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Viva le quote rosa. O no?

Un mestiere da maschi. E per maschi. E mai come in questi mesi (anni) ci siamo accorti di quello che ha significato per tutti noi. La politica è stata finora la riserva esclusiva del potere degli uomini che l’hanno esercitato in molti casi con volgarità, arroganza e assoluta mancanza di rispetto per la cosa pubblica. E l’insufficienza di rappresentanza femminile in politica, nonostante l’elettorato italiano sia in maggioranza femminile, si è tradutto inevitabilmente in una “carenza di democrazia”.
Una classe politica quasi interamente maschile — e su questo sembrano esserne tutti consapevoli – non può essere degna di rappresentare interessi propri dell’”elettorato rosa” (quando si tratta per esempio di disciplinare materie come la maternità, i diritti delle donne lavoratrici, la fecondazione assistita, l’aborto).

Da ieri qualcosa però pare possa cambiare: nell’aula del Senato (che in alcuni momenti si è trasformata in un sulk) è stato dato il via libera alla proposta di legge che garantisce la parità di rappresentanza tra gli uomini e le donne negli enti locali. Ciò significa che nelle liste dei candidati alle comunali nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura superiore a due terzi. In più, ci sarà la possibilità di esprimere due preferenze (anzichè una, come avveniva con la normativa vigente) per i candidati a consigliere comunale, una per gli uomini l’altra per le donne. Ancora, i mezzi di informazione nell’ambito delle trasmissioni per la comunicazione politica, saranno tenuti al rispetto delle quote rosa per la promozione delle pari opportubnità.

Eccole le parole finora tanto contestate (e in alcuni casi rifiutate): quote rosa. Per anni in politica ma anche sul lavoro ci è domandati se questo sistema potesse realmente promuovere la parità dei sessi e il merito al di là del genere o fosse soltanto uno strumento di discriminazione positiva per fare nomine e spartire poltrone secondo convenienza?
E anche in ambito femminile e femminista ci si è divise sull’opportunità di ricorrere ad un simile stratagemma (mi deve spettare il posto, a prescindere dalle mie capacità e qualità era la tesi sostenuta da coloro che ritenevano che altro non si poteva fare per entrare nella stanza dei bottoni). Ora l’approvazione quest’estate della legge Mosca sulla rappresentanza delle donne nei consigli d’amministrazione e il via libera di ieri alle quote nei consigli comunali mette due importanti punti fermi anche nel dibattito.
Spetta a noi ora dimostrare che non sono stati doni generosi.

Ps: qualcuno sa che oltre a Bersani, Renzi e Vendola c’è anche una donna Laura Puppato che corre per le primarie del Pd?
laura.fasano@ilgiorno.net