Profondo Rosso

Hamilton e quella pole numero 68

Tira aria di Triello.

Che la Red Bull a Budapest possa essere competitiva anche in qualifica e poi in gara nemmeno sarebbe una enorme sorpresa, considerate le caratteristiche della pista.

Nemmeno mi stupirei se nel sabato magiaro Hamilton firmasse la pole numero 68.

Già ho detto di quale casco gli farei omaggio.

Ma non desidero essere frainteso (purtroppo nell'ultima settimana non ho avuto tempo di leggere manco un commento sotto i miei deliri, però per esperienza sono consapevole che talvolta c'è chi equivoca).

Io, lo scrivo da sempre, ho una enorme ammirazione per il Nero in versione pilota.

Quando guida e non fa il furbetto del quartierino, è un Fenomeno.

Lo sostengo dal 2007 e pace.

Poi non mi piacciono i suoi atteggiamenti 'extra' pista, trovo stucchevole il suo senso di superiorità nei confronti del resto del mondo (non è che perché uno è bravissimo abbia il diritto di mancare di rispetto ai colleghi) e ho reputato infantile la sua reazione dinanzi all'impresa iridata di Rosberg. Otto mesi dopo, ancora deve fargli i complimenti...

Ciò premesso, parlando di 68 e di Schumi, sarò breve e sarò greve.

Michael apparteneva ad una epoca distinta e distante. Inoltre a 68 pole non ci sarebbe mai arrivato, se Senna fosse rimasto tra noi.

Tuttavia, a me che ho visto il primo e l'ultimo Gran Premio di Schumi, tra il 1991 e il 2012, non si può chiedere un paragone tra lui e Lewis. Non ero amico del tedesco, che non voleva aver amici tra i giornalisti. Ero, soltanto, un testimone oculare. Di una grandezza superba, per quanto non immune da difetti.

I record sono record.

I numeri sono numeri.

I record e i numeri bisogna saperli interpretare, con umiltà e con passione.

Se no, perché uno come Gilles Villeneuve sarebbe stato così amato?

Ps. Vedremo se e come funzioneranno le modifiche Ferrari nel sabato ungherese. Per ora, indicazioni contrastanti e informazioni vaghe come le stelle dell'Orsa. Spazio sotto per chi volesse raccontare qui la pole.

 

 

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