Multiamo i turisti dell’orrore
Sono d’accordo con il ministro per l’Integrazione e la Cooperazione Andrea Riccardi: il naufragio della Concordia non può essere considerata la metafora dell’Italia. Troppo facile semplificare. E troppo facile anche andare in cerca dello Schettino che c’è in noi. Noi sempre inteso come ITALIANI. Non fa piacere vedere David Letterman che ci prende per i fondelli, mentre il Paese e tutto il mondo, divide i protagonisti del naufragio in due colonne molto nette: da una parte i codardi, dall’altra gli eroi. Senza vie di mezzo, senza tinte di grigio. Bianco o nero. Buoni o cattivi, come nei classici film americani.
Ma se questa immagine di discredito ha già fatto il giro del globo, ciò che rischia di peggiorare la situazione è il boom di turisti del macabro che sta affollando il Giglio. Uno spettacolo, questo, davvero di cattivo gusto. Da Cogne ad Avetrana, alla villetta di Perugia, dove venne uccisa Mez, avevamo già assistito ai guardoni del dolore. Ma vederli anche qui, dove ancora si stanno cercando i corpi dei dispersi, dove la nave resta una bomba ad orologeria in attesa dello svuotamento del carburante, è davvero inaccettabile.
Ma cosa spinge queste tristi comitive a mettersi in posa davanti al gigante spiaggiato? Perché più di mille persone nello scorso weekend hanno affollato l’isola, mettendosi in fila per la foto ricordo, magari da postare subito dopo su Facebook o qualche altro social network? Non si può fare qualcosa per arginare questo strazio? Perché non multiamo questi curiosi armati di macchine fotografiche per evitare l’ennesima rappresentazione che danneggia il nostro Paese sotto i riflettori del mondo e anche le operazioni di soccorso?
E non diamo la colpa ai talk show e ai media che ‘cavalcano’ la notizia. O alla solita mentalità da reality, dove spiare dal buco della serratura o, addirittura, essere protagonisti è quasi un dovere per sentirsi vivi. Qui, la fiction non c’entra. Perché non si tratta di un programma televisivo, né di un set cinematografico, ma della realtà. E quando la cronaca batte la finzione bisogna solo avere la decenza di stare in silenzio e osservare il disastro da lontano. Non come spettatori, ma come persone capaci di discernere dove si può partecipare e condividere, e dove, invece, è meglio mettersi in un angolo. Con la speranza che la verità e la perdita di vite umane ritornino protagoniste di una tragedia che ha fatto male a chiunque stia a cuore il nostro Paese, i suoi abitanti e i suoi turisti.
Twitter @carpediem79
Questioni di cuore è anche su http://club.quotidiano.net/carbutti
