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La ripresina americana non è merito di Obama

Dott. De Carlo, vorrei capire come mai lei dia dell’incompetente al presidente Obama quando i fatti gli stanno dando (per ora) ragione. 

Le politiche monetarie adottate da Bernanke sono state sottoscritte in pieno dal Presidente… e uno degli architetti del TARP fu proprio l’allora NY FED Tim Geithner che guarda caso è stato scelto proprio da Obama come Segretario del Tesoro. 

 

I repubblicani tutti… da Cain a Paul compresi Santorum e Romney, hanno demonizzato Bernanke e le sue politiche spendaccione definendole socialiste e di fattura Obamiana… Tanto è vero che l’unico suono della banda repubblicana è stato ed è  ”Cut spending & Budget balance” e se non ricordo male… Il texano ( famoso per il oops ) Rick Perry ha detto durante uno dei numerosi dibattiti ” Bernanke non è piu’ il benvenuto in Texas”. 

 

E non mi dilungo nel parlarle dei Tea Parties… che tra l’altro diedero vita all’occupy Wall Street… sono stati proprio loro i primi a mobilizzarsi (con fucili) per protestare contro il potere di Wall Street.. per poi rimangiarsi tutto… solo perchè anche i democratici erano d’accordo. (scusi… ma incredibile!!)

 

Dal mio punto di vista le politiche monetarie adottate dalla FED sono solo un cerotto momentaneo… e non si puo’ dire con certezza assoluta che abbiano ribaltato la situazione. 

La situazione americana sta molto lentamente cominciando a stabilizzarsi e molto è stato fatto dall’attuale presidente per alleggerire la pressione fiscale sulle piccole e medie imprese e favorire le assunzioni.

 

Il tassare i ricchi per redistribuire ai poveri la vedo come una mossa piuttosto nazionalista da parte del presidente… Gli USA sono peggiorati in modo evidente riguardo alla disparità sociale…. basti dare un’occhio all’indice di GINI.  

E trovo che le politiche attuali siano indirizzate a livellare l’evidente vantaggio di chi ha i mezzi economici per riuscire a sfruttare tutti i loopholes presenti nella legge Americana. (trovo piuttosto imbarazzante la dichiarazione dei redditi di Romney ed il suo imponibile).

 

Quello che si puo’ recriminare a Obama è il fatto di aver pushato con forza una riforma sanitaria che forse avrebbe dovuto essere piu’ giu’ nella scaletta delle priorities. 

 

Detto cio’… 

Credo che nessuno al momento possa battere l’attuale presidente. 

Romney non ha le basi politiche… Il “medicare” attuato nel suo stato è praticamente identico all’OBAMACARE…  e non trovo sia abbastanza carismatico.

Santorum è troppo conservatore per conquistarsi il voto dell’america + moderata… e cmq… il track record di Santorum lascia piuttosto a desiderare… a quanto pare adesso gioca a fare il super fiscal conservative ma in passato ha votato spesso a favore di misure incredibilmente poco “fiscal conservative”… 

Gingrich vorrebbe andare sulla luna… ??????!!!!!!!??????

 

L’unico che a me piace a parte qualche idea troppo libertina… è Ron Paul.. almeno è una persona seria (non un bamba come direbbe Feltri) e ha dimostrato durante tutta la sua carriera di avere idee chiare e di essere “consistent”.  

 

 

Direi che sono tutti un po’ troppo severi con l’attuale Presidente… 

A me personalmente piace… e spero che venga rieletto. 

(Molto molto bello il discorso all’Unione di Gennaio… e mi perdoni… ma la replica Repubblicana suonava sempre la solita noiosissima musichetta…).

 

S.R.

 

***   ***   ***

 

 

Le risponderò telegraficamente anche perché i temi da lei sollevati sono molti e di vasto respiro.

1)    I fatti non danno affatto ragione a Obama. La ripresina americana è drogata dalla grande liquidità immessa sul mercato. E in ogni caso è dovuta all’azione di Bernanke, che è il presidente della Federal Reserve, e non all’inazione di Obama il cui keynesianesimo dei suoi primi due anni non è servito se non marginalmente a far scendere la disoccupazione.

     Ma a che prezzo! Il debito pubblico è al 100 per cento del pil (in effetti sarebbe molto di più). Ha raggiunto i 16 trilioni di dollari che sono più della

    ricchezza nazionale annualmente prodotta.

2)    La Federal Reserve è del tutto indipendente dall’esecutivo. La sua generosità nello stampare carta moneta (2,7 trilioni di dollari in tre anni) è

     direttamente proporzionale al fallimento della strategia economica dell’amministrazione americana. Nel senso che senza il quantitative easing non ci

     sarebbe stata alcuna ripresina e la disoccupazione sarebbe rimasta al di sopra del 9 per cento. Lei mi potrà dire che non c’era altro da fare. E sono

    d’accordo. Ma questa non è la soluzione del problema. E’ solo una pausa in attesa della soluzione del problema. Che è il risanamento di una

    situazione finanziaria prossima alla bancarotta. Lei mi potrà ancora dire che la bancarotta significa insolvenza e che non ci può essere insolvenza

    quando una Banca Centrale può stampare tutta la liquidità di cui ha bisogno. Vero, ma l’inflazione è dietro l’angolo. Quando riparte sarà come una

    fiammata, improvvisa, devastante. Lei infine mi potrà rimproverare di essere in contraddizione con me stesso, quando scrivo che anche la Banca

    Centrale Europea dovrebbe fare altrettanto. No. Non lo sono. Il quantitative easing della Federal Reserve ha consentito una ripresa della crescita

    ma a condizione che il prossimo Congresso metta mano a una riduzione del deficit. Che è esattamente quello che dovrebbero fare anche i Paesi

    dell’euro. Draghi non può stampare euro. Sta però copiando Bernanke ricapitalizzando le banche a tassi bassissimi. E un primo risultato l’ha ottenuto:

    ha raffreddato la crisi dei debiti dovrani. Ora tocca ai governi tagliare le spese (e non aumentare ancora le tasse).

3)    I Tea Parties non imbracciano alcun fucile. Sono composti da elettori del ceto medio, in prevalenza alquanto attempati. Sono la nuova spina dorsale

    del partito repubblicano. E la loro istanza numero uno è la riduzione del debito pubblico. Senza tasse. Perché è solo lasciando più soldi nelle tasche

    della classe media che ci saranno più consumi e dunque più lavoro e dunque più ricchezza. Questa classe media si sta restringendo proprio perché

    sono aumentate le aliquote fiscali. Tassare di più i redditi alti (dai 250 mila dollari in su)? Benissimo. Ma attenzione non è aumentando la pressione

    fiscale al 2 per cento della popolazione che si risale dall’abisso di debiti. Quindi l’insistenza di Obama su questo punto è puramente demagogica e

    non strategica.

4)    La riforma sanitaria di Obama è un aborto. Non coprirà tutti gli americani. Costerà un trilione di dollari. E – questa è una mia previsione – sarà

    dichiarata incostituzionale dalla Corte Suprema. Nessuno, nemmeno in Italia, può essere obbligato a comprare un prodotto privato (le assicurazioni

    sanitarie) contro la sua volontà. Ricordi che la riforma non prevede alcuna assistenza sanitaria nazionale come in Italia per esempio.

5)    Quanto a Romney non entusiasma nemmeno il sottoscritto, ma è il meno peggio della pattuglia repubblicana. E l’unico che possa a impedire a Obama un secondo mandato, che – sempre a mio parere – porterebbe all’America più danni di quanti non ne abbia fatti sinora.

 

Mi sembra che basti