Pacem in terris

Il parroco pro migranti: “Tanti fedeli mi dicono ‘pensiamo prima agli italiani'”‘

 

IL PARROCO PRO MIGRANTI: "TROPPI VESCOVI DIFFIDENTI"

Articolo pubblicato sul Qn (il Giorno, la Nazione, il Resto del Carlino), edizione del  1 settembre 2016

«INUTILE girarci attorno: cinquemila immigrati ospitati dalle parrocchie italiane sono ancora troppo pochi. Nella nostra Chiesa resistono ostilità e diffidenze più che evidenti nei confronti dello straniero. Anche tra vescovi e sacerdoti». Capelli ricci, jeans e maglietta: don Adriano Cifelli, classe 1980, è quello che si potrebbe definire ‘il parroco della porta accanto’. A Bojano, diocesi di Campobasso, tutti conoscono la dedizione verso i migranti di questo giovane prete, con in tasca una licenza in Teologia Fondamentale conseguita alla Lateranense e nella valigia i ricordi dell’esperienza missionaria nella tormentata regione del Kivu, Repubblica democratica del Congo. Negli ultimi mesi don Cifelli si sta spremendo per un progetto volto a far lavorare, su base volontaria, in un terreno agricolo di un suo parrocchiano, un manipolo di richiedenti asilo. «È un modo per integrarli – spiega –, per dar loro una prospettiva occupazionale. Così non stanno a spasso a non far niente. Eppure molti fedeli non ci stanno».
Quali sono le obiezioni principali?
«Alcuni mi dicono che bisogna pensare in primo luogo agli italiani. Come se loro stessi poi effettivamente lo facessero... Altri insistono sulla necessità di difendere la nostra identità dallo straniero in quanto tale, visto che alla fine poi non interessa troppo se il migrante sia cristiano o meno».
Lei come si spiega questa resistenza?
«Il problema è che oggi l’appartenenza politica ha scalzato la rispondenza ai dettami del Vangelo
che scivola in secondo piano, quando, invece, dovrebbe essere la bussola principale di ogni credente».
Per la Fondazione Migrantes il fatto che le parrocchie italiane siano state in grado dopo l’appello del Papa, «in pochi mesi e senza risorse», di dare ospitalità a cinquemila persone è «un dato importante».
«Personalmente mi pare che si possa fare di più. Le potenzialità delle parrocchie sono notevoli, lo si nota sul versante della catechesi e dell’educazione. Credo che questo risultato dipenda anche molto dal fatto che tanti parroci abbiano deciso di non avventurarsi sulla strada dell’accoglienza».
Per paura di non essere seguiti dalla base?
«Sì, e lo stesso discorso vale per i vescovi che nella maggior parte dei casi, anche se condividono il richiamo di Francesco, non sono andati oltre pronunciamenti per così dire spot. E non parlo certo di quelli che si sono schierati, più o meno apertamente, contro il Papa in questo dualismo che sta minando la nostra Chiesa fra bergogliani e non».

Giovanni Panettiere

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