Blog Quotidiano.net

Blog Quotidiano.net

I blog degli autori di Quotidiano.net, il Resto del Carlino, La Nazione ed Il Giorno online

di

Che drago quel Draghi!

 

Egregio signor De Carlo,
ricordo molto bene la potente campagna di sostegno al candidato Barack Obama che 
i giornalisti europei fecero con grande entusiasmo al candidato che ricordava 
l'aura di John Kennedy con il fare disinvolto, il fisico dinoccolato, il sorriso 
suadente e quello slogan "we can" dentro il quale sembrava starci l'universo 
intero. 
Personalmente non mi convinceva affatto e la sua presidenza me lo ha 
confermato : un comportamento altalenante, poco incisivo e pieno solo di belle 
parole e sorrisi smaglianti. 
Purtroppo i candidati che oggi gli si 
contrappongono non mi sembra riescano ad esprimere qualcosa di migliore: pare 
che il materiale umano di valore scarseggi alquanto di là dall'Atlantico, quanto 
nel nostro paese. 
La recente vicenda dell'intervento in Nigeria delle forze 
inglesi ,per recuperare gli ostaggi in cui ha perso la vita un ingegnere 
italiano,si sovrappone alla grave situazione dei due marò italiani in India e 
dimostra che non basta rimettere in ordine i conti dello Stato,naturalmente 
facendolo pesare sulle spalle dei più deboli, per ritrovare intatta e spendibile 
una credibilità internazionale che porti le altre Nazioni, alleate e non, a 
rispettarci. 
L'irritazione e le proteste di Monti con Cameron, che non lo ha 
avvisato prima dell'operazione, somigliano alle mosse diplomatiche della 
Farnesina con l'India : un minuetto che, a piccoli ed eleganti passi, porta i 
marinai italiani ogni giorno più vicini alla prigione e ad un tribunale che non 
li dovrebbe assolutamente giudicare.
Non so come il futuro giudicherà l'italian style nell'affrontare i nodi 
difficili della storia, momenti in cui ci si deve schierare da una parte o 
dall'altra, ma so che le parole di Netanyahu alla Casa Bianca mi sembrano 
condivisibili più degli inconsistenti minuetti verbali.
Quel "saremo padroni del 
nostro destino" è un incomprimibile aspirazione umana, un diritto che va 
conquistato e che, forse, l'Italia ha definitivamente perduto. Distinti saluti, 
Luisella Rech
 

***   ***   ***

Cara Signora, non so come andrà a finire la corsa per la Casa Bianca. Personalmente, vale a dire da americano al 50 per cento, spero che al posto di Obama ci vada un altro. Uno qualsiasi, meno imbevuto di ideologia, meno supponente, meno arrogante, meno irresponsabile nell’amministrare i soldi dei contribuenti. Pensi che nei primi due anni, quando l’intero Congresso era democratico e dunque tramutava in legge le sue proposte, ha speso trilioni di dollari in stimoli che non hanno stimolato alcunché e in riforme che, come quella sanitaria, hanno avuto il solo effetto di fare esplodere i costi della sanità.

L’anti-Obama dovrebbe essere Romney, il quale benchè danneggiato dalla lotta fratricida fra i repubblicani per la nomination, gode comunque nei sondaggi del consenso di almeno metà dell’elettorato. Non è un genio, come lei nota. Ma più che di un genio oggi l’America ha bisogno di una persona di buon senso. Di una persona, che sappia fare i conti e che rimetta in moto le energie del più dinamico sistema economico del mondo.

I conti della superpotenza sono un disastro. Il suo debito pubblico è tre volte superiore a quello dell’intera area dell’euro. E la ripresina, di cui parlano i partigiani di Obama, è troppo bassa per riassorbire la disoccupazione. La quale, pur calando dal 9,2 per cento dell’anno scorso, rimane comunque con il suo 8,3 per cento due punti più in alto di quella ereditata da Bush, altro presidente incapace (e sfortunato).

L’America ha resistito agli otto anni di Bush. Ha resistito ai quattro anni di Obama, così come aveva resistito ai quattro anni di Carter, altro mediocre presidente. Fra pochi mesi tornerà al voto. Niente governi tecnici a dispetto della gravità della situazione. Ecco una differenza fondamentale fra la democrazia americana e quella italiana.

E a proposito dell’Italia, va riconosciuto che  Monti ha certamente restaurato l’immagine internazionale dell’Italia. Lascia a desiderare piuttosto l’incisività della sua azione. Per ora il suo governo si distingue solo per le persistenti mazzate fiscali. Ma troppe tasse deprimono e non incrementano la crescita. E senza crescita non si esce dal tunnel.

Altri lettori mi fanno notare che lo spread si è dimezzato rispetto allo scorso novembre. Verissimo. Rifinanziarci costerà di meno. Ma se questo è accaduto, lo dobbiamo più a Draghi che a Monti.

Draghi ha realizzato un vero capolavoro. Non potendo stampare moneta per lo statuto della Banca Centrale Europea e per l’opposizione della Germania, ha fornito alle banche prestiti per quasi mille miliardi di euro. E le banche li hanno in parte utilizzati per acquistare i bonds dei Paesi in difficoltà. Se lo avesse fatto Trichet solo  un anno prima l’Europa si sarebbe risparmiata tanti guai e la Grecia non sarebbe di fatto in bancarotta. E’ il caso di dire: meglio tardi che mai. E al nostro bravo concittadino finito a Francoforte l’intera Europa dovrebbe accendere un grosso cero.