Profondo Rosso

Le interviste immaginarie. Todt

C’è chi sogna Monica Bellucci o Belen. Io, invece, molto più modestamente ho sognato il Pinguino. Ecco cosa ci siamo detti, con Jean Todt.

Bon jour, signor Todt. E buon anno.

‘Buon giorno un par de palle. Per quanto mi riguarda, io le auguro di schiattare nel giro di un nanosecondo’.

Prego?

‘Non faccia finta di non capire. Lei per quasi quindici anni, dall’estate del 1993 alla primavera del2008, miha sfrombolato los cocones quasi ogni giorno. Guardi che ho una memoria da elefante, io’.

Non faccia così…

‘Faccio, faccio. Tenevo le mie riunioni nella stanzetta a Maranello e alla fine mi accorgevo che i tecnici della Ferrari ghignavano. Ah, il Pinguino! Ah, l’ispettore Clouseau! Leggevano i suoi articoli e ridevano alle mie spalle. Si vergogni, ecco’.

Comunque, erano bei tempi.

‘A chi lo dice. Fare il presidente della Fia è una rottura mostruosa. E vai di qua e vai di là, sorbisciti l’ennesima invenzione di Ecclestone che vuole correre al Polo Sud, poi beccati le telefonate di Montezemolo contro la Red Bull che è irregolare, per tacere di quegli spioni fottuti della McLaren! E basta, mica sono facchino della Gare de Lyon! Io sono un nobile alla corte della Malesia, parbleau!’.

Beh, questo è merito della sua compagna, l’attrice.

‘Comunque io sono un Datuk, cioè un marchese della corona dei tigrotti di Mompracem e mi sono comprato pure un arcipelago al largo della Malacca. Ma i telefonini prendono pure lì, maledizione’.

Permette una domanda?

‘Se non muore prima, come di nuovo le auguro, proceda pure’.

Ma se nel 2006 le avessero detto che dopo sei anni in Ferrari ci sarebbe stato ancora Massa e non Raikkonen, lei ci avrebbe creduto?

‘Hanno ragione i Maya. Questa è una cosa da fine del mondo’.

Insomma, non ci avrebbe creduto.

‘Ma per forza. Scusi sa, moribondo cronista pezzente. Mio figlio fa il manager di Massa, ma io per sostituire Schumi sono andato a prendere Kimi. Ci sarà stata una ragione, no? Vanno bene gli interessi di famiglia, ma non potevo darmi una martellata su los cocones’.

Capisco. Però avrebbe anche potuto prendere Alonso.

‘Sì, bravo. Così a Maranello comandava Briatore da fuori, come esattamente sta succedendo ora. Non mi avrà mica preso per Domenicali, eh?’

Si figuri. Domenicali non ha mai abitato in un castello alle porte di Modena dal modico costo di sei milioni di lire al mese di affitto.

‘Che casa che era! Schumi la adorava. Soldi spesi bene, si fidi’.

A proposito di fidarsi: chi non si è fidato di Michael, nel 2009?

‘Ah, mon Dieu! Una roba da ghigliottinarli tutti, i miei successori. Dico, nell’ambiente sapevamo che Schumi si era pentito del ritiro, era un po’ in crisi con se stesso. Allora, che fai? Se ritieni che sia opportuno evitargli il ritorno alle piste, mai e poi mai vai a proporgli il posto di Massa ferito! Chiaro che con quella idea hanno stuzzicato il cane che dormiva, che poi Michael è un cane di razza, mica un bastardino. E’ stata una stronzata galattica, se mi passa il francesismo’.

Si spieghi meglio.

‘Oh, ma è di coccio? Se nell’estate del 2009 offri a Schumi la macchina, vuol dire che condividi la sua voglia di rientrare. E allora gli devi dire: ok, ritorni e correrai per noi, punto e basta. Altrimenti stai zitto. E mi dia retta, senza la proposta di Montezemolo il tedesco alla Mercedes non ci sarebbe andato e oggi non farebbe certe figure di merda nei Gran Premi’.

Ha fatto male a ricominciare?

‘Malissimo. Bisogna sempre portare rispetto alla propria storia’.

Quindi lei alla Ferrari non tornerebbe mai.

‘Ho già spazzato via quintali di macerie dal1993 inpoi. Non mi interessa il bis’.

Di nuovo buon anno, signor Todt.

‘Perché, scusi, lei è ancora vivo?’

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