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	<title>Vite spericolate</title>
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		<title>La vera tragedia è che il suicidio diventa un&#8217;opzione normale</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 09:50:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Pandolfi</dc:creator>
		<category>Cronaca</category>

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		<description><![CDATA[Si uccidono in tantio, in troppi.  Si uccidono tutti.  Imprenditori, artigiani, poveretti. Stamattina si è gettato dal terrazzo della Regione Emilia Romagna Maurizio Cevenini,  uno dei politici più popolari e umani di Bologna, di tutto il territorio, uno di quelli che mai e poi mai avresti potuto presentarlo come uno della Casta e non lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si uccidono in tantio, in troppi.  Si uccidono tutti.  Imprenditori, artigiani, poveretti. Stamattina si è gettato dal terrazzo della Regione Emilia Romagna Maurizio Cevenini,  uno dei politici più popolari e umani di Bologna, di tutto il territorio, uno di quelli che mai e poi mai avresti potuto presentarlo come uno della Casta e non lo scrivo adesso perchè non c&#8217;è più. Ha lasciato una lettera: nelle prossime ore capiremo il perchè, o cercheremo di capire il perche, di questa sua tragica scelta.</p>
<p>C&#8217;è qualcosa di orrendo che sta ruotando attorno a questo stillicidio di suicidi e non c&#8217;entra, non può c&#8217;entrare (purtroppo, ahimè) solo la crisi economica, solo la depressione, solo chissà cosa. Temo che siamo di fronte a una gigantesca crisi di valori.  Non sappiamo più chi siamo, per cosa siamo fatti, cosa vogliamo, dove andremo e allora anche il suicidio, il togliersi la vira, diventa un&#8217;opzione quasi normale, una delle tante opzioni che la vita ti pone di fronte. E&#8217; terribile. Riflettiamoci. E proviamo a scendere in corsa da quest&#8217;auto impazzita che non so bene dove ci stia portando.</p>

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		<title>Fermiamo l&#8217;orco che bussa alle nostre porte</title>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 23:20:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Pandolfi</dc:creator>
		<category>Cronaca</category>

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		<description><![CDATA[Luca Barbareschi ha cominciato così:  &#8216;Ho 56 anni, una moglie e cinque figli. Sono riuscito a costruirmi una vita normale, ma non è stato per niente facile, perché da bambino sono stato vittima di un abuso sessuale. E quando succedono cose del genere ti restano per forza delle cose dentro.  Si diventa aggressivi, come ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Luca Barbareschi ha cominciato così:  &#8216;Ho 56 anni, una moglie e cinque figli. Sono riuscito a costruirmi una vita normale, ma non è stato per niente facile, perché da bambino sono stato vittima di un abuso sessuale. E quando succedono cose del genere ti restano per forza delle cose dentro.  Si diventa aggressivi, come ha detto poco fa il ministro Severino, e spesso questa aggressività é rivolta verso se stessi. Precipita l&#8217;autostima, ci si autodistrugge. Io ce l&#8217;ho fatta ad uscire da questo tunnel ma posso assicurarvi che é stata dura&#8217;.<br />
Sincero, profondo e umano l&#8217;attore-onorevole, che a Roma ha presentato la quarta &#8220;Giornata Nazionale contro la Pedofilia e Pedopornografia&#8221; e ha approfittato dell&#8217;occasione per lanciare un video-cartone semplice ed efficace, che andrebbe trasmesso in tivù e nelle scuole (lo potete vedere nell&#8217;home page di www.quotidiano.net) perché di fronte a questa problematica c&#8217;è sempre troppa censura, troppa superficialità. Lo stesso Barbareschi, al termine del convegno, mi ha raccontato che quando quattro anni fa lanció questa iniziativa era solo, solissimo, e ha ricevuto delle minacce più o meno velate, forse anche perchè esistono  delle lobbies pedofile (persino in Parlamento) che preferiscono tenere sotto traccia l&#8217;argomento. Invece bisogna parlarne, insistere, sensibilizzare come ha fatto con quel video la Fondazione Barbareschi. L&#8217;orco non è così lontano, puó essere dietro l&#8217;angolo: dietro casa mia mentre scrivo, vicino casa tua mentre leggi. Per entrare nelle dinamiche perverse di questo fenomeno, ho chiesto l&#8217;aiuto di un criminologo, Michele Frigieri, esperto di pedofilia, intervenuto nel dibattito romano alla Camera dei Deputati.  Ecco il suo contributo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>di Michele Frigieri</em></strong></p>
<p><strong>La pedofilia è sempre più in agguato</strong>, vietato abbassare la guardia. I dati presentati anche ieri a Roma rilevano un costante aumento delle denunce e, come sottolinea il Direttore della Polizia Postale Apruzzese, <strong>un preoccupante incremento degli adescamenti tramite internet </strong>attraverso l’utilizzo di<strong> chat-rooms, social networks e siti dedicati ai bambini e preadolescenti.</strong> Il pedofilo crea una fake identity, un’identità fasulla, presentandosi come coetaneo del minore, stabilisce un legame con atteggiamenti amichevoli per poi richiedere foto, iniziano i complimenti, il/la ragazzo/a si sento gratificato/a e aumenta il livello di confidenza, si forniscono informazioni sempre più private: dove si vive, che scuola si frequenta, il proprio numero di telefono, cosa fanno i genitori e quali sono gli orari in cui si è a casa da soli… Domande apparentemente banali ma che offrono all’adulto la possibilità di stabilire una connessione profonda, una fiducia che potrà portare il minore a inviare materiale di se stesso nudo o a esibirsi in webcam o ancora, nel peggiore dei casi, ad invitare l’amico virtuale a casa propria quando si sa di essere soli.</p>
<p><strong>La produzione e il consumo del materiale pedopornografico </strong>sono diventati<strong> uno dei business con i maggiori indici di guadagno </strong>e, talvolta, non si tratta di soggetti con un desiderio sessuale rivolto ai minori, quanto di persone disturbate che trovano la gratificazione nel compiere atti di tipo aggressivo e sadico. Ormai da anni è noto il fenomeno degli snuff movies, filmati in cui neonati, o poco più, sono seviziati e penetrati fino alla morte per sventramento. E’ importante così comprendere quanto il fenomeno dell’abuso sessuale minorile non riguardi solo il “pedofilo”, ma comprenda una realtà multiforme e altrettante linee di intervento per ridurne l’incidenza e tutelare i bambini da queste realtà.</p>
<p>La maggior parte delle violenze sessuali agite si registra <strong>nell’ambito intrafamiliare, </strong>nel contesto teoricamente più “protetto”, in cui uno dei genitori o dei parenti più stretti è l’autore del reato: il bambino difficilmente potrà così elaborare il concetto di violenza, o più semplicemente di ingiustizia perché gli viene insegnato che mamma e papà, piuttosto che i nonni, sono l’esempio da seguire e quello che fanno è sempre giusto, sempre buono. L’adulto, inoltre, spesso sottolinea al minore quanto sia importante la segretezza di quanto accaduto, perché è un gioco esclusivo, perché se sarà detto a qualcun altro allora ci si arrabbierà, perché è il bambino che lo ha voluto.</p>
<p>La posizione asimmetrica di una relazione adulto-minore mette quest’ultimo nella condizione di sentirsi in colpa e se si prova vergogna sarà ancora più difficile decidere di raccontarlo a qualcuno perché ci si sentirà giudicati, sporchi, cattivi … e un bambino impara presto che se fa il cattivo sarà punito.</p>
<p><em>di Michele Frigieri</em></p>

