L'Oriente vicino

Almeno quarantacinque vittime nei nuovi scontri fra India e Pakistan

in Esteri

Di Lorenzo Bianchi

La città di Jammu, nell'India settentrionale al confine con il Pakistan, è interessata da un blackout diffuso accompagnato da suoni di esplosioni intermittenti. Omar Abdullah, il primo ministro del Kashmir controllato dall'India, ha affermato in un messaggio pubblicato sulla piattaforma X di aver udito "sirene in tutta la città e scoppi a intermittenza". Secondo quanto riportato dall'emittente statunitense Cnn, testimoni locali hanno confermato il suono di "sirene e blackout totale" a Jammu.

L'avvocata Deepika Singh Rajawat, residente nella città, ha raccontato che «le esplosioni vanno avanti da circa 20-30 minuti", aggiungendo che si è rifugiata in casa con la sua famiglia. Sono stati avvistati droni nei cieli delle città di Samba e Pathankot, situate rispettivamente nello Stato del Jammu e Kashmir e nel vicino Punjab, e "sono stati ingaggiati" dalle forze armate indiane.  Le autorità di Nuova Delhi hanno inoltre riferito di bombardamenti con artiglieria pesante nella zona di Uri, cittadina situata 102 chilometri a nord di Srinagar, lungo la Linea di controllo (LoC) che separa i territori amministrati da India e Pakistan nella regione del Kashmir.

l'India e il Pakistan continuano ad accusarsi a vicenda di attacchi che dal 7 maggio hanno già provocato decine di morti. New Delhi ha dichiarato che  Islamabad ha lanciato raid notturni con "droni e missili" nella regione di Jammu e Kashmir e anche nel Punjab. "Una storia inventata", ha replicato Muhammad Ishaq Dar, il ministro degli Esteri pachistano. L'esercito di Islamabad ha riferito di aver abbattuto almeno "25 droni di fabbricazione israeliana" lanciati dall'India che ha rivendicato di aver distrutto un sistema di difesa aerea a Lahore in Pakistan. I residenti della città hanno riferito di aver udito il rumore di esplosioni. Le autorità aeronautiche hanno interrotto brevemente e poi riaperto le operazioni presso l'aeroporto locale a Islamabad, la capitale dello Stato.

Nella serata dell'8 maggio forti esplosioni hanno  sconvolto lo scalo aereo della città di Jammu, nel Kashmir indiano, per un sospetto attacco di droni indirizzato su cinque distretti dell'omonima regione. Il ministro degli Esteri di Delhi Subrahmanyam Jaishankar ha dichiarato che "non è intenzione" dell'India "aggravare la situazione". Ma ha avvertito che il Paese risponderà in modo "molto, molto fermo" a qualsiasi azione militare pachistana. L'India infatti sostiene di avere il "diritto di rispondere" all'attacco ai turisti a Pahalgam, in Kashmir, che è costato la vita a 26 persone, principalmente uomini indù. New Delhi ha accusato Islamabad di aver sostenuto l'attacco, una ricostruzione respinta dal Pakistan.

Lo scontro degli ultimi giorni è solo l'ultimo capitolo di tensioni tra le due potenze nucleari che da quando sono state separate alla fine del dominio britannico nel 1947, hanno combattuto diverse guerre per il territorio del Kashmir. Almeno 45 morti sono stati segnalati da entrambe le parti in seguito all'escalation di mercoledì 7 maggio, quando l'India ha lanciato missili, a suo dire, contro "campi di terroristi", e il Pakistan ha reagito con una raffica di attacchi di artiglieria.

Alle prime ore dell'alba del 7 maggio New Delhi ha attaccato quelli che ha definito "siti terroristici" in Pakistan, lanciando l'Operazione Sindoor, in omaggio alle vedove di Phalgam. (Nella foto Reuters/AP/AFP/ATS/ANSA/M. Ang. Muzzaffarabad, una città del Kashmir pachistano). Quello del 7 maggio è il più grave scontro militare tra i due Paesi dal 1999. Il premier del Pakistan, Shehbaz Sharif, ha accusato Nuova Delhi di aver condotto attacchi "vigliacchi" e ha rivendicato di avere "tutto il diritto di rispondere con la forza a questo atto di guerra". Narendra Modi, il capo del governo indiano,  ha rinviato il suo viaggio in Europa.

L'escalation è scattata nella notte tra il 6 e il 7 maggio quando l'India ha annunciato attacchi missilistici contro nove siti che ospitano "infrastrutture terroristiche" situate sul territorio pachistano "dalle quali venivano organizzati e diretti gli attacchi contro l'India", ha affermato il governo in una breve dichiarazione. Il Pakistan ha poi reso noto che 24 raid aerei hanno preso di mira sei località, tra il Kashmir e il Punjab, la provincia più popolosa del Paese al confine con l'India, e ha affermato di aver abbattuto 5 jet indiani. L'esercito indiano ha a sua volta accusato le forze pachistane di aver lanciato "colpi d'artiglieria a Bhimber Gali, nell'area di Poonch-Rajauri", oltre la linea di demarcazione in Kashmir. "Giustizia è fatta", ha esultato in un video su X l'esercito indiano, sottolineando di aver condotto "un'azione concentrata e misurata".

