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Vino, la carta vincente

di MARCO NANNETTI

COME mi piacerebbe che fosse una carta dei vini? Per prima cosa deve essere rappresentata l’enologia italiana, poi, a seconda dell’importanza del locale, anche il resto dell’enologia mondiale. Sicuramente deve essere sfogliabile, ‘aborro’ la carta vini su iPad, è irrilevante che sia scritta a mano o al computer, ma è indispensabile che sia pulita e tenuta in ordine, senza ritocchi e cancellazioni. A seconda del livello del ristorante, meglio avere una carta modesta e magari cambiarla spesso piuttosto che un album fotografico ricoperto di cuoio con all’interno un cimitero di correzioni. La quantità di vini presente non è fondamentale, conta che ci sia una buona rappresentazione delle varie tipologie di vino per cercare di accontentare più persone possibili.

QUINDI spumanti, bianchi freschi e strutturati, rossi giovani e maturati, rosati, vini da dessert. È importante che la fascia di prezzo sia più varia possibile, penso sia sbagliato decidere a priori per il cliente la categoria dei vini da degustare, non si può mai sapere chi entra e con quale propensione: può essere che venga richiesto un vino modesto ma anche che il cliente abbia voglia di bere un vino importante e deve essere in grado di trovarlo. Ritengo che la suddivisione per regione e la descrizione dei vitigni sia superata: la carta deve essere sì una guida e una presentazione della selezione fatta, ma non deve togliere il piacere di colloquiare con il cliente che deve trovarsi di fronte a personale competente che sappia spiegare di quel vino tutto. Prosit.