L'Oriente vicino

Fermato un russo per l’attentato al numero due dell’intelligence militare di Mosca

in Esteri

Di Lorenzo Bianchi

 C'è una svolta, secondo l'intelligence di Mosca, nelle indagini sull'attentato al generale Vladimir Alekseyev, il numero due del Gru, gli 007 militari: un sessantenne di cittadinanza russa è stato fermato a Dubai ed estradato dalle autorità emiratine, mentre un complice è stato arrestato nella capitale e un altro è fuggito in Ucraina, ha reso noto l'Fsb, l'intelligence di Mosca, affermando che i mandanti sono i servizi segreti di Kiev. Il governo ucraino tuttavia continua a negare ogni responsabilità e evoca un regolamento di conti interno allo spionaggio russo. Lyubomir Korba, nato nel 1960 nella regione di Ternopil, nell'Ucraina sovietica, è ritenuto l'esecutore materiale del tentato omicidio del numero due del Gru Alekseyev che è stato colpito sulle scale del suo appartamento a Mosca da una persona che gli ha sparato tre volte con una pistola Makarov dotata di silenziatore il 6 gennaio. Immagini del canale televisivo Ru-24 hanno mostrato agenti dell'Fsb mascherati scortare un uomo bendato da un piccolo jet, in una località non specificata.
Secondo il Comitato investigativo (Sk) Lyubomir «era arrivato a Mosca a fine dicembre su incarico dei servizi segreti ucraini per commettere un attacco terroristico. Gli inquirenti hanno aggiunto di aver identificato due complici: un uomo, Viktor Vasin, arrestato nella capitale, e una donna, Zinaida Serebritskaya, che sarebbe riuscita a fuggire in Ucraina.
Subito dopo l'attentato il ministro degli Esteri Serghei Lavrov ha puntato il dito sugli ucraini, accusandoli di voler sabotare i colloqui di pace. Nell'ultimo anno le agenzie di intelligence di Kiev hanno preso di mira almeno tre generali russi nella regione di Mosca, accusandoli di coinvolgimento in crimini di guerra, ma sempre con operazioni condotte con esplosivi. Nel caso del generale Alekseyev, invece, il ministro degli Esteri Andrii Sybiha ha negato ogni responsabilità ucraina, suggerendo piuttosto che si sia trattato di «lotte intestine» all'interno degli apparati di sicurezza russi.
Alekseyev era stat0 tra le figure di spicco nella supervisione delle compagnie militari private e sarebbe caduto in disgrazia dopo la tentata rivolta di Yevgeny Prigozhin nell'estate del 2023. Circolava la voce che fosse finito in carcere per un breve periodo proprio a causa dei suoi legami con il gruppo Wagner, anche se, alla fine, aveva mantenuto il suo incarico. In attesa di chiarire meglio i contorni della vicenda (ammesso che ciò avvenga mai), l'attentato al generale è stato visto in Russia come l'ultimo fallimento dei servizi nel proteggere il personale di alto rango all'interno del Paese. 

Il vice direttore della Direzione generale per le informazioni militari (Gru, l'intelligence militare russa), Vladimir Alekseyev, 64 anni, vittima di un attentato il 6 gennaio, è stato operato con successo ed è sopravvissuto. È quanto riferito da una fonte al quotidiano russo «Kommersant». L'alto ufficiale avrebbe ripreso conoscenza. Il generale era in coma farmacologico. Era stato aggredito intorno alle 7 del mattino (le 5 in Italia) nell'edificio nel quale abita, un palazzo moderno in mattoni rossi in un quartiere  nordoccidentale di Mosca. L'attentatore avrebbe teso un'imboscata sul pianerottolo dell'appartamento del generale. Alekseyev era appena uscito di casa per raggiungere il suo ufficio. Secondo alcune ricostruzioni, il generale avrebbe reagito ai primi colpi che avrebbero raggiunto gli arti. L'assalitore lo avrebbe poi ferito gravemente al petto e all'addome prima di fuggire. 

