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Eluana non c’è più, ma le polemiche restano

9 FEBBRAIO 2009: dopo quasi 18 anni di stato vegetativo in una clinica di Udine Eluana Englaro muore portandosi dietro un fardello di polemiche, errori e orrori che in tutta fretta avrebbe portato, in quei giorni drammatici sull’onda di un’emotività senza ritegno, all’approvazione di una legge ad hoc sul testamento biologico.
Da allora tutto tace desolatamente e temiamo continuerà a restare confinato ai margini del dibattito politico se è vero come è vero che neppure un film onestamente laico come la Bella addormentata di Bellocchio è riuscito nell’intento di riaprire il dibattito. Passato l’attimo, insomma, consumato per l’ennesimo volta lo scontro guelfi-ghibellini così caro al nostro Paese (messo in scena anche nel film davanti alla clinica di Udine dove si consumavamo gli ultimi istanti del dramma della ragazza) si è preferito azionare il silenziatore quasi che con la povera Eluana si sia deciso di seppellire (per sempre?) il problema dell’alimentazione artificiale e dell’idratazione, di come in sostanza tutti noi vogliamo essere trattati in caso di coma.
E invece grazie proprio al film di Bellocchio (che francamente avrebbe meritato un diverso trattamento al festival di Venezia) il tema dovrebbe essere ripreso con forza, questa volta con uno stato d’animo più sereno e un atteggiamento più equilibrato.
 La politica, in particolare, che in quei giorni si è distinta per aver fatto scempio della dignità della ragazza e del suo corpo martoriato, dovrebbe trovare al proprio interno la forza per riaffermare la necessità di una legge che disciplini l’antico scontro ideologico sull’eutanasia e sulla libertà di cura.
Perché non vorremmo che ancora una volta, la prossima volta, sia la magistratura a dover colmare un vuoto che la nostra classe politica continua impotentemente a non riempire.

laura.fasano@ilgiorno.net