Gli Hezbollah filoiraniani respingono la tregua in Libano
Di Lorenzo Bianchi
Almeno 29 persone sono state uccise e altre 133 sono rimaste ferite il 9 giugno nei bombardamenti israeliani in Libano. Lo riferisce il ministero della Sanità libanese nel suo ultimo bilancio quotidiano. Secondo le autorità sanitarie di Beirut, salgono ad almeno 3.666 le persone uccise dall'inizio della nuova fase della guerra nel Paese dei cedri, cominciata il 2 marzo scorso, mentre i feriti sono almeno 11.321. I rappresentanti di diverse comunità cristiane di Tiro, nel sud del Libano, hanno lanciato un appello al presidente libanese Joseph Aoun e al comandante dell'esercito, Rodolphe Haykal, entrambi cattolici-maroniti, chiedendo di salvare la Città vecchia. E questo dopo un ordine di sfollamento forzato diffuso da Israele e che include anche il quartiere cristiano nella Città vecchia. «La Città vecchia è il cuore di Tiro e qualsiasi attacco contro di essa sarebbe una catastrofe nazionale», si legge nella dichiarazione dei responsabili religiosi, che ricordano la presenza di civili e di un patrimonio culturale e religioso secolare. I capi delle Chiese chiedono «sforzi politici e di sicurezza immediati» per preservare la possibilità della popolazione di rimanere sul posto e sollecitano la comunità internazionale e le agenzie delle Nazioni Unite ad assumersi la loro «responsabilità morale» nella protezione dei civili secondo il diritto umanitario internazionale. L'arcivescovo greco-melkita di Tiro, Georges Iskandar, ha affermato che resterà in città tra la sua gente nonostante l'ordine di sfollamento emesso dallo Stato ebraico. «Restiamo nella città di Tiro, tra la nostra gente», ha detto, «come fecero i nostri padri e i nostri nonni prima di noi, e come restano oggi nella loro terra, nei loro villaggi e nelle loro città i figli resistenti del sud».
L'intesa annunciata a Washington prevede un cessate il fuoco condizionato allo stop completo delle azioni di Hezbollah e all'allontanamento dei suoi miliziani dall'area a sud del fiume Litani. Il testo prevede anche la creazione di «zone pilota» nel sud del Libano, affidate al controllo esclusivo dell'esercito libanese. Il testo impone obblighi a Hezbollah, senza fissare un ritiro rapido delle truppe israeliane. Il premier libanese Nawaf Salam ha annunciato l'inizio del dispiegamento dell'esercito in alcune aree come «primo passo pratico e tangibile». Le manovre sono avvenute per ora solo in una località a maggioranza cristiana vicino a Marjayoun, dopo un limitato ripiegamento israeliano verso Khiam.
Nuovi colloqui sono previsti a Washington il 22 giugno anche se il nodo resta l'applicazione concreta dell'intesa. Il leader degli Hezbollah Naim Qàssem ha definito l'accordo «una capitolazione e una sconfitta», invitando il Libano a «porre fine alla farsa e all'umiliazione dei negoziati» con Israele. Per Qàssem, che torna a chiedere un cessate il fuoco complessivo e il ritiro israeliano da tutto il Libano, «non ci sarà sicurezza per il nord di Israele senza sicurezza per i villaggi del sud del Libano». Anche l'Iran ha rilanciato il sostegno a Hezbollah. Esmail Qaani, il comandante delle Forze speciali Quds dei Pasdaran, , ha ribadito l'urgenza di un ritiro israeliano dal sud del Libano. Nella Striscia di Gaza, secondo fonti mediche locali, almeno undici persone, tra le quali quattro bambini, sono state uccise in un raid israeliano nella città di Gaza.
In Israele l'accordo col Libano è entrato inevitabilmente nella campagna elettorale: il ministro della difesa, Israel Katz, lo ha definito «un grande risultato», sostenendo che l'intesa «può aprire la strada a una pace con lo Stato libanese», al disarmo degli Hezbollah e al loro allontanamento dai territori a sud del fiume Litani, garantendo a Israele «sicurezza» e «libertà di azione». Il ministro della sicurezza nazionale, Itamar Ben Gvir, ha parlato di «grave errore», accusando i consiglieri del premier, Benjamin Netanyahu, di trascinarlo verso decisioni sbagliate. Per Ben Gvir, «lo Stato libanese è un partner di Hezbollah» e il governo israeliano deve saper dire «no» anche al presidente degli Stati Uniti.
Israele è avanzato ben oltre il fiume Litani, dichiarando 'campo di battaglia un'area fino a 50 chilometri dal confine con lo Stato ebraico. Le Forze Israeliane di Difesa martellano il Paese, prima di un possibile nuovo cessate il fuoco che potrebbe essere annunciato il 2 giugno dagli Stati Uniti al termine dei colloqui previsti a Washington tra delegazioni israeliane e libanesi. La presa del castello di Beaufort, un'altura strategica che domina Nabatiye e le vie verso Tiro e Sidone, taglia in due il Libano meridionale e isola Hezbollah dalle sue retrovie. Il movimento sciita filoiraniano mostra però di essere ancora in grado di colpire il del settentrione dello Stato ebraico. In questo contesto, la Francia, alleata di Israele ed ex potenza coloniale in Libano, ha chiesto una riunione urgente del Consiglio di sicurezza dell'Onu, convocata per il pomeriggio del primo giugno. Secondo il bilancio ufficiale libanese 3.412 persone hanno perso la vita dal 2 marzo. Il ministro degli esteri francese Jean-Noël Barrot ha dichiarato che «nulla può giustificare la prosecuzione delle operazioni militari israeliane in Libano e un'occupazione sempre più profonda del territorio libanese».
L'esercito israeliano ha confermato di aver preso il controllo del castello di Beaufort, circa 25 chilometri oltre la linea di frontiera. La fortezza medievale domina uno degli affluenti del Litani e l'area di Nabatiye, ed è da secoli uno strategico punto di controllo militare. La sua conquista permette alle forze israeliane di controllare le principali arterie tra Bekaa occidentale, Nabatiye, Sidone e Tiro, creando gravi problemi alla popolazione civile e alle linee di movimento di Hezbollah nel sud del Libano. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha rivendicato l'operazione come un cambio di fase: «Ho dato istruzioni all'esercito di estendere la manovra in Libano. Hanno attraversato il Litani e conquistato Beaufort», ha detto, ordinando di «consolidare ed estendere» la presa israeliana sui territori che, secondo Israele, erano sotto controllo di Hezbollah che, però, respinge la versione israeliana. Il deputato Hassan Fadlallah ha affermato che il castello di Beaufort è un sito archeologico e non una postazione militare del movimento. Secondo Fadlallah, presentare la fortezza come obiettivo militare rientra nella narrativa israeliana usata per giustificare l'espansione delle operazioni nel sud del Libano. L'esercito israeliano ha intanto ordinato l'evacuazione dell'intera area a sud del fiume Zahrani, circa 40 chilometri dalla frontiera. L'Unicef denuncia una strage di bambini. Nonostante il cessate il fuoco soltanto nell'ultima settimana sono stati uccisi o feriti nel Paese dei cedri 77 bambini, undici al giorno.
I raid israeliani sono continuati in diverse zone del sud e della Bekaa. Altri bombardamenti hanno colpito Jebshit, Debbin, Abbassiye e l'area tra Smaiye e Maaliye, mentre l'esercito israeliano ha effettuato nuove demolizioni di edifici a Kunine, nel distretto di Bint Jbeil. Nella regione di Tiro, un attacco vicino all'ospedale Hiram ha ferito 13 membri del personale sanitario e causato gravi danni alla struttura, secondo il ministero libanese della Sanità. Bombardamenti sono stati segnalati anche sulla catena montuosa orientale attorno a Nabi Shit, al confine con la Siria.
Una soldatessa israeliana è morta e un suo commilitone è stato ferito in un attacco di droni a Shomera nel settore occidentale del confine con il Libano. Il Comando del Fronte Interno israeliano aveva precedentemente annunciato che le sirene erano suonate a Kiryat Shmona e a Manara, nel settore orientale del confine con il Libano dopo che si era infiltrato un drone. L'emittente radiotelevisiva pubblica israeliana Kan ha successivamente confermato che diversi membri delle forze di sicurezza di una città della Galilea sono rimasti feriti in seguito a un'incursione, aggiungendo che i feriti si trovavano a prestare soccorso a soldati a loro volta colpiti durante un'altra incursione. L'emittente radiotelevisiva israeliana ha dichiarato che "Hezbollah prende di mira i soldati con attacchi di droni e poi ne lancia altri contro le forze di soccorso".
Gli Hezbollah sciiti avrebbero messo a punto un’arma già sperimentata in Ucraina. Si tratta di piccoli quadricotteri pilotati grazie a sottili cavi in fibra ottica che eludono i sistemi di intercettazione elettromagnetica. Sono telecomandati con visori digitali. Il caso può essere lungo dai 15 ai 25 chilometri. Così gli Hezbollah sciiti libanesi alleati dell’Iran hanno già ucciso undici soldati dello stato ebraico. Colto di sorpresa lo Stato maggiore israeliano ha addirittura contattato i pescatori del mare di Galilea per farsi prestare una grande quantità delle loro reti da pesca. Il 27 maggio Israele ha lanciato attacchi su vasta scala contro il Libano, anche nei pressi della città di Tiro, mentre Hezbollah ha affermato che i suoi combattenti si sono scontrati con le forze israeliane oltre la «linea gialla» nel sud del Paese, nonostante il cessate il fuoco.
Hamas ha confermato l'uccisione in un raid israeliano la sera del 26 maggio di Mohammed Odeh, leader dell'ala militare delle Brigate al-Qassam. Odeh era stato nominato solo 11 giorni fa, in sostituzione di Izz al-Din al-Haddad, anche lui ucciso dall'Idf il 15 maggio in un raid dalle dinamiche quasi identiche: in entrambi i casi in un doppio attacco via aerea, con due obiettivi differenti nel quartiere Rimal a Gaza City che hanno portato all'uccisione anche della moglie e un figlio di Haddad, e della moglie e tre figli di Odeh. In entrambi i casi con il coinvolgimento dello Shin Bet, il servizio di intelligence interna israeliano. Quest'ultimo in una nota ha comunicato che l'attacco è seguito «a mesi di monitoraggio dell'intelligence e di attività di sorveglianza operativa», scovandoli nei momenti più esposti, emersi dalle case rifugio per andare a trovare i familiari. Una foto aggiornata di Odeh, che in precedenza serviva come capo dell'intelligence di Hamas e viveva in clandestinità, era circolata sui social media di Gaza nell'immediatezza della nomina. «Continueremo a cercare chiunque abbia preso parte al massacro del 7 ottobre. Prima o poi arriveremo a tutti», ha detto il premier Netanyahu nell'annunciare l'eliminazione. «Sono morti che camminano», ha aggiunto il ministro della Difesa Katz, confermando che Israele intende proseguire ad oltranza con gli omicidi mirati di tutta la catena di comando di Hamas, che ancora gestisce circa il 40% della Striscia di Gaza dopo il cessate il fuoco (armato) di ottobre. Nell'immediatezza dell'attacco del 7 ottobre 2023, le Forze Israeliane di difesa avevano diffuso una grafica con i 16 volti dei massimi ricercati tra la leadership delle Brigate al-Qassam. Dopo quasi tre anni, e con l'uccisone di Odeh, rimane in vita solo uno dei sedici. E’ Imad Akel, considerato uno dei veterani e dei membri più esperti dell'ala militare, attualmente alla guida delle operazioni nella Striscia.
Itamar Ben Gvir. leader del partito israeliano di estrema destra Otzma Yehudit e dal 2022 ministro della sicurezza nazionale nel sesto governo di Benjamin Netnyahu, il 20 maggio ha diffuso sui social un video che lo riprende mentre attraversa un hangar del porto di Ashdod nel quale sono stati radunati gli oltre 400 attivisti della Global Sumud Flotilla, tra i quali una trentina di italiani, fermati la sera prima in acque internazionali al largo di Cipro e della Striscia di Gaza, dove erano diretti nel tentativo di rompere - come le missioni precedenti - il blocco israeliano e di portare aiuti umanitari. «Ecco come accogliamo i sostenitori del terrorismo», declama. Le immagini riprendono decine di persone bendate e inginocchiate, le mani legate e la faccia a terra In serata gli avvocati dell'ong Adalah, che prestano assistenza legale agli attivisti, hanno poi riferito che molti dei fermati hanno denunciato «violenze estreme, umiliazioni sessuali e gravi ferite da parte delle autorità israeliane», durante e dopo l'intercettazione in mare delle barche, con l'uso di «taser e di proiettili di gomma»: almeno tre persone sarebbero state ricoverate in ospedale e poi dimesse.
Le proteste sembrano isolare sempre più Benyamin Netanyahu, finora sopravvissuto all'indignazione internazionale per le stragi di decine di migliaia di civili a Gaza dopo il massacro del 7 ottobre da parte di Hamas, e alle precedenti reazioni muscolari alle diverse missioni della Flotilla, con abbordaggi in mare, arresti ed espulsioni. Tanto da fargli prendere le distanze da uno dei ministri che tiene in piedi il suo governo: «Abbiamo tutto il diritto di impedire alle flottiglie di sostenitori di Hamas di entrare nelle nostre acque territoriali e di raggiungere Gaza. Tuttavia, il modo in cui il ministro Ben Gvir ha trattato gli attivisti non è in linea con i valori e le norme di Israele», ha dichiarato il premier in una nota, riferendo di aver «dato istruzioni di espellere i provocatori il prima possibile» in risposta allo stesso ministro che, nel video, gli aveva chiesto di consegnarglieli «a lungo» per «metterli nelle carceri dei terroristi».Ma il leader di Potere ebraico, già in campagna elettorale, non sembra voler fare alcun passo indietro. «Israele ha smesso di essere un bambino che prende schiaffi - ha replicato a Sàar il leader di Otzma Yehudit, sempre via social -. Non porgeremo l'altra guancia».
Diciotto persone hanno perso la vita e centoventiquattro hanno subito ferite nel sud del Libano da quando le parti, nei colloqui diretti negli Stati Uniti, hanno sottoscritto un'estensione di 45 giorni del cessate il fuoco entrato ufficialmente in vigore lo scorso 17 aprile. È stato ucciso anche un ufficiale delle Forze Israeliane di Difesa, fulminato nel Libano meridionale durante un attacco di Hezbollah con droni esplosivi. Gerusalemme ha comunicato di aver eliminato altri leader di Hezbollah nel sud del Paese dei Cedri e a Gaza due comandanti di Hamas che avevano partecipato al massacro di 1200 israeliani il 7 ottobre, Le Forze Israeliane di Difesa sostengono di aver «neutralizzato» Izz ad-Din al-Haddad, il capo dell'ala militare di Hamas nella Striscia, in un edificio residenziale nel quartiere di Rimal, un sobborgo di Gaza City. Notizia poi confermata anche da Movimento di Resistenza Islamica. I media locali hanno trasmesso immagini della cerimonia funebre.
