Vite spericolate

Via lo Stato dalla morte di un padre

IL CORPO, la storia, la memoria di mio padre Onorio non sono proprietà di Stato. E’ roba mia, delle mie sorelle, di mia madre. Non dell’Azienda Sanitaria Locale.
Papà è volato in cielo quasi due mesi fa, il 27 maggio. Era ricoverato nel reparto di geriatria dell’ospedale Morgagni-Pierantoni, aveva 79 anni, non stava bene, aveva mille acciacchi, forse era giunta la sua ora, anche se onestamente non ho/abbiamo ancora capito di cosa sia morto. Succede spesso, mi dicono. Come succede spesso quello che ci è capitato qualche giorno dopo i funerali. Noi eredi naturali (figli e moglie) abbiamo deciso di chiedere la cartella clinica di mio padre, il ricordo cronologico della sua fine.
Credevo che il tracciato di un elettrocardiogramma fatto a mio papà che non c’è più, sia più nostro che dello Stato. Non è così, purtroppo. A parte i soldi spesi per le fotocopie e il mese d’attesa (perchè in Italia o a Forlì ci vuole evidentemente un mese per fare delle fotocopie), sono/siamo rimasti stupefatti dal vedere che serve, di rigore, anche una motivazione scritta per entrare in possesso di questa documentazione. Cioè: io devo spiegare a un ‘ente superiore’ perchè voglio avere in mano una cosa che è mia, vale a dire il ricordo di mio padre.
Folle, paradossale.
E’ una questione di principio, di buonsenso, oso dire di libertà.
Sono certo che qualcuno proverà a spiegarci che questo è il protocollo, la burocrazia o non so bene cosa. Balle. Io non voglio e non devo spiegare a nessuno perché ritiro materiale così intimo, così personale. Avrei voluto rispondere per iscritto in quel modulo: ‘fatti miei’. Sì, perché sono fatti miei se voglio denunciare i medici o verificare che non ci siano fattori ereditari dalla tipologia di certi malanni. Oppure, molto più banalmente, perché vorrei rileggere nella mia camera, da solo o con chi pare a me, magari con le lacrime agli occhi, le ultime settimane, gli ultimi giorni, le ultime ore della vita di mia papà.
In quella camera, mi spiace, non deve entrare nessuno. E’ mia. Anche tu che leggi hai una tua camera. Lo Stato, per piacere, stia alla larga da noi.

comments powered by Disqus