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Monti, Obama e le cure sbagliate

Egregio signor De Carlo,
poiché i dati sulla disoccupazione americana tornano a crescere per la prima 
volta in un anno arrivando a 8,2% il presidente Obama reagisce agli attacchi dei 
repubblicani accusando il Congresso di bloccare le sue iniziative e l'Europa di 
pesare come un macigno sull'economia mondiale a causa dell'incertezza e del 
disaccordo che la recente videoconferenza con la Merkel, Holland e Monti ha 
messo in evidenza.
 
Obama, definito, a dir poco, adirato da fonti vicine al 
presidente, attacca i leader europei e il New York Times, orientato sugli umori 
della Casa Bianca, li definisce "complici" della situazione che si è venuta a 
creare e li esorta a " dire tutta la verità ai propri elettori " perché solo 
così si " può evitare il caos ". 
 
In occasione della festa della Repubblica, Monti ha detto agli italiani che "anche se provati, 
stanchi e, forse, avviliti, anzi soprattutto per questo, dobbiamo unirci" e 
sappiamo bene quanti motivi abbiamo nel presente per essere profondamente 
avviliti e mortificati,oltre a quelli che ci portiamo appresso dal passato : gli 
errori commessi e reiterati da stuoli infiniti di personaggi radicati in ogni 
fessura del potere che hanno soffocato ogni voce che chiedesse VERITÀ, dura, 
amara, difficile verità. 
 
Oggi scopriamo che, a causa nostra, l'America è in crisi? Che la verità nuda e 
cruda, che noi italiani siamo così spesso pronti ad intuire dietro il belletto e 
le maschere del potere, è l'unica strada che può evitare il caos ? 
 
Ma il Kaos è già in marcia e non siamo noi a guidarlo. Saremo stati ciechi nel 
valutarne la potenza distruttiva, sordi ai richiami di quei pochi che lo 
vedevano chiaramente, muti per viltà d'animo o sgomenta disperazione e queste 
tre colpe le stiamo pagando duramente, ma la verità ha, da sempre, disertato le 
frasi dei governanti, presidente degli Stati Uniti compreso, mentre l'abile arte 
del mentire è la regola aurea. 
 
L'Europa è fragile, vulnerabile ed esposta,non solo economicamente, cosa che per 
chi si guardi intorno non può certo essere rassicurante, ma vorrei
dire a Barack Obama di non essere così ipocrita, anche se capisco che, 
sentendosi alle corde, reagisca mordendo. Una mossa che spero non gli giovi di 
fronte al suo elettorato.
 
Distinti saluti, 
Luisella Rech
 
***   ***   ***
 
Lo spero anch’io gentile Signora. Non per antipatie personali,
ma perché – almeno a mio parere – l’attuale presidente,
come il nostro Monti d’altra parte, ha somministrato
all’economia la cura sbagliata. Non sono le politiche keynesiane
del deficit spending o le artificiose contrapposizioni
fra ricchi e poveri a rilanciare i consumi, creare più produzione
e dunque più ricchezza, più occupazione, più entrate fiscali
con le quali ridurre il debito pubblico e risanare i bilanci.
Sono piuttosto i tagli. Tagli di tasse e tagli di spesa (pubblica).
Bisogna lasciare più e non meno soldi nelle tasche dei contribuenti,
perché la sola economia che crea posti di lavoro durevoli è quella
legata al mercato. C’è più lavoro solo se si fabbricano
prodotti che possono essere venduti.
L’alternativa keynesiana, quella che punta su un programma
di infrastrutture fisiche, vale a dire lavori pubblici, non funziona.
E non ha mai funzionato, nemmeno con il New Deal di Roosevelt.
Quando il ponte o la strada sono finiti, quel posto di lavoro non c’è più.
Hanno scritto di recente gli economisti Alesina e Giavazzi,
due bocconiani come Monti ma con le idee molto più chiare:
‘’Quando i politici progettano infrastrutture, lo fanno
perché non sanno che cos’altro fare, bloccati dai mille vincoli
che impediscono le vere riforme. Più facile costruire strade e ferrovie
aumentando le tasse, che fare quelle riforme a costo zero
che però toccano lobby potenti. Purtroppo non è ubriacandoci
di asfalto e traverse ferroviarie che il Paese ricomincerà a crescere’’.