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		<title>Ci vuole un tetto anti casta</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Apr 2012 07:44:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Pandolfi</dc:creator>
		<category>Cronaca</category>

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		<description><![CDATA[Un mio commento sul Carlino del 26 aprile 2012. &#160; ATTENDIAMO — rispettosi e garantisti — il seguito della doppia inchiesta penale che la magistatura ha un po’ accelerato e un po’ avviato dopo che il Carlino ha sollevato il coperchio della nauseante Rimborsopoli in Emilia Romagna, fra i consiglieri regionali. Non ci sono condanne, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un mio commento sul Carlino del 26 aprile 2012.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>ATTENDIAMO — rispettosi e garantisti — il seguito della doppia inchiesta penale che la magistatura ha un po’ accelerato e un po’ avviato dopo che il Carlino ha sollevato il coperchio della nauseante Rimborsopoli in Emilia Romagna, fra i consiglieri regionali. Non ci sono condanne, ricordiamocelo, anche se un primo giudizio (etico, non penale: e riguarda tutto il sistema Regione, non i singoli) è sotto gli occhi di tutti. I nostri lettori, assai più disincantati degli addetti ai lavori che continuano ad arrampicarsi sugli specchi, lo stanno esprimendo benissimo: è un sistema marcio, sporco, vecchio. Da rifondare.<br />
Attendiamo anche l’otto maggio, giorno in cui (promessa del presidente del consiglio regionale Matteo Richetti) verranno cambiate le regole del gioco. Regole che fino al 7 maggio (e speriamo neanche mezzo minuto in più) consentono ai consiglieri regionali che hanno la residenza fuori regione di incassare — oltre a un ricco stipendio — anche 0,81 centesimi di rimborso al chilometro per 12 viaggi andata e ritorno, più scontrini autostradali, cifra folle che permette anche di arrivare a 3,500 euro netti (esentasse) a fine mese. Con le nuore regole ( 0,50 euro al km) tutti i viaggi dovranno essere documentati, ma potranno superare anche il numero di 12. E allora una domanda (doverosa, presidente Richetti, visto l’andazzo): e se spunteranno i soliti furbetti che per incrementare il tesoretto e continuare così a incassare 3500 euro al mese, in modo legale, aumenteranno i viaggi?<br />
Ci vuole un tetto, presidente. La gente comune per andare in ufficio non viene rimborsata di nulla. Voi volete proprio tenervi stretto questo privilegio? Ok, ma mille euro al massimo al mese (per chi abita più lontano) bastano e avanzano. E siamo generosi.</p>

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		<title>Rimborsopoli, l&#8217;indecente Casta cambia</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Apr 2012 09:58:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Pandolfi</dc:creator>
		<category>Cronaca</category>