L'agenzia statale di stampa libanese Nna ha riferito di attacchi su almeno cinque villaggi del sud, preceduti da un esodo di residenti verso la città meridionale di Sidone e in direzione della capitale Beirut. I militari israeliani avevano avvertito gli abitanti di nove villaggi nelle regioni di Sidone e di Nabatieh di evacuare le abitazioni in vista degli attacchi. Un raid israeliano aveva già colpito il 15 maggio un centro del Comitato Islamico per la Salute, legato secondo Israele a Hezbollah, nella città meridionale di Hanuf. Sei le vittime, tra le quali tre infermieri, secondo il ministero della Salute libanese. Una tregua che non c’è secondo i libanesi che a migliaia hanno lasciato le loro case dall'inizio di quest'ultima ripresa del conflitto il 2 marzo: «Questa non è una tregua finché continuano gli attacchi israeliani contro il sud e la sua popolazione, con morti, feriti e distruzioni», ha detto all'agenzia di stampa francese Afp Ali Salameh, 60 anni, da una scuola di Beirut dove è sfollato. Altri hanno affermato di sostenere Hezbollah nella lotta contro Israele per rappresaglia contro i suoi attacchi. «Che razza di tregua è questa quando hanno appena minacciato i villaggi e la gente viene sfollata? Dov'è lo Stato? Noi siamo solo con la resistenza», ha detto Nawal Mezhir, anche lei sfollata dal sud.
Itamar Ben Gvir ha sventolato la bandiera israeliana sul Monte del Tempio prima della marcia per la Giornata di Gerusalemme nella Città Vecchia, la ricorrenza che celebra la conquista israeliana di Gerusalemme Est il 14 maggio del 1967. "Abbiamo – ha detto secondo il quotidiano israeliano Times of Israel - ristabilito il controllo sul Monte del Tempio, grazie alla determinazione e alla deterrenza. Il Monte del Tempio ora è nelle nostre mani". Ben Gvir era accompagnato da Yitzhak Kroizer, un deputato della sua compagine politica che aveva già visitato il sito in mattinata e che poi aveva scritto su Facebook: "È giunto il momento di liberarci di tutte le moschee e di lavorare alla costruzione del Tempio!"
Ben Gvir ha più volte contestato lo status quo del luogo religioso nella Città Vecchia di Gerusalemme. Gli ebrei, infatti, possono visitare il complesso, ma non pregare sul posto. Le immagini diffuse da Otzma Yehudit mostrano i due esponenti politici mentre cantano e ballano sventolando la bandiera israeliana nel complesso religioso noto agli ebrei come Monte del Tempio e ai musulmani come Spianata delle Moschee, terzo sito più sacro dell'Islam e sede della moschea di Al Aqsa, uno dei luoghi più sensibili del conflitto israelo-palestinese. Il ministro israeliano della Difesa Israel Katz durante la cerimonia annuale di commemorazione della riunificazione di Gerusalemme nel 1967 ha dichiarato: “L'Iran ha subito colpi estremamente duri nell'ultimo anno, eppure la nostra missione non è ancora conclusa. Dobbiamo portare a termine gli obiettivi della campagna".
Secondo il ministero della sanità libanese, tre attacchi israeliani con droni a sud di Beirut il 13 maggio hanno ucciso otto persone, tra le quali due bambini. Un altro velivolo israeliano senza pilota ha colpito un furgone a Sidone. Il conducente del mezzo è stato fulminato e un'altra persona è rimasta ferita. L'esercito israeliano afferma di aver colpito nelle ultime 24 ore oltre «40 infrastrutture» di Hezbollah nel sud del Libano, tra le quali «depositi di armi» ed «edifici definiti a uso militare». Secondo la stessa fonte, sono stati uccisi combattenti considerati «una minaccia» per le forze dello stato ebraico e sono stati colpiti «lanciatori pronti al tiro verso il territorio israeliano».Una versione in parte smentita dal governo di Beirut, secondo il quale nelle ultime 36 ore i raid israeliani hanno ucciso 21 persone, tra le quali un soldato dell'esercito e due soccorritori. I funerali dei due paramedici si sono svolti a Sidone nella commozione generale. Hezbollah ha rivendicato azioni contro un carro armato ad Ainata e contro un gruppo di soldati che tentavano di avanzare a nord di Bint Jbeil.
Le Forze di difesa d'Israele (in acronimo inglese Idf) confermano di aver ucciso il 6 maggio a Beirut, in un attacco aereo, Ahmed Ghaleb Balout, il comandante delle unità Radwan, le forze speciali degli Hezbollah libanesi. È stato il primo raid sulla capitale del Paese dei cedri dall'entrata in vigore, il 16 aprile, del cessate il fuoco. Balout sarebbe stato colpito nei sobborghi meridionali di Beirut, considerati una delle roccaforti degli Hezbollah. Secondo quanto riferito dai militari dello stato ebraico Balout aveva ricoperto diversi ruoli nella forza Radwan, incluso quello di capo delle operazioni. Durante la guerra e anche recentemente avrebbe diretto «decine» di aggressioni ai militari israeliani nel Libano meridionale, compresi lanci di missili anticarro guidati. Le forze armate israeliane sostengono inoltre che avesse «promosso gli sforzi per ripristinare le capacità operative dell'unità della forza Radwan, in particolare l'attuazione del piano «Conquistare la Galilea», la regione settentrionale di Israele. L'Agenzia Nazionale di Stampa libanese (NNA) riferisce che i raid aerei israeliani sulle citta' di Doueir, Harouf e Haboush, nel distretto di Nabatieh, nel Libano meridionale, hanno causato la morte di 11 persone, tra le quali due bambini.
Il caos nel sud del Libano prosegue coinvolgendo ancora i gli oltre mille caschi blu italiani. L'ennesimo segno dell'instabilità della tregua è il razzo di Hezbollah finito contro la base del contingente italiano a Shama, nel settore Ovest della missione Unifil dell’Onu. Il missile a corto raggio per fortuna non ha provocato feriti ma si sarebbe schiantato in campo aperto e nell'impatto a terra, una scheggia avrebbe forato la gomma di un mezzo. Il pezzo di artiglieria, da 107 millimetri, è generalmente utilizzato dalle milizie sciite. I loro lanci ora sono tornati ad intensificarsi. Meno di un mese fa, il 12 aprile scorso, alla vigilia della visita del ministro degli Esteri Antonio Tajani a Beirut, erano state le unità delle Forze Israeliane di Difesa a finire sotto i riflettori per lo speronamento di due veicoli italiani da parte dei carri armati israeliani, così come alcuni giorni prima erano stati esplosi dei colpi di avvertimento, con un proiettile caduto a un metro di distanza dai nostri militari. Al contingente francese qualche settimana fa è andata decisamente peggio.Due caschi blu sono stati uccisi durante un'imboscata: Parigi ha accusato dell'attacco Hezbollah, che però ha negato ogni coinvolgimento. Solo lunedì scorso il ministro Crosetto ha visto il sottosegretario generale Onu per le operazioni di pace, Jean-Pierre Lacroix, valutando la possibile estensione del mandato Onu in Libano oltre il 31 dicembre, prevedendone il rafforzamento anche attraverso regole di ingaggio diverse e parallelamente il potenziamento delle capacità delle Forze armate libanesi.
L'esercito israeliano ucciderà qualsiasi combattente di Hezbollah nell'area del Libano meridionale che si estende dal confine israelo-libanese fino al fiume Litani, circa 30 chilometri a nord. «Ho dato l'ordine di trasformare l'area del Libano meridionale fino al Litani in una zona di fuoco letale per qualsiasi terrorista di Hezbollah», si legge nel comunicato che cita il tenente generale Eyal Zamir, capo di stato maggiore delle Forze Israeliane di Difesa, durante una visita alle truppe dello stato ebraico schierate in territorio libanese. La mappa pubblicata ieri dall'esercito israeliano, nella quale una nuova Linea Gialla ridisegna di fatto la Linea blu di demarcazione fissata dalle Nazioni Unite, viene bollata dai media del Paese dei cedri come «un'annessione di territori libanesi, incluse le zone controllate da Israele in Siria». Si tratta di centinaia di chilometri quadrati lungo la Linea blu, e include oltre 30 città e villaggi. Gli Hezbollah sciiti, letteralmente il «Partito di Dio», si dicono contrari ai colloqui diretti e decisi a «spazzare via» la linea gialla tracciata e imposta dai militari dello Stato ebraico, che equivale a una perdita del 5,8 per cento dell'intero territorio libanese. Secondo il presidente del Parlamento Nabil Berri, Washington «si sta adoperando per estendere il cessate il fuoco», mentre l'account in lingua araba della Casa Bianca su X ha condiviso un video realizzato da un gruppo di attivisti con l'intelligenza artificiale. Nella sequenza, intitolata «Make Lebanon Great Again», il presidente Joseph Aoun e il primo ministro Nawaf Salam spezzano una grande scritta Iran che campeggia sulla mappa del paese dei cedri. Donald Trump alla fine si unisce ai due.
Dall'Italia invece è arrivato un buffetto politico più che una vera rottura con Gerusalemme. Sul Memorandum bilaterale con Israele in materia di cooperazione militare, il 14 aprile Roma ha deciso di sospendere temporaneamente il rinnovo automatico in vigore dal 16 giugno del 2003 e ratificato nel maggio del 2005. L’Accordo è entrato in vigore il 13 aprile del 2016 e non crea obblighi esigibili davanti a una corte internazionale. Nel 2021 si è rinnovato automaticamente. Per il ministro italiano degli esteri Antonio Tajani è stata “una scelta coerente con la gravità della situazione sul terreno". Lo ha affermato nel corso del Question Time al Senato rispondendo a un'interrogazione del Movimento Cinque Stelle sull'effettiva postura del Governo italiano nei confronti dei vincoli che legano l'Italia al Governo israeliano. Il Ministro Crosetto ha formalizzato la decisione con una lettera al pari grado Israel Katz. La scelta è stata presa collegialmente con i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini. La sospensione non blocca i contratti già in essere. All’annuncio non sono seguiti atti formali.
Pochi giorni dopo a Bruxelles Roma ha invertito la rotta di 180 gradi e si è pronunciata contro la sospensione dell'accordo fra l’Unione Europea e Israele. Secondo l’Istituto internazionale per la ricerca della pace di Stoccolma, l’Italia è diventata il terzo fornitore di armi destinate a Israele dopo gli Stati Uniti e la Germania. Nel 2025 Roma ha convertito alcuni jet civili in aerei spia grazie alla tecnologia della società israeliana Elta Systems. Nel corso degli anni sono state diverse le collaborazioni nell’ambito della sicurezza informatica, dell’aeronautica e dei sistemi elettronici. Nelle scorse settimane il governo italiano aveva alzato la voce per il divieto imposto al cardinale Pizzaballa di accedere al Santo sepolcro e per gli attacchi ai militari italiani del contingente Unifil in Libano.
Nella serata del 30 marzo con 62 voti a favore e 48 contrari la Knesset, il Parlamento israeliano, aveva approvato la legge che introduce la pena di morte per a coloro che uccidono “con l’intenzione di negare l’esistenza dello Stato d’Israele”. La norma proposta con forza dal partito del ministro della Sicurezza Itamar Ben Gvir ha incassato il voto del Likud, il partito del premier Benjamin Netanyahu, e anche il suffragio di Israel Beitenu, una formazione politica di opposizione guidata da Avigdor Lieberman e nata da una scissione del Likud. A sorpresa una delle compagini ultraortodosse della coalizione si è opposta. L'Autorità nazionale palestinese ha condannato la norma, definendola «una pericolosa escalation», un tentativo di «legittimare le esecuzioni extragiudiziali con una copertura legislativa». «Lo Stato d’Israele– ha dichiarato Ben Gvir mentre cercava di stappare una bottiglia di spumante in aula - cambia le regole. Chiunque uccide un ebreo non continuerà a respirare, né godrà delle condizioni delle prigioni israeliane. Abbiamo fatto la storia. Lo avevamo promesso e l'abbiamo mantenuto». Il principale leader dell'opposizione, Yair Lapid, ha parlato invece di «una trovata subdola che sfrutta cinicamente il dolore e la rabbia dei cittadini israeliani». Secondo il testo, approvato in lettura finale, è passibile di condanna a morte «chi causa intenzionalmente la morte di una persona nell'ambito di un atto di terrorismo» e «con l'intento di negare l'esistenza dello Stato di Israele». Questo punto è considerato il più controverso, in quanto volto a circoscrivere l'accusa solo contro i palestinesi, escludendo invece i presunti terroristi ebrei.
La legge israeliana che prevede la pena capitale in casi estremi è stata applicata una sola volta nella storia del Paese, quando il gerarca nazista Adolf Eichmann fu condannato a morte a Gerusalemme nel 1962. Secondo Il testo finale il tribunale ha la facoltà di convertire la pena capitale per impiccagione in ergastolo, nonché di imporre la pena di morte anche se non richiesta dall'accusa e senza che sia necessaria unanimità tra i giudici. Fra i quasi 10mila prigionieri palestinesi in carcere in Israele, 3.400 sono in «detenzione amministrativa» a tempo indeterminato, senza processo. I numeri dimostrano che la legge non è stata votata solo dai partiti del governo, ma anche da alcuni dell’opposizione. Stanno aumentando gli israeliani che non escono di casa senza il fucile mitragliatore a tracolla.
Domenica 8 febbraio 2026 il gabinetto per la sicurezza aveva approvato una serie di decisioni che cambierebbero «drasticamente» la Cisgiordania. Rafforzerebbero infatti il controllo israeliano sul territorio, e aprirebbero la strada a un'ulteriore espansione degli insediamenti. Lo hanno annunciato in una dichiarazione congiunta, il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich e il ministro della Difesa Israel Katz. Israele punta ad abrogare una antica legge giordana che vieta ai non arabi di acquistare terreni in Cisgiordania, una norma che tradizionalmente ha impedito ai coloni israeliani di acquisire proprietà nei territori palestinesi occupati da Gerusalemme. Secondo la dichiarazione congiunta dei due ministri riportata dai media israeliani, le decisioni «mirano a rimuovere barriere vecchie di decenni, ad abrogare la legislazione giordana discriminatoria e a consentire uno sviluppo accelerato delle colonie». Il piano trasferisce a Israele l’autorità sui permessi di costruzione per l'insediamento ebraico nella città di Hebron, una realtà urbana nella quale la maggioranza degli abitanti è palestinese. Lo stato ebraico potrebbe demolire edifici nelle aree A, quelle amministrate e controllate dall’Autorità Nazionale Palestinese guidata da Abu Mazen. Le decisioni approvate dal gabinetto sono in contrasto anche con i principi dell’«Accordo di Hebron», firmato nel 1997 come fase intermedia verso la risoluzione del conflitto israelo-palestinese nella città, l'unica dalla quale le forze dello stato ebraico non si sono ritirate nella prima fase successiva agli Accordi di Oslo. Le decisioni del gabinetto per la sicurezza non sono state ancora sottoposte all' approvazione del governo in plenaria.