Mosca ha puntato subito l'indice contro Kiev: il tentato assassinio del generale Alekseyev «conferma la determinazione del regime di Zelensky nel provocare continuamente, finalizzata a far saltare il processo negoziale», ha tuonato il ministro degli Esteri Serghei Lavrov, lasciando intendere chiaramente che secondo il Cremlino a sparare è stato qualcuno al soldo dell'Ucraina. Da Kiev in giornata non è arrivato nessun commento, anzi la notizia non ha una grande rilevanza sui media del Paese. L'unico che per ora ha speso parole sulla sparatoria è Denys Prokopenko, comandante del reggimento Azov: «Nessun criminale di guerra che abbia ucciso e torturato soldati e civili, distrutto città, rapito bambini o commesso altri crimini contro il popolo ucraino si sentirà mai al sicuro», ha scritto con tono sinistro, ma senza rivendicare alcuna responsabilità.

Alekseyev ha diretto i negoziati del 2022 a Mariupol, la città nella quale i soldati del reggimento Azov erano asserragliati nel complesso industriale Azovstal. Il militare russo avrebbe «tradito la parola data» sulle condizioni per la resa dei soldati poi presi prigionieri, «affamandoli e torturandoli». L’agguato è andato in scena all'indomani del secondo round di negoziati trilaterali fra Russia, Ucraina e Usa ad Abu Dhabi, trattative che avrebbero segnato passi avanti verso la pace. Al tavolo era seduto anche il capo del Gru, Igor Kostyukov. Alcuni osservatori ricordano che Alekseyev era caduto in disgrazia nell'estate di tre anni fa, all'epoca del tentato putsch di Yevgeny Prigozhin, l'ex chef di Vladimir Putin divenuto padre padrone del gruppo mercenario Wagner. Inviato a mediare, il generale avrebbe fallito nel suo intento tanto che sarebbe finito agli arresti presunti legami con i rivoltosi. Quel che è certo che la rete clandestina ucraina ha già colpito in profondità nelle retrovie russe, con assassinii mirati, attentati e sabotaggi.

Il corpo di Sergei Tropin, viceministro della Giustizia russo dal 1996 al 1997, e' stato trovato in un appartamento nella zona ovest di Mosca. Lo hanno riferito i servizi di emergenza all’agenzia di stampa Tass. «Il cadavere dell'uomo e' stato rinvenuto nel bagno di un appartamento in via Krasnogvardeyskaya 3, senza segni di violenza. La causa della morte e' in fase di accertamento», ha dichiarato la fonte dell'agenzia.

 

Il 27 aprile del 2025 una violenta esplosione alle porte di Mosca aveva ucciso uno degli ufficiali più alti in grado dell'esercito russo, il tenente generale Yaroslav Moskalik, 59 anni, numero due del Gou, il dipartimento operativo dello Stato maggiore (le immagini della deflagrazione al link https://www.google.com/search?q=New+York+Times+video+Moskalik&rlz=1C1GCEA_enIT1016IT1016&oq=New+York+Times+video). Nel 2015 a Parigi aveva ridiscusso gli accordi di Minsk. Aveva comandato una unità dell’armata della Federazione russa in Siria e aveva coordinato la prima fase dell’offensiva su Kiev. Nel 2015 era nella delegazione per il cessate il fuoco per un cessate il fuoco nella guerra del Donbass tra i soldati ucraini e i separatisti filorussi appoggiati dal Cremlino. La notizia dell'omicidio è stata confermata dal Comitato investigativo russo, secondo il quale l’alto ufficiale sarebbe stato fulminato da “un ordigno esplosivo improvvisato” piazzato su un'auto. L'assassinio è stato commesso proprio nel giorno dell'incontro a Mosca tra Putin e l'inviato di Trump, Steve Witkoff. E il governo russo ha subito puntato il dito contro Kiev. Nei mesi scorsi, gli uomini dell’intelligence ucraina hanno già ucciso due generali e diversi ufficiali di grado medio-alto. A dicembre, Igor Kirillov, comandante delle forze speciali per la protezione da contaminazione radiologica, chimica e biologica, era stato assassinato a due passi da casa sua con il suo vice da un ordigno piazzato in un monopattino. Poco meno di due mesi dopo, Armen Sarkisyan, Comandante del Battaglione Arbat, è saltato in aria in un atrio di un complesso residenziale di lusso a causa di una bomba nascosta in un pacco.

