Valentina e la voglia di esultare

Sport

24 luglio 2012
Questa intervista è stata pubblicata oggi dal Qs-Il Resto del Carlino-La Nazione-Il Giorno. Lo so che è off topic, ma non mi capita tutti i giorni di intervistare una portabandiera olimpica...


NOSTRA SIGNORA delle medaglie è pronta. Sta per disegnare il quinto cerchio sulla sua bandiera personale, Valentina Vezzali: dopo quattro partecipazioni ai Giochi, con tre ori individuali e due a squadre, la quinta olimpiade per la regina della scherma sarà comunque speciale, perché ci arriva da portabandiera. Ma lo spirito, anche a 38 anni portati splendidamente, è quello della ragazzina che si affaccia per la prima volta alla festa olimpica.
Valentina, dopo tutto quello che ha vinto, come fa ad alzarsi la mattina con la voglia di fare ancora sacrifici?
«A volte me lo chiedo anche io! Però quando ti poni degli obiettivi, devi trovare ogni giorno dentro di te la voglia, la forza e la tenacia per raggiungerli e per superare le difficoltà. Le motivazioni sono tutto, fino a quando avrò queste sensazioni continuerò ad avere la voglia di allenarmi e di vivere da atleta, mamma e moglie».
Ora che il momento si avvicina, come si sente a portare la bandiera?
«Responsabilizzata, ma orgogliosa. Ringrazio ancora il Coni per la scelta. A volte provo a pensare al valore di avere in mano la bandiera del tuo Paese, doverla tenere in alto per mostrarla agli occhi di tutto il mondo che saranno proiettati su uno stadio. Ho i brividi solo a pensarci».
Quanto ci teneva davvero?
«Chiunque fa sport ha dei sogni. Non posso pensare che ci sia un atleta che non ambisca ad un ruolo così prestigioso».
Che sensazioni ha nell’avvicinamento al momento delle gare?
«Buone anche se c’è ancora da lavorare parecchio. Dopo il ritiro di Norcia abbiamo un paio di giorni a casa, partiremo giovedì. Tutto è programmato, assieme al mio preparatore atletico ed al mio maestro Giulio Tomassini, per arrivare pronti a sabato, quando si terrà la gara individuale. Poi, in pedana, dovrò tirare fuori tutto per raccogliere i frutti di giorni, mesi ed anni di lavoro».
Lei ha già vissuto quattro Olimpiadi. Questa è diversa?
«Avverto sempre l’emozione della vigilia. L’Olimpiade ha un fascino ed una magia assolutamente unica, a cui non ti abitui. Dover portare la bandiera fa sì che quella di Londra sarà comunque un’edizione da ricordare per me. In generale, sarebbe un onore uguagliare Carl Lewis con quattro ori, ma il nostro mito era e resta Edoardo Mangiarotti, ci ha lasciato da poco ma a Londra sarà con noi».
Sarà la Di Francisca la sua rivale principale a Londra?
«Elisa è un’avversaria molto temibile, ma guai a sottovalutare tutte le altre, ad iniziare da Arianna Errigo, alla coreana Nam con cui ci sfidammo per l’oro a Pechino ed attuale numero 2 del ranking mondiale, sino alla russa Shanaeva ed alla francese Guyart.
Come sono i rapporti tra di voi?
«La scherma è uno sport individuale, in cui a vincere è solo una. Essendo così è ovvio che, sebbene ti alleni insieme, quando ti ritrovi l’una contro l’altra nessuna delle due ci stia a perdere. La magia di questo sport è che, invece, quando ci si ritrova a tirare a squadre si innescano meccanismi straordinariamente positivi».
Siete strafavorite a squadre, e non sempre è un bene. Come si mantiene la concentrazione per confermare la superiorità?
«Avendo la piena consapevolezza del proprio valore, ma non sottovalutando quello delle altre. Bisogna essere sempre umili e consapevoli».
Quante medaglie vincerà la scherma, e quante l’Italia in generale?
«Tante quante ne meriteremo. E’ difficile, se non impossibile, fare un pronostico. Lo sport è la più alta forma di meritocrazia. Quindi, vinceremo tante medaglie quante ne avremo meritate. E speriamo di meritarne tante. L’Italia ha bisogno di esultare».