Per i ministri degli Esteri di Arabia Saudita, Egitto, Turchia, Qatar, Giordania, Emirati Arabi Uniti, Indonesia e Pakistan, è «una nuova realtà giuridica e amministrativa nella Cisgiordania occupata che accelera i tentativi della sua annessione illegale e lo spostamento del popolo palestinese». La mossa rischia di minare la fase due del piano per Gaza (annunciato dal presidente statunitense il 10 ottobre 2025 ndr) a pochi giorni dal primo incontro del Board of Peace in calendario per il 19 febbraio a Washington. L’Indonesia, un Paese nel quale vivono 230 milioni di musulmani, l’87 per cento della popolazione, sarebbe già pronta a mobilitare sino a 8000 soldati.
Netanyahu è incalzato dalle rivelazioni dei media del suo Paese, secondo i quali già nell'aprile del 2018 aveva ricevuto i rapporti di intelligence delle Forze Israeliane di Difesa che descrivevano dettagliatamente i piani di battaglia di Hamas per un attacco coordinato contro le basi militari israeliane e le comunità civili nel sud dello stato ebraico. Il premier di Gerusalemme calerà le sue carte anche sull’Iran in un viaggio lampo, accompagnato da una delegazione in formato ridotto che include solo il suo segretario militare, il generale Roman Goffman, e il capo ad interim del Consiglio di sicurezza nazionale, Gil Reich. L'incontro, il settimo negli Usa da quando il tycoon è tornato alla Casa Bianca, sarà a porte chiuse e per il momento non sono previste conferenze stampa o dichiarazioni ai media prima o dopo il colloquio. Con Trump, ha spiegato Netanyahu prima di partire, «discuteremo di una serie di temi: Gaza, la regione, ma naturalmente e soprattutto dei negoziati con l'Iran. Esporrò al presidente americano le nostre posizioni riguardo ai principi dei negoziati, È necessario includere in qualsiasi trattativa la limitazione dei missili balistici e il congelamento del sostegno all'asse iraniano», ha avvisato il premier israeliano in vista della ripresa dei colloqui tra Washington e Teheran dopo il primo round in Oman.
Mercoledì 4 febbraio l’esercito israeliano ha ucciso 24 palestinesi nella Striscia di Gaza, fra i quali 8 bambini. Le vittime dal 10 ottobre, giorno della tregua proclamata dal presidente americano Donald Trump, sono salite a 560 secondo le stime di Hamas. Le Forze Israeliane di Difesa precisano che il fuoco è stato la risposta al ferimento nella notte di un soldato dello stato ebraico che è stato colpito da un miliziano vicino alla linea gialla che separa la zona controllata dai militari di Gerusalemme dal resto della Striscia. Le Forze Israeliane di Difesa hanno comunicato di aver ucciso Muhammad Essam Hassan Habil, capo di una cellula di terroristi e responsabile dell’assassinio della soldatessa Noa Marciano rapita dall’avamposto di Nahal Oz il 7 ottobre 2023 e trasferita nell’ospedale al Shifa. Nella stessa operazione è stato eliminato anche Bilal abu Hassi che avrebbe guidato l’assalto a Nahal Oz e conservato le salme di diversi rapiti. A Deir el Balah è stato eliminato Ali al Rizaina comandante di una brigata della Jihad islamica. A Gaza City hanno perso la vita due adolescenti di 12 e di 16 anni nel quartiere Tuffah e un bimbo di 5 mesi a Zeitoun. «Ci hanno colpiti mentre dormivamo in casa. Un carro armato ha preso di mira la nostra abitazione», racconta il padre abu Mohmmed Habouch durante il funerale dei suoi congiunti.
Gerusalemme è attonita per uno scandalo che ha coinvolto Bezalel Zini, fratello di David, capo dell'agenzia di controspionaggio interno Shin Bet. Insieme ad altre due persone è stato accusato di contrabbando di sigarette verso la Striscia di Gaza. La notizia è pubblicata dal quotidiano «Times of Israel». Bezalel Zini, riservista delle Forze di difesa israeliane che dirigeva la logistica della Forza Uriah - impegnata nella demolizione di edifici a Gaza - è accusato di aver abusato del suo accesso permanente all'enclave per introdurre 14 casse di sigarette dallo Stato ebraico a Gaza in tre occasioni, guadagnando circa 117.450 dollari. Si prevede che nei prossimi giorni saranno incriminati altri 13 sospettati.
Sabato 31 gennaio un’esplosione nel campo profughi di Khan Younis, nel centro della Striscia di Gaza ha ucciso almeno 7 persone, un padre, tre figli e tre nipoti. Il bilancio tragico della giornata è di trenta morti. Altri 23 palestinesi hanno perso la vita a Gaza City. Fra questi diversi bambini, denunciano i responsabili degli ospedali Nasser e Al Shifa. Quattordici sono stati fulminati vicino un commissariato di polizia. Il giorno dopo una persona è morta e diverse altre sono rimaste ferite a seguito di alcuni attacchi aerei israeliani nei pressi del Corridoio di Netzarim, nelle aree centrali della Striscia di Gaza. Lo riferisce «Al Jazeera», l'emittente televisiva panaraba di proprietà qatariota, citando sue fonti mediche.
Nell'area di Khan Younis, ribattono le Forze israeliane di difesa, a Est della linea gialla e nel Sud della Striscia di Gaza è stata distrutta una galleria sotterranea di Hamas lunga centinaia di metri. Il tunnel conteneva anche tre camere di soggiorno per i membri del movimento islamista palestinese. Nella galleria sono state trovate dozzine di armi, tra le quali 45 granate, fucili Kalashnikov, lanciarazzi Rpg, ordigni esplosivi e altre attrezzature militari. La 188ma brigata è intervenuta nella porzione di territorio controllata da Israele lungo la linea stabilita dal cessate il fuoco.
In una conferenza stampa il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che lo stato ebraico manterrà il controllo della sicurezza dal Giordano al mare e quindi anche nella Striscia di Gaza. "Sento dire – ha detto - che io permetterò uno Stato palestinese a Gaza, questo non è successo e non succederà, credo che tutti sappiate che la persona che ha ripetutamente bloccato la creazione di uno Stato Palestinese sono io". "Israele – ha precisato - eserciterà il controllo della sicurezza dal Giordano al mare, e questo comprende anche la Striscia di Gaza".
Israele, ha argomentato, ha pagato “prezzi molto pesanti in termini di vite dei soldati. A un certo punto, non avevano munizioni sufficienti. I militari in quel periodo combattevano in aree dove erano stati impiegati artiglieria e forze aeree, ma i terroristi erano rimasti nelle case. Sono caduti eroi, perché non avevano le munizioni necessarie, in parte a causa dell’embargo".
Per questo motivo il primo ministro è determinato a garantire a Israele un'industria bellica forte e indipendente. Il rapporto fra Israele e gli Usa si trasformerà. Passerà "dall'assistenza alla partnership" con sviluppo e produzione congiunta e potrà estendersi ad alleati, tra i quali l’India e la Germania, "così da non rimanere mai senza armi o munizioni”. L’embargo è terminato appena il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha assunto l'incarico. L’ex presidente statunitense Joe Biden ha ammesso di averlo imposto nel giugno del 2024 solo su un lotto di bombe "bunker buster" (ndr. spezza bunker) da 2.000 libbre (907 chili), per le preoccupazioni su come sarebbero state utilizzate dalle Forze di Difesa Israeliane (In acronimo inglese Idf) a Rafah.
Il 26 ottobre in Israele è tornata la salma dell’agente delle forze speciali di polizia Ran Gvili rapito dalle forze militari di Hamas vicino al confine settentrionale della Striscia di Gaza il 7 ottobre 2023. Gvili era l'ultimo del quale si erano perse le tracce. Fu ucciso e il suo corpo fu portato a Gaza. Dopo 843 giorni e 12 ore l’orologio degli ostaggi si è fermato un attimo per rendergli omaggio.
Netanyahu dovrà affrontare di nuovo lo spettro dell’instabilità politica interna. Il 26 gennaio in parlamento avrebbe dovuto cominciare la discussione sulla legge di bilancio, ma l’avvio del dibattito è stato bloccato per il dissenso sul progetto di legge che dovrebbe sancire l’obbligo del servizio militare anche per i religiosi ultraortodossi, gli haredim. La legge finanziaria dovrebbe essere approvata entro la fine di marzo.
Il 21 gennaio una jeep di proprietà dell'Egyptian Relief Committee, organizzazione impegnata nella fornitura di aiuti umanitari e servizi di riqualificazione a Gaza, è stata colpita dalle Forze Israeliane di Difesa. Le vittime sono cinque, tra le quali tre fotoreporter palestinesi. L'esercito israeliano ha replicato alle notizie diffuse da al Quds, un mass media di Gaza affiliato a Hamas, dichiarando che le persone che si trovavano nel veicolo stavano azionando un drone dell'organizzazione terroristica e che minacciavano la sicurezza delle truppe.
Un adolescente israeliano, un haredim di 14 anni, è stato investito e ucciso la sera del 6 gennaio da un autobus a Gerusalemme durante una manifestazione contro l'arruolamento degli ultraortodossi. E' stato identificato come Yosef Eisenthal, residente nel quartiere Ramot di Gerusalemme. L'autista dell'autobus e' stato arrestato. Altri tre giovani dimostranti sono rimasti leggermente feriti nell'incidente. Secondo Channel 12, l'uomo al volante del mezzo avrebbe dichiarato alla polizia di aver cercato di allontanarsi dai manifestanti che gli bloccavano la strada. Secondo il servizio di soccorso pubblico Magen David Adom, tre pedoni sono stati inizialmente investiti durante le proteste in Shamgar Street. L'autobus ha proseguito verso Ohel Yehoshua Street, dove ha investito un altro pedone. Un video esplicito ripreso dalla scena mostra l'autobus che attraversa l'incrocio nel quale i manifestanti hanno appiccato un incendio. L'adolescente viene spinto sotto il mezzo mentre i passanti urlano.
Testimoni che hanno parlato con i reporter del quotidiano on line Times of Israel, di fronte a un cassonetto in fiamme, hanno dichiarato che i giovani avevano tentato di bloccare il traffico. Il giornale ha riportato la testimonianza di soccorritori che cercavano di estrarre qualcuno da sotto l'autobus in via Ohel Yehoshua prima di essere spinti via dagli agenti. "Le forze di polizia israeliane stanno lavorando per disperdere una violenta rivolta a Gerusalemme, dopo che un gruppo di rivoltosi ha lanciato oggetti e uova contro i poliziotti, dato fuoco ai bidoni della spazzatura, bloccato veicoli e aggredito i giornalisti", ha affermato la polizia in una nota. "Un autobus che è passato, apparentemente durante i disordini, ha investito diversi partecipanti e, di conseguenza, ci sono diversi feriti sul posto, e il caso e' sotto inchiesta. L'autista dell'autobus e' stato arrestato e portato alla stazione di polizia per ulteriori accertamenti", hanno dichiarato le forze dell'ordine, aggiungendo che i giornalisti presenti sul posto sono stati aggrediti con pietre e portati in ospedale.
Il 4 gennaio il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha incontrato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump a Mar a Lago. Netanyahu, detto Bibi, ha bisogno della sponda americana per vedersi rafforzato sul piano internazionale, ma anche su quello interno. Se infatti i dossier di Gaza, Hezbollah e Iran troveranno ampio spazio nei colloqui in Florida, il primo ministro di Israele ha bisogno del sostegno del tycoon per aumentare il suo consenso in vista delle elezioni del 2026, alle quali la sua coalizione si presenta indebolita dalle divergenze interne e da due anni di guerra che hanno mandato in frantumi la società israeliana. Nella Striscia si continua a morire. Secondo le autorità sanitarie locali guidate da Hamas e citate dall'agenzia di stampa Reuters, i militari israeliani hanno ucciso almeno tre palestinesi in distinti episodi il 4 gennaio nella città di Khan Younis, nel sud della Striscia. Tra le vittime ci sarebbero un ragazzo di 15 anni, un pescatore ucciso al di fuori delle aree ancora occupate da Israele nell'enclave e un terzo uomo ammazzato a colpi d'arma da fuoco a est della città, in aree sotto il controllo israeliano. Il totale dei morti dall'inizio della tregua nella Striscia di Gaza, l'11 ottobre scorso, è salito a 420, mentre si contano 1.184 feriti e sono stati recuperati 684 corpi. Lo riferiscono fonti mediche citate dall'agenzia di stampa palestinese «Wafa», aggiungendo che è salito a 71.386 morti e 171.264 feriti il bilancio degli attacchi israeliani a Gaza dal 7 ottobre 2023.
Israele e Hamas non hanno formalmente firmato alcun impegno sulla seconda fase. E si accusano a vicenda di aver violato i termini della prima: Hamas deve ancora restituire il corpo di un ostaggio, Ran Gvili, e Israele non ha riaperto il valico di Rafah in entrambe le direzioni, accettando solo di consentire l'uscita dalla Striscia. Da parte sua il primo ministro israeliano porterà sul tavolo di Mar-a-Lago le preoccupazioni israeliane sull'Iran e sul Libano. Lo Stato ebraico si sente minacciato dal fatto che Teheran sta ricostruendo e persino espandendo la sua produzione di missili balistici, a seguito alla guerra dei 12 giorni lo scorso giugno. E in Libano, Israele minaccia di riprendere a piena forza l'offensiva se il governo di Beirut non rispetterà la scadenza di Capodanno per il disarmo di Hezbollah, che intanto ha escluso di deporre le armi finché continuano i raid delle Forze Israeliane di Difesa nel sud del Paese. Di fronte a questo quadro, Netanyahu potrebbe barattare l'ok a progredire nel piano di pace della Striscia in cambio di un sostegno americano per un'eventuale azione militare contro l'Iran o il Libano. E nel frattempo, chiedere l'endorsement di Trump in vista del voto israeliano previsto per ottobre del prossimo anno.
