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La Corea del Nord non ha solo la bomba, ha anche i Gulag. Ma nessuno ne parla.

Caro De Carlo,
ho letto il suo commento sul missile nordcoreano esploso poco dopo il 
lancio. Bene. Ne sono contento.
 Ancora per un po’ l’ultimo regime stalinista del mondo non potrà 
montare le sue bombe su missili a lungo raggio
 e minacciare di farle poi cadere sui ‘’nemici di classe’’ e 
sull’odiato ‘’imperialismo’’ americano. 
Questo è il linguaggio dei tempi della guerra fredda che evidentemente 
nella Corea del Nord è ancora in uso.
Ma non è questo il punto. A mio modesto parere il punto è un altro. 
Sono stato alcune volte per lavoro nella Corea del Sud e ho appreso che 
in quella del Nord ci sono gulag con dentro prigionieri politici. 
E anche qui non ci sarebbe nulla di sorprendente considerando che 
il dissenso oggi come allora non è tollerato da parte di un regime comunista.
Quel che mi sorprende è che in Europa, non so in America, nessuno ne parli. 
Eppure i racconti di coloro, pochissimi, che sono riusciti a fuggire e a 
riparare nel sud, sono impressionanti. 
Sevizie, lavori forzati al limite della resistenza umana. I morti apparentemente 
sono centinaia e centinaia 
ogni anno. Se non si muore per le torture, si muore di fame o di freddo.
Perché nessuno ne parla e perché lei stesso non ne ha accennato nel suo articolo?
Non si può ridurre tutto nelle dimensioni politiche o ideologiche. 
Qualche volta ci si deve occupare anche delle persone. O sbaglio?
Andrea P.
 
***   ***   ***
 
No. Non sbaglia. Per quanto mi riguarda, il commento era dedicato al missile 
e alla minaccia nucleare. E dato che doveva rientrare 
nella lunghezza prevista dall’impaginazione, 
non c’era posto per allargare il discorso al dissenso. 
Del resto, forse lei se ne sarà accorto, gli articoli sono sempre più brevi. 
La gente ha poco tempo da dedicare alla lettura. 
I direttori lo sanno ed esigono la massima brevità.
Quanto al merito, è noto da tempo dell’esistenza 
dei campi di lavoro eretti in mezzo secolo 
dalla dinastia Kim. Dal capostipite Kim Il Sung, dal figlio Kim Jong Il, 
dal nipote Kim Jong Un. 
Se ne è venuti a conoscenza grazie alla poche fughe. 
Coloro che sono finiti nella Corea del Sud 
hanno raccontato gli orrori dell’arcipelago Gulag. 
Ma i malcapitati finiti in Cina, 
sono stati riportati in patria e fucilati. 
Il che conferma che la Cina si comporta come l’occidente in materia economica, 
ma sui diritti civili è rimasta anch’essa ai tempi di Stalin.