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Il pentimento del cialtrone

E’ preoccupante come la tragedia della Costa Concordia sia stata interpretata e vissuta dagli italiani sui social network. Undici morti, 21 dispersi, un paradiso di mare che rischia di restare sfregiato per sempre, il dramma dei superstiti – il tutto dopo appena un giorno dalla sciagura – sono passati in secondo piano di fronte alla figura – più passano i giorni e più cialtronesca appare – del comandante Francesco Schettino. Già, perché questa immagine cialtronesca, resa tale proprio dagli internauti sui social network, dà la dimensione di come la realtà possa essere trasformata da chi pensa di parlare al mondo attraverso un computer. Ed è strano come in questa circostanza, con un impressionante bilancio di vittime, il dolore, la commozione partecipata (anche se talvolta in maniera del tutto esagerata e solo per quella voglia di comparire), le testimonianze di solidarietà e cordoglio, siano state del tutto oscurate da una vera e propria sorta di cazzeggio – mi si perdoni la volgarità – proprio sulla figura del comandante. Non era mai accaduto credo: no davanti a tragedie feroci come quella di Avetrana, né al delitto di Yara Gambirasio o della scoperta del cadavere della povera Elisa Claps, né tantomeno di fronte alla strage in Norvegia o ad altri fatti di cronaca. Ma allora – viene da chiedersi – perché di fronte alla Costa Concordia prevale il voler banalizzare il tutto piuttosto che cercare di capire la tragicità di quei momenti vissuti dai passeggeri e dal dolore che è piombato come un macigno sulle vite di chi ha perso i propri cari?

SU FACEBOOK è apparso di tutto: Schettino vestito da quel Nostromo della pubblicità del tonno con scritto Nostronzo, il simbolo Costa Crociere modificato in Costa Minchia che vado in crociera,  le magliette ‘Vada a bordo cazzo’. Già, sembra che la miccia dell’imbecillità sia stata accesa da quella telefonata tra l’ufficiale della Capitaneria di porto, Gregorio De Falco, e il medesimo Schettino, con il primo a svolgere il proprio lavoro e a intimare a quel comandante cialtrone di risalire sulla nave. E anche in questo caso il furore degli internauti assetati di cavalcare il momento, in un attimo ha innalzato a italico eroe lo stesso De Falco solo perché ha fatto il proprio dovere. Non nascondo che anche al sottoscritto, trascinato dal moto perpetuo della cialtroneria social-networkiana, la voglia di fare una battuta abbia preso il sopravvento. E purtroppo mi è anche uscita. Ma poi ho pensato: sì, ma qui sono morte 21 persone. C’è un’inchiesta per omicidio colposo plurimo e non solo. Forse è il caso di farla finita. Ciò aiuterebbe anche a ricordarsi che in Italia, nel processo penale, vige la presunzione di innocenza fino a prova contraria. E sarà un giudice, di conseguenza, a sentenziare se effettivamente la nave sia finita sullo scoglio per colpa della negligenza del comandante. Oppure, una perizia potrà dimostrare tutt’altro: ossia, come Schettino sostiene, che il medesimo abbia fatto di tutto per evitare conseguenze peggiori.

MA INTANTO, lo stesso Schettino è diventato lo zimbello d’Italia. Anzi, l’Italia all’estero ha rischiato di diventare a sua volta Schettina. Ed ecco allora che un onesto ufficiale di Capitaneria è stato eletto a eroe proprio per salvare l’Italia agli occhi dell’opinione pubblica. Sarà il momento, sarà la fase negativa del nostro Paese, sarà la crisi, la voglia di cazzeggiare di fronte a problemi seri, sarà l’uso improprio dei social network, ma sta di fatto che qui, veramente, 21 persone morte passano in secondo piano di fronte a un comandante un po’ Fantozzi, a un ufficiale Supereroe che Supereroe non è e ora a una femme fatale moldava. Si sono persi la misura, la dimensione della realtà, il senso delle cose. Forse bisognerebbe cliccare un po’ meno sui social network, pensare di più ed essere meno cialtroni (e questo vale anche per il rubrichista). Strano Paese