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La giustizia non si fa con i ragionieri

 

PURTROPPO temiamo di aver avuto ragione. Non sono passati neppure tre giorni dalla decisione del governo di chiudere 31 tribunali salvando solo 7 collocati nelle zone del sud ad alta infiltrazione mafiosa che la cronaca ci consegna una notizia che almeno induce a riflessioni amare: beni per dieci milioni di euro sono stati confiscati dalla Dia di Caltanissetta ad un imprenditore ritenuto elemento di spicco del clan di Cosa nostra facente capo al boss Piddu Madonia. Fra il tesoro sequestrato c’è anche il 20 per cento di una ditta metalmeccanica “La Nuova Montaggi srl”, con sede a Sannazzaro de’ Burgondi nel Pavese. Le indagini ci dicono che non solo in Sicilia, ma anche nella “felice” Lomellina gli affari si fanno con il beneplacido delle “famiglie”.

Dunque l’allarme lanciato in queste ore da tutti coloro che hanno visto nelle forbici sulla giustizia un pericoloso arretramento per la sicurezza di tutti noi ha trovato puntuale riscontro: l’operazione della Dia si è svolta proprio coinvolgendo una città che, causa la spending review, sarà privata del proprio tribunale.

Viene naturale allora chiedersi come queste soppressioni si tradurranno nel tanto auspicato risparmio di spesa, visto che il personale delle sedi soppresse verrà mantenuto e trasferito nelle sedi rimaste (e il costo del personale incide addirittura per il 63% sulle spese del Ministero di Giustizia). Ma viene anche obbligatorio sottolineare come l’accentramento di tutto il contenzioso in un numero minore di uffici giudiziari comporterà certamente un rallentamento dello smaltimento delle pratiche, traducendosi in un disservizio per il cittadino. Con buona pace di chi aspetta giustizia o merita condanna.

Insomma oggi ne abbiamo avuto la prima indiscutibile prova: la questione della giustizia e della legalità è troppo importante per essere ridotta a problemi di ragioneria economica. E il silenzio su questo tema da parte di tutte (o quasi) le forze politiche non può essere addebitato solo alla pausa di Ferragosto.

laura.fasano@ilgiorno.net