I sondaggi mostrano che la sua coalizione ora non raggiunge la maggioranza di 61 seggi sui 120 della Knesset necessari per governare, oscillando tra i 49 e i 54. Non è una novità che la strategia di Netanyahu veda in Donald Trump il campione per trovare consenso tra gli israeliani. Nelle tornate elettorali del 2019 e 2020, il Likud tappezzò le strade di manifesti che mostravano i due che si stringevano la mano. Per il prossimo anno, Netanyahu punta a replicare quello spirito di alleanza di ferro. Nel frattempo, Bibi tenterà di incassare la grazia dai procedimenti giudiziari, chiesta formalmente al presidente Herzog anche a seguito di un sostegno offerto da Trump in quel discorso alla Knesset di ottobre scorso, e poi in una lettera, che per molti analisti di fatto ha dato il via alla campagna elettorale in Israele.
Decine di persone si sono radunate a Gaza City per i funerali di sei persone uccise il 19 dicembre in un bombardamento israeliano di una scuola utilizzata come rifugio per gli sfollati. Afptv ha trasmesso le immagini di un uomo che teneva in braccio il corpo di un bambino avvolto in un sudario bianco davanti all'obitorio dell'ospedale al-Shifa. Altri cinque corpi giacevano a terra in sacchi per cadaveri. Prima di seppellire le vittime gli uomini hanno recitato una preghiera funebre. Secondo la protezione civile di Gaza, oltre ai sei uccisi altre due persone risultano «disperse sotto le macerie». Mohammed Abu Salmiya, direttore dell'ospedale al-Shifa, ha precisato che tra le vittime ci sono un neonato di quattro mesi, una ragazza di 14 anni e due donne. «Questa non è una tregua, è un bagno di sangue, vogliamo che finisca», ha dichiarato Nafiz al-Nader davanti all'ospedale. «Era una zona sicura, una scuola sicura, e all'improvviso hanno iniziato a sparare proiettili senza preavviso, prendendo di mira donne, bambini e civili», si è lamentato Abdallah al-Nader che ha perso i propri congiunti. Il ministero della Salute di Gaza, controllato dal Movimento di Resistenza Islamica, ha annunciato il 20 dicembre che almeno 401 palestinesi sono stati uccisi dal fuoco israeliano dall'entrata in vigore del cessate il fuoco. Da allora, tre soldati israeliani hanno perso la vita.
Il 30 novembre dieci coloni israeliani mascherati hanno fatto irruzione nella casa del movimento filopalestinese Faz3a e hanno intimato: “Wake up, Italians”. Poi li hanno aggrediti a suon di pugni, di schiaffi e di calci alle costole, all'addome e alle gambe, fino alla minaccia finale:” Non tornate più”. La sistematica violenza dei coloni israeliani in Cisgiordania ha raggiunto anche tre volontari italiani e una canadese, aggrediti mentre dormivano nella comunità di Ein al-Duyuk, vicino a Gerico. Gli attivisti sono feriti, ma non in modo grave. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha definito “gravissimo” l’episodio e ha lancia un appello al governo di Israele affinché “fermi i coloni e impedisca che continuino queste violenze che non servono alla realizzazione del piano di pace per il quale tutti quanti stiamo lavorando”. Gli attivisti attaccati “sono giovani cooperanti che accompagnavano i bambini a scuola, gli agricoltori o i pastori, come una sorta di protezione civile per la popolazione”, ha spiegato Tajani. sono stati attaccati nella loro abitazione dai coloni, armati con bastoni e anche fucili e derubati di telefoni e passaporti. Portati all'ospedale di Gerico, sono stati visitati dai medici e dimessi poco dopo, assistiti dalle autorità palestinesi e dal consolato d’Italia a Gerusalemme. Lo stesso ufficio che solo pochi giorni fa ha seguito la vicenda della delegazione di sei parlamentari del Pd fermata per alcune ore sulla strada per il rientro da Gerusalemme a Gerico, a causa di un blocco stradale effettuato dalle forze di sicurezza israeliane. Secondo una delle volontarie aggredite, l'attacco è avvenuto nella cosiddetta 'Zona À, un'area «dove per legge non dovrebbe esserci nessun tipo di presenza israeliana».
Oltre 500.000 israeliani vivono attualmente in insediamenti in Cisgiordania che per il diritto internazionale sono illegali. Le loro violenze sono aumentate vertiginosamente dopo il massacro di Hamas del 7 ottobre 2023 che ha innescato la guerra a Gaza. Secondo le Nazioni Unite, il mese scorso è stato il peggiore per la violenza dei coloni dal 2006. Duecento sessantaquattro attacchi hanno causato vittime o danni a proprietà. E dall'inizio del conflitto, più di 1.000 palestinesi - molti dei quali miliziani, ma anche decine di civili - sono stati uccisi da soldati o da coloni israeliani in Cisgiordania. Una spirale che solo pochi giorni fa aveva spinto Italia, Francia, Germania e Regno Unito a diramare un comunicato congiunto per “condannare fermamente il massiccio aumento della violenza dei coloni contro i civili palestinesi”. Il documento metteva in rilievo la circostanza che l'aumento degli attacchi quest'anno è andato di pari passo con l'espansione delle colonie israeliane nella stessa zona. “Nelle ultime tre settimane sono stati approvati oltre 3.000 nuovi progetti abitativi, per un totale di 28.000 unità dall'inizio dell'anno, un picco assoluto”.
All'alba del 24 novembre Israele ha bombardato di nuovo Khan Younis e i quartieri Shujàiyya e Al-Tuffah di Gaza City. Quattro persone hanno perso la vita. Gli attacchi, riferisce il canale televisivo del Qatar Al Jazeera, si sono spinti anche oltre la “linea gialla” che delimita l’area ancora occupata dall’esercito di Gerusalemme, una nuova violazione del cessate il fuoco. Nella serata del 23 novembre le Forze Israeliane di Difesa hanno anche lanciato dei missili su un edificio residenziale a sud di Beirut, in Libano, uccidendo Haytham Ali Tabatabai, il capo di stato maggiore di Hezbollah, e altre quattro persone. Dopo diversi mesi Israele ha ripreso a colpire il territorio del Paese dei cedri. “Mi aspetto che il governo di Beirut rispetti il suo impegno di disarmare Hezbollah”, ha commentato sui social il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, aggiungendo: “Vorrei anche elogiare il Presidente Trump per la sua decisione di mettere al bando e di definire organizzazione terroristica la Fratellanza Musulmana”.
Il Ministero degli Esteri dell'Iran ha condannato " fermamente il vile assassinio del grande comandante della Resistenza islamica libanese, il martire Haytham Ali Tabatabai”. Nella nota di Teheran si legge anche che l'omicidio “costituisce una flagrante violazione del cessate il fuoco del novembre 2024 e della sovranità nazionale del Libano”. Netanyahu ha motivato l'operazione denunciando il recente “riarmo” dell'organizzazione libanese, Secondo Imad Salamey, un docente della Lebanese American University intervistato da Al-Jazeera, “non c'è alcun tipo di prova che dimostri che Hezbollah stia ricostruendo le sue basi o si stia riarmando, almeno a sud del fiume Litani”.
Ali Daamoush, il capo del consiglio esecutivo di Hezbollah intervenuto al funerale di Tabatabai a Beirut, ritiene che “i sionisti” dovrebbero preoccuparsi, perché hanno commesso un grave crimine contro la resistenza e contro il Libano". Il virgolettato è pubblicato dal quotidiano Times of Israel. In merito ad una soluzione diplomatica delle tensioni, Daamoush ha chiarito: "Non ci occuperemo di alcuna proposta finché il nemico non si atterrà all'accordo di cessate il fuoco" raggiunto da Israele e Hezbollah lo scorso novembre. Israele ha accusato Hezbollah di aver violato l'accordo e afferma che i suoi attacchi contro il gruppo hanno lo scopo di impedirne il riarmo.
L'esercito israeliano ha annunciato il licenziamento di tre generali e l'avvio di azioni disciplinari nei confronti di diversi altri alti ufficiali per non essere riusciti a impedire l'attacco dell'ottobre 2023 (ndr.1200 uccisi da Hamas nel nord della Striscia). Il capo dell'esercito Eyal Zamir aveva chiesto “un'indagine sistematica” sulla questione due settimane fa, e nelle ultime ore ha ordinato di rafforzare la presenza militare al confine con il Libano.
Il 19 novembre Hamas ha denunciato una nuova strage nella Striscia, almeno 25 morti e oltre 70 feriti. E' il bilancio di morte più alto dalla fine di ottobre, quando Benjamin Netanyahu ordinò "pesanti attacchi", perché il Movimento di Resistenza Islamica tentò di far credere che i miseri resti restituiti fossero il corpo di un nuovo ostaggio, mentre appartenevano a un cadavere già riconsegnato a Israele.
Secondo le Forze Israeliane di Difesa i miliziani integralisti armati hanno attaccato i soldati di stanza oltre la Linea Gialla a Khan Yunis. Non ci sono stati feriti tra i militari, ma Israele ha denunciato "una violazione del cessate il fuoco" entrato in vigore il 10 ottobre scorso e ha ordinato di colpire "su tutta la Striscia". Nel mirino, scrivono i media israeliani, c'erano alti ufficiali dell'ala militare del gruppo palestinese che controlla ancora quasi tutta la metà occidentale della Striscia, tra la Linea Gialla e il mare. In particolare, sarebbero stati eliminati il comandante della Brigata Zeitoun e il capo dell'unità navale di Hamas. Ma l'agenzia palestinese Wafa ha denunciato che i raid aerei hanno preso di mira aree residenziali e località civili, tra Gaza City e Khan Yunis. Secondo la Difesa civile palestinese, tra le vittime si contano anche una coppia e i suoi tre figli.
Israele ha promesso di eliminare Hamas ovunque si trovi, anche in Libano, dove nella serata del 18 novembre ha lanciato un pesante attacco aereo a Ain al-Hilweh, nel sud del Paese, provocando 14 morti. E' stato uno degli attacchi più sanguinosi dalla tregua di un anno fa. Secondo fonti mediche, la maggior parte delle vittime erano ragazzi che giocavano in un campo da calcio. Per i militari dello stato ebraico il luogo era invece un centro di addestramento di Hamas. "Menzogne", ha replicato Il gruppo armato.
Israele ha denunciato violazioni del cessate il fuoco anche da parte di Hezbollah, e per questo ha colpito diversi villaggi libanesi, affermando di aver distrutto depositi di armi che avrebbero dovuto essere usate contro lo Stato ebraico. Mentre gli Usa lavorano a un accordo tra Israele e Siria, Netanyahu ha voluto mandare un messaggio anche sul fronte nord-orientale, con una visita alle truppe schierate nella zona cuscinetto sulle Alture del Golan subito dopo la caduta del presidente siriano Bashar al Assad. "Attribuiamo - ha detto il premier israeliano -un'importanza immensa alle nostra capacità, sia difensive sia offensive, in quest'area per proteggere i nostri alleati drusi e il confine settentrionale dello Stato di Israele".
Un israeliano è morto il 18 novembre altri tre sono rimasti feriti in un attentato al posto di blocco che controlla l'accesso alla colonia cisgiordana di Gush Etzion, sulla strada tra Betlemme e Hebron. Secondo la ricostruzione fornita dall'esercito, due terroristi a bordo di un'auto hanno tentato di investire le persone poi sono scesi per accoltellarle, uccidendo un uomo e ferendo leggermente un altro civile sui 30 anni e un ragazzo di 15. La terza persona ferita, una donna di 55 anni, sarebbe invece stata colpita in modo grave dagli spari dei militari. La vittima è stata identificata. E' Aharon Cohen, 65 anni, residente nell'insediamento di Kiryat Arba, vicino a Hebron. Le Forze Israeliane di Difesa hanno poi riferito di aver ucciso i due assalitori, anche loro provenienti da Hebron, e di aver blindato la zona dove sono stati inviati i rinforzi nel timore che la vendetta dei coloni estremisti non si faccia attendere e che possa prendere di mira sia i soldati sia gli agenti di polizia israeliani sia i villaggi palestinesi, come è accaduto sempre più di frequente e con violenza crescente nelle scorse settimane.
Hamas ha salutato l'attacco come "la risposta naturale alla furia dell'occupazione e dell'aggressione" israeliana in Cisgiordania, mentre in Israele l'opposizione punta il dito contro Benjamin Netanyahu, colpevole di aver "premiato il nemico" e "svenduto la sicurezza" dello Stato ebraico, riaprendo di fatto le porte al terrorismo. Il riferimento nelle parole dell'ex premier Naftali Bennet, considerato lo sfidante più credibile di Netanayhu alle prossime elezioni, e Avigdor Liberman, è il sostegno manifestato dal primo ministro alla risoluzione Onu su Gaza, approvata lunedì sera, che prevede l'invio di una Forza internazionale di stabilizzazione, che di fatto sostituirà le Forze Israeliane di difesa nella Striscia, ma indica anche «un percorso credibile verso uno Stato palestinese" quando l'Anp si sarà riformata. Pubblicamente, ma attraverso una dichiarazione del suo ufficio, Netanyahu ha in effetti plaudito a Trump e alla risoluzione come portatrice di "pace e prosperità" nella regione, cercando tuttavia di puntare l'attenzione sulla parte che riguarda la smilitarizzazione di Gaza e il disarmo di Hamas. Ma il riferimento a un possibile Stato palestinese, messo da Washington nero su bianco nel testo per garantirsi il favore dei Paesi arabi e musulmani, appare piuttosto una disfatta per il premier - e per i suoi alleati della destra messianica - che, fino a due giorni fa, giurava che con lui lo Stato palestinese non avrebbe mai visto la luce. E ora dovrà accettare anche forze straniere nella Striscia e gli F-35 americani all'Arabia Saudita.
Sul terreno restano da sciogliere i nodi della restituzione degli ultimi quattro corpi di ostaggi israeliani. Hamas li sta cercando a Gaza City con l'aiuto della Croce Rossa. Poi c'è il problema dei 150 miliziani bloccati nei tunnel di Rafah che non vogliono deporre le armi senza avere garanzie di un passaggio sicuro verso l'Egitto. Nonostante le pressioni degli Usa e la visita a Gerusalemme del genero e inviato di Trump Jared Kushner, l'ufficio del primo ministro ha smentito di aver promesso agli Stati Uniti di lasciarli andare.