Per il Pakistan uno dei raid aerei indiani ha colpito una moschea di Subhanullah, nel distretto di Bahawalpur nel Punjab - ritenuta dall'intelligence indiana collegata ai gruppi armati del Kashmir -, uccidendo "13 civili tra i quali due bambine di tre anni". Secondo fonti locali, nei raid sul Punjab sarebbero in effetti stati uccisi almeno quattro stretti collaboratori e 10 familiari - tra i quali  la sorella, il cognato e 5 nipoti di Maulana Masood Azhar, fondatore del gruppo terroristico Jaish-e-Mohammed, responsabile dell'attentato al Parlamento indiano del 2001 e dell'agguato kamikaze di Pulwama del 2019, nel quale caddero oltre 40 paramilitari indiani. "C'è il rischio di una guerra totale", ha avvertito la Turchia, alleata del Pakistan.

Il 22 aprile a Pahalgam, una cittadina del Kashmir  ai piedi dell’Himalaya. un attentato era costato la vita a 26 turisti, per lo più indiani. Nuova Delhi ha puntato il dito contro l’avversario di sempre, il Pakistan. Islamabad nega. Le due potenze, entrambe in possesso di testate atomiche, hanno declassato i rapporti diplomatici, sospeso quelli commerciali, chiuso Wagah, il principale valico di frontiera terrestre, e revocato i visti ai cittadini dello stato rivale. Era dal 2000 che non si assisteva a un massacro così grave nel territorio indiano abitato da una maggioranza di musulmani. La carneficina è stata rivendicata da un gruppo del tutto inedito, la “Resistenza del Kashmir” che secondo le autorità di Nuova Delhi sarebbe affiliata agli indipendentisti locali di “Lashkar e- Taiba”. Quest’ultima sarebbe infiltrata e in realtà guidata dall’intelligence pachistana. Questo gruppo armato è sospettato di essere responsabile degli attacchi jihadisti che nel 2008 causarono la morte di 166 persone nella megalopoli indiana di Mumbai.

I media indiani accusano apertamente il generale Asim Munir, il capo dell’esercito pachistano che qualche giorno fa aveva definito il Kashmir la vena giugulare della sua nazione e aveva ribadito l’impegno di Islamabad a sostenere la lotta dei musulmani locali contro il potere centrale dell’India. Tra le prime ritorsioni il governo di Nuova Delhi ha deciso di sospendere il trattato sulla condivisione delle acque del fiume Indo che fu firmato il 19 settembre del1960. Sulla base di quell’accordo l’India ha il diritto di sfruttare il 20 per cento del corso d’acqua. “Qualsiasi tentativo di interrompere o deviare la quota d’acqua dell’Indo che spetta al mio Paese – ha dichiarato il primo ministro pachistano Shehbaz Sharif – sarà considerato un atto di guerra e risponderemo con la massima forza”. Nel febbraio 2019 un kamikaze si fece esplodere nel bel mezzo di un convoglio militare indiano in Kashmir. I due Paesi si ritrovarono subito sull’orlo di un conflitto. Narendra Modi, il premier indiano, revocò lo status di semiautonomia del Kashmir e lo pose sotto il diretto controllo della Federazione.

Durante la notte "Ci sono state sparatorie da postazione a postazione nella valle di Leepa", ha spiegato Syed Ashfaq Gilani, un alto funzionario del governo pakistano del distretto di Jhelum. Il conflitto a fuoco non ha coinvolto la popolazione civile. "La vita è normale. Le scuole sono aperte", ha assicurato. L'esercito indiano ha confermato il breve scambio di colpi di armi leggere esplosi dal Pakistan, al quale ha detto di aver "risposto efficacemente". Sempre oggi, l'esercito indiano ha annunciato di aver distrutto con esplosivi due case nei villaggi di Tral e Bijbeharache, che secondo le autorità, appartenevano alle famiglie degli autori dell'attacco di martedì, il più letale dal 2000. Ieri, secondo l'esercito indiano, un soldato è stato ucciso in uno scontro a Basantgarh. Il primo ministro indiano Narendra Modi ha promesso di dare la caccia agli autori dell'attacco e ai loro complici "fino ai confini del mondo". La polizia indiana ha emesso un avviso che nomina tre dei quattro uomini armati responsabili dell'attacco. Due sono cittadini pakistani. Il terzo è un abitante del Kashmir.

In questo contesto incandescente, l'Onu ha chiesto "una risoluzione pacifica" tra New Delhi e Islamabad. "Esortiamo entrambi i governi a esercitare la massima moderazione e a garantire che la situazione non peggiori", ha affermato Stephane Dujarric, il portavoce delle Nazioni Unite. L’India ha stabilito che che tutti i cittadini pachistani devono lasciare il Paese entro il 29 aprile. Il Pakistan ha dichiarato “i Consiglieri indiani per la Difesa, la Marina e l'Aeronautica a Islamabad persone non grate” e li ha espulsi con effetto immediato. I visti rilasciati ai cittadini indiani saranno annullati, ad eccezione dei pellegrini sikh.

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