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Dagong, rating cinese per la Ue

Rating cinese per l’Europa. L’agenzia Dagong s’insedia nel vecchio continente e ora potrà dare voti e giudizi ai prodotti finanziari di Stati e aziende dell’Unione europea, grazie al via libera ottenuto dall’ente di vigilanza, l’Esma: è una delle 34 Credit rating agency con il bollino Ue. Le tre sorelle americane del rating (Standard &Poor’s, Moody’s e Fitch),  che fino ad oggi hanno fatto il bello e cattivo tempo finanziario, sono avvertite: la concorrenza sarà spietata. E forse anche salutare per gli investitori.

Solo pochi mesi fa la Banca centrale europea aveva pubblicato un documento, un working paper, nel quale gli studiosi dell’Eurotower avevano analizzato poco meno di duemila emittenti di titoli derivati (Abs) fino al 2012, con valore di 6 trilioni di dollari. Per nulla rassicurante la valutazione conclusiva: le tre sorelle del rating tendono a dare voti positivi alle banche di grandi dimensioni e alle istituzioni che più frequentemente alimentano il loro business, proprio attraverso l’emissione  di titoli derivati. Le agenzie, stando allo studio, offrono sguardo benevolo e voti conseguenti sul merito di credito a chi si rivolge loro con più assiduità e paga fior di quattrini per ottenere il giudizio (quasi sempre positivo). Ma nel corso dell’ultimo decennio i risparmiatori di tutto il mondo hanno scontato in più occasioni la deludente (se non fallimentare) accuratezza di svariati rating di emissioni, società, Stati.

La nuova entrata minaccia di creare scompiglio tra le sorelle cadute di popolarità dopo gli scandali Usa su mutui subprime e crac Lehman Brothers: Dagong Europe sarà concentrata sui giudizi <corporate>, è figlia della Dagong Global (dominante nei rating dell’estremo oriente) e il fondo Mandarin Capital, finanziato da capitali cinesi e del vecchio continente.

Il gruppo originario non è sfuggito alle critiche di chi intravede nei suoi voti alle società del celeste impero un giudizio parziale e non indipendente, Dagong è comunque riuscita a emergere dal grande mare del business del rating da quando, tre anni fa, iniziò a esprimere valutazioni (non richieste) sugli Stati sovrani. Declassò il debito americano due giorni prima di un’analoga, clamorosa decisione di Standard & Poor’s. Bocciò l’Italia facendola scendere dal club degli Stati di serie A: la motivazione? Il debito tricolore, tanto grande e tanto difficile da ridurre. Profetico il giudizio di fine 2010: il Belpaese è destinato a sprofondare nella recessione.