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Due geni a confronto

Roma è considerata la città eterna per via della sua storia millenaria, in essa è presente ogni forma d’arte e di architettura. Dagli antichi templi del foro romano, ai progetti moderni di Richard Meier e Renzo Piano, si possono trovare opere appartenenti ad ogni periodo architettonico.

Due architetti che contribuirono in modo netto ed efficace, più di ogni altro artista, allo splendore e all’affermazione dello stile barocco, furono Gian Lorenzo Bernini e Francesco Borromini. Personalità opposte, il primo era estroverso,intraprendente, il secondo timido, solitario, insicuro, ma entrambi di indiscussa genialità. Proprio questa diversità di carattere, trasforma l’iniziale collaborazione nelle opere di palazzo Barberini e del baldacchino nella basilica di San Pietro, in un’aperta rivalità che ha contribuito anch’essa alla fama di cui godono tutt’oggi. Nei suoi progetti Borromini predilige la linea curva, il movimento delle facciate, elementi che compaiono nella chiesa di San Carlino alle quattro fontane: La pianta curvilinea, la cupola ellittica con l’originale disegno a cassettoni, la facciata movimentata da linee ondulate concave e convesse fanno di questo edificio un autentico gioiello architettonico. Bernini invece realizza le sue opere in modo tale che lo spettatore resti senza fiato. Il progetto di piazza San Pietro infatti, prevedeva che i fedeli recandosi alla basilica, sbucassero improvvisamente sulla piazza e rimanessero sbalorditi dallo spettacolo che si offriva ai loro occhi. Effetto che però è venuto a mancare dopo gli interventi urbanistici di Piacentini con la realizzazione di Via Della Conciliazione negli anni ’40.

Un particolare aneddoto che rafforza ulteriormente la tesi sui continui scontri tra i due personaggi, è dato dal progetto della fontana dei quattro fiumi fatta da Bernini, collocata di fronte alla chiesa di Sant’Agnese in Agone del Borromini. Due statue che compongono la fontana hanno una postura al quanto strana, infatti la prima, che rappresenta il Rio della Plata, ha il braccio alzato come per ripararsi dall’eventuale crollo del campanile o della cupola. Il Nilo invece, nasconderebbe la testa sotto un velo per non vedere “l’orribile” opera.

Vere o false che siano questa o altre dieci leggende sul rapporto controverso dei due architetti, ciò che conta è quello che ci hanno lasciato, un patrimonio artistico che fa invidia a tutto il mondo.