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Il posto fisso e le ricongiunzioni onerose

Gentile Dott. De Carlo, il dibattito di questi giorni, dopo le dichiarazioni del Primo Ministro Monti e 
della Ministra Fornero, si è incentrato sulla questione di un lavoro fisso per 
tutta la vita o di molti lavori da cambiare nel corso della vita attiva. Con una 
battuta, forse infelice, Monti ha sottolineato la noia del posto fisso e sempre 
uguale, ma al di là della battuta è il sistema complessivo del mondo del lavoro 
che richiede flessibilità e capacità di adeguamento alla realtà che cambia e non 
aspetta i comodi o i sogni di nessuno. Personalmente questa filosofia di vita 
l'ho già messa in pratica nei miei 40 anni di vita lavorativa. Ho lavorato in 
diverse aziende private e in enti pubblici, ho cambiato sedi e settori, ho 
lasciato il contratto a tempo indeterminato per 
contratti temporanei, alla ricerca di un miglioramento costante della qualità e 
della remuneratività del lavoro. Ho rischiato molto, ma non mi sono annoiato, ho 
fatto lavori di soddisfazione e ho guadagnato di più. Peccato che l'ex ministro 
Sacconi riteneva che la flessibilità nel mondo del lavoro fosse una questione 
negativa che andava penalizzata con pesanti balzelli al momento della pensione, 
mentre chi era rimasto immobile sul suo posto di lavoro per 40 anni andava 
premiato. Sarà per compensare la noia!?
Infatti, nell'estate del 2010 il "liberista d'acqua dolce" Sacconi ha inserito 
nella finanziaria (legge 122/2010) l'art 12 che prevede la ricongiunzione 
onerosa dei fondi pensione anche in  INPS. Fino al 2010 la ricongiunzione era 
onerosa in Inpdap e gratuita in Inps, in quanto il regime pensionistico del 
primo ente era ed è più alto rispetto a quello dell’Inps. Per quanto mi 
riguarda, con la finestra di luglio 2011 sarei potuto andare in pensione, avendo 
60 anni di età e 40 anni di versamenti pensionistici. Purtroppo, i 40 anni sono 
divisi in versamenti di: 19 anni in INPS e 21 anni in INPDAP, avendo lavorato in 
comparti diversi. Per quanto mi sforzi, non riesco a comprendere quale sia la 
colpa, sta di fatto che grazie alla legge del 2010, la ricongiun
zione in Inps da gratuita è passata a ben 202 mila euro di costo, in unica 
soluzione o 300 mila euro circa se rateizzata . Per tale motivo non sono potuto 
andare in pensione, attendendo, purtroppo invano, che il precedente ministro, 
malgrado gli impegni presi, sanasse l’errore normativo: perché di errore si deve 
parlare e non di scelta politica, come ammesso dallo stesso Sacconi. Ma tant'è!
 Nella attuale manovra sulle pensioni non è rinvenibile alcun articolo che possa 
dare una adeguata e doverosa risposta alla questione delle ricongiunzioni 
onerose dei fondi pensione in INPS, introdotta dall’art. 12 della legge 
122/2010.
Ma è pensabile che  in una fase della nostra economia in cui debbono, per forza, 
essere annullate tutte le rigidità del sistema, possa permanere una severa 
penalizzazione prevista solo per i lavoratori che hanno sviluppato una carriera 
cambiando lavoro/comparto, dimostrando cioè una flessibilità da tutti, politici 
e tecnici, auspicata? Agevolando, al contrario, coloro che se ne stanno 
"acquattati" per 40 anni nello stesso posto dello stesso Ente o Azienda, alla 
faccia del principio della flessibilità! Insieme ad un nutrito gruppo di 
lavoratori che, come me, per la loro mobilità lavorativa sono stati "mazzolati" 
da quel gran bel Governo Berlusconi di (finta) destra liberista, cerchiamo di 
far emergere tale assurda questione sensibilizzando i giornalisti
, i politici e i sindacati affinché si trovi la soluzione per rimediare 
all'errore (o orrore) legislativo.
Esiste su FACEBOOK un gruppo "ABOLIAMO L'ART 12 DELLA LEGGE 122/2010", con lo 
scopo di raggruppare tutte le persone penalizzate da questa assurda legge e fino 
ad ora è arrivato a circa 1.000 iscritti. Alla redazione in indirizzo chiedo, 
cortesemente, che si faccia carico di effettuare un adeguato approfondimento sul 
problema delle ricongiunzioni onerose verso l’Inps, sia per informare 
adeguatamente tutti i lavoratori che hanno svolto il proprio lavoro in comparti 
diversi, pubblico e privato, in relazione a quanto saranno chiamati a versare 
ulteriormente all’INPS per poter ricongiungere i propri contributi, sebbene già 
regolarmente versati, sia per richiamare l’attenzione del mondo politico 
sull’errore normativo commesso e porvi rimedio immediato, a
ffinché venga ripristinata la giustizia e l’equità tra tutti i lavoratori. Mi 
preme, infine, sottolineare i punti fondamentali di tutta la problematica:
1.      tutta la questione nasce da un errore legislativo;
2.      l’intervento richiesto non è per tutelare un privilegio, ma un diritto 
calpestato; 
3.      i lavoratori colpiti da tale legge hanno avuto solo la "colpa" di una vita 
lavorativa caratterizzata dall’aver svolto lavori in diversi contesti: pubblico 
e privato, con una flessibilità che andrebbe premiata e non penalizzata;
4.      non si capisce perché gli stessi nostri ex colleghi rimasti nel posto di 
lavoro che noi abbiamo scelto di lasciare, o che spesso siamo stati costretti a 
lasciare, se ne andranno in pensione, o se ne sono già andati, avendo versato  
contributi pensionistici di importo identico a quello che abbiamo versato noi 
(seppure in enti previdenziali statali diversi), senza dover subire ulteriori 
penalizzazioni.
Per una migliore comprensione del fenomeno, mi permetto di allegare i seguenti 
documenti:
•       Manifesto del gruppo "Aboliamo l'art 12 della legge 122/2010";
•       Parere legale sulla incostituzionalità dell'art 12
•       Lettera dei sindacati CGIL CISL e UIL al Governo sulle ricongiunzioni onerose.
Grazie per l'attenzione e cordiali saluti
 
 
PAOLO MANNUCCI
VIA GALENO 5/B
60035 JESI
TEL. 3381804271
E-MAIL: paolo.mannucci@fastwebnet.it
 
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Caro Mannucci, pubblico volentieri la sua lettera. Chissà che qualcuno lassù o laggiù non la stia a sentire!