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Non c’è alternativa al capitalismo

Egregio signor De Carlo,
Ho trovato questa definizione sul vocabolario:
Il capitalismo : sistema economico caratterizzato dalla produzione collettiva
della ricchezza attraverso il lavoro e dalla proprietà privata dei mezzi di
produzione che, attualmente, è caratterizzato da forme di concentrazione dei
capitali in trust.
Sono andata a cercarla perché Ahmadinejad ha detto, durante
la sua recente visita a Cuba: ” il capitalismo è in una strada senza uscita su
diversi fronti, nella politica, l’economia, la cultura “.
Il personaggio in
questione non gode di buona fama ed è probabile che l’intenzione fosse solo di
dare uno sprezzante giudizio in modo da esacerbare la sensazione diffusa che,
come dice lo scrittore americano Adam Haslett, “il patto economico-politico che
si trova alla base della nostra società postbellica è in pieno disfacimento”.

Politica ed economia sembrano invischiate in un pantano dal quale, nemmeno a
prezzo di immani fatiche, si riesce, per ora, a liberarsi.
Possiamo confutare la
tesi di Ahmadinejad con argomentazioni dal tono più concretamente ottimistico e
tecnicamente competenti?
Cosa ne pensa?
Distinti saluti,
Luisella Rech

***   ***   ***

Possiamo e dobbiamo, gentile Signora Rech. Le argomentazioni di Ahmadinejad sono quelle di un paranoico, intollerante, repressivo, fanatico e chi più ne ha più ne metta.

La realtà è che non esiste un altro sistema produttore di ricchezza. Non esiste e non esisterà mai. E sa perché? Perché il sistema capitalistico è la proiezione del carattere dell’uomo. E’ umano nel senso che è naturale. Ed è naturale perché la proprietà privata è connaturata.

Quale è la prima parola pronunciata da un bambino? Mamma, certo. E la seconda? Mio.

Al capitalismo non c’è alternativa. Tutti coloro che hanno cercato di crearne un’altra hanno eretto mostruose dittature, totalitarismi repressivi, teocrazie intolleranti. La storia ne ha fatto e ne farà giustizia.

L’unica alternativa rimane dunque una più corretta applicazione del principio della proprietà privata, cioè del mercato, cioè di un’economia libera. A questo riguardo si scontrarono due tendenze. Quella socialista che privilegia la mano pubblica come motore dell’economia. E quella liberistica che punta sull’individuo e sul suo diritto di realizzarsi nella maniera più completa possibile.

Sempre la storia ha dimostrato che delle due varianti la seconda e non la prima è quella che produce più ricchezza, più benessere, più libertà. Per intenderce è il capitalismo all’americana. Matrice protestante. Primato dell’individuo e non dello Stato. E’ quella che io preferisco. Non perché abiti negli States ma perché è la più dinamica anche se la meno solidale.

Ma ricordi per favore che per distribuirla una ricchezza bisogna prima produrla. E dunque il capitalismo duro e puro, anche se spigoloso, è quello che produce di più e garantisce al tempo stesso il maggior godimento delle libertà civili.

Ricordi anche che lo strumento fiscale va usato con grande riluttanza. Maggiori le tasse, minore la libertà. Questo è lo slogan del Tea Party americano. E anche di quello italiano. Già, proprio così. Anche nell’Italia intossicata dal solidarismo cattosocialista, una volta si diceva cattocosmunista, è nato il movimento che pone l’individuo e non lo Stato al centro della società. Speriamo che si diffonda come accaduto negli States.