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		<description><![CDATA[La campagna Rimborsopoli lanciata dal Carlino comincia a dare i suoi frutti. Intanto la Procura della Repubblica, dopo mesi di silenzio, proprio ieri (guarda caso&#8230;) ha deciso di chiedere il rinvio a giudizio per un consigliere regionale del Pdl, Alberto Vecchi, accusato di truffa.  In sostanza, avrebbe preso una residenza fittizia fuori Bologna per poter [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La campagna Rimborsopoli lanciata dal Carlino comincia a dare i suoi frutti. Intanto la Procura della Repubblica, dopo mesi di silenzio, proprio ieri (guarda caso&#8230;) ha deciso di chiedere il rinvio a giudizio per un consigliere regionale del Pdl, Alberto Vecchi, accusato di truffa.  In sostanza, avrebbe preso una residenza fittizia fuori Bologna per poter usufruire dei rimborsi chiloemtrici di 0,81 euro al chilometro. Sempre ieri il presidente del Consiglio Regionale, Matteo Richetti, ha annunciato che l&#8217;8 maggio verranno modificati i parametri dei rimborsi spesa e cioè il rimborso chilometrico non sarà più di 0,81 centesimi al chilometro, ma 0,50.  E saranno sempre necessarie pezze giustificative. Sull&#8217;argomento, ecco un mio commento pubblicato sul Carlino del 25 aprile 2012.</p>
<p>IL MIO COMMENTO.</p>
<p>BRAVO presidente Richetti: le intenzioni dicono che il taglio (netto: quasi il 40%) ai rimborsi ci sarà. Potrebbe essere ancora più netto, ma per ora accontentiamoci. A Richetti e ai suoi colleghi chiediamo però di leggere questa lettera che ci è arrivata in redazione e che è firmata da Franco Mengoli, di Predappio. «Sono un dipendente pubblico, per anni ho lavorato a Bologna. 18 chilometri in auto, 65 in treno, tutti i giorni. Nessuno mi ha mai rimborsato nulla e il mio stipendio era 1/5 di quello dei consiglieri regionali. E’ tutto legale, dicono. Certo. Le leggi al riguardo, però, se le fanno loro stessi». Ieri il governatore Vasco Errani, parlando di innovazione, ha detto: «Se si vuole crescere, questo Paese deve cambiare». Giusto. Comincino però a cambiare, nel loro piccolo (piccolo?) questi signori che per andare in ufficio, in via Aldo Moro, a Bologna, pretendono il rimborso spese.</p>

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		<title>Cambiare in fretta, cambiare tutto</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 09:42:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Pandolfi</dc:creator>
		<category>Cronaca</category>

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		<description><![CDATA[Ecco un mio commento sul Carlino di martedì 24 aprile 2012. &#160; DUNQUE, dopo la campagna del Carlino i capigruppo dei due principali partiti (ieri Villani del Pdl, oggi Monari del Pd) si dicono pronti a cambiare le assurde regole dei rimborsi chilometrici per i consiglieri regionali. Bene, ma non basta. Intanto i tempi: devono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco un mio commento sul Carlino di martedì 24 aprile 2012.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>DUNQUE, dopo la campagna del Carlino i capigruppo dei due principali partiti (ieri Villani del Pdl, oggi Monari del Pd) si dicono pronti a cambiare le assurde regole dei rimborsi chilometrici per i consiglieri regionali.<br />
Bene, ma non basta.<br />
Intanto i tempi: devono essere rapidissimi. Si mettano oggi, subito, a un tavolo tutti questi signori e presentino il piano domani. Sarebbe il giorno giusto, il giorno della Liberazione: liberazione dagli sprechi, liberazione dal magna-magna.<br />
E poi le modalità: come abbiamo già scritto, ci vuole l’accetta. Il buonsenso — che ci viene suggerito anche dalle valanghe di proteste che continuiamo a ricevere dai nostri lettori — suggerirebbe di tagliare tutto, perchè non si capisce bene il motivo per cui un signor X debba incassare anche 3.500 euro al mese in più (esentasse) solo perché esce di casa e si presenta in ufficio. Se poi a rimborsi chilometrici si aggiungono quelli a forfait contenuti nella busta paga e quelli che i singoli consiglieri possono chiedere ai loro capigruppi per eventuali missioni, beh, siamo alle comiche o quasi. Lorsignori si fanno rimborsare tre volte dai contribuenti.<br />
E a chi dice che alcuni consiglieri regionali per fare politica hanno rinunciato a stipendi più alti e quindi vanno tutelati, rispondiamo: il dottore non ha ordinato a nessuno di candidarsi in Regione.<br />
<a href="mailto:massimo.pandolfi@ilcarlino.net">massimo.pandolfi@ilcarlino.net</a></p>

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		<title>La rivolta &#8216;chilometrica&#8217; contro la Casta</title>
		<link>http://blog.quotidiano.net/pandolfi/2012/04/22/la-rivolta-chilometrica-contro-la-casta/</link>
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		<pubDate>Sun, 22 Apr 2012 11:17:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Pandolfi</dc:creator>
		<category>Cronaca</category>