I Paesi musulmani che finora si sono detti disposti a inviare truppe hanno chiesto un mandato del Consiglio di sicurezza dell'Onu, al quale la Casa Bianca sta ancora lavorando, ma che incontrerebbe il veto, scontato, della Russia. Altri - Italia compresa - restano in attesa di capire quali saranno gli obiettivi e le regole di ingaggio. Ma alcuni funzionari dell'amministrazione Trump, sostiene il sito on line Politico, temono che l'accordo tra Israele e Hamas possa fallire a causa della difficoltà di attuazione di molte sue parti fondamentali, tra le quali la futura Forza di pace. Diverse fonti europee e americane hanno anche riferito alla agenzia di stampa Reuters il rischio che, senza un forte impegno da parte degli Usa per uscire dall'impasse, la Linea Gialla - che nel piano segnalava solo un primo ritiro delle Forze Israeliane di difesa - possa diventare un confine permanente tra l'area sotto il controllo israeliano e quella ancora sotto il giogo di Hamas, una linea di demarcazione che dividerà di fatto la Striscia in due a tempo indeterminato. Anche la ricostruzione sembra destinata a limitarsi alla zona controllata da Israele dove, secondo la rivista on line Atlantic, l'amministrazione Trump punta a costruire una prima "Comunità sicura alternativa", un progetto pilota con un centro medico, una scuola e "alloggi temporanei" per 25 mila palestinesi senza legami con Hamas. Gli aspiranti residenti saranno passati sotto la lente dello Shin Bet, il controspionaggio interno israeliano, e chi sarà ammesso non potrà tornare indietro, consolidando così la divisione di Gaza.
Hamas ha definito "razzista e criminale" il disegno di legge passato in prima lettura alla Knesset, il Parlamento dello stato ebraico, che prevede la pena di morte per i terroristi che uccidono israeliani, definendolo "un tentativo di legittimare l'uccisione di massa organizzata dei palestinesi". Dopo più di 11 anni dalla sua morte in battaglia nella Striscia di Gaza, Israele ha ricevuto da Hamas il corpo del soldato Hadar Goldin. Le analisi forensi hanno confermato che si tratta proprio del giovane tenente ucciso. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu aveva già annunciato la restituzione della salma in mattinata, durante una riunione del governo, rallegrandosi di aver recuperato 250 ostaggi e promettendo: “Li riporteremo indietro tutti”. Altri 4 corpi restano infatti ancora nella Striscia, ma la restituzione di Goldin era stata ventilata da funzionari israeliani e americani come condizione per sbloccare la trattativa sul salvacondotto per i circa 150 miliziani di Hamas intrappolati nei tunnel sotto Rafah e Khan Yunis per la presenza delle Forze Israeliane di Difesa in superficie. Pubblicamente Israele ha smentito che ci sia un accordo in tal senso, assicurando che distruggerà “fino all'ultimo tunnel” e che i combattenti palestinesi possono solo scegliere “se arrendersi o morire”. Gli Stati Uniti invece premono perché si arrivi a una soluzione che consenta ai 150 di lasciare il loro nascondiglio in cambio di un disarmo pacifico.
Una fonte della sicurezza egiziana ha riferito nei giorni scorsi all’agenzia di stampa Reuters che Il Cairo ha proposto che, in cambio di un passaggio sicuro, i miliziani intrappolati consegnino le loro armi all'Egitto e forniscano informazioni sui tunnel sotterranei in modo che possano essere distrutti. Secondo il canale televisivo israeliano Channel 12 a Rafah i combattenti si sarebbero preparati in anticipo a una lunga permanenza nel tunnel “Jenina”, accumulando scorte di cibo e di acqua.
La presenza di terroristi nell'area sotto il controllo dei militari dello stato ebraico ha ritardato finora il passaggio alla fase due del piano di pace elaborato dal presidente americano Donald Trump per avviare anche la ricostruzione di Gaza, almeno in una prima porzione di territorio libero da Hamas. Il genero e inviato del presidente, Jared Kushner, che ha partecipato con Steve Witkoff alle trattative per l'accordo di cessate il fuoco, è arrivato in Israele per discutere con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu l’attuazione del piano. L'amministrazione Usa sta inoltre cercando di fare approvare il suo piano in 20 punti in una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu che stabilisca le regole di ingaggio e che conferisca un mandato internazionale alla Forza di stabilizzazione che dovrà schierare 20 mila uomini a Gaza. Israele ha ribadito che la Turchia non ne farà parte, perché la ritiene troppo vicina a Hamas e troppo ostile. La magistratura del Paese anatolico ha spiccato mandati d'arresto per genocidio a carico di Netanyahu e dei ministri Katz e Ben-Gvir, titolare del dicastro della sicurezza nazionale. “Vedrai Gaza solo col binocolo”, ha scritto il ministro della Difesa Katz su X al presidente turco Erdogan.
Le Forze israeliane di difesa hanno annunciato la distruzione di quattro tunnel di Hamas nell'area di Khan Yunis, nel Sud della Striscia, in una zona che, dopo il ritiro parziale, era rimasta sotto il controllo israeliano. I tunnel sono stati individuati e demoliti da reparti della settima brigata corazzata, della brigata di fanteria Golani e dall'unità d'élite del genio Yahalom. Le cavità sotterranee si trovavano nella parte orientale della cosiddetta Linea gialla. L'esercito ha aggiunto che le truppe hanno distrutto anche decine di edifici utilizzati da Hamas per attività considerate terroristiche, all'interno dei quali sarebbe stato rinvenuto un grande quantitativo di armi.
Anche il premier israeliano Benjamin Netanyahu sostiene il disegno di legge che introduce la pena di morte per i terroristi promosso dal responsabile della sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, un leader dell'estrema destra. Gal Hirsch, il responsabile del governo israeliano per gli ostaggi, ha dichiarato che il primo ministro è a favore della controversa proposta di legge, secondo la quale "un terrorista riconosciuto colpevole di omicidio motivato dal razzismo o dall'odio sarà condannato alla pena di morte, in modo obbligatorio" e "non facoltativo". Quando a Gaza c'erano ostaggi ancora vivi, Netanyahu si era opposto - ha spiegato Hirsch - ma la posizione del premier è cambiata ora che tutti i rapiti sopravvissuti sono stati rimpatriati. Il disegno di legge, che potrebbe essere sottoposto alla prima lettura del plenum della Knesset, il Parlamento, già il 5 novembre, mira a "stroncare sul nascere il terrorismo e a creare un deterrente efficace", ma la pena capitale non si applicherebbe a un israeliano che uccidesse un palestinese. Ben Gvir ha minacciato di non votare più con la coalizione di governo se il disegno di legge non sarà sottoposto al voto della Knesset entro il 9 novembre.
In questo contesto di tensione alle stelle lil ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, al termine di una riunione su Gaza a Istanbul con i pari grado della Giordania, dell'Arabia Saudita, dell'Indonesia e del Pakistan, al quale hanno partecipato anche rappresentanti degli Emirati Arabi Uniti e del Qatar, ha dichiarato che Hamas è "pronta" a trasferire l'amministrazione di Gaza a un "comitato di palestinesi", come previsto dal piano Trump. Fidan è tornato ad accusare lo Stato ebraico di violare la tregua raggiunta con l'intesa di Sharm El-Sheik bloccando l'ingresso di aiuti umanitari nella Striscia. "Nel nostro incontro abbiamo discusso anche della sicurezza e dell'amministrazione di Gaza, Hamas è pronta a trasferirle a un comitato di palestinesi", ha affermato Il capo della diplomazia di Ankara aveva avuto nei giorni scorsi un colloquio con i vertici dell'ufficio politico di Hamas. "Il Movimento di resistenza islamica sembra determinato a rispettare l'accordo. Tuttavia, tutti noi vediamo che la condotta di Israele è estremamente negativa", ha rincarato il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, aggiungendo che Israele "ha ucciso più di 200 persone innocenti dall'intesa sul cessate il fuoco e non ha mai interrotto l'occupazione e gli attacchi in Cisgiordania". Restano invece ancora nella Striscia 8 dei 28 corpi di ostaggi uccisi che la fazione palestinese deve restituire a Israele.
Le Nazioni Unite sollecitano un maggiore accesso alla popolazione di Gaza per portare gli aiuti umanitari dopo il cessate il fuoco. " Crediamo - ha dichiarato il portavoce dell'Onu Farhan Haq - che, giorno dopo giorno, stiamo raggiungendo più zone,. ma dobbiamo portare gli aiuti a tutte le persone che ne hanno bisogno". "Per questo - ha aggiunto - serve non solo aprire un numero maggiore di valichi di frontiera, ma anche assicurarci che tutti i punti di distribuzione siano operativi. Dobbiamo garantire che tutte le persone che necessitano di visti per lavorare a Gaza, comprese le organizzazioni non governative internazionali, abbiano accesso". "E dobbiamo assicurarci - ha concluso - che non esistano aree interdette per qualsiasi motivo, che si tratti di cattive condizioni stradali o del livello di distruzione nelle zone circostanti. Dobbiamo raggiungere ogni luogo e fornire aiuto a tutti". Washington, ha svelato il sito on line Axios, ha notificato ad Hamas tramite l'Egitto e il Qatar che aveva 24 ore per evacuare i propri combattenti dalla zona a est della linea gialla e che, dopo quel termine — scaduto alle 20 locali del 30 ottobre — Israele avrebbe potuto far rispettare la tregua e colpire obiettivi dei militanti oltre la "yellow line", la linea gialla. Una decisione alla quale il "via libera" l'Egitto e il Qatar. Secondo un alto ufficiale delle Forze di difesa israeliane, fino alla sera di giovedì 30 ottobre nessun militante aveva effettivamente attraversato la zona e quindi l'offerta pare quindi caduta nel vuoto.
Scontri tra le forze di Gerusalemme e militanti di Hamas nascosti in tunnel nell'area sotto controllo israeliano hanno portato a due rotture significative della tregua. Martedì 28 ottobre miliziani di Hamas sono emersi da un tunnel e hanno sparato contro le truppe israeliane, uccidendo una persona, secondo i militari dello stato ebraico. Gli israeliani hanno dichiarato la violazione del cessate il fuoco e hanno lanciato massicci attacchi aerei che hanno ucciso oltre 100 palestinesi, tra i quali donne e bambini, prima di far tornare nuovamente a tacere le armi. Hamas ha affermato di non aver ordinato quell'attacco e di aver perso i contatti con i militanti rimasti nelle aree controllate dall'esercito israeliano. Donald Trump ha riconosciuto pubblicamente che il Movimento di Resistenza Islamica ha violato la tregua e ha appoggiato la risposta israeliana, ma dietro le quinte alti funzionari della Casa Bianca hanno ritenuto la reazione sproporzionata. Un alto ufficiale delle Forze Israeliane di Difesa ha riferito che ci sono ancora decine di militanti di Hamas nascosti nei tunnel sul lato israeliano della "linea gialla", che separa le zone di controllo, in particolare a Khan Yunis e a Rafah. "Queste sono sacche che non sono state sgomberate. Stiamo lavorando a una bonifica completa e sistematica di queste aree", ha detto l'ufficiale. "Man mano che stringiamo il controllo e ci avviciniamo a loro, escono dai tunnel e attaccano le nostre forze, provocando una risposta intensa da parte nostra che porta a un'escalation".
Attualmente il cessate il fuoco regge, ma non mancano rotture isolate, come quella che ha portato alla morte di tre palestinesi in seguito ad attacchi israeliani. Agenti di Hamas, accompagnati dal personale della Croce Rossa, hanno ripreso intanto le ricerche degli ultimi undici corpi degli ostaggi deceduti nel territorio controllato dall'Idf, mentre Israele ha restituito i corpi di altri 30 palestinesi a Gaza. Le operazioni umanitarie nella Striscia però restano ancora fortemente limitate, come ha riferito il vice portavoce delle Nazioni Unite Farhan Haq in una conferenza stampa. Sale anche la tensione tra Turchia e Israele, che ha bloccato l'invio di truppe di Ankara a Gaza: "Hamas è stata meticolosa nel rispettare l'accordo (di cessate il fuoco per Gaza), mentre Israele sembra cercare una scusa per violarlo e riprendere i suoi massacri", ha accusato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, sottolineando "la pessima reputazione dello stato ebraico nel mantenere le promesse".
Israele e gli Stati Uniti immaginano un 'modello Gaza anche per il sud del Libano. Qui, a un anno dal cessate il fuoco, sono proseguiti anche il 31 ottobre i raid israeliani contro obiettivi di Hezbollah e le istituzioni locali e civili. Nelle ultime ore due persone sono state uccise negli attacchi dello Stato ebraico: tra loro un membro del partito armato sostenuto dall'Iran, che resiste alle pressioni perché smantelli quel che rimane del suo arsenale. All'indomani di una inedita e sanguinosa incursione terrestre di Israele nel sud del Libano, nella quale è stato ucciso un funzionario comunale, e dopo che per la prima volta il presidente libanese Joseph Aoun ha dato ordine all'esercito di rispondere alle aggressioni nemiche, il leader di Hezbollah, Naim Qassem ha denunciato le richieste israeliane come "un passo verso la creazione della Grande Israele»" Qassem ha avvertito che "Il Libano è in pericolo reale a causa della tirannia americana e dell'aggressione israeliana" e ha accusato Washington di "non essere un mediatore imparziale, bensì l'istigatore dell'aggressione".
Fonti di intelligence israeliane e arabe citate dai media americani, sostengono che Hezbollah stia ricostruendo il proprio arsenale e stia riorganizzando la catena di comando dopo i colpi subiti durante la guerra del 2024. Secondo le stesse fonti, il movimento sostenuto dall'Iran sta rifornendo i depositi di razzi, missili anticarro e artiglieria attraverso porti libanesi, rotte di contrabbando via Siria e con una quota di produzione interna. Israele, dal canto suo, continua a condurre raid e incursioni nelle aree del sud del Libano nel raggio della sua occupazione. I media libanesi affermano che gli Stati Uniti hanno presentato a Beirut una proposta che riprodurrebbe il modello di Gaza: fine dello stato di guerra con Israele, disarmo e smantellamento dell'apparato militare di Hezbollah, demilitarizzazione del sud con una zona tampone gestita da forze internazionali, fino alla possibile creazione di un comitato internazionale incaricato di amministrare l'area. Per ora Beirut respinge questo. E ribadisce di non volere la guerra, ma di esser disposta a un negoziato con Israele. "Il Libano è pronto a negoziare per porre fine all'occupazione israeliana. Tuttavia ogni "trattativa richiede una volontà reciproca che ancora non esiste", ha dichiarato il presidente Aoun. Il capo dello stato libanese ha poi annunciato il rafforzamento della presenza dell'esercito nel sud del Paese, fino a diecimila soldati entro fine anno. E ha ribadito che la stabilità passa solo attraverso le istituzioni statali e la cooperazione con l'Unifil, il contingente militare Onu al quale partecipano fanno parte un migliaio di italiani.
