Lo spreco di suolo: un’emergenza anche sismica
In questi giorni in cui gli abitanti dell’Emilia Romagna sono colpiti da eventi sismici che mettono a repentaglio la loro vita e la sicurezza di edifici residenziali, industriali e servizi, sembrerebbe ragionevole riaprire con più forza il tema dell’occupazione del suolo.
La densità edilizia che connota il nostro territorio e anche quello di altre regioni (vedi il caso dei disastri causati dalle inondazioni in Liguria e nella valle del fiume Serchio in Toscana) unitamente alla scarsa applicazione delle norme di salvaguardia e di tutela ambientale, comportano l’aggravarsi degli effetti di fenomeni naturali come le precipitazioni metereologiche o i terremoti.
Anche il fenomeno diffuso del dispendio di suolo agricolo nella nostra regione ha una sua parte di colpa nell’incidenza di questi fenomeni sul patrimonio edilizio: un’espansione incontrollata delle città ha prodotto nel periodo tra gli anni ’80 e ’90 interi quartieri artigianali ormai obsoleti e scarsamente collegati alle principali arterie di trasporto, a discapito di produzioni agricole di qualità che non sono state sufficientemente tutelate e supportate dalla pianificazione locale.
Questi edifici artigianali attualmente vuoti o sottoutilizzati e i molti immobili residenziali sfitti presenti nei centri storici, sono da considerarsi elementi di criticità in caso di fenomeni sismici, perchè su di essi non viene effettuata alcuna manutenzione o controllo periodico che ne verifichi la sicurezza.
Il tema degli immobili sfitti è oggetto di una grande campagna di censimento, “Salviamo il paesaggio, difendiamo i territori”, indetta dal forum italiano dei movimenti per la Terra e il Paesaggio.
Settanta comitati locali, “sentinelle che faranno pressione sulle amministrazioni locali”, si sono organizzati per rendere possibile la compilazione di censimenti comunali di immobili vuoti e per sensibilizzare i cittadini italiani sul consumo del territorio.
Il censimento del patrimonio edilizio esistente agevolerebbe la pianificazione degli interventi di riqualificazione urbanistica, concentrandoli in aree degradate; le politiche di recupero urbano avrebbero effetti positivi dal punto di vista economico con il rilancio dell’attività edilizia e produrrebbero una calmierazione dei prezzi di mercato degli alloggi.
Recuperare l’esistente vuol dire salvaguardare il territorio agricolo, incentivare un’edilizia di qualità, salvare dal degrado interi quartieri delle nostre città, adeguare le costruzioni alle nuove leggi antisismiche ed evitare danni a persone ed edifici in caso di terremoti.