E Cosmopolis è questo: una limo che passeggia mentre persone chiacchierano di mondi e realtà che un secondo dopo non sono più le stesse. L'unità monetaria è il topo. Sottopelle, striscia il senso di un film che era premonizione, in formato libro, già 10 anni fa. Adesso siamo nella realtà. Potrebbe succedere qualsiasi cosa fuori da quella limo. I protagonisti, e l'unità monetaria, sentitamente non se ne fregano niente.
Non è un film sbagliato, si diceva. E' un film che può far sbadigliare chi non ha voglia di troppe chiacchiere filosofiche. E' una pellicola, invece, che può piacere ai Cronenberghiani che del Maestro apprezzano le atmosfere e i simboli (la macchina che balla mentre chi parla se ne strafrega, la scarpa di Packer accarezzata lascivamente da Juliette Binoche, l'interessante conversazione sulla cappella Rothko). La stagione del body horror è finita da un pezzo. E siamo lontani anche da realizzazioni cerebrali e coraggiose come 'Spider' ed 'Existenz'. Ma il regista sa ancora scegliere le storie da raccontare. Menzione speciale per il confronto padrone/uomo qualunque tra Pattinson e Giamatti e per l'interpretazione, quella sì autenticamente cronenberghiana, di un'allucinata Samantha Morton.