Crollo edifici, colpa solo del terremoto?
Da settimane ormai la terra continua a tremare in Emilia-Romagna, gettando nel terrore migliaia e migliaia di persone. Se tutto finisse oggi, i danni stimati ammonterebbero a più di due miliardi di euro. Sono crollate a causa della forza del sisma case, chiese ed edifici pubblici sotto lo sguardo impotente di chi li viveva quotidianamente. A poco più di tre anni di distanza dal terremoto abruzzese, una domanda sorge spontanea: è tutta colpa del terremoto, o colpa di chi non ha progettato a norma di legge?
La casa dello studente, luogo in cui, per antonomasia, ci si dovrebbe sentire al sicuro da qualsiasi pericolo, è stata una delle prime strutture a cedere, il 6 aprile 2009 durante il terremoto che ha colpito la città dell’Aquila. Persero la vita otto studenti poco più che ventenni, colpevoli solo di trovarsi in quella struttura durante il sisma. Dopo ripetuti accertamenti, si è scoperto che il crollo dell’edificio non era stato causato unicamente dal terremoto, ma anche da altre motivazioni: il progettista non aveva previsto un sistema resistente adatto a sopportare le forze orizzontali provenienti da ogni direzione, l’impresa edile non aveva rispettato il progetto non inserendo staffe di armatura dei pilastri all’interno dei nodi della struttura, il calcestruzzo usato era di notevole qualità inferiore rispetto alle esigenze del progetto, c’erano danni alle strutture causati da cattiva posa in opera degli impianti idrici elettrici e termici, dopo la realizzazione dell’edificio nessuno ha mai chiesto o fatto lavori di adeguamento funzionale che riguardassero le strutture, anche quando cambiava la destinazione di uso da civile abitazione a residenza universitaria.
Dopo queste indagini sono stati indagati dalla Procura undici persone tra tecnici, costruttori e amministratori pubblici per omicidio colposo e disastro colposo, ma qualsiasi condanna che tenga non restituirà mai ciò che è stato perso e distrutto. Se invece di anteporre, durante la progettazione, gli interessi economici e la negligenza alla progettazione a norma di legge, situazioni come quelle dell’Aquila o come il crollo dei capannoni industriali nel modenese cesserebbero di esistere? La risposta non può che essere affermativa.