Ponte Stalin(De)Grado
“I muri servono sempre a dividere, anche quelli nello stesso appartamento. L’unica opera edilizia cordiale è il ponte, che invece di dividere vuole unire, vuole collegare, scavalcare le rivalità. Dunque i ponti sono dei punti di sutura, l’atto di distruggerli contiene un offesa più profonda del solo abbattimento di un manufatto utile, contiene l’offesa e l’oltraggio di una mano che strappa i punti da una ferita”. Queste sono le parole di Erri De Luca riguardo l’abbattimento di un ponte di Mostar durante la guerra in Bosnia ed Erzegovina negli anni novanta, ma si adattano perfettamente al decadimento in cui desta ponte Stalingrado. La struttura vuole unire il centro storico di Bologna con la zona Fiera, facendo confluire flussi pedonali,ciclabili e automobilistici. Si è lontani anni luce dalle norme di sicurezza che tutelano pedoni e ciclisti, che si imbattono in percorsi riconoscibili a stento, a causa di una segnaletica orizzontale oramai sbiadita, semafori d’intralcio che costringono i ciclisti, per evitarli, ad invadere il tratto pedonale e a trasformare quindi quella che in principio era una tranquilla passeggiata, in un vero e proprio percorso ad ostacoli. La spianata di asfalto che caratterizza il manto del manufatto aggiunta alle temperature estive,contribuisce a creare un effetto cappa che rende impegnativo l’utilizzo del ponte stesso. Usufruendo della scalinata laterale che porta su via Emilio Zago, ci si trova in un atmosfera tetra, solitaria, desolata, spesso luogo di bivacco, che soprattutto di notte può essere fonte di pericolo.
Si dovrebbe intervenire e riqualificare questa struttura perché fa da tramite tra il vecchio e il nuovo, tra lo storico e il moderno, perché viene usata da migliaia di persone ogni giorno ed è un peccato che una città come Bologna abbia questo neo, che sommato ad altri, potrebbe ledere quella che senza ombra di dubbio è una delle più belle città d’Italia.
Se è vero che dai diamanti non nasce niente e dal letame nascono i fiori, allora possiamo sperare e credere che da questo degrado possa nascere la consapevolezza e la voglia di intervenire e migliorare ciò che di negativo si presenta ai nostri occhi.