Il presunto esecutore dell'assassinio del generale russo Yaroslav Moskalik è stato arrestato in Russia, ha reso noto l'Fsb, l'intelligence di Mosca, denunciando che l'esplosione è stata attivata dall'Ucraina. "E' un agente dei servizi speciali ucraini", denuncia il servizio di sicurezza interno russo. Si chiama Ignat Kuzin, è nato nel 1983 ed è residente in Ucraina. E' accusato di aver sistemato l'esplosivo, che aveva precedentemente prelevato in un nascondiglio nella regione di Mosca, nella Volkswagen Golf parcheggiata di fronte all'abitazione del militare a Balashikha, alle porte di Mosca. Gli inquirenti lo stanno interrogando,

Video verificati dal New York Times mostrano un'auto che esplode improvvisamente e prende fuoco sollevando verso il cielo un'enorme colonna di fumo nero. Secondo i giornali russi, il generale Moskalik non si trovava a bordo dell'auto, una Golf Volkswagen, ma nelle immediate vicinanze, davanti a una serie di palazzi di Balashikha, una cittadina appena a est di Mosca. Gli investigatori sostengono che a far esplodere l'auto sia stato un ordigno imbottito di frammenti metallici in modo da provocare il massimo danno possibile. E l’agenzia di stampa Reuters riprende indiscrezioni del canale Telegram Baza - che si ritiene abbia fonti all'interno delle forze dell'ordine russe - secondo le quali la bomba sarebbe stata fatta esplodere a distanza.

Da quando le truppe del Cremlino hanno invaso l'Ucraina, in Russia sono stati uccisi diversi alti ufficiali, ma anche persone note per il loro sostegno all'aggressione militare ordinata da Putin. In alcuni casi, come nell'attentato che ha ucciso il generale Igor Kirillov, da fonti ucraine sono arrivate dichiarazioni che sono state largamente interpretate come una rivendicazione di Kiev. “Ci sono motivi per credere che i servizi speciali ucraini siano coinvolti nell'omicidio” del generale Moskalik, ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova. Il Cremlino ha commentato l'uccisione accusando Kiev di “continuare a essere coinvolta in attività terroristiche sul territorio” russo.

Il 14 maggio 2024 il primo obiettivo delle manovre di Vladimir Putin sui vertici militari è stato il ministro della difesa Sergej Šojgu, 68 anni, titolare del dicastero dal 2012, al governo dai tempi di Eltsin, scomparso dai radar per diversi giorni dopo la rivolta del capo dei paramilitari del gruppo “Wagner” Evgenij Prigožin. Al suo posto lo zar ha voluto un fedele economista. E ‘Andrei Belousov (nella foto), uno dei tanti vicepremier, esperto di razionalizzazione della spesa pubblica. Da lui Putin si aspetta un profondo repulisti del dicastero che è arrivato a spendere risorse ormai pari a quelle dei tempi della guerra fredda. Secondo i calcoli più recenti lo sforzo bellico in Ucraina assorbe il 6,7 per cento del Prodotto Interno Lordo. Negli anni ottanta aera arrivato al 7,4. I problemi del ministero affidato ora a Belousov erano affiorati di recente con l’arresto di Timur Ivanov, uno dei viceministri incaricati di controllare i progetti di costruzione militare. Secondo Serghej Markov, un  analista molto vicino al Cremlino “la corruzione talvolta oltrepassa qualsiasi limite ragionevole”.

In questo frangente tempestoso resta al suo posto il capo di stato maggiore Valerij Gherasimov. Šojgu transita al ruolo di segretario del Consiglio di sicurezza nel quale siedono molti fedelissimi di Putin. L’ingresso dell’ex ministro della difesa è contemporaneo alla fine, dopo 16 anni, della presidenza di Nikolaj Patrushev, il più antico padrino di Vladimir Putin, l’uomo cresciuto come il presidente fra gli 007 del Kgb, membro della ristretta cerchia degli originari di San Pietroburgo. La sua influenza era aumentata al punto che circolava la voce che il figlio Dmitry potesse succedere a Putin. Il destino di Nikolaj Patrushev è ancora indefinito. Potrebbe essere recuperato come vicepresidente dello stesso consiglio di sicurezza oppure come Capo dell’amministrazione del Cremlino al posto dello scialbo Anton Vajno. In ogni caso Šojgu guiderà il servizio federale per la cooperazione tecnico – militare con ampi poteri di supervisione. Il figlio Dmitry Patrushev invece lascia il ministero dell’agricoltura, ma diventa uno dei dieci vice primi ministri.