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		<description><![CDATA[UN MIO COMMENTO SUL CARLINO DI DOMENICA 22 APRILE. Roberto Bianchi, un nostro lettore di Cervia, esprime alla perfezione lo stato d’animo di centinaia di cittadini che ci hanno scritto nelle ultime 24 ore. «Leggo sul Carlino del rimborso chilometrico ai consiglieri regionali dell’Emilia Romagna. Io percepisco 1300-1400 euro a mese e da Cervia dove [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>UN MIO COMMENTO SUL CARLINO DI DOMENICA 22 APRILE.</p>
<p>Roberto Bianchi, un nostro lettore di Cervia, esprime alla perfezione lo stato d’animo di centinaia di cittadini che ci hanno scritto nelle ultime 24 ore.<br />
«Leggo sul Carlino del rimborso chilometrico ai consiglieri regionali dell’Emilia Romagna. Io percepisco 1300-1400 euro a mese e da Cervia dove risiedo mi reco tutti i santi giorni a Ravenna e mi pago le spese di trasporto. Sono schifato da questi comportamenti corporativi».<br />
Ecco, cari politici italiani (e dell’Emilia Romagna, nel caso specifico): la gente non ne può più. Non ne può più di alcuni di voi, consiglieri regionali, che per uscire di casa e andare al lavoro intascano oltre a uno stipendio netto di 5-6-7mila euro, anche 3.345,60 euro al mese come rimborso spesa. Zero virgola 81 centesimi al chilometro, uno schiaffo al buonsenso. Vi siete fatti una legge su misura e poco importa se ultimamente qualcosa vi siete ridotti. Ci dispiace, ma non bastano più le forbicine da manicure: coi tempi che corrono, ci vuole l’accetta.<br />
E non veniteci a raccontare, cari politici bianchi, rossi, verdi, grillini, eccetera, che così fan tutti, dalla Sicilia al Piemonte. Chissenefrega: cominciate voi a dare il buon esempio. Non ci raccontate sempre che l’Emilia Romagna è una regione super virtuosa?<br />
Se esiste una volontà umana prima ancora che politica, ci vuole poco, presidente della giunta (Errani), presidente del consiglio (Richetti), paladini veri o presunti di trasparenza e rigore: in una settimana si può rimediare a questo ceffone che date in continuazione al buonsenso (e ai cittadini).<br />
Nessuno di voi si è fatto vivo. Tutti coperti e allineati, maggioranza e opposizione. Anzi, mentre il Carlino denunciava questo imbarazzante andazzo la Regione si è messa a pontificare su cosa debbano o non debbano mangiare i nostri figli a scuola. Salame no, mortadella ni, ricotta sì. Allucinante. Fuori dal mondo.<br />
Noi, insieme ai nostri lettori, non ci stiamo più. Vi incalzeremo. Cambiatelo quel regolamento regionale che vi riempie le tasche, coi soldi dei cittadini.<br />
<a href="https://webmail.monrif.net/owa/redir.aspx?C=dc57de8f25de478f8f30c5c80aa77418&amp;URL=mailto%3amassimo.pandolfi%40ilcarlino.net" target="_blank">massimo.pandolfi@ilcarlino.net</a></p>

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		<title>La casta chilometrica dei consiglieri regionali</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Apr 2012 08:06:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Pandolfi</dc:creator>
		<category>Cronaca</category>

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		<description><![CDATA[UN MIO ARTICOLO SU IL RESTO DEL CARLINO DI VENERDI 20 APRILE 2012. I ladri, non ci sono storie, devono finire in galera: papaveroni o poveri cristi che siano. Ma oggi non ci occupiamo di ruberie vere o presunte, ma di qualcosa di meno grave, o a seconda dei punti di vista, più grave. Perchè [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>UN MIO ARTICOLO SU IL RESTO DEL CARLINO DI VENERDI 20 APRILE 2012.</p>
<p>I ladri, non ci sono storie, devono finire in galera: papaveroni o poveri cristi che siano. Ma oggi non ci occupiamo di ruberie vere o presunte, ma di qualcosa di meno grave, o a seconda dei punti di vista, più grave. Perchè non è affatto detto che — anche quando si è a posto con leggi, regolamenti e protocolli — si sia necessariamente in pace anche con la propria coscienza. Oppure sì, beata incoscienza.<br />
Pensate che nel solo mese di marzo i consiglieri regionali dell’Emilia Romagna che risiedono fuori Bologna (42 su 50) hanno incassato quasi 70mila euro di rimborsi per spese chilometriche. Settantamila euro scarsi per andare, perlopiù in auto, da casa loro al lavoro, a Bologna, nella sede della Regione in via Aldo Moro. E non parliamo di viaggi stratosferici. Al massimo un Piacenza-Bologna o un Rimini Bologna, andata e ritorno: niente di più e molto di meno. Il recordman è il piacentino Andrea Pollastri (Pdl) che ha incassato 3.345,60 euro per i 12 tour da Piacenza a Bologna. Altri due consiglieri hanno intascato più di 3mila euro e, intendiamoci, non vogliamo far passare questi signori, con nome e cognome, per degli spreconi. E’ la legge interna della Regione — che consente un riborso di 80 centesimi al chilometri, un superlusso che neppure il privato più florido si concede — a incoraggiare questo sistema e tutto ciò va specificato ad onore (?) dei beneficiari.<br />
Il sistema è ovviamente legale, per carità, ma ci permettiamo di scrivere poco serio.<br />
E’ vero che la Regione Emilia Romagna ha ridotto, ultimamente, questi privilegi risparmiando circa il 6% sui rimborsi chilometrici: il nuovo regolamento consente infatti il pagamento di soli 12 viaggi al mese (anzichè 16) e nel caso un consigliere scelga il treno, va presentata la certificazione dell’avvenuto viaggio ferroviario.<br />
Ma secondo voi basta? A nostro avviso no. Decisamente no. E non stiamo neppure qui a sottolineare troppo il fatto che questa gente incassa già ben oltre i 5mila euro netti puliti al mese e che, in fondo, nel momento in cui si candidano a consiglieri regionali dovrebbero essere consapevoli che la loro sede di lavoro diventerà Bologna e non più casa loro. Tralasciamo, diciamo pure che sono degli eletti e vanno ben pagati e che devono continuare a tenere i contatti col loro territorio, e che quindi un minimo di rimborso spesa ci deve essere. Un minimo, appunto. Non 70mila euro al mese che vuol dire quasi un milione all’anno. O 3mila e passa euro al mese a testa (cifra che grida vendetta) che rappresenta il triplo di uno stipendio di un bravo impiegato.<br />
Questi signori — in attesa che la Regione tagli drasticamente questi privilegi — prendano esempio dal giovane consigliere Thomas Casadei, che fa il viaggio in treno da Forlimpopoli a Bologna ogni giorno e in marzo ha incassato 244,80 euro. E’ la dimostrazione di come si possa essere seri anche in presenza di una legge poco seria.</p>

