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Social Housing

Ogni anno le cosiddette “fasce grigie” aumentano inesorabilmente:  dai single in cerca di autonomia, alle giovani coppie di fatto, passando per gli anziani, sono molti quelli che sono in cerca di un abitazione che in realtà non possono permettersi. Il mercato del lavoro degli ultimi periodi,fatto di precariato, di contratti a tempo determinato e di stipendi sempre più bassi,non permette di entrare a contatto con il mercato immobiliare. Proprio a tal fine nasce dal comitato di coordinamento europeo, il concetto di social housing, per cercare di soddisfare le esigenze di chi è troppo “povero” per acquistare una casa e di chi non è abbastanza “povero” per usufruire dell’edilizia popolare.

Ma cos’è precisamente il social housing? E’ un fenomeno degli anni ’90 che affonda le sue radici in Olanda e Gran Bretagna, e consiste sostanzialmente nell’insieme di alloggi affittati perennemente ad un canone agevolato, per permettere a chiunque di avere un contesto abitativo dignitoso in modo da rafforzare anche la propria posizione sociale. Mentre nei paesi nord europei il fenomeno è stato messo in pratica molto facilmente, in Italia invece, ha attecchito con maggiori difficoltà, a causa della tendenza delle famiglie italiane all’acquisto del proprio immobile.

Proprio per questo il governo, attraverso il Piano Nazionale di Edilizia Abitativa, ha cercato di incentivare lo sviluppo del social housing, con la concessione di fondi a tasso agevolato, a patto che chi ne usufruisca, si impegni a realizzare edifici di qualità, dia garanzia di sostenibilità ambientale ed efficienza energetica a prezzi contenuti. I complessi residenziali, inoltre, devono essere controllati da cooperative e società specializzate nella gestione “sociale” e quindi intermediari affidabili e attenti ad esigenze differenti da quelli del mero profitto.  Il social housing rappresenta non solo un nuovo modo di vedere l’edilizia, ma anche un’opportunità di crescita economica e sociale.