Secondo Il capo del Consiglio di Sicurezza ucraino Oleksandr Lytvynenko il rimpasto è un segnale che Mosca si prepara “a una guerra di lungo periodo”. Dmitry Peskov, il portavoce del Cremlino, in sostanza conferma questa interpretazione. Ha spiegato infatti che la nomina dell'economista, che era vice premier dal 2020 dopo essere stato consigliere del presidente per gli affari economici per sette anni, è motivata dalla necessità di "innovare" le spese per la difesa. Tatiana Stanovaya, del Carnegie Russia Eurasia Centre e fondatrice del centro di analisi R. Politik, sostiene che l'obiettivo di Putin è quello di "rafforzare l'efficienza della produzione di armi per rispondere in maniera ottimale alle necessità militari".

Il 23 aprile  erano scattate le manette ai polsi del viceministro russo della difesa Timur Vadimovich Ivanov. Era accusato di aver intascato tangenti, ha scritto su “Telegram”  il Comitato investigativo della Federazione. Ivanov rischia una multa salata o dieci anni di carcere. L’alto ufficiale era stato colpito dalle sanzioni dell’Unione Europea perché è il responsabile della costruzione di strutture militari. Nel 2022 è stato al centro di un’indagine della Fondazione anticorruzione di Aleksei Naval’nyj . Di recente avrebbe supervisionato i progetti di ricostruzione di Mariupol caduta sotto il controllo di Mosca dopo mesi di assedio. Nella stessa giornata il ministro della difesa russo Serghei Shoigu ha annunciato che la Russia “aumenterà l'intensità” dei suoi bombardamenti anche “sui depositi di armi provenienti dall'Occidente”, dopo lo sblocco nel Congresso americano del nuovo pacchetto di aiuti da 61 miliardi di dollari. Dopo aver parlato con Joe Biden, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha detto di aver avuto dal capo della Casa Bianca l'assicurazione che tra le armi che verranno consegnate a Kiev figurano i missili balistici Atacms, con una gittata fino a 300 chilometri. E la Gran Bretagna ha annunciato il maggiore pacchetto singolo di aiuti militari all'Ucraina, che comprende nuovi fondi per 500 milioni di sterline (580 milioni di euro) e forniture di armamenti, tra i quali 1.600 missili e quattro milioni di munizioni.

Gli alleati occidentali non possono tuttavia aiutare Kiev a risolvere quello che gran parte degli osservatori indica come il problema più grave: la carenza di uomini, mentre le forze russe continuano la loro lenta avanzata nella regione del Donbass in direzione ovest. Un segnale in questo senso è stato l'annuncio del ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba sulla sospensione della fornitura dei servizi consolari agli uomini in età militare che per evitare di essere mandati al fronte sono fuggiti o, trovandosi già all'estero, non hanno voluto rientrare. Tenuto conto di questa situazione, risulta chiara l'importanza che i dati sui caduti rivestono per il morale degli eserciti in campo, e quindi le differenze enormi nelle notizie diffuse al riguardo dalle parti, a volte contraddittorie. Se Shoigu ha appunto parlato di quasi 500.000 ucraini eliminati - presumibilmente tra morti e feriti gravi - una cifra simile era stata fornita recentemente dallo Stato maggiore di Kiev riguardo alle perdite russe, vale a dire 450.000 soldati. Lo scorso febbraio Zelensky ha invece parlato di 180.000 russi uccisi, ammettendo la morte di 31.000 ucraini. Già nell'agosto dell'anno scorso funzionari americani avevano invece parlato di 70.000 ucraini uccisi. Mentre una recente inchiesta di Bbc Russia e del gruppo media indipendenti Mediazona ha stimato in 50.000 i russi morti, a cui vanno aggiunti 23.400 soldati provenienti dai territori controllati da Mosca nelle regioni di Donetsk e Lugansk annesse alla Russia. Si registrano intanto nuove vittime tra i civili per i bombardamenti da entrambe le parti. Il governatore della regione ucraina di Kherson ha detto che una donna è stata uccisa in un attacco russo su un villaggio. Kharkiv, nell'Ucraina nord-orientale, dove ieri era stata abbattuta la torre della televisione ha subito nuovi raid di Mosca. I russi fanno invece sapere che tre persone sono state ferite in un attacco di droni ucraini a Shebekino, nella regione russa di confine di Belgorod.

 

comments powered by Disqus