Sì, un po’ di inflazione non guasta contro la disoccupazione!
Gentile Dottore,
ho letto il suo commento su inflazione e disoccupazione. Lei sostiene che un po’ di inflazione non farebbe male perché immetterebbe altra liquidità sul mercato e ridarebbe fiato all’apparato produttivo rendendo possibile un riassorbimento della disoccupazione. Non sono d’accordo o almeno non sono d’accordo del tutto.
L’inflazione ora è attorno al 2 per cento annuo. Tasso più che sopportabile. Ma attenzione quando riparte è difficile controllarla. Non si può dire, come fa l’economista americano Krugman, lasciamo che salga al 4 – 5 per cento e poi fermiamola. L’inflazione non si ferma. E’ come una slavina. Se la fai cadere non sai mai quanto grande sarà il fronte della caduta e che cosa trascinerà a valle nella caduta.
In altre parole, sono vicino alla posizione della signora Merkel. Prima rimettere in ordine i conti di casa e poi tornare a spendere.
Oltre tutto la Merkel sa bene di cosa parla. La Germania – come lei ben sa – fu colpita dall’iperinflazione nel periodo fra le due guerre mondiali. Il denaro non valeva più niente come testimoniano le banconote da un miliardo di marchi con cui all’epoca potevi comprare una pagnotta.
Mi sono spiegato?
Amedeo Ripetti
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Sì è spiegato benissimo. Ma la invito a fare una semplice considerazione. Per rimettere a posto i conti di casa, come dice lei, i tagli alle spese non bastano e tanto meno bastano le tasse che anzi hanno un effetto depressivo. Per risalire la china e ricominciare a pagare i debiti ci vuole una crescita economica che rilanci i consumi, i quali a loro volta rilanceranno la produzione, il lavoro, determineranno più ricchezza e alla fine maggiori entrate fiscali (ammesso e non concesso che tutti pagassero le tasse come dovrebbero. Ma questo è compito dello Stato che non può limitarsi ad appelli etici, deve introdurre punizioni pesanti, compresa la galera).
Dunque ci vuole la crescita. Come la si ottiene? Ovviamente dando crediti all’apparato produttivo. Il che vuol dire mettendo altra liquidità sul mercato. E come si fa? Ci sono due strade parallele. Stampare carta moneta e acquistare i titoli del debito pubblico. La prima strada porterà a un’inflazione controllata (la Banca Centrale potrà rastrellare la liquidità dal mercato se teme che l’inflazione superi il livello di guardia). La seconda strada permetterà di gettare acqua sul fuoco della speculazione internazionale perché la Banca Centrale diventerà prestatore di ultima istanza. Gli investitori stranieri o interni non dovranno più temere di vedere i loro crediti finire in cantina.
La Germania non vuole percorrere né la prima né la seconda strada. E fa male a mio parere. L’esempio americano non la scuote. La Fed ha stampato 2,7 trilioni di dollari in tre anni con i quali ha favorito una prima, timida ripresa. Eppure il debito pubblico americano è tre volte quello dell’area dell’euro in termini nominali.
Ora spero che dopo la batosta elettorale nel land del Nord Reno Westfalia il cancelliere signora Merkel scenda a compromessi.
Se non lo farà sarà il disastro totale per l’Europa e per l’euro.
Hollande con il suo folle programma farà della Francia un’altra Grecia. E in Francia, come altrove, si rafforzeranno i partiti della demagogia e di un nuovo totalitarismo nazionalista. Insomma rischiamo di tornare agli anni Venti e Trenta. E’ questo il futuro che aspetta la povera Europa?