La situazione degli asili nido in Italia e a Bologna
Sul settimanale ”D” supplemento al quotidiano “ La Repubblica” è stato recentemente pubblicato un articolo ironicamente intitolato “contro classifica”, dove sono riportate le cinquanta categorie meno influenti dell’Italia di oggi.
Si tratta di un elenco semiserio, un simpatico pretesto per toccare numerosi temi di attualità oscillanti tra futile e drammatico.
Leggo con grande stupore che al quinto posto si trovano i bambini sotto i tre anni. “Soltanto il 12 per cento dei bambini di questa fascia di età, in Italia, ha un posto all’asilo nido pubblico. In Francia sono il triplo.”
Ero già a conoscenza della triste condizione dei piccoli italiani e delle difficoltà incontrate dai loro genitori, ma i dati riportati sono veramente sconfortanti.
“ la spesa pubblica per i bambini più piccoli è di gran lunga inferiore a quella di tutti i paesi sviluppati e corrisponde alla metà della spesa media per le classi di età superiore”.
La situazione bolognese, considerata tra le migliori in Italia, non è di certo confortante.
Pare che poter usufruire di un asilo nido pubblico sia estremamente difficoltoso soprattutto per genitori che, avendone assoluta necessità, in quanto entrambi lavoratori e produttori di reddito, si trovano, nella migliore delle ipotesi, a pagare comunque rette proibitive.
Le rette sono infatti attribuite ( giustamente ) in funzione del reddito ma raggiungono quote elevatissime (che si aggirano intorno ai 500 euro e oltre mensili) già con redditi medio-bassi.
La detrazione fiscale sule suddette spese è applicata su un importo massimo annuo che corrisponde all’incirca ad un decimo della spesa totale.
L’argomento lascia sicuramente tantissimi spunti per riflessioni più profonde di vario genere di cui faccio solo un breve cenno….
In primis la necessità da parte dei neogenitori dell’aiuto dei nonni , che si credevano liberi dal fardello del figlio, nella migliore delle ipotesi divenuto indipendente alla tenera età di 30 anni (nella suddetta classifica trovo i giovani disoccupati in nona posizione) e si ritrovano a dover supplire anche alla mancanza di strutture per i nipoti.
I meno fortunati si devono destreggiare tra baby-sitter, baby- parking e permessi di lavoro, costosissimi i primi, non retribuiti gli ultimi. Oppure, come spesso accade , si dovrà rinunciare al lavoro di un genitore… e sempre accade che questo genitore sia la mamma.