La tregua di carta velina del 10 ottobre, voluta fortemente dal presidente americano Donald Trump, sembra definitivamente tramontata. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu, sull'onda dell'indignazione per la consegna da parte di Hamas dei resti di un ostaggio già rimpatriato due anni fa, ha ordinato “massicci attacchi immediati” sulla Striscia. E poco dopo i caccia israeliani hanno ricominciato ad attaccare. A Rafah, dove poche ore prima si erano già registrati scontri tra i miliziani e i soldati delle Forze Israeliane di Difesa. Ma anche a Gaza City. Tre raid che, secondo fonti palestinesi, avrebbero colpito un'area vicino al più grande ospedale del nord della Striscia, causando almeno due morti.
Il governo di Gerusalemme, dopo la consegna dei resti dell'ostaggio, aveva denunciato una macabra “messa in scena”, parlando dell'ennesima violazione da parte della fazione islamista. Netanyahu ha convocato subito una riunione d'emergenza per discutere della risposta, anche sulla scia degli scontri a Rafah. E al termine il suo ufficio ha annunciato che “a seguito di consultazioni sulla sicurezza, il Primo Ministro ha ordinato all'esercito di effettuare immediatamente potenti attacchi nella Striscia di Gaza”. Una risposta durissima, forse la più dura tra le tante opzioni sul tavolo che prevedono anche la possibilità di una estensione della Linea Gialla, il limite dietro il quale i soldati dello stato ebraico si erano ritirati in base alle mappe del piano Trump.
Netanyahu, che secondo quanto riferito da un funzionario israeliano al giornalista Barak Ravid avrebbe sottolineato la necessità di un coordinamento con gli Stati Uniti per determinare quali misure adottare, sembra così aver ceduto alle pressioni interne dei falchi del suo governo. E a quelle delle famiglie degli ostaggi. “Il fatto che Hamas continui a giocare e non trasferisca immediatamente i corpi di tutti i nostri soldati caduti è di per sé la prova che l'organizzazione terroristica è ancora in piedi. È ora di spezzare quelle gambe una volta per tutte”, ha tuonato il ministro di estrema destra Itamar Ben Gvir. “Dobbiamo distruggerla completamente. Signor Primo Ministro, basta con le esitazioni: dia l'ordine”, ha invocato il titolare della Sicurezza nazionale. Anche il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha accusato Hamas di “deridere i cittadini israeliani e di giocare in modo crudele e cinico con le emozioni delle famiglie degli ostaggi caduti”. E su X ha annunciato l'intenzione di chiedere a Netanyahu “di arrestare di nuovo tutti i terroristi rilasciati nell'ambito dell'accordo” in Cisgiordania dove in mattinata la polizia israeliana aveva annunciato, tra l'altro, di aver ucciso tre palestinesi definiti membri di “una cellula terroristica”, in un raid dell'esercito nel villaggio di Kfar Kud, vicino a Jenin. La rappresaglia di Hamas è stata il blocco della consegna, prevista in serata, del corpo di un altro rapito. Il Movimento di Resistenza Islamica ha accusato Israele di aver violato “per primo” i termini dell'accordo, rompendo la fragile tregua che l'amministrazione Trump continua a sostenere con forza liquidando i fatti della giornata come schermaglie: “Il cessate il fuoco sta tenendo. Credo che la pace a Medio Oriente resisterà nonostante le scaramucce”, ha commentato il vicepresidente statunitense JD Vance.
I resti, riconsegnati nella serata del 27 ottobre che avrebbero dovuto essere quelli del sedicesimo ostaggio restituito, si sono poi rivelati essere le spoglie di Ofir Tzarfati, rapito il 7 ottobre 2023 e morto in prigionia, il cui corpo era stato già recuperato dai militari israeliani in parte nel dicembre dello stesso anno, in parte nel marzo del 2024. Uno strazio per la famiglia che, ha raccontato, è costretta a “riaprire la sua tomba per la terza volta”. La consegna dei resti di Tzarfati ha indignato Israele anche perché Hamas ha inscenato il suo ritrovamento, ingannando anche la Croce Rossa. I media locali hanno diffuso il video, ripreso da un drone dell'esercito, nel quale si vede un gruppo di uomini trascinare il corpo da un edificio a una buca scavata nel terreno nel quartiere Shejaiya di Gaza City. I tre che sembrano incappucciati ricoprono poi il corpo di terra, prima con le pale e poi un escavatore, per poi fingere di scoprirlo per la prima volta davanti alla Croce Rossa chiamata per recuperarlo.
Hamas resta saldamente in controllo del territorio dal quale si sono ritirati i soldati di Israele. E si prepara a restarci con l’aiuto del Qatar e della Turchia nascondendosi sotto le spoglie di un nuovo partito con un nuovo logo e un nuovo nome. A quello che resta del gruppo dirigente, poche decine di persone, verrebbe offerto di rifugiarsi all’etero. Parte dei miliziani in armi invece sarebbe riassorbita nelle forze di sicurezza chiamate a vigilare sul territorio. La riconsegna delle armi dovrebbe essere affrontata in un indefinito secondo tempo. Turchi e qatarioti sponsorizzano questa soluzione. Israele non è d’accordo e ha già detto un no secco all’invio nella Striscia di squadre specializzate nella ricerca dei corpi degli ostaggi rapiti il 7 ottobre del 2023, il giorno nel quale un blitz di Hamas ha ucciso oltre 1200 israeliani. A maggior ragione Netanyahu si opporrebbe a un contingente turco nrlla forza multinazionale di pace che dovrebbe sorvegliare Gaza.
Israele non annetterà la Cisgiordania. Se lo facesse “perderebbe tutto il sostegno” degli Stati Uniti, perché - ha spiegato il presidente americano Donald Trump– “ho dato la mia parola ai Paesi arabi”, in occasione delle trattative per raggiungere il cessate al fuoco a Gaza, anche se poi il tema dell'annessione di quella parte di territori palestinesi non era più stato evocato nei 20 punti del piano Usa. Per la Casa Bianca è una linea rossa che Benjamin Netanyahu non deve oltrepassare. Un voto preliminare della Knesset su due proposte di legge per estendere la sovranità di Gerusalemme a quella che Israele chiama Giudea e Samaria ha indotto gli Usa a ribadire che la Cisgiordania non potrà essere annessa. Netanyahu ha bloccato l'iter parlamentare del progetto e ha definito, il voto “una deliberata provocazione politica da parte dell'opposizione per seminare discordia durante la visita del vicepresidente americano Vance”. Il numero due della Casa Bianca era infatti rimasto “molto stupito”», se non addirittura “offeso”, dall'accelerazione della proposta di legge proprio mentre si trovava in Israele, definendola “uno stupido esercizio politico”. “Il Likud e i partiti religiosi (i principali membri della coalizione) - si è quindi affettato a chiarire l'ufficio del primo ministro - non hanno votato a favore di questi progetti di legge, fatta eccezione per Yuli Eldestein “recentemente licenziato dalla presidenza di una commissione della Knesset”. L'iniziativa, promossa dal parlamentare Avi Maoz del partito di estrema destra Noam, è stata condannata anche da diversi Paesi arabi e musulmani, tra i quali l’Egitto, il Qatar e la Turchia, garanti con gli Stati Uniti dell'accordo di cessate il fuoco a Gaza. Contraria anche l'Arabia Saudita che Trump vorrebbe inserire negli Accordi di Abramo entro la fine dell'anno.
In una lunga intervista al settimanale americano Time il presidente degli Stati Uniti è poi tornato sul dopo guerra nella Striscia, annunciando che andrà a Gaza per presiedere il Board of Peace previsto dal suo piano, anche se “non avrebbe voluto”. Trump non ha escluso di richiedere a Israele il rilascio di Marwan Barghouti, figura di spicco di al Fatah in carcere da 20 anni e ritenuto in grado di unire i palestinesi (“devo prendere una decisione”, ha detto il tycoon). Uscirebbe così di scena il presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese Abu Mazen, anche se Trump lo ritiene un uomo “ragionevole”.
Il presidente americano Donald Trump sul suo social Truth rivela che molti alleati degli Stati Uniti in Medio Oriente si sono detti pronti a entrare a Gaza su mia richiesta" per "raddrizzare Hamas se continua a comportarsi male e a violare l'accordo". "C'è ancora speranza che Hamas faccia la cosa giusta", avrebbe risposto Trump. "Ma, in caso contrario, la sua fine sarà rapida, feroce e brutale!". La fazione palestinese ha annunciato la restituzione dei corpi di altri ostaggi uccisi, facendo salire a 14 il numero delle salme consegnate sulle 28 previste dall'accordo. Ma negli ultimi giorni l'amministrazione statunitense è preoccupata soprattutto per l'atteggiamento di Israele.
Tamim bin Hamad al-Thani, l'emiro del Qatar, ha denunciato le continue violazioni del cessate il fuoco da parte dello Stato ebraico. E secondo il New York Times l'obiettivo del viaggio del vicepresidente Vance, preceduto dall'inviato speciale Steve Witkoff e dal genero di Trump Jared Kushner, sarebbe proprio quello di assicurarsi che Benjamin Netanyahu non ponga fine alla tregua mandando in frantumi l'accordo. Vance ha invitato alla pazienza: «Per la pace e per la ricostruzione di Gaza ci vorrà molto tempo», ha spiegato, aggiungendo che nemmeno per il disarmo di Hamas esiste una vera e propria scadenza: «Non credo sia opportuno dire che tutto questo debba essere fatto in una settimana». Così come il recupero dei corpi di tutti gli ostaggi, ha avvertito, «non avverrà dall'oggi al domani»: «Alcuni di questi sono sepolti sotto migliaia di chili di macerie. Di altri, nessuno sa nemmeno dove siano».
Kushner ha riferito che si sta valutando «l'avvio della ricostruzione in aree che oggi sono sotto il controllo di Israele»: nessun fondo, ha assicurato, andrà nelle zone ancora sotto il controllo di Hamas. Netanyahu intanto ha sostituito il suo consigliere per la Sicurezza nazionale Tzachi Hanegbi con effetto immediato: membro di spicco del partito Likud, si sarebbe opposto al piano del premier di invadere Gaza City durante l'estate. Ma soprattutto è colpevole, agli occhi di Netanyahu, di aver ammesso la propria responsabilità per il «terribile fallimento del 7 ottobre» e di chiedere di «indagare a fondo per garantire che vengano apprese le lezioni necessarie e per contribuire a ripristinare la fiducia pubblica che è stata scossa». Indagine che Netanyahu continua a rimandare, A Deir al Balah è stato ucciso un bimbo di 8 anni. Era il figlio di un producer che collabora con la rete televisiva tedesca Zdf. I soldati dello stato ebraico hanno ucciso quattro miliziani che stavano passando la linea gialla oltre la quale sono attestati i miliziani sulla base della tregua evanescente voluta da Trump.
Le bombe tornano a cadere sulla Striscia di Gaza, dove si è consumata una nuova strage dopo appena una settimana di tregua. Israele ha denunciato la rottura del cessate il fuoco da parte dei miliziani con “un missile anticarro e spari” contro le truppe di Gerusalemme a Rafah. In risposta, l'esercito israeliano ha sferrato una prima serie di raid aerei su Rafah e su Beit Lahia, proseguiti nel pomeriggio “su obiettivi terroristici” nella stessa zona a sud di Gaza. Le vittime sono almeno 44 secondo la Protezione civile della Striscia controllata dal Movimento di Resistenza islamica.
Nella serata del 21 ottobre i militari dello stato ebraico hanno annunciato che è tornato in vigore il cessate il fuoco a Gaza, dopo dozzine di attacchi su obiettivi di Hamas all'inizio della giornata "in conformità con la direttiva dei vertici politici, e a seguito di una serie di operazioni significative in risposta alle violazioni di Hamas”. Gli attacchi sono la goccia che rischia di far traboccare un vaso già messo alla prova dalle tensioni sulla restituzione dei corpi degli ostaggi rapiti il 7 ottobre 2023. Domenica Hamas ha annunciato di aver identificato un altro c cadavere da restituire allo Stato ebraico “se le condizioni lo consentono”. Ma ne mancano ancora 15 all'appello. E al destino degli ostaggi è legata anche la riapertura del valico di Rafah: Israele ha chiarito che resterà chiuso “fino a nuovo avviso” in attesa del rientro di tutte le salme dei rapiti. Ma, secondo Hamas, questa politica non farà altro che tardare la restituzione dei corpi, in quanto “blocca l'ingresso delle attrezzature necessarie per la ricerca dei dispersi” e degli strumenti per identificare i cadaveri.
Gli ultimi venti ostaggi vivi sono stati restituiti, hanno abbracciato le famiglie, le fidanzate, le mogli, hanno potuto lavarsi e sdraiarsi in un vero letto. Ma, raccontano i medici che li hanno visitati e i parenti, "ancora devono tornare veramente. Non sanno come ricominciare a vivere". Avinatan Or, 32 anni, rapito al festival Nova con la sua ragazza Noa Argamani è uno dei casi considerati più gravi dagli specialisti. La foto di lei portata via dai terroristi in moto mentre urlava verso il suo compagno è uno dei simboli del 7 ottobre. Lei è stata salvata dall'Idf con un blitz nel giugno 2024 mentre veniva tenuta prigioniera in casa di un giornalista, lui è stato tenuto in isolamento totale per due anni di seguito nella Striscia di Gaza centrale. Non ha mai incontrato altri ostaggi, ha sofferto continuamente la fame. Un primo esame medico ha rilevato una perdita di peso tra il 30 e il 40%. Dopo il rilascio, Or ha chiesto di poter trascorrere del tempo da solo con Noa. Lei ha condiviso un post: »Prima sigaretta insieme dopo due anni«.
Evyatar David, 24 anni, è stato rapito al rave con il suo migliore amico d'infanzia, Guy Gilboa-Dalal. In un video diffuso dai terroristi due mesi fa appariva scheletrico, incapace di muoversi dentro un tunnel basso e buio, costretto a scavarsi una fossa. Il consolato di Israele a New York ha fatto proiettare quelle immagini terribili a Times Square. »Ha subito abusi fisici e psicologici. È confuso. Ci ha raccontato che le cose più difficili sono state la fame e la sete«, ha detto in diverse interviste il padre Avishai. »Evyatar a un certo punto è stato separato dal suo amico Guy, ha sofferto per tutto il periodo di prigionia di maltrattamenti fisici e psicologici. Anche dopo la pubblicazione di quella clip, Hamas ha continuato a privarlo del cibo. Hanno cercato di spezzarlo«, ha aggiunto.
La madre di Matan Angrest ha dichiarato ai media che il giovane »ha subito pesanti torture nei due anni trascorsi dal momento del rapimento. Ha ustioni molto gravi alla mano destra, ha diversi danni danni alle dita«. Matan, 22 anni. era un soldato dell'Idf, i terroristi il giorno del massacro hanno attaccato il suo carro armato, lo hanno picchiato fino all'incoscienza e poi lo hanno portato a Gaza. La prima notte da uomo libero ha dormito con i suoi genitori.