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		<title>Il bimbo resta con la madre: bravi giudici!</title>
		<link>http://blog.quotidiano.net/pandolfi/2012/04/19/la-bimba-resta-con-la-madre/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Apr 2012 08:51:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Pandolfi</dc:creator>
		<category>Cronaca</category>

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		<description><![CDATA[UN MIO COMMENTO SU IL RESTO DEL CARLINO DI OGGI BRAVI. Grazie. I giudici del Tribunale di Firenze, sospendendo ieri pomeriggio la decisione con cui avevano deciso di togliere il bimbo di tre anni alla mamma in cura presso la comunità terapeutica di San Patrignano, hanno dimostrato umanità e buonsenso. Si può sbagliare nella vita, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>UN MIO COMMENTO SU IL RESTO DEL CARLINO DI OGGI</p>
<p>BRAVI. Grazie. I giudici del Tribunale di Firenze, sospendendo ieri pomeriggio la decisione con cui avevano deciso di togliere il bimbo di tre anni alla mamma in cura presso la comunità terapeutica di San Patrignano, hanno dimostrato umanità e buonsenso. Si può sbagliare nella vita, anzi si sbaglia in continuazione, ma l’importante è avere l’onestà e la forza di ammettere i propri errori. Correggerli, quando si può. Forse questi giudici — presi dal lavoro che abbonda, dalla burocrazia e dai protocolli — si erano dimenticati, o non ne avevano avuto il tempo, di guardare in faccia la realtà. La realtà della vita, che esonda sempre e può travolgere (per fortuna) codici e carte da bollo. La realtà della vita che aveva fatto dire al responsabile del settore legale di San Patrignano che il bambino, in un mese a mezzo, finalmente al fianco di sua madre, «ha ricominciato a mangiare con le posate e non più con le mani, ha stabilito amicizie, gioca, dorme, viene protetto». Insomma, è un altro bimbo. Felice, forse: non più disperato, di sicuro<br />
Forse questi giudici, fino a 48 ore fa, si erano limitati a studiare profili, verbali, protocolli trascurando la cosa più importante: guardare in faccia il bambino o almeno ascoltare chi lo guarda in faccia tutti i giorni quel bambino. C’è voluto uno scossone mediatico per provocare il più logico dei dietrofront, ma va bene così.<br />
Qua la mano giudici di Firenze. Bravi. Grazie.</p>
<p><a href="http://www.massimopandolfi.it">www.massimopandolfi.it</a></p>

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		<title>Credere e conoscere</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Apr 2012 15:46:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Pandolfi</dc:creator>
		<category>Cronaca</category>

