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La Germania comanda l’Europa ma se non cede sulla BCE la seppellirà.

Dott. De Carlo, ho trovato molto interessante un articolo che lei ha pubblicato sul “Resto del Carlino” e vorrei chiedere come mai l’euro che era la risoluzione di tutti i problemi ne ha invece causati così tanti ?

 
Era indispensabile creare l’Europa e l’euro per dipendere da altri governi?

 
Gli stipendi sono bassissimi e il personale dappertutto è stato ridotto all’impossibile.

 
La ringrazio per la risposta.
Pollini Laura

 
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La crisi dell’euro, arrivato al suo decimo compleanno, non deve farci dimenticare i vantaggi di cui nello stesso decennio hanno goduto le economie europee. In particolare quella italiana: senza l’euro i conti pubblici italiani sarebbero stati peggiori, molto peggiori, l’inflazione più alta, molto più alta e come tale avrebbe vanificato le convenienze delle svalutazioni competitive applicate alla vecchia lira.

 
Gli scambi commerciali sono più che raddoppiati. Le transazioni si sono molto semplificate, non essendoci  bisogno di convertire il valore di tante monete differenti in un’area piccola come quella europea.

 

Sin qui i vantaggi. Ma lei giustamente fa riferimento agli svantaggi. In primo luogo alla diminuzione del potere di acquisto dei consumatori europei. Per rimanere in Italia, è indubbio che il costo della vita sia letteralmente raddoppiato senza che i salari siano cresciuti in proporzione. Si produce di meno, si esporta di meno, si guadagna di meno. La nostra piccola e media industria è stata messa fuori dal mercato dalla concorrenza (sleale) della Cina.

 
Il rincaro del costo della vita è normale quando si cambia moneta o se ne cambia la quotazione. Ma in Italia è andato alle stelle. E il motivo è che siamo stati penalizzati da un cambio capestro. Un cambio imposto dalla Germania e dalla Francia e accettato con rassegnazione dal governo allora in carica, quello di centro sinistra guidato da Prodi.

 

Come lei vede la dipendenza dal volere di altri governi è cominciato allora, tredici anni fa, al momento dell’ingresso italiano nell’unione monetaria europea. Il resto è storia nota. Ora a comandare in Europa è la Germania, che ha già fatto cadere tre governi e che si oppone a una radicale e immediata soluzione della crisi.

 

Basterebbe che il governo di Berlino abbandonasse il suo veto sull’allargamento dei poteri della Banca Centrale Europea. Basterebbe cioè che la BCE cominciasse a stampare euro, esattamente come la Federal Reserve americana sta stampando dollari. Solo così la massima autorità monetaria europea potrebbe segnalare alla speculazione internazionale la sua fermezza nel difendere la moneta comune e con essa l’affidabilità del debito pubblico dei Paesi dell’euro.

 

Guardi a quanto accade negli Stati Uniti. L’America di Obama ha un indebitamento che è tre volte quello dell’Europa dell’euro. Eppure si rifinanzia sul mercato globale a tassi bassissimi. Perché? Perché gli investitori sanno che per grande che sia il dissesto americano potranno sempre contare sulla Federal Reserve come prestatore di ultima istanza.

 

Questa è la differenza fra Usa e Europa. Lei forse mi chiederà il motivo dell’intransigenza tedesca. E’ psicologica. Ed è legata alla paura di far ripartire l’inflazione. Non dimentichiamo che nel periodo fra le due guerre mondiali la Germania soffrì un’iperinflazione storica. Un uovo costava due milioni di marchi al mattino e due milioni e mezzo la sera. E così via.

 

Furono appunto questa iperinflazione e la cura da cavallo per sconfiggerla durante la Repubblica di Weimar a spianare la strada a Hitler. Fu questa traumatica esperienza a trasformarsi in ossessione e a condizionare la politica monetaria tedesca nell’ultimo mezzo secolo. Ma il passato è passato e la Germania dovrebbe prenderne atto. Non rimane molto tempo prima che l’intero edificio europeo ci caschi addosso.