Addio a Ray Bradbury, rileggendo “Fahrenheit 451″
Per fare la cosa giusta in un blog dedicato ai libri, è un dovere dedicare il primo post all’americano Ray Bradbury, che ai libri ha dedicato l’intera esistenza e il suo capolavoro: Fahrenheit 451.
Il modello di Bradbury era l’autore inglese Aldous Huxley, che per ricambiare lo chiamò “poeta“. Un poeta fra i padri della Fantascienza, Ray Bradbury.
Fahrenheit 451 è un’opera da leggere e rileggere ancora oggi, nell’epoca del web 2.0, della connessione 24h e dell’homo videns. Bradbury, preoccupato dall’autenticità dell’esistenza umana, considerava le biblioteche la quintessenza del sapere e affermava che “i libri sono persone”. I suoi eroi, in Fahrenheit 451, salvano i libri dalla distruzione imparandoli a memoria, ognuno di loro personifica un volume. Sarebbe stato interessante, allora, sapere cosa ne pensasse Bradbury della cultura “nell’era dell’accesso”. Conosceva, lui, la letteratura del “copy-paste” e del sapere “usa-e-getta” condiviso sul web, dove le informazioni sono sempre disponibili, ma non si possiedono mai, neppure materialmente?
“Non devi bruciare i libri per distruggere una cultura. Devi solo fare in modo che la gente smetta di leggerli“.
Così ammoniva Bradbury, che in Fahrenheit 451 si interroga: l’umanità riuscirà a fare uso di una tecnologia sempre più penetrante e non a farsene usare?
Nel suo mondo la realtà virtuale, case fatte di intere pareti video, estrazioni di sangue sostituito con surrogato, ha sostituito la verità delle vita interiore e reale. Il finale lascia tuttavia un barlume di speranza, nell’idea di conservare l’unicità del proprio essere, “in private”, in pieno stile anglosassone. Come solo i libri possono aiutarci a fare.
E se voi foste un libro da salvare, quale scegliereste?
