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La Repubblica e Bilderberg, palestre per radical chic


Egregio signor De Carlo, 
l’altra sera ho seguito il programma condotto da Lilli Gruber, anchorwoman del 
canale televisivo La7, di ritorno da Chantilly, Virginia dove il web la dava 
come invitata al consesso annuale del gruppo  Bilderberg, insieme con John 
Elkann della Fiat, Enrico Letta del Pd, Franco Bernabé di Telecom Italia. 
Non che ci si potesse aspettare un chiaro riferimento alla sua partecipazione dato 
il carattere riservatissimo del Club dell'aristocrazia del "proposito",
ma supponevo che ospite e argomento della serata sarebbero stati in tono con le 
nuance percepite al congresso. 
Ospite della serata era Ezio Mauro direttore del 
quotidiano Repubblica , da tempo la voce più vicina al Pd in Italia, e il titolo 
della trasmissione "La repubblica scende in campo?" ,parafrasando la 'discesa in 
campo' dell'anomalia Berlusconi nel 1994, sembrava voler tirare la volata ad un 
coinvolgimento in prima linea del giornale nella formazione di un nuovo partito. 
 
Che i gruppi editoriali e i media in genere siano un potente mezzo per orientare 
le convinzioni e i comportamenti dell'opinione pubblica è fuori di dubbio, ma 
portare il giornalismo ad abdicare al compito di esaminare criticamente le 
affermazioni delle istituzioni e del potere,trasformandosi in una parte di esso,  
mi sembra, forse in una visione antiquata delle cose, un'eresia. 
Ciò detto, ci sono illazioni di ogni tipo sul gruppo Bilderberg e i suoi protagonisti, dal 
pressing sull'economia mondiale, alla forzatura sull' -aut/aut- all'Europa 
-Unione politica/disaggregazione, passando per infinite valutazioni complottiste 
dal sapore di leggende metropolitane nate intorno all'alone di mistero che 
circonda il gruppo e che sollecita le fantasie più disparate. 
Gradirei avere il suo parere in proposito, 
Distinti saluti
Luisella Rech
 
***   ***   ***
 
Ovviamente, cara Signora, un giornale che non sia organo di partito non dovrebbe trasformarsi mai in partito.
Se non altro per rispetto di quella parte di lettori che lo compra non per riceverne propaganda o istruzioni 
ma informazioni o orientamenti
Questa regola è quasi una religione in tutte le democrazie occidentali. Le Monde non è l’organo
dei socialisti francesi così come il New York Times non lo è dei democratici americani,
pur essendo chiarissime le loro preferenze ideologiche e politiche. 
Ma in Italia – come lei sa – ogni cosa s’imbastardisce. E dunque la sinistra italiana anziché avere come
punto di riferimento L’Unità, che conta quanto il due di briscola, si affida a La Repubblica
che ha ben altra consistenza. 
Non credo tuttavia che cambieranno di molto gli equilibri politici.
E sa perché? Perché i giornali in Italia sono diventati merce poco consumata. Calano
le vendite in misura inarrestabile. I giovani preferiscono Internet rispetto alla carta stampata.
E per giovani intendo coloro che hanno meno di 40 anni.
Mi spiace dirlo, avendo dedicato l’intera mia vita al giornalismo scritto. Ma questa
è l’amara realtà.
Quanto al gruppo Bilderberg, tranquilla. Anche quello conta quanto il due di briscola.
Non mi risulta che alcun giornale americano, almeno fra quelli che fanno opinione, abbia pubblicato una sola riga sul meeting
in Virginia. Solo il provincialismo italiano e la partecipazione di una mediocre
anchorwoman ne hanno fatto un evento. Dunque nessun grande fratello, nessun complotto,
nessun mistero ma solo palestre per radical chic.