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Tagliare le spese e tagliare le tasse, altrimenti andremo tutti a fondo!

Caro De Carlo,

sono un imprenditore modenese.

La Signora Fornero, ministro del Lavoro del governo Monti, ha dichiarato di recente:

Finora abbiamo ricevuto critiche per ‘troppa incisività’ o ‘troppo poca incisività’ ma su una cosa siamo decisi – ha avvertito – andremo in Parlamento e se la riforma non dovesse passare andremo a casa”.

 

Ebbene io penso che la Signora non abbia ragione di preoccuparsi. Alla fine una certa riforma passerà, anche se non sarà una vera liberalizzazione del mercato del lavoro e continuerà a costare alle aziende e allo stato quello che non si possono permettere.

 

È evidente che il ministro non ha mai partecipato a una gestione aziendale (industriale, commerciale, di servizio, studi professionisti, ecc.)

I suoi, non solo questo, sono ragionamenti da boiardo che ha sempre avuto la garanzia di un posto statale. Ipotesi teoriche di cui purtroppo la ns. università è piena e cosi lontana dal mondo del lavoro.

Nelle imprese non è cosi. Creare un organico efficiente è un impegno fondamentale per l’operatività di un’azienda. Non c’è imprenditore, salvo casi sporadici che sono l’eccezione che conferma la regola, che licenzi personale per il gusto di farlo (non perché “buoni” ma perché non è nell’interesse dell’azienda, perché trovare le capacità e addestrare il personale costa e i risultati non sono sempre soddisfacenti, ecc.).

Quando i conti non quadrano, oltre alle altre misure di ristrutturazione dei costi-ricavi, c’è la necessità di adeguare gli organici al fabbisogno e alle possibilità dell’azienda. Se non è in grado di fare questo, a breve-medio termine il problema sarà diverso: la perdita di tutti i posti di lavoro per chiusura o fallimento.

 

A posta ho scritto prima costi e poi ricavi. Perché è esattamente l’opposto che fa questo governo! (fatta eccezione dell’intervento sull’età pensionabile, il resto sono tasse o teatrino delle liberalizzazioni: quanto contribuiranno al PIL farmacie, taxi, ecc.?, necessarie, opportune, però non risolutive).

Il nocciolo del problema è arrivare a una drastica riduzione dei COSTI di questo stato inefficiente, burocratico, distributore di diritti e privilegi che niente hanno che vedere con la creazione della ricchezza. Quello che per adesso hanno fatto è aumentare le tasse (ricavi) e non intervenire sui costi, di cui quelli della casta politicante sono un vero SCANDALO  (Quirinale, Chigi, ministeri, parlamentari, boiardi di aziende statali, funzionari, auto blu, “rimborsi” elettorali, burocrazie a tutti i livelli, ecc., ecc., ecc.). Non ho l’informazione per calcolare quanti soldi si possono risparmiare, però quelli che fossero, se utilizzati per migliorare gli stipendi dei lavoratori (lavoratori ho detto !) senza aumentare i costi delle aziende, servirebbero per alleggerire la difficile situazione di milione di famiglie.

Oggi l’Italia è in una forte crisi che chiamerei esistenziale. Il “modello” di 40 anni di malgoverno, deficit, indebitamento è arrivato alla fine (i nodi al pettine).

Mi rifaccio alle mie precedenti. Dati di fatto:

-       Indebitamento al 120% del PIL: bisogna intervenire per ridurre i costi degli interessi. Le tasse applicate serviranno a pagarli, non a ridurre il capitale;

-       Deficit: bisogna intervenire drasticamente, anche brutalmente (dal punto di vista sociale ovvio) per eliminarlo. Ribadisco: riduzione dei costi della burocrazia dello stato;

-       Crescita: solo la ripresa permetterà migliorare gli indici, circolo virtuoso che contribuirà ad abbassare il rapporto Debito/PIL, lo spread, superavit finanziario, ecc;

Per averla bisogna riattivare l’economia (non deprimerla come fanno).

Soli cosi si creeranno posti di lavoro, per rioccupare i senza lavoro, per dare opportunità ai giovani, per evitare il collasso sociale cui andiamo incontro.

Pensare che i posti di lavoro si possano creare per decreto è un’altra mal formazione dottrinaria;

Che cosa fare (alcune idee, ministro Passera si dia da fare):

° finanziare il sistema: costringendo le banche a usare la liquidità regalata dalla BCE a impiegarla in quello che dovrebbe essere il suo mestiere, la finanza del sistema produttivo.

° opere pubbliche: senza se, e senza ma, farle ripartire (TAV docet). Pagando anche gli arretrati dello stato ai suoi fornitori,

°  favorire gli investimenti: con politiche fiscali di detassazione,

° stimolare l’edilizia: alleggerire vincoli e burocrazie che permettano opere di ristrutturazione e migliorie. Finanziare le vendite degli appartamenti già costruiti con mutui garantiti di un banco ipotecario nazionale (magari utilizzare i fondi INPS ?), detassazione impositiva,

° stimolare i consumi 1:   è già assurdo che un cittadino per ogni operazione che fa debba dare allo stato il 20% di IVA ( !!! : siamo messi peggio che quando le Signorie…..). Questa è una delle cause dell’evasione fiscale,

° stimolare i consumi 2: aumentare il netto nelle buste paghe dei dipendenti, senza aumenti di costo per le aziende, p.e. TFR incorporato, graduale riduzione delle aliquote,

°  e tante altre:

#  investimenti esteri, con la certezza giuridica che ci contraddistingue ???,

#  favorire l’export, difendere il made in Italy,

#  stimolare il turismo (con i servizi da 3° mondo, scioperi, trasporti, ???),

……….

Certo che questa politica porta il rischio inflazione. Perché, i 1000 miliardi di € della BCE non sono inflazionistici ????, i U$S che la Federal Reserve “immette” sul mercato non lo sono ????  Noi non abbiamo idea della svalutazione delle monete nel mondo se rapportate alla ricchezza che devono rappresentare.

In ogni modo qua si tratta di salvare il malato terminale, anche con amputazione di qualche arto se necessario.

So bene di questo giochino malefico tra burocrazia nazionale e burocrazia europea (anche questa da tagliare !). O abbiamo un Governo Europeo (pericolosissima rinuncia all’identità nazionale) o bisogna ripensare i vincoli che ci legano al € e alle politiche comunitarie. Il sogno europeo è fallito politicamente, diplomaticamente, economicamente, militarmente. Bisogna ripartire da capo, evitando gli errori commessi.

Carlos Prinster

***   ***   ***

Tagliare le spese e tagliare le tasse: questa è la ricetta di Cameron, premier britannico. Questa è la sola ricetta che consenta non dico la ripresa (non voglio essere troppo ottimista), ma almeno la sopravvivenza. Fare dell’austerity nelle attuali condizioni deprime ancora di più l’economia. E’ un suicidio bello e buono.

Possibile che i professori non lo capiscano? O se lo capiscono perché non cambiano rotta?