del rappresentante dei pendolari della linea Pavia-Mortara-Vercelli mi ha suscitato un ricordo che vorrei condividere. Intendiamoci. Quello che ho scritto non c’entra niente con i problemi della linea segnalati nella mail, persino la stagione è diversa. È comunque un ricordo curioso e tenero. Forse (senza forse) perché mi riporta agli anni ormai molto lontani della mia spensierata giovinezza. Invio allora queste poche righe, da leggere con un sorriso. Leonardo, Pavia

Ecco come prosegue la mail dell’amico pavese. Leggetela e gustatela, cari lettori, perché ne vale la pena. «Prime ore di un pomeriggio di luglio del 1979 (sì, era proprio il 1979). In treno da Pavia a Vercelli, per poi acciuffare una coincidenza per Torino. Vetture sporche, arroventate dal sole che dardeggia, spietato, in un cielo senza nubi (i pendolari, quando vogliono, sanno essere poetici). Anche i malconci sedili di pelle sembrano trasudare sudore, così come i pochissimi, scamiciati, accaldatissimi viaggiatori che hanno avuto l’audacia di infilarsi in quella scatola di sardine. Partenza. La Lomellina ci avvolge con il suo abbraccio canicolare. Piatte distese di verde. Afa crescente. Andamento lento. Il treno si arresta a una stazione, a distanza di tanti anni non ricordo quale, e non riprende la sua marcia faticosa. Ci affacciamo per capirne la ragione. Subito spiegato. Un gruppetto di viaggiatori sta sorbendo un caffè su una delle banchine. Si riprende. Sempre più caldo, sempre più afa. Arriveremo mai, ci chiediamo, affranti? Il nostro asmatico convoglio si blocca nuovamente e questa volta non in una stazione ma in aperta campagna. Torniamo ad affacciarci, incuriositi e preoccupati. Ecco il motivo della sosta improvvisa: alcune galline stanno beccuzzando, in tutta tranquillità, in mezzo ai binari e il controllore ha arrestato il treno per non travolgerle» Caro Leonardo, da come scrivi si capisce benissimo una cosa: l’amore per i treni.

Ti dedichiamo, allora, un pensiero che ricaviamo da “Sul treno, muoversi nell’ambiente”, un bel libro di Benito Melchionna, sul tema arrivo e partenza: «Quasi sempre, superato lo smarrimento della nostalgia, finiscono per prevalere il piacere dell’imprevisto e la meraviglia del nuovo. Per cui riprendiamo a partire, alla scoperta della infinita ricchezza della terra e della variegata, complessa trama disegnata dalla storia. Forse sta proprio in questo mix di opposti sentimenti il vero fascino del viaggio». Per Leonardo anche un augurio affettuoso da parte nostra: quello di risalire su quel treno un pomeriggio di luglio e di ritrovare le discendenti di quelle galline intente a beccuzzare placidamente in mezzo ai binari. gabrielemoroni51@gmail.com

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