Blog Quotidiano.net

Blog Quotidiano.net

I blog degli autori di Quotidiano.net, il Resto del Carlino, La Nazione ed Il Giorno online

di

Il paesaggio come patrimonio individuale e collettivo

 

Il termine paesaggio negli ultimi duecento anni ha subito uno sviluppo ed un cambiamento di significato notevole. Un passaggio fondamentale che ha segnato uno spartiacque decisivo è stata la redazione della Convenzione Europea del Paesaggio sottoscritta a Firenze nell’anno 2000.  ”Paesaggio“, a partire da tale convenzione, designa una determinata parte di territorio, cosi come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali, umani e dalle loro interrelazioni. E’ quindi un diritto per ogni individuo ed al contempo si delineano come necessarie ed obbligatorie delle politiche di tutela, di gestione e di salvaguardia. Il paesaggio secondo la Convenzione non è più una parte eccellente o caratteristica di un dato territorio, ma comprende anche i luoghi del vissuto quotidiano, anche degradati, o in cui si fatica ad individuare degli elementi di pregio da tutelare. Si delinea quindi una grande attenzione al paesaggio concepito nella sua interezza.

Certo la normativa italiana ha ancora un ampio margine di miglioramento e la discussione nel settore è molto accesa. Ma ciò su cui interessa riflettere ora è quanto noi cittadini siamo in grado o meno di leggere nei paesaggi che ci circondano degli elementi fondamentali per la nostra identità individuale e collettiva e di saperli vedere come tesori da valorizzare, su cui puntare per lo sviluppo dei nostri territori, dal punto di vista agricolo, produttivo, ambientale e turistico. Il riferimento principale che salta subito alla mente è quanto sulla specificità e la bellezza di un paesaggio riconosciuto come valore si possa creare la fama di una regione o di un territorio. Per esempio la Toscana, nota in tutto il mondo per le splendide città d’arte, attira a sé anche per le dolci colline del Chianti, i filari di cipressi, i vigneti, le cascine dai colori caldi e dai materiali che parlano di una tradizione del costruire lunga secoli. Nessuno mette in discussione l’importanza culturale ed economica del paesaggio toscano (anche se sarebbe meglio dire dei paesaggi).

E noi bolognesi? Siamo in bilico fra zone collinari, gli appennini, la pianura, le aree lungo i tanti canali e le vie d’acqua. Insomma, abbiamo un patrimonio ricco ma spesso non riconosciuto come tale sia dai cittadini che dai progettisti. Infatti di frequente accade che l’attenzione alla tutela ed alla valorizzazione dei “nostri” paesaggi avvenga solo per rispondere ad un vincolo e di conseguenza per ottenere un’autorizzazione ad un intervento edilizio da parte della Soprintendenza.

E’ necessaria una nuova stagione di progettazione che vada oltre la semplice tutela, che sappia esprimere la complessità dei luoghi e leggere i rapporti fra ambiente urbano e rurale. Una nuova stagione che integri la progettazione architettonica con una nuova e rinnovata sensibilità verso una produzione agricola più attenta al rinnovamento, verso metodi colturali non più estensivi ed intensivi, bensì promotori di tematiche ambientali che salvaguardino la ricchezza degli ecosistemi.