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		<description><![CDATA[VI propongo un  interessante articolo pubblicato sul sito www.culturacattolica.it “La nostra vita di oggi, come ci ha insegnato Giovanni Paolo II, è un confronto durissimo tra la cultura della vita e la cultura della morte”. Parto da queste parole di mons. Luigi Negri, vescovo di San Marino-Montefeltro, che compaiono nella postfazione al libro E adesso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>VI propongo un  interessante articolo pubblicato sul sito <a href="http://www.culturacattolica.it">www.culturacattolica.it</a></p>
<p>“La nostra vita di oggi, come ci ha insegnato Giovanni Paolo II, è un confronto durissimo tra la cultura della vita e la cultura della morte”. Parto da queste parole di mons. Luigi Negri, vescovo di San Marino-Montefeltro, che compaiono nella postfazione al libro <a title="" href="http://www.culturacattolica.it/default.asp?id=17&amp;id_n=29716"><em>E adesso vado al Max</em></a>, di cui già si è occupato il nostro sito, perché, di fronte all’emergenza in cui siamo, occorre decidere da che parte stare. Non esiste una via di mezzo, una <em>No man’s land:</em> una terra di nessuno.<br />
“Cultura della vita” significa sì alla vita sempre: dal concepimento alla fine naturale. “Cultura della morte” significa, letteralmente, quel che dicono le parole. Anche se l’ideologia dominante tenta in tutti i modi di confonderci le idee usando perifrasi, elencando le possibili eccezioni alla regola, edulcorando i termini o coniandone di nuovi, in una distorsione della realtà menzognera se non diabolica.<br />
Nel “confronto durissimo tra la cultura della vita e la cultura della morte” è chiesto a ciascuno, nessuno escluso, da che parte vuole stare, perché in gioco la posta è altissima: in gioco c’è l’uomo.<br />
Ora riporterò alcune recenti affermazioni citando nomi, cognomi e fonti. Ognuno è responsabile di ciò che dice o che scrive. Ognuno dice (o scrive) ciò che pensa, segno che inequivocabilmente ha deciso se difendere e impegnarsi a costruire una cultura della vita e per la vita o se inginocchiarsi di fronte al mondo e alla sua logica di morte.</p>
<p align="right">“Affrontando le questioni che riguardano la fine della vita, non si può evitare di parlare anche dell’eutanasia. (…) C’è chi rivendica (…) il diritto non tanto a una morte dignitosa ma piuttosto a una vita dignitosa e di conseguenza a una morte opportuna. (…) Oltre che essere eventualmente legittimato dallo Stato, questo gesto può anche essere considerato etico? E, infine, in casi definibili ‘estremi’, è giusto condannare il gesto di una persona che agisce su richiesta di un ammalato in condizioni terminali, per puro sentimento d’amore?”. (Ignazio Marino, <em>Credere e conoscere</em>, Einaudi)</p>
<p>“Non me la sentirei di condannare le persone che compiono un simile gesto su richiesta di un ammalato ridotto agli estremi e per puro sentimento di altruismo, come pure quelli che in condizioni fisiche e psichiche disastrose lo chiedono per sé”. (Cardinale Carlo Maria Martini,<em> Credere e conoscere</em>, op. cit.)</p>
<p>“La legge (odierna nda) si basa sul principio di indisponibilità della vita, che non è da considerarsi come privo di eccezioni. Partendo da questo punto si potrebbe immaginare di ripensare alla legge per renderla più aderente alle reali necessità degli ammalati”. (Cardinale Carlo Maria Martini,<em> Credere e conoscere</em>, op. cit.)</p>
<p>“Per il medico c’è anche un problema pratico: per iniettare con una siringa nella vena di una persona una sostanza che la condurrà al decesso nel giro di qualche attimo non basta la compassione verso un malato, serve anche la fredda determinazione di compiere un atto che intenzionalmente e immediatamente causa la morte. Un discorso molto diverso si può fare a proposito della somministrazione di farmaci analgesici in grado di ridurre sensibilmente il dolore di un malato terminale, anche in dosi tali da accorciarne l’esistenza”. (Ignazio Marino, <em>Credere e conoscere</em>, op. cit.)</p>
<p>“Ho accettato volentieri la richiesta di Carlo Troilo di scrivere una prefazione al suo libro per due ragioni. La prima è la solidarietà con la sua battaglia in favore della eutanasia: una battaglia che egli combatte nell’ambito della Associazione Coscioni (…). Sono belle e commoventi le pagine in cui Troilo racconta la vicenda del suicidio di suo fratello Michele, un malato terminale di leucemia che non aveva trovato un medico disposto a consentirgli una ‘morte dignitosa’. E trovo giusta l’enfasi che egli dà – accanto alle sofferenze fisiche – a un altro aspetto, la sofferenza connessa alla perdita di autonomia provocata dalla malattia che si traduce in una condizione per tanti insopportabile di perdita di dignità (…). L’autore ripercorre la storia e i precedenti del testamento biologico in America e in Europa ricostruendo anche l’evoluzione politica del dibattito e del confronto civile fino alla approvazione di leggi semplici e rigorose, ovunque rispettose del diritto di autodeterminazione senza ipocrisie, tentativi di svuotamento, limitazioni (…) In particolare Troilo si è applicato alle leggi di Germania, Francia e Inghilterra, occupandosi anche del diverso atteggiamento delle gerarchie ecclesiastiche di questi Paesi rispetto a quello delle gerarchie italiane. Esemplare da questo punto di vista il documento elaborato per i ‘cittadini cristiani’ dalla Conferenza episcopale tedesca e dalla Chiesa luterana, così lontano dalla rigidità e dalla intolleranza della Cei in una Chiesa italiana in cui pure non sono mancate autorevolissime voci dissonanti (dal cardinale Martini al cardinale Tettamanzi, da Vito Mancuso a Vittorio Possenti)”. (Prefazione di Emma Bonino, in Carlo Troilo, <em>Liberi di morire, </em>Rubbettino)</p>