La dottoressa Eliakim-Raz del Soroka hospital ha raccontato che »molti non hanno chiuso occhio tutta la notte. Stiamo adattando i controlli ai loro ritmi. Dopo due anni sottoterra senza una routine, adattarsi a una sola visita al giorno è un passo importante e difficile nella riabilitazione. Ciò che desideriamo di più è restituire loro il controllo. Sono sempre felice se qualcuno dice 'oggi non faccio nessun esamè.
Al Rabin Medical Center, Guy Gilboa-Dalal, 22 anni, è circondato dalla sua famiglia. Per un periodo in cattività è stato con David, «soffrivano in condizioni terribili di malnutrizione e venivano sottoposti a intensi abusi fisici. Venivano legati e costretti a sedere per lunghi periodi di tempo, rivolti verso un muro, con sacchi neri sulla testa, senza bere». I parenti hanno riferito che quando i carcerieri non se ne accorgevano, prendeva acqua sporca da un barile usato per tirare lo sciacquone: solo per dissetarsi dopo essere rimasto così disidratato da non riuscire a parlare. Lunedì dopo il rilascio, in ospedale gli hanno portato la sua chitarra e i cimeli del Maccabi Haifa.
Poco dopo le 6.30 (un'ora prima in Italia) i mezzi della Croce Rossa si erano mossi verso il punto d'incontro con Hamas a Gaza nord. Qualche minuto dopo le 7 i primi ostaggi ancora vivi sono stati consegnati dalla brigata Ombra di Hamas alla Croce Rossa. Da Piazza degli Ostaggi si è levato il clamore della gioia. Lacrime, abbracci, esultanza, balli, i nastrini gialli simbolo dei rapiti buttati al vento. Sette i primi a tornare in libertà, dopo due anni. Mentre i parenti degli altri 13 vivono minuti di sconvolgente tensione. Poi i miliziani della brigata Qassem in videochiamata passano il telefono ai rapiti perché parlino con i parenti. Negli stessi istanti il presidente degli Stati Uniti segue l’evento in streaming dall'Air Force One che si sta avvicinando a Israele. Sulla spiaggia di Tel Aviv c’è la sorpresa di una mega installazione con la scritta “thank you” e il suo profilo in giallo (il colore degli ostaggi e dei suoi capelli). L'aereo presidenziale l'ha sorvolata in fase di atterraggio.
In quel momento i 1.996 detenuti palestinesi scarcerati da Israele nell'accordo di scambio erano già sugli autobus, compresi i 250 ergastolani condannati per terrorismo e destinati ad essere espulsi probabilmente in Egitto. Le famiglie palestinesi hanno raggiunto i siti indicati dentro la Striscia dove a breve sarebbero arrivati i loro parenti. I media di Gaza hanno mostrato folle di persone in attesa negli spiazzi tra le macerie. Mentre le telecamere della rete televisiva al Araby riprendevano i mezzi di Hamas in un'area poco popolata tra la parte meridionale e quella centrale della Striscia e la consegna alla Croce Rossa degli ultimi 13 ostaggi israeliani vivi. Alle 9,48 nessun sequestrato ancora in vita era più nelle mani dei terroristi, dopo 738 giorni di inferno, come ha detto la portavoce del governo di Gerusalemme. “Il cuore esplode di gioia”, ha scritto su X la madre del soldato Nimrod Cohen. Alle 8,59 Donald Trump è sceso dalla scaletta dell'air force one sul tappeto rosso all'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. Ad accoglierlo, il presidente di Israele Isaac Herzog, Benjamin Netanyahu e la moglie Sara, Steve Witkoff, il genero e consigliere Jared Kushner, la figlia Ivanka. “È un giorno fantastico. Un'alba storica. Forse il vostro giorno migliore”, ha detto all'amico Netanyahu. «Questa è storia», gli ha risposto Netanyahu. Una brevissima cerimonia e via, sull'autostrada aperta solo per il convoglio blindato, verso Gerusalemme. In auto con Trump, fuori protocollo, il primo ministro israeliano e la moglie Sara. “Questo è un nuovo inizio”, ha scritto il presidente firmando il libro degli ospiti alla Knesset, il Parlamento dello stato ebraico. Poi l'incontro con alcuni familiari degli ostaggi. E l'ingresso trionfale nella Knesset fra deputati che scandivano il suo cognome. “Siamo felici che gli ostaggi siano stati rilasciati, la guerra è finita. Hamas rispetterà l'accordo”, ha dichiarato il presidente. Netanyahu, con un discorso emozionale, lo ha ringraziato anticipando che con lui "Israele può firmare nuovi trattati di pace con i Paesi arabi o musulmani". Applausi. Poi è la volta di Trump: ogni frase, una standing ovation. Lui parla come un fiume in piena, superando di oltre un'ora e mezzo il tempo a disposizione. Durante il discorso due o tre minuti di caos. Due o tre parlamentari urlano e sventolano un foglio per lo Stato di Palestina. Subito espulsi dall'aula.
I fondamentalisti islamici avevano già ripreso le redini del governo di Gaza alla loro maniera. Domenica 12 ottobre hanno ucciso 27 miliziani di un potente clan rivale, i Dogmush a Tel al – Hawa, un quartiere di Gaza City. Il ministero dell’interno di Gaza, controllato dal Movimento di Resistenza Islamica, chiarisce che “qualsiasi attività armata al di fuori del quadro della resistenza sarà affrontata con fermezza”. Nel frattempo, in tv passano di continuo le immagini degli ostaggi appena tornati in patria. Deboli, emaciati, ma vivi.
La fase 2 dell'accordo per Gaza è iniziata. Donald Trump lo ufficializza al summit di Sharm el-Sheikh dove sotto la regia di Usa ed Egitto una trentina di leader, soprattutto di Paesi arabi ed europei, prendono l'impegno di costruire un nuovo futuro di pace per il Medio Oriente. Il presidente statunitense ha aperto a un ruolo per Hamas come forza di polizia palestinese: “Vogliono porre fine ai problemi e lo hanno detto apertamente, e abbiamo dato loro l'approvazione per un periodo di tempo”. Il Board per l'amministrazione transitoria è un altro tema che ha dominato i colloqui sul Mar Rosso. Il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, il padrone di casa che ha dato a tutti appuntamento a novembre al Cairo per una conferenza sulla ricostruzione, sembra essersi guadagnato la prima candidatura di Trump per questo incarico. L'Italia vuole essere in prima fila su questo dossier, inevitabilmente legato a doppio filo con la stabilizzazione di Gaza. Il governo è pronto ad approvare “la presenza” dei carabinieri se passerà una risoluzione Onu che la richiederà, chiarisce Meloni al termine della giornata. La premier affronta questi temi nelle riunioni con gli altri leader nell'attesa dell'arrivo a Sharm di Trump, atterrato oltre tre ore più tardi del previsto per la sua visita in Israele. È lui l'inevitabile protagonista: saluta uno ad uno i leader su un palco con una grande scritta “Peace 2025”, e tiene il discorso introduttivo alla cerimonia di firma dell'accordo, che serve a sugellare in mondovisione un'intesa per il cessate il fuoco a Gaza che nelle ore precedenti ha iniziato a essere applicato.
In nessuno dei punti viene menzionato il destino della Cisgiordania. Basem Naim, già ministro della sanità nella Striscia dal 2007 al 2012 e ora riparato in Turchia, sul disarmo del Movimento di Resistenza Islamica afferma il punto rientra in una più “ampia discussione” che deve avvenire fra i palestinesi . Il sito on line di Yedioth Ahronoth, il più diffuso quotidiano di Israele, scrive che Hamas ha pubblicamente pronunciato un no secco, ma che in privato avrebbe manifestato aperture “alla consegna di armi offensive”. Sarebbero i missili a lungo o a corto raggio. Secondo Azmi Keshawi, palestinese di Gaza e ricercatore dell’International Crisis Group, gli islamisti non rinunceranno mai alle armi corte e leggere e non faranno avere neppure una mappa della sofisticata rete di tunnel che hanno costruito in decenni.
I soldati israeliani continueranno a controllare il 53 per cento del territorio della Striscia. Si allontaneranno dalle aree urbane maggiori, ma non da quella di Rafah, sul confine con l’Egitto. Nel passo successivo concordato a Sharm el Sheik controlleranno infatti una vasta zona cuscinetto che comprenderà il corridoio Philadelphi, lungo la linea di demarcazione con il territorio del Cairo, e, a nord, le aree di Beit Hanoun e di Beit Lahiya. Nulla a che vedere con il ritiro completo che Hamas ha reclamato per due anni.
Gli equipaggi della Global Sumud Flotilla sono finiti dietro le sbarre. Quaranta sono italiani. Poche ore dopo averli raggiunti le forze speciali dello Shayetet hanno portato a terra oltre cinquecento attivisti e li hanno affidati alla polizia israeliana che li ha trasferiti nell'istituto penitenziario di Ketziot, nel deserto del Negev. Come successo in passato a tutti quelli che avevano tentato di forzare il blocco navale davanti alle coste di Gaza, per essere subito rimpatriati hanno dovuto firmare un'autodichiarazione di responsabilità riguardo all'ingresso illegale in Israele, velocizzando le procedure di espulsione. Chi non lo fa sarà processato.
Ma all'orizzonte si annuncia ora una nuova resa dei conti in mare. Sventolando bandiere palestinesi, quarantacinque imbarcazioni civili sono partite da Arsuz, un porto turco del Mediterraneo orientale, per dare sostegno alla “Sumud” bloccata nelle scorse ore. L'abbordaggio delle forze speciali israeliane e il controllo complessivo di 40 delle 47 imbarcazioni, cominciato nella prima serata del primo ottobre, è durato quasi una ventina di ore e per le operazioni la Marina israeliana ha impiegato più di 16 navi. Gli attivisti sono stati inizialmente portati ad Ashdod, il porto che si trova ad una quarantina di chilometri a nord della Striscia: alcuni sono stati fatti salire sulle navi, altri sono arrivati con le proprie imbarcazioni, ma scortati dai militari.
Almeno quattro sono rimaste bloccate in mare a causa di problemi tecnici, indipendenti dalle azioni militari, mentre altre tre erano ancora in navigazione. Una di queste è la Mikeno: per i media turchi, e per il ”Flotilla Tracker', il sito che ha monitorato tutto il viaggio delle barche, sarebbe entrata nelle acque di Gaza dopo aver perso il contatto con gli organizzatori. Un'informazione smentita dalle Forze Israeliane di difesa. Anzi, in mattinata il ministero degli esteri di Israele ha sentenziato su X: “La provocazione di Hamas-Flotilla Sumud è finita. Nessuno degli yacht della Flotilla è riuscito nel suo tentativo di entrare in una zona di combattimento attiva o di violare il legittimo blocco navale. Tutti i passeggeri sono sani e salvi. Stanno viaggiando verso Israele. Di lì saranno espulsi in Europa. Un'ultima nave di questa provocazione rimane a distanza. Se si avvicinasse, anche il suo tentativo di entrare in una zona di combattimento attiva e violare il blocco navale verrebbe impedito”.
Almeno 59 palestinesi sono stati uccisi dagli attacchi israeliani il 30 settembre in tutta Gaza. Venti erano in cerca di aiuti nelle zone meridionali e centrali dell'enclave assediata. Lo scrive il canale televisivo del Qatar Al Jazeera. Almeno sei persone sono cadute in un attacco con un drone israeliano a Deir el-Balah, nella zona centrale di Gaza. Fonti dell'ospedale dei martiri di Al-Aqsa hanno riferito che tra le vittime ci sono un bambino e un giornalista.
La Global Sumud Flotilla non si è fermata. Maria Elena Delia, la portavoce della delegazione italiana di Global Movement to Gaza, ha sentito al telefono il ministro degli esteri italiano Antonio Tajani che cerca di evitare uno scontro in mare con unità militari di Israele. Una delle ipotesi è che il patriarca di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa possa garantire il trasferimento dei carichi di cibo nella Striscia attraverso il porto di Ashdod in Israele, passando per il corridoio aperto dalle Misericordie Amalthea. Al momento sembra difficile che questa proposta venga accolta, così com'è, dalla Flotilla. La fregata della marina militare italiana Alpino, che subentrerà alla Fasan, ha dichiarato Tajani ”non fa la scorta alle imbarcazioni della Flotilla. Noi abbiamo detto quali sono i pericoli. Fino a che noi possiamo fare qualcosa per scongiurare rischi per i cittadini italiani, lo facciamo. Se poi entrano dentro, li assisteremo là”, ossia in Israele.
Un percorso alternativo che troverebbe maggiore convergenza da parte degli attivisti sarebbe la possibilità di arrivare in Egitto sfiorando le acque territoriali israeliane, dunque raggiungendo la costa a poca distanza dalla Striscia. A quel punto gli aiuti verrebbero scaricati a terra per essere trasportati dai camion verso Gaza, con altre organizzazioni che già operano sul territorio palestinese: questo comporterebbe un'apertura almeno temporanea di uno dei corridoi umanitari attraverso il valico di Rafah. “Se questo accadesse sarebbe una cosa rivoluzionaria”, commenta un membro degli equipaggi. Resta, come ultima ratio, l'ipotesi di una sorta filtro in mare con le navi di vari Paesi europei davanti alle acque israeliane, che punterebbero ad evitare il passaggio della Flotilla: un'eventualità ritenuta comunque lontana e molto pericolosa, visti i rischi di collisione con le imbarcazioni.
Il ministro israeliano della difesa Israel Katz, citato dal quotidiano liberal Haaretz, ha spiegato sabato 27 settembre che nell’offensiva contro Gaza City “appositi veicoli imbottiti di esplosivo sono stati mandati in avanscoperta per far saltare le mine” e che ” se Hamas non rilascia gli ostaggi e non consegna le sue armi Gaza sarà distrutta e Gaza annichilita”. Il presidente statunitense Donald Trump ha presentato ai partner arabi un piano in 21 punti al quale il Movimento di Resistenza Islamica avrebbe dato un “ok di principio”, ma non si sa se abbia visto le carte. La priorità è il ritorno a casa degli ostaggi, sia i 20 ancora vivi sia i corpi dei caduti. Hamas dovrà rilasciarli in un'unica soluzione 48 ore dopo l'accordo con Israele, che in cambio interromperà le operazioni militari iniziando a ritirarsi. Ai residenti dovrebbero arrivare finalmente aiuti umanitari massicci, di nuovo distribuiti dalle Nazioni Unite e dalla Mezzaluna Rossa e non più dalla controversa Gaza Humanitarian Foundation. Per Hamas Trump propone un disarmo totale e nessun futuro nel governo della Striscia, in cambio dell'amnistia per i militanti e dell'esilio per i leader. L'enclave sarà gestita da un governo ad interim composto da tecnocrati palestinesi e supervisionato da un ente internazionale approvato da Usa, arabi ed europei, che resterà in carica fino a che l'Autorità Nazionale Palestinese guidata da Abu Mazen non avrà completato il suo programma di riforme.
