Quagliano: ”L’Italia liberi l’auto dalle tasse”

Economia

31 luglio 2012
DAL SUO osservatorio privilegiato è stato tra i primi a lanciare l’allarme sulla gravità della crisi dell’auto. Gian Primo Quagliano, presidente del Centro studi Promotor Gl Events, non si stupisce del -24% segnato dal mercato in giugno nè della previsione di vendita per il 2012 (1 milione e 400 mila vetture) che riporta l’orologio del tempo indietro di 32 anni, cioè al lontano 1979.

Come ci siamo arrivati?

''l momento critico dell’economia europea e italiana è lo scenario su cui si innestano i provvedimenti che hanno messo alle corde il mercato dell’auto. Alludo al prezzo-record dei carburanti, alle accise sempre più costose, al carico fiscale sull’auto, alle tariffe scandalose delle assicurazioni, alle difficoltà di accesso al credito da parte dei privati e dei concessionari''.

La via di uscita?

''Il governo ha compiuto una serie di manovre, necessarie, che hanno finito per deprimere l’economia. Il mercato dell’auto può ripartire soltanto se si rimetterà in moto tutto il Paese. La fiducia dei consumatori nel futuro è un punto centrale. E oggi di fiducia ce n’è davvero poca''.

Quale è l’atteggiamento dei consumatori?

''Nel 2009 e 2010 gli italiani hanno ridotto la loro propensione al risparmio, pur di mantenere il livello di vita al quale erano abituati. Nel 2011 e nell’anno in corso si è verificato un fenomeno opposto. I consumatori hanno aumentato la propensione al risparmio per paura della crisi, hanno cominciato a guardare con sfiducia verso il futuro e hanno tagliato gli acquisti. La crisi dell’auto è l’espressione piena di questo processo''.

Esiste una cura possibile?

''La seconda fase della manovra del governo Monti deve dare fiducia, mirare a un’inversione di tendenza, deve indurre la gente a ritrovare la voglia di investire''.

Lei è favorevole a nuovi incentivi per le auto?

''Mi sembra improbabile che arrivino. Ma se ci fossero, sarebbero ben accetti. L’importante è calibrarli nel modo giusto, perché siano a vantaggio di tutti, non solo di auto ibride ed elettriche''.

Non teme che gli incentivi finiscano per drogare il mercato, peggiorando la situazione a lungo termine?

''Nel 1997 accadde il contrario: gli incentivi anticiparono l’onda positiva dell’economia e l’auto riprese il volo, fino ad arrivare, dieci anni dopo, alla soglia massima di 2 milioni e 490mila unità vendute. Gli incentivi sarebbero un rischio se anticipassero una domanda futura. Ma con 14 milioni di veicoli circolanti vecchi di dieci anni, non farebbero altro che coprire una domanda arretrata''.

Quale è il traguardo realistico del mercato dell’auto?

''Ritornare a due milioni di auto vendute: non è una missione impossibile, a patto che l’economia torni a girare''.

Ma quali sono gli interventi concreti che lei suggerisce per risalire la china?

''Non ci sono provvedimenti miracolistici da prendere ma scelte di buonsenso. Provo a dire: non aumentare l’Iva, calare le accise sui carburanti, aumentare la detraibilità delle auto aziendali (da noi al 40%, nel resto dell’Ue al 100%), rivedere la fiscalità sull’auto e la scelta suicida del superbollo per le macchine di lusso, che ha portato minori incassi all’Erario e una fuga delle vetture sportive verso l’estero''.