<p>“Vivere la malattia (la Sla ndr) come un’opportunità, fare della sofferenza una fortissima esperienza, tutto ciò mi permette di affrontare la vita in modo diverso (…). Ne ho ben tre di fortune: come medico, come malato e come uomo. Come medico perché ho realmente capito i bisogni fondamentali del paziente. Oggi so che un buon medico deve saper fondere l’obiettività e il rigore della scienza con l’empatia e l’umiltà. Deve condividere con il malato e la sua famiglia il percorso della malattia (…). E poi c’è la parte più profonda, quella che mi riguarda come uomo. La malattia mi sta insegnando ad apprezzare gli autentici valori della vita. A gioire delle cose semplici, a non dare nulla per scontato, ad accettare i miei limiti. Ora, finalmente, mi sento sereno (…). Ai politici vorrei dire di andare a trovare le persone malate. Io l’ho fatto e ho scoperto che hanno bisogno di comunicare perché la loro testa funziona. (…). La malattia può essere addirittura una cosa positiva. Purché il malato sia messo in condizione di vivere dignitosamente, e purché qualcuno si faccia carico dei suoi problemi e di quelli della sua famiglia. Di tutto questo purtroppo si parla pochissimo. Sono tempi in cui si discute sempre più spesso, e con sempre minore chiarezza, di diritto alla morte, di eutanasia, di suicidio assistito, del principio di autodeterminazione del paziente. Io penso che riconoscere la dignità dell’esistenza di ciascun essere umano sia il punto di partenza di una società che si definisce civile”. (Mario Melazzini con Marco Piazza, <em>Un medico, un malato</em>, <em>un uomo</em>, Lindau)</p>
<p>“Quel che mi ferisce è incontrare persone che considerano ‘senza dignità’ né valore le vite come quella di mio figlio, mentre a me sembra un’infamia solamente pensare di giudicare così chi ha dovuto lottare con immensa fatica per la propria esistenza. (…). Molti restano in silenzio, uno trova il coraggio di provocarlo: ‘Max, avresti preferito morire o rimanere così?’ La risposta è immediata e tranciante; portandosi il dito alla tempia, Massimiliano risponde: ‘Sei matto?’. E sempre a gesti spiega che è felice così, grazie alla famiglia e agli amici. (…) Nel frattempo, chi ha seguito il caso di Eluana e incontra Massimiliano non può che domandarglielo: ‘Come mai tv e giornali non hanno mai pensato di proporci un confronto fra lei e te?’ Rispondo che ‘io e Ernesto (il marito ndr) abbiamo cercato di metterci in contatto con i mass media, ma, a parte <em>Avvenire</em>, ci hanno sempre e tutti ignorato’”. (Lucrezia Tresoldi con L. Bellaspiga e P. Ciociola, <em>E adesso vado al Max. Massimiliano Tresoldi-10 anni di ‘coma’ e ritorno</em>, Ancora)</p>
<p>“Dieci anni di ‘coma’ sono lunghissimi e nessuno pensa che un disabile così grave si possa un giorno risvegliare. Max, invece, è la testimonianza vivente che il miracolo è possibile e che la scienza ancora non ci può dire tutto sull’esistenza, sul cervello umano, sulle diverse condizioni di vita. Questo ragazzo è stato per noi tutti un pugno nello stomaco, una presa di coscienza salutare che ci ha fatto comprendere, una volta di più, come sia fragile la condizione umana, ma anche come sia presuntuoso l’atteggiamento di chi pensa di essere padrone dell’uomo e dell’esistenza (…). Max ci ha fatto comprendere, in un solo attimo, con la sua presenza (…) che il dono della vita è stupendo, qualunque sia il suo stato. Se è un dono significa che non ci appartiene, ma significa anche che nessun altro lo può toccare”. (Francesco Zanotti, direttore del <em>Corriere Cesenate</em> e presidente Fisc, in <em>E adesso vado al Max, </em>op. cit<em>.</em>)</p>
<p>“Alcuni sostengono che vite come quella di Max siano inutili e un inutile spreco di risorse della società. Avessero un briciolo della sua fermezza andrebbero a trovarlo, a parlarci, a starci insieme un po’ di tempo. E se non fossero ciechi e sordi, scoprirebbero come la vita di Max sia assai più utile della mia e delle loro messe insieme. (&#8230;) Adora la vita. Non la considera una pozzanghera limitata alle capacità fisiche e mentali, ma un oceano”. (Pino Ciociola, in <em>E adesso vado al Max, </em>op. cit.)</p>
<p>“E noi, che abbiamo gambe e braccia, che l’acqua la beviamo dal bicchiere, che arrotoliamo spaghetti e digitiamo sms, che se ci pizzica il naso ci grattiamo da soli. Noi, i normodotati. Noi i sani. Noi i perfetti, le vite degne, gli abili non diversamente. Noi: lo invidiamo, perché alzi la mano chi sarebbe capace di fare un centesimo. Non per venti anni, per venti minuti! E avere anche la voglia di gridare ogni giorno: ‘Io sono FE-LI-CE!’. Anzi, di esserlo davvero”. (L. Bellaspiga, in <em>E adesso vado al Max,</em> op. cit.)</p>
<p>Chi ha avuto la pazienza di leggere sin qui, è bene che si ponga ora una domanda: la stessa che mi sono posta io, pagina dopo pagina, leggendo i testi da cui sono tratte le citazioni e tanti altri libri che non ho qui ricordato. La stessa che mi pongo ogni giorno, ad ogni ora.<br />
Io una risposta me la sono data. Me l’ha insegnata la vita, me l’hanno suggerita gli incontri che ho fatto. Credo, in realtà, che questa risposta sia incisa nel cuore, ed è una risposta secca, senza “se” e senza “ma”. La vita di un uomo, ogni uomo, in qualsiasi stato, fase o condizione si trovi, ha un valore in-calcolabile, in-estimabile ed è, dunque, un bene indisponibile. Mentre scrivo, però, non posso non soffermarmi su una riflessione, scaturita dal cognome di Massimiliano: Tresoldi.<br />
Tre soldi e cioè… niente, la sua vita, forse, per qualcuno: per quella “cultura della morte” che vede come un impiccio i malati terminali, i pazienti in ‘coma’; anche i risvegli. Quella “cultura della morte” che ha chiamato Max “il numero 6” o lo ha paragonato al tronco morto che, dall’ambulatorio medico, si vedeva in giardino. “Vostro figlio è così, non potrà mai più fare niente”.<br />
Scrivo e penso che anche la vita di Gesù, Figlio di Dio, è stata “valutata”. Trenta denari.<br />
Scrivo e penso invece a Maria, sorella di Marta, che “presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: ‘Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento danari per poi darli ai poveri?’” (Gv 12, 3-5)<br />
Nel confronto durissimo della nostra epoca, tra la cultura della vita e la cultura della morte, occorre scegliere da che parte stare. Se dalla parte di Maria o di Giuda.<br />
Noi di CulturaCattolica.it scegliamo Maria, perché – prendo in prestito ancora alcune riflessioni di monsignor Negri – “è la cultura del bene reso esperienza. (…) Non si vince l’ideologia del nulla con un’altra ideologia. La si combatte con una vita che è capace di assumersi tutte le responsabilità e che crea l’alternativa al nulla: la carità. La sola che trionfa di fronte all’ideologia del nulla. La novità (…) è che c’è una carità che abita nel mondo, e che prende il volto di coloro che vivono come ha vissuto Dio”.</p>

