Monti e la sua improbabile ripresa
in
Articolo 1,
Economia
Egregio signor De Carlo,
durante il quarto vertice che i Brics , tenuto a New Delhi pochi giorni fa, il
presidente del Brasile Dilma Roussel ha detto: " La crisi finanziaria,
cominciata nel mondo sviluppato non potrà essere superata attraverso semplici
misure di austerity e deprezzamento della forza lavoro, senza parlare delle
politiche di allentamento monetario che hanno scatenato uno tsunami valutario,
avviato una guerra monetaria e introdotto nuove e perverse forme di
protezionismo nel mondo"
Leggo la bellicosa dichiarazione della Roussel, riportata da una news del Sole
24 ore, con un crescendo di stupore, preoccupazione e rabbia.
Stupore perché il professor Monti, che ha imposto a lavoratori e pensionati una
serie di rinunce e che sta per varare una riforma del lavoro che cerca di
svalutare la "risorsa umana" nella produzione industriale, dovrebbe sentirsi
chiamato a replicare, anche se non direttamente, ma,naturalmente, non lo farà.
Preoccupazione perché si delinea all'orizzonte un ulteriore inasprimento di
blocchi contrapposti e possiamo immaginare che, dietro il caso dei due marò
italiani detenuti in India con l'accusa di aver ucciso due pescatori scambiati
per pirati, ad esempio, ci siano fili invisibili che riconducano i fatti ad
una "strategia della tensione" programmata, in base alla quale, come in Italia
negli anni di piombo, la verità non la dice nessuno.
Rabbia perché i Brics che si definiscono, attraverso le parole del presidente
cinese, i difensori dei paesi emergenti accusano l'America e l'Europa di aver
avviato un conflitto monetario corredato da politiche di protezione della nostra
economia di cui, ad oggi, non vedo nemmeno l'ombra, almeno in Italia e in zona
euro.
Anzi,al contrario, siamo stati, per molto tempo, un mercato che ha
assorbito, inerte, un'invasione incontrollata di prodotti provenienti dai paesi
emergenti verso i quali nessun dazio, controllo, valutazione, nemmeno per
tutelare la salute dei consumatori o le industrie italiane, è stato applicato.
E' proprio vero ! La miglior difesa è l'attacco !
Saluti, Luisella Rech
*** *** ***
Cara Signora, mi consenta di unirmi al suo stupore, alla sua preoccupazione e alla sua rabbia.
Il nostro Monti è appena tornato dalla Cina.
Ebbene, nessuno si aspettava che facesse il viso dell’armi, ma che manifestasse un minimo di realismo sì.
Voglio dire che l’illustre professore nei suoi colloqui si sarebbe dovuto ricordare che la Cina,
sfruttando in maniera vergognosa i suoi lavoratori, sta strangolando la nostra industria manifatturiera.
Si tratta di concorrenza sleale, contro la quale siamo disarmati. Come è possibile competere se da una parte
il costo del lavoro è dieci e dall’altra parte cento?
Questa è la madre di tutti i problemi. E se non lo si risolve, con le buone o con le cattive,
con negoziati o attraverso l’imposizione di dazi doganali, non ci sarà mai la ripresa economica.
Che certo non potrà materializzarsi con gli aumenti fiscali del governo tecnico. E nemmeno con i tagli,
tanto doverosi quanto improbabili, della spesa pubblica. Ma solo lasciando più soldi nelle tasche
della gente.
Intanto l’economia affonda ancora di più. Aumentano i debiti. Si profila la bancarotta.
Non sto parlando solo dell’Italia ma dell’intero occidente europeo. Persino la Germania, la cui produzione
è altamente sofisticata e dunque – per ora – inattaccabile da parte cinese, ha un enorme debito pubblico.
In questa situazione Monti non ha denunciato le violazioni delle norme della World Trade Organization,
di cui la Cina – per colpa nostra – fa parte da dodici anni. Ha chiesto invece ai suoi interlocutori di
investire di più in Italia.
Ma i cinesi non hanno alcun bisogno di investire. Per aumentare la loro penetrazione commerciale
debbono solo attendere che le industrie italiane falliscano. Il che, come si sa, sta già avvenendo.
E per legarci ulteriormente le mani debbono solo aumentare gli acquisti dei nostri buoni del Tesoro. Così potranno
ricattarci come, quando e dove vorranno.
Guardi agli Stati Uniti. I cinesi possiedono il 40 per cento dei loro bonds.
Se un giorno dovessero rimetterne in circolazione una minima frazione sconvolgerebbero il mondo finanziario.
Non lo faranno perché quello americano è il loro primo mercato e perché sono interessati a tenere alta
la quotazione del dollaro. Ma il potere di condizionamento è enorme.