Vite spericolate

Droga, la strage dei minorenni. Parla Gratteri

PROCURATORE Gratteri, l’altro giorno una ragazzina di 13 anni di Forlì ha preso carta e penna e ha scritto al Carlino: «Alle scuole medie si drogano in tanti e c’è pure chi spaccia». Sorpreso?
«Purtroppo no. La realtà è questa».
Le cosidette droghe leggere spopolano fra i minorenni: è un dato di fatto.
«Do un elemento su cui riflettere: ogni 100 tossici dipendenti, solo il 5% usa le droghe cosidette leggere. Di questa percentuale il 25% viene utilizzata da maggiorenni, l’altro 75% da minorenni».
Quindi?
«Siamo in una società dove un ragazzo si fa le canne a 13 anni e arriva a 18 che è già ‘bollito’. E da maggiorenne vorrebbero consentirgli di acquistare legalmente hashish o marijuana. È una follia».
Molti sostengono che le droghe leggere non fanno poi così male..
«Bugia. E non è una questione ideologica, ma etica, scientifica e commerciale. Un esempio: oggi il principio attivo della cannabis è aumentato moltissimo rispetto al passato ed è quasi uguale a quello della cocaina. E come magistrato sono scandalizzato dall’idea che lo Stato voglia vendere ciò che fa male».
Obiezione scontata: anche l’alcol, le sigarette, magari le slot machine fanno male. E lo Stato ci lucra...
«Sì, però se bevi con moderazione non succede nulla. Un bicchiere di vino non ti bollisce, una canna sì. Chi si avvicina alle sostanze lo fa sicuramente per sballare e finirà nella dipendenza. Chi beve o fuma no».
Droghe leggere o pesanti che siano, la dimensione del problema è mondiale. Pensiamo alla cocaina.
«Che viene prodotta in tre soli paesi del mondo: Colombia, Bolivia, Perù».
Quindi in teoria dovrebbe essere semplice contrastarle...
«Invece è un problema sovrannazionale che riguarda salute, economia e sicurezza degli Stati e delle persone. Temo che chi ha il potere di decidere le nostre sorti possa essere influenzato almeno indirettamente dalle narcomafie che non comprano solo pizzerie in Europa ma anche movimenti d’opinione».
Cosa fare per sconfiggere i trafficanti?
«Penso a due cose»
La prima?
«Partiamo da casa nostra: non abbiamo strumenti normativi di contrasto alle narcomafie, per esempio l’informatizzazione del processo penale per sbloccare il sistema ed evitare le prescrizioni».
La seconda?
«La mia utopia è avere un organismo forte a livello mondiale, che affronti il problema a muso duro, sia con il controllo militare nei tre paesi che producono ad esempio cocaina, sia incentivando le colture alternative»
C’è l’Onu...
«Onu che oggi è molto, troppo debole».
Voliamo bassi, torniamo alla ragazzina di 13 anni che non vuole più vedere nella sua scuola ragazzini che drogano e spacciano: che risposte vere e serie possiamo dare?
«Cominciamo a parlare ai bambini a casa, negli asili, alle elementari e alle medie. Smettiamola di ‘comprarli’ con un telefonino da 700 euro o un paio di scarpe da 300 euro. Regaliamo più tempo ai nostri ragazzi».

comments powered by Disqus