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		<title>Il film di Clooney: bello, sì, ma disumano</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Apr 2012 10:56:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Pandolfi</dc:creator>
		<category>Cronaca</category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;altra sera, su consiglio di un amico, sono andato a vedere &#8216;Paradiso amaro&#8217;, un film del 2011 interpretato da George Clooney. Un bel film.  Un film recensito con lusinghe da riviste cattoliche e, non a caso, la proiezione che io ho seguito era programmata in un cinema oratoriale. Premesso che il film è bello, devo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;altra sera, su consiglio di un amico, sono andato a vedere &#8216;Paradiso amaro&#8217;, un film del 2011 interpretato da George Clooney. Un bel film.  Un film recensito con lusinghe da riviste cattoliche e, non a caso, la proiezione che io ho seguito era programmata in un cinema oratoriale.<br />
Premesso che il film è bello, devo però confessarvi che sono rimasto devastato dal messaggio subliminale _ di normalità che non è normalità _ che viene trasmesso.<br />
Mi spiego, raccontandovi in parte la trama: George Clooney è un riccone che vive alle Hawaii con moglie e due figlie. La moglie, purtroppo, rimane vittima di un incidente marittimo ed entra in coma. Dopo alcuni giorni un medico dice a Clooney che non c&#8217;è più nulla da fare, che sua moglie non si risveglierà più. E la donna aveva firmato un testamento biologico nel quale chiedeva di &#8216;staccare la spina&#8217; nel caso fosse finita in quelle condizioni.<br />
Ma dal film non nasce nessun dibattito sul testamento biologico, non emerge alcun giudizio ed è questo che mi sconvolge, perchè poi, in realtà, la pellicola è piena di scossoni, di colpi di scena, di litigi per un terreno, di corna e relazioni ezxtraconiugali scoperte a posteriori, di capacità di perdono (aspetto molto interessante), di scazzottate. Ma sulla cosa più drammatica, nulla. Cioè: diventa normalissimo, nel momento in cui il medico dice che non c&#8217;è più nulla da fare, staccare la spina e cominciare il saluto terreno della donna. Non c&#8217;è nessuno che si ribella, non c&#8217;è nessuno che sbatte la testa contro il muro, non c&#8217;è nessuno che dice &#8216;proviamo ad andare da un altro medico, non si sa mai&#8217;. Non c&#8217;è un marito, una figlia, un padre, un amico che prova magari a fare qualcosa di &#8216;irrazionale&#8217; (e metto appositamente il termine &#8216;irraazionale&#8217; fra virgolette) per cambiare il &#8216;protocollo&#8217;, il disegno costruito sulla teoria e non sulla carne.<br />
Mi pare che ci sia qualcosa di tremendamente disumano in tutto ciò. E il fatto che un film così venga proiettato in una sala cinematografica di preti, la dice lunga su come le nostre anime, le nostre coscienze (ahimè: anche quella di alcuni sacerdoti) siano cloroformizzate da una cultura dominante e nichilista che fa diventare tutto uguale: un terreno come una donna in coma, un cornetto matrimoniale come la decisione di spegnere una vita.</p>
<p><a href="http://www.massimopandolfi.it/">www.massimopandolfi.it</a></p>

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