Quando le favole hanno un brutto finale
FINO A QUALCHE ORA FA era semplicemente il fidanzato della pattinatrice Carolina Koster: in coppia erano belli e vincenti. O al più il fratello più grande che in uno scenario incantevole si gode la merendina gustosa fra un allenamento e l’altro sulle alture altoatesine.
Da oggi Alex Schwazer è un ex atleta marchiato per sempre da un’accusa gravissima: aver barato al gioco, aver cioè fatto uso di sostanze dopanti per arrivare davanti agli altri nella competizione più importante per chi pratica sport, alle Olimpiadi.
Ma Alex è soprattutto un giovane che con il suo comportamento (“è tutta colpa mia, ho fatto tutto da solo, volevo andare più forte” – sono state le sue prime parole dopo la clamorosa esclusione conseguente ad un controllo anti doping) ha gettato discredito gravissimo su tutta la delegazione italiana a Londra.
E questo proprio non ci voleva. Perché dopo due settimane di gara possiamo cominciare anche a dirlo: se escludiamo l’eden della scherma e gli sport cosiddetti minori (che emergono sulle pagine dei giornali e nell’interesse della gente ogni 4 anni per poi sparire immediatamente dopo) queste Olimpiadi andranno per noi in archivio con tanti (troppi) buchi neri. Affogati in piscina, non pervenuti in atletica, carenti negli sport di squadra. E da oggi anche un po’ meno puliti.
Le favole (e quella di Alex con il suo oro di Pechino e la fidanzata innamorata sembrava proprio esserlo) ogni tanto hanno un brutto finale.
Laura.fasano@ilgiorno.net