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Tutti perdenti nell’emergenza di Monti!

 

Dott. De Carlo,

Posto che i professori non hanno vinto perché hanno una vita condizionata dalla politica; visto che la politica sta usando la “filosofia” del braciere: tiene le braci ben coperte, per potere al momento propizio, fare ritornare le fiamme vive, viene da chiederci ma chi sono i veri perdenti di questa stagione dell’emergenza?

A mio parere i veri perdenti sono, la società civile nella sua generalità con il popolo in testa, che ha visto sospeso il suo potere costituzionalmente previsto, ed esercitato tramite il Parlamento, che essendo fatto di politici, ha assecondato la politica e vota tutto quello che la maggioranza (bulgara) pensa gli possa servire, ha visto pure sanguinare abbondantemente le proprie tasche e si è messo sulle spalle ogni qual peso si pensa possa servire per riequilibrare il paese.

L’altra componente sconfitta è la società civile, nei sindacati, nelle organizzazioni di categoria e quant’altro la compone.

Il popolo nella sua generalità e chi lo rappresenta al di fuori della politica, di fatto ha subito tutto supinamente senza replicare più di tanto, battendosi su fatti marginali, facendoli assurgere a bandiere, lasciando correre tutto il resto. Dove sono i tre milioni di persone portate a Roma per bloccare una riforma delle pensioni, molto più morbida di quella che è passata senza colpo ferire, dove sono i tre milioni di lavoratori portati a Roma contro la riforma dell’articolo 18 (che valeva per i nuovi assunti), che adesso è stata comunque fatta e vale per tutti.

Dove sono quei media che di tali lotte facevano da casse di risonanza, e che adesso non danno voce neanche a quelle pur rare ma flebili, di qualche non allineato.

Dove sono gli intellettuali di sinistra che tanto facevano i paladini del popolo quando i governanti erano di centrodestra?

Tutto è silenzio, tutto tace, tutto deve essere fatto in maniera che il vero perdente, pensi che a perdere siano gli altri: la politica, visto che non gode al momento di gran simpatia.

Insomma nel secolo del virtuale, abbiamo una cura omeopatica virtuale: la presunta sconfitta della politica fa da vaccino alla reale sconfitta del popolo italiano, che non si rende conto degli effetti, anche se li tocca con mano.

 

Ringraziando per la cortese attenzione, cordialmente La saluto.

Romolo Rubini

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Lei ha ragione a metà, caro Rubini. La prima metà riguarda le circostanze che hanno visto l’imposizione del governo tecnico. Niente elezioni e dunque niente partiti, niente opposizione. Governo di emergenza, come di emergenza vengono abitualmente definite le giunte militari quando – molto tempo fa – mandavano a casa i politici, scioglievano il parlamento, instauravano la censura. Insomma i golpe giustificati dalla necessità di abolire la dialettica politica in un momento in cui tutto sembrava andare a fondo.

Monti non è un generale. Nemmeno un colonnello. Probabilmente non ha mai indossato una divisa. Ma il suo governo sa molto di golpe. L’ha voluto il presidente Napolitano e le confesso che nonostante tutto, nel novembre scorso, al momento della nomina, io stesso lo consideravo un male necessario.

Ebbene ora con altrettanta franchezza le dirò che mi ha deluso. E qui entriamo nella seconda metà, quella che – a mio parere – contraddice il suo giudizio. Voglio dire che al momento dell’incarico Napolitano aveva dato a Monti un assegno in bianco.

Il professore avrebbe potuto riempirlo come voleva. I partiti erano fuori gioco, disorientati e screditati. Monti avrebbe potuto e dovuto, prima ancora di aumentare le tasse, o almeno contestualmente all’aumento ridurre l’enorme spesa pubblica.

Perché? Perché anche i bambini delle elementari sanno che se si aumentano i carichi fiscali in un momento di stagnazione o di recessione, la crisi peggiora, non migliora. Sanno anche che al fine di ridurre il grande debito pubblico (che comunque è nella media mondiale, pensi che quello del Giappone è pari al 240 per cento del pil) bisogna incrementare la ricchezza prodotta. E per farlo ci vogliono più investimenti. Ma se i soldi scarseggiano perché vengono rastrellati dallo Stato, che non vuole dimagrira, tutto sarà più difficile.

Mi sembra di capire che lei consideri i provvedimenti di Monti troppo duri. Lo sono se ci riferiamo alla tassazione insopportabile. Non lo sono se ci riferiamo alle riforme di struttura. Prima di tagliare le pensioni non sarebbe stato meglio tagliare i costi delle politica, abolire il finanziamento pubblico dei partiti, abolire le province e anche gran parte delle prefetture?

Peccato. Un’altra occasione perduta. E intanto l’Italia sprofonda nella povertà. Altro che tecnici