Risparmio energetico fra nuove tecnologie e diffidenza
Che l’architettura sostenibile, o meglio a basso consumo energetico, riscuota sempre maggior successo è un dato indiscutibile. Chi non guarda alla classe energetica di un nuovo intervento in costruzione? Chi ormai non sa cos’è un cappotto isolante?
Sembra che tutti siano molto attenti sia agli aspetti legati al risparmio economico che alla salvaguardia dell’ambiente; ma in fondo chi veramente fra i non addetti ai lavori sa quali sono le tecnologie più innovative e con il minore impatto ambientale?
Nei nostri territori emiliani si continua nella maggior parte dei casi ad utilizzare le stesse tecnologie costruttive di cinquant’anni fa: telaio strutturale in cemento armato, solai in latero-cemento, tamponamenti delle pareti in mattoni forati o in blocchi di laterizio, ecc… Semplicemente sono stati aggiunti degli “strati” (il cappotto, piuttosto che l’isolante termico in intercapedine o all’interno) oppure si sono aggiornate le caratteristiche dei materiali, rendendole migliori o più prestazionali.
In altri paesi d’Europa ed in altre regioni d’Italia più a nord, l’attenzione verso il risparmio energetico ed il benessere interno alle nostre case ha spinto progettisti, imprese e cittadini a scommettere su nuove tecnologie più leggere (facciate ventilate, pareti stratificate in legno e fibre isolanti, tamponamenti a secco realizzati con pannelli…) e con una impronta ecologica di minore impatto.
L’impronta ecologica dei materiali viene valutata dal parametro LCA, o Life Cicle Assessment, che indica la valutazione del ciclo di vita di prodotti e processi e rappresenta uno degli strumenti per comprendere il peso ambientale di ogni prodotto, dalla sua nascita quindi dall’acquisizione delle materie prime fino alla dismissione ed allo smaltimento finale. Grazie a questa valutazione si possono effettuare, a monte del processo di progettazione, delle scelte consapevoli prendendo in considerazione l’intera vita dell’edificio da realizzarsi.
L’incremento del settore della bioedilizia ha generato nuovi campi di ricerca per lo sviluppo di queste tecnologie, dando l’opportunità a una grande quantità di attente imprese di crescere e formare un nuovo settore di mercato, vivace ed innovativo.
In contemporanea gli abitanti stanno sperimentando nuove forme dell’abitare. Pareti leggere piuttosto che di laterizio, pannelli esterni al posto dell’intonaco o del mattone facciavista, nuovi sistemi impiantistici per la regolazione delle condizioni termo-igrometriche all’interno dell’appartamento… Sono tutte scelte che non solo modificano il rapporto dell’abitante con la sua abitazione, ma che progressivamente creano nuovi immaginari, nuovi modelli di riferimento su cosa significa “casa”.
Tutte queste novità stentano a prendere piede nelle nostre città e c’è da chiedersi se questa inerzia al cambiamento sia data da una scarsa capacità di innovazione delle imprese locali piuttosto che dall’attaccamento di ogni emiliano verso il caro mattone simbolo di sicurezza, stabilità e casa. Una cosa è certa, con il settore edilizio in crisi, i costruttori dovranno sapersi reinventare ed offrire una qualità sempre maggiore.