Le donne e l’architettura
L’architettura è stata per tantissimo tempo disciplina prettamente maschile. Da alcuni anni a questa parte la situazione è cambiata decisamente, tanto che oggi le statistiche attestano che il numero delle donne laureate in architettura si è elevato fino a diventare maggiore di quello degli uomini. Ci sono sicuramente degli aspetti nel realizzare architettura al femminile che raramente si trovano in progettisti uomini: è lo stesso concetto di architettura che viene “vissuto” in modo diverso. C’è una capacità nelle donne architetto di progettare con una sensibilità spesso molto marcata che non tarda a manifestare i suoi riscontri positivi nella progettazione e nelle opere realizzate. Secondo recenti sondaggi, se le città fossero progettate da donne sarebbero luoghi migliori dove vivere. Senza arrivare a questi estremi è pur vero che in un mondo quasi esclusivamente ad appannaggio maschile il tocco rosa si vede e vale la pena di riscoprirlo, così come è certo che l’architettura al femminile si dimostra particolarmente attenta ai bisogni delle persone, alle relazioni umane, alla creazione di un ambiente a misura di chi ci vive. Nascono così idee spesso innovative, ma sempre attente e sensibili alle esigenze dei committenti.
Si tratta di una sensibilità talmente marcata e innata, che raramente rimane progettazione fine a sé stessa o semplice esercizio di stile.
Quando poi questa sensibilità riesce a legarsi ad idee innovative e ardite, scaturisce con tutta la sua energia in veri e propri esempi di genialità assolutamente sopra le righe.
In Italia abbiamo la fortuna di avere una architetto tra le più famose al mondo: Gae Aulenti. Con la sua sensibilità oltre che con le sue grandi doti tecniche e progettuali, ha reso il Museo d’Orsay a Parigi, una vera e propria opera d’arte. Tra gli altri suoi progetti più famosi ci sono anche la ristrutturazione di Palazzo Grassi a Venezia, la realizzazione del nuovo accesso alla stazione S. Maria Novella dalla Fortezza da Basso, l’allestimento del Museo Nazionale di Arte Catalana di Barcellona e, più recentemente, la ristrutturazione dell’Istituto di cultura italiano a Tokyo: tutti interventi che denotano una capacità straordinaria di abbinare all’esistente, un proprio linguaggio, a volte moderno ed innovativo, ma sempre estremamente rispettoso e caratterizzato da grande sensibilità e armonia.
Tra le figure femminili nel campo architettonico forse però più di tutte spicca, a livello internazionale, Zaha Hadid. Si tratta di personaggio che molti conosceranno: basti pensare che è l’architetto donna di maggiore successo al mondo. E’ nata a Baghdad nel 1950, ma da quasi 40 anni vive e lavora in Inghilterra. Ha vinto lo “Stirling Prize”, il riconoscimento di maggior prestigio che un architetto britannico possa ricevere. E’ stata inoltre scelta come la vincitrice per il 2004 del premio di architettura Pritzker Prize; è la prima volta che una donna ha vinto nei 26 anni di storia del Premio; tutto questo non è poco!
In Italia ha lasciato un segno importante, progettando il Maxxi, l’avvenieristico museo d’arte di Roma. Si tratta del primo Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo interamente dedicato alla creatività contemporanea pittorica, scultorea, architettonica e fotografica. Suo è anche il progetto della Nuova Stazione Alta Velocità Napoli-Afragola. Ora sogna di contribuire al progetto della nuova Bagdad, la “sua” Bagdad, che le è rimasta nel cuore per i 20 anni vissuti là e che le è comunque rientrata nel cuore per le grandi opportunità professionali e ecomomiche che implica.
Quando decise di fare l’architetto, racconta Zaha Hadid, “all’epoca c’erano pochi esempi femminili nel mondo dell’architettura”, ma con l’aiuto della famiglia e l’incoraggiamento delle persone che le stavano accanto è riuscita a farsi strada.
Il suo essere donna però, in un settore prevalentemente maschile, non lo ho mai vissuto come un ostacolo perché, dice, “non mi sono mai vista come una donna architetto.” In altre parole, l’unica cosa che un giovane architetto deve fare per farsi spazio in questo mondo è “lavorare duramente.”
Recentemente, dopo anni di successi all’estero, il suo lavoro ha cominciato ad essere apprezzato anche Regno Unito.
Nella sua progettazione ha cambiato il modo in cui vediamo e percepiamo oggi lo spazio. In questo il suo lavoro assume tutta la sua importanza: lei è l’esempio di quanto l’architettura al femminile possa rendersi unica ed estremamente interessante ed innovativa con la sua mobilità fluida e la geometria frammentata che denotano un lavoro che esplora ed esprime il mondo che viviamo dentro, basato sulle sensazioni più profonde, sull’intimità.
Gli edifici di Zaha Hadid sono oggi tra i più convincenti argomenti a supporto della supremazia dell’architettura nella progettazione dello spazio. Cosa ha realizzato con la sua manipolazione inimitable di pareti, solai, tetti, con quegli spazi trasparenti, intrecciati e fluidi, è la prova chiara che l’architettura come arte non ha terminato la sua azione trainante ed è fortemente impegnata nel continuare a creare.
Capacità di creare quindi, di stupire, ma anche intimità , sensibilità e estrema attenzione ai bisogni delle persone, fanno dell’architettura al femminile un aspetto unico e assolutamente irrinunciabile.
Da alcuni anni a questa parte l’architettura al femminile non è più un’architettura parallela o subordinata a quella imposta dagli uomini, ma al contrario apporta un valore aggiunto con la sua ricerca di una visione architettonica sempre nuova, creativa, sensibile e legata fortemente ai bisogni delle persone; questa oggi è l’architettura al femminile.