Pensionamenti e ricongiunzioni, i lettori si lamentano
Gent. Dott. De Carlo,ho personalmente condiviso alcune scelte del Governo sulla necessità di rivedere alcune regole, anche pensionistiche, che consentano all’Italia di riprendersi dalla profonda crisi in cui si trova.
Voglio però segnalarLe che c’è una categoria di cittadini che prima del recente cambio di Governo aveva subito un colpo che definirei mortale da alcune sciagurate disposizioni di legge in materia pensionistica.
Si tratta dell’art. 12 della legge 122/2010 che ha reso onerose le ricongiunzioni da alcuni enti previdenziali (p.e. INPDAP) verso l’INPS. A me, in particolare, comporterà l’erogazione di una pensione dopo 40 anni di contribuzione, stando ai calcoli di un patronato, di Euro 1300 lordi anzichè di Euro 2400 lordi. Insomma: 40 anni di lavoro tra INPDAP e INPS per percepire una pensione pari a quella che avrei percepito con soli 20 anni di servizio in un unico ente previdenziale! Però posso uscire da questo problema. Mi basterà pagare il pizzo allo Stato: corrispondere all’INPS 90.000 Euro (stime patronato) per riavere quanto perduto!
Mi spiace entrare nei dettagli, ma se non lo facessi, peccherei di superficialità. Quindi vorrei portare la Sua attenzione su alcuni punti:
1) non vi era nessun motivo di rendere onerose quelle ricongiunzioni perchè attraverso esse non si conseguivano migliori trattamenti pensionistici come invece accadeva per il percorso da INPS verso INPDAP.
2) la legge in questione fu fatta in modo frettoloso ed improvvido, per stessa pubblica ammissione degli estensori del provvedimento, per evitare l’aggiramento di una precedente norma che fissava l’età della pensione, per le donne del pubblico impiego, a 65 anni. Il Governo temeva che le donne effettuassero un passaggio strumentale dei contributi da INPDAP a INPS per evitare questo innalzamento dell’età pensionabile e con il famigertato art. 12 ha cosìreso oneroso il ricongiungimento verso l’INPS, incurante del fatto che molte persone (tra l’altro molti uomini che quindi nulla c’entravano) avevano già fatto questo passaggio in tempi non sospetti, anche molti anni prima.
3) si chiederà come mai allora, coloro che sono rimasti penalizzati dalle nuove norme, non avessero fatto prima il passaggio dei contributi verso l’INPS. Perchè molti patronati e molti funzionari di INPS e INPDAP sconsigliavano questa operazione. Consigliavano, visto che era gratuita, di farla a fine carriera soprattutto per evitare, nel caso di un nuovo passaggio al “pubblico” di dover pagare somme enormi per una ricongiunzione verso l’INPDAP (questa sì certamente e giustamente costosa visto che dava accesso a trattamenti pensionistici più vantaggiosi). Intervistati a Mi Manda Rai Tre i funzionari degli enti previdenziali in questione hanno confermato che un consiglio di tal genere era assolutamente normale che venisse dato, visto che vigevano quelle norme. Io penso allora che ci sarebbe dovuto essere almeno un periodo di preavviso, un po’ di gradualità nell’applicazione delle nuove disposizioni!. Fino a poche settimane fa, ma forse ancor oggi, nei siti web degli enti previdenziali la ricongiunzione era ancora indicata come gratuita.
4) Le cifre da pagare sono del tutto ingiustificate perché, visto che non danno luogo a migliori trattamenti, costituiscono una nuova richiesta economica per contributi già versati! Fra l’altro le cifre sono in alcuni casi altissime perchè la gratuità della ricongiunzione non consigliava di procedere subito con la domanda (ed anzi, come visto, si veniva consigliati di attendere a fine carriera).
5) Il precedente Governo e tutte le forze politiche si erano accorte dell’errore ed hanno, bipartizan, proposto l’abrogazione dell’art.12 della legge 122/2010 in modo da rimediare al disastro compiuto. Per insensibilità ed anche per mancanza di tempo – poi il Governo si è dimesso – il provvedimento di rettifica non è stato adottato.
6) I meccanismi messi in atto dalla legge in questione sono odiosi anche perchè, alla fine, a rimanere intrappolati nelle maglie di questa legge sono quasi esclusivamente ex dipendenti di Enti Locali, ASL e comunque enti pubblici con versamenti CIPDEL. Infatti gli Statali si sono salvati perché per loro operava la ricongiunzione d’ufficio (ma non era un privilegio, magari lo fosse stato: si è trasformato in un privilegio con l’adozione della Legge 122/2010!!!). Gli elettrici e i telefonici, il cosiddetto “volo” e chissà quali altre categorie si sono salvate perchè in loro soccorso è stata fatta una circolare dell’INPS che, arrampicandosi sugli specchi, ha trovato il modo di escludere anche questa categoria dai nefasti effetti della legge 122/2010. Insomma siamo solo noi, non molti, non pochi, certamente colpiti a morte dall’art. 12 della Legge 122/2010.
La prego di dare risalto a questa mia comunicazione, nella speranza che il nuovo Ministro, che è un tecnico e dovrebbe ben comprendere a quale grado di aberrazione siamo giunti, possa intervenire per dare a me ed a tutti coloro che si sono venuti a trovare in questa situazione, la possibilità di credere nuovamente che viviamo in uno stato di diritto e che possiamo avere fiducia nelle istituzioni. Oggi purtroppo non è così.
Confidando nella Sua attenzione, Le invio cordiali saluti.
Claudio Floris
Località Baustella
09010 Pula
CAGLIARI
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Le sue argomentazioni sono più che ragionevoli. E trovo dunque più che ragionevole pubblicarle nella speranza che qualcuno a Roma le tenga presenti. Sacrifici sì, ma giustificati e non arbitrari.