Un altro punto qualificante in favore degli arabi è il no degli Usa all'annessione della Cisgiordania da parte di Gerusalemme. Sul fuoco dell'oltranzismo soffiano ancora i ministri dell’ultradestra israeliana, che vogliono la “Grande Israele, dal fiume al mare”. Il titolare della sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir ha avvertito il premier: “Non ha il mandato per porre fine alla guerra senza la sconfitta di Hamas”. La versione inglese della tv del Qatar Al Jazeera ha denunciato che nella Striscia il 27 settembre hanno perso la vita 91 palestinesi. Quarantacinque sono caduti a Gaza City.
La rappresentanza diplomatica di Israele in Italia ha puntato il dito contro due figure di spicco del Movimento di Resistenza islamica. Sono Saif Abu Kishk e Zaher Birawi, entrambi attivisti del Comitato per l'Attività Palestinese all'Estero (Pcpa) ritenuto affiliato ad Hamas. Abu Kishk gestirebbe la società Cyber Neptune, registrata in Spagna e proprietaria di diverse navi provenienti dalla Grecia, dall’Italia e dalla Spagna. Birawi, emigrato a Londra e ritenuto da Israele già nel 2012 un importante attivista di Hamas in Europa, è considerato tra i fondatori della Freedom Flotilla Coalition. “Negli ultimi anni ha partecipato a eventi assieme ad alti funzionari di Hamas, incluso Ismail Haniyeh”, afferma la rappresentanza diplomatica. Birawi avrebbe inoltre avuto un ruolo nella flottiglia “Madleen”, fermata dalle Forze di difesa israeliane nell'estate 2025. Secondo queste informazioni le navi apparterrebbero quindi “in modo indiretto e astuto” ad Hamas. Fra le centinaia di passeggeri si sarebbero intrufolati esponenti radicali provenienti dal Nord Africa e dall'Asia orientale. Tra questi potrebbero esserci combattenti del gruppo Moro, un’organizzazione internazionale che pratica il jihad ossia lo “sforzo per la guerra santa”,
Giorgia Meloni "condanna" l'attacco alla Global Sud Flotilla, ma nello stesso tempo accusa i partecipanti e gli organizzatori: “E’ gratuito, pericoloso, irresponsabile", dice, “mettere a rischio l'incolumità per un'iniziativa fatta "non per consegnare gli aiuti", ma "per creare problemi al governo". A New York la premier ha seguito la situazione, in stretto contatto con il ministro degli Esteri Antonio Tajani, anche lui all'assemblea dell'Onu, e con il titolare della Difesa Guido Crosetto. Giorgia Meloni si chiede quale sia l'obiettivo della Flotilla: "E’ forzare il blocco? E poi che cosa dovrebbe fare il governo italiano? Mandare le navi della marina militare e dichiarare guerra a Israele?". La verità è che le manifestazioni di piazza pro-Palestina "non hanno lo scopo di alleviare la sofferenza della popolazione di Gaza, ma di attaccare il governo italiano”.
Assalto al cuore di Gaza City. Il 15 settembre l’esercito israeliano ha dato il via all'operazione “Carri di Gedeone 2” per conquistare la roccaforte di Hamas, il simbolo del potere del Movimento di Resistenza Islamica che, dopo 711 giorni di guerra, è riuscito ancora a schierare sul terreno tremila uomini in vista della battaglia cruciale. Fonti locali palestinesi hanno contato 37 raid in 20 minuti, spari da elicotteri e da droni. Le truppe sono già nei quartieri Sheik Radwan e Tel al Hawa. I mezzi blindati non hanno superato il nord di Gaza City, al confine con le rovine di Jabalia. I boati delle esplosioni si sono sentiti perfino a Tel Aviv, gli ultimi piani hanno tremato come se fossero stati investiti da un terremoto. Secondo la tv del Qatar “al Jazeera”, che cita fonti mediche (n.d.r. quasi tutte controllate dai fondamentalisti), a Gaza quasi cento persone hanno perso la vita.
“Vogliamo prendere il controllo della città perché, se Gaza city cade, cadrà Hamas”, ha dichiarato Israel Katz, il ministro israeliano della Difesa, “Se Izz al-Din al-Haddad (n.d.r. il comandante delle Brigate Ezzedin al Qassam, il braccio armato di Hamas) continua così e non rilascia gli ostaggi, pagherà il prezzo e Gaza sarà distrutta”. Il premier iracheno Muhammad Sudani ha lanciato la proposta di una Nato araba. Nei prossimi giorni a Doha, la capitale del Qatar, si riunirà il meccanismo di difesa congiunto dei Paesi del Golfo Persico. Eyal Zamir, il capo di stato maggiore delle Forze Israeliane di Difesa, in prima linea insieme con le truppe, ma personalmente contrario all’invasione, in un video ha spiegato così l'operazione: “È un passo significativo e cruciale per portare a termine la missione più importante ed etica per Israele ossia ricondurre a casa tutti gli ostaggi e smantellare le capacità militari e governative di Hamas”.
Dopo il lancio di bombe illuminanti, cominciato il 15 settembre poco prima delle 22, sono arrivate le esplosioni. Martellanti, senza sosta, distruttive. La popolazione rimasta a Gaza city ha usato ogni mezzo per lasciare la città, in piena notte, il cielo illuminato solo dalle deflagrazioni. La stragrande maggioranza degli abitanti si è mossa a piedi. Prendere in affitto un veicolo è un'impresa: i proprietari chiedono troppi soldi. E c’è un’enorme scarsità di carburante.
Il 16 settembre mattina i video postati sui social hanno mostrato la strada al-Rashid, che collega il nord al sud della Striscia, paralizzata dai veicoli diretti a sud. Il viaggio per raggiungere la tendopoli di al-Mawasi, a Khan Yunis, nel sud della Striscia, può durare anche più di 24 ore. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che “il 40% degli abitanti di Gaza City si è allontanato”. Chi è rimasto ha passato la notte per strada. “Hamas ha trasformato la città nel più grande scudo umano della storia, sfruttando la popolazione e impedendo con violenza ai residenti di evacuare”, ha affermato un portavoce delle Forze Israeliane di Difesa. Finora oltre 350.000 persone sono partite. Netanyahu, intervenendo dalla sala operativa del ministero della Difesa a Tel Aviv, ha annunciato che “l'esercito sta per aprire ulteriori corridoi che permettano alla popolazione un'evacuazione più rapida e per separarla dai terroristi”.
I primi mezzi israeliani entrati nella città sono stati i blindati telecomandati carichi di esplosivo che hanno puntato sui settori minati e sui comandi sotterranei per distruggere le trappole piazzate da Hamas. “Ci vorrà quel che ci vorrà. Stimiamo che serviranno alcuni mesi per impadronirci dei centri vitali della città e altri mesi per le restanti infrastrutture”, ha spiegato un portavoce militare, precisando che “l'operazione si espanderà nei prossimi giorni” e che “la scorsa settimana a Gaza City l'aeronautica israeliana ha colpito 850 obiettivi e centinaia di membri di Hamas”.
Il presidente americano Donald Trump è tornato a minacciare gli integralisti. “Avranno grossi problemi - ha dichiarato - se utilizzeranno gli ostaggi come scudi umani”. Hamas ha risposto con un comunicato ufficiale. “Netanyahu – ha controbattuto - ha la piena responsabilità della vita dei prigionieri nella Striscia e Trump ha un palese pregiudizio a favore della propaganda sionista”. Nella serata del 16 settembre, a sorpresa, il premier israeliano ha annunciato: “Il presidente degli Stati Uniti mi ha invitato alla Casa Bianca tra due settimane, dopo il mio discorso all'assemblea generale dell'Onu. Ho avuto alcune conversazioni con lui dopo l'attacco a Doha, tutte molto positive”. Come riferisce l’agenzia di stampa Vatican news, Papa Leone XIV, mentre lasciava Castel Gandolfo, ha detto che a Gaza "tanti non hanno un posto nel quale andare. Ho parlato anche con i nostri lì, con il parroco, loro per adesso vogliono restare. Ancora resistono, ma bisogna veramente cercare un'altra soluzione".
La villetta a due piani color ocra era vicina alla spiaggia nell'elegante quartiere Qatara di Doha. Il 9 settembre le potenti esplosioni provocate da dieci bombe sganciate dai caccia israeliani sono sembrate un terremoto: le aiuole di bouganville, le palme tutt'intorno sono state ricoperte dai detriti, colonne di fumo sporco si sono mischiate con la cappa dei 43 gradi della capitale. L'attacco a sorpresa, un raid definito "storico" perché è la prima volta che le Forze Israeliane di Difesa attaccano l'emirato, fanno notare in Israele, ha preso di mira i vertici di Hamas riuniti nell'edificio. Forse proprio per discutere l'ultima proposta americana di un accordo globale di cessate il fuoco e di rilascio degli ostaggi. Quella leadership accusata dai militari israeliani e dallo Shin Bet, il controspionaggio interno, di "aver guidato per anni le attività terroristiche contro Israele e di essere direttamente responsabile del massacro del 7 ottobre 2023. Nel mirino c'erano nomi di peso, come quello di al-Hayya. Ma sulla loro sorte non c'è alcuna certezza, dopo una giornata di voci e di smentite. Esiste anche l'ipotesi che le bombe abbiano fatto i maggiori danni sulla casa vicina a quella della riunione. Il centro dell'edificio bombardato è crollato su se stesso, ha riferito la Cnn, la polizia ha impedito alla gente di avvicinarsi e fare foto. I media arabi però hanno inondato tv e social di video e di immagini. L'obiettivo era particolarmente complicato: il luogo di incontro dei dirigenti di Hamas non si trovava in un'area isolata, bensì in un quartiere residenziale molto noto di Doha. Qualsiasi errore avrebbe potuto causare una strage di civili.
I caccia hanno fatto rifornimento in volo, prima di colpire a 1.800 chilometri dalla base. Quella costruzione discreta stava ospitando, tutti insieme sembra, proprio gli obiettivi di Israele: Khalil al-Hayya, Khaled Mashaal, Muhammad Darwish, Razi Hamad e Izzat al-Rishq. I Paesi arabi hanno espresso dura condanna, a cominciare dal Qatar: "Il vile attacco israeliano ha preso di mira un edificio dove si trovavano diversi membri dell'ufficio politico di Hamas. Si tratta di una palese violazione del diritto internazionale". Dopo il raid, Benjamin Netanyahu si è assunto la piena responsabilità dell'operazione, decisa con il ministro Israel Katz in risposta all'attentato di lunedì 8 settembre che ha ucciso a Gerusalemme il rabbino Levi Yitzhak Pash, 57 anni, Yaakov Pinto, 25 anni, cittadino spagnolo e fresco sposo, Yisrael Matzner, 28 anni, di Gerusalemme, il rabbino Yosef David,43 anni, Mordechai Steintzag, 79 anni, il cardiologo panettiere, e Sarah Mendelson, 60 anni.
Un alto funzionario della Casa Bianca ha riferito ai media israeliani che l'amministrazione Usa è stata informata per tempo dell'operazione "Fire summit" (preparata in tutti i dettagli da oltre un anno dalle agenzie di sicurezza). Gli Stati Uniti avrebbero avvertito il Qatar dell'attacco imminente, ha rivelato una fonte Usa di alto livello. Doha ha smentito. Secondo i commentatori, l'azione militare di Israele aveva due obiettivi principali: mettere" 'fuori gioco Khalil al-Hayya e Zaher Jabarin, due membri del team di Hamas che hanno tenuto una posizione intransigente durante i negoziati. Forse Israele aveva anche l'intenzione di coinvolgere nei colloqui uno degli ultimi leader militari rimasto in vita a Gaza, il comandante Izz al-Din al-Haddad, che é sembrato "incline ad accettare l'ultima proposta americana".
Il Qatar ha rinviato i negoziati in data da decidere. Netanyahu ha dichiarato: "La guerra a Gaza può finire immediatamente, perché abbiamo già agito". La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha fatto sapere che il presidente ha chiamato Netanyahu dopo l'attacco e "gli ha detto che vuole la pace e presto", aggiungendo che Trump ha telefonato anche al premier del Qatar. Poi ha sottolineato che "Donald Trump non ha un'opinione positiva dell'attacco ad un alleato degli Usa come il Qatar, che sta lavorando per la pace. Ma l'obiettivo di eliminare Hamas è giusto". Hamas, nella prima dichiarazione ufficiale dopo il bombardamento, ha affermato che "il tentativo di Israele di uccidere il team negoziale è fallito: nel raid invece sono rimasti uccisi cinque membri della delegazione". A Gaza city nella mattinata del 9 settembre è arrivato attraverso X e con volantini il temuto ordine di evacuazione generale da parte delle Forze Israeliane di Difesa. Auto, furgoni, carretti e famiglie a piedi si sono messi in marcia verso sud. L'esercito stima che almeno 300 mila residenti non intendano abbandonare la città.
Martedì 2 settembre Israele ha arrestato il sindaco di Hebron Taysir Abu Sneineh, accusato di aver supportato Hamas e la Jihad islamica. Abu Sneineh fu condannato all'ergastolo nel 1980, perché avrebbe fatto parte della cellula terroristica che alla Grotta dei Patriarchi di Hebron fulminò sei studenti ebrei ortodossi, tra i quali due cittadini americani e un canadese. Fu rilasciato nel 1983 per uno scambio di prigionieri. L'Idf da due giorni impone il coprifuoco nella città millenaria, con tutti gli ingressi e le uscite dell'area bloccati.
Il piano di occupazione della Cisgiordania spiegato dal ministro israeliano degli affari strategici Ron Dermer al segretario di Stato americano Marco Rubio prevede una sovranità limitata alla Valle del Giordano. Ma la posizione di Netanyahu cozza con l'approccio radicale dei suoi alleati messianici che vorrebbero annettere tutta la Cisgiordania. Il 23 luglio la Knesset, il Parlamento israeliano, ha votato a favore di una dichiarazione, priva di valore legale o legislativo, che invita il governo ad applicare la sovranità israeliana sulla Cisgiordania. Il Parlamento ha approvato la Colonia E 1 contigua a Gerusalemme est che spezza la continuità territoriale della West Bank palestinese. In luglio, il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato che la Francia riconoscerà uno Stato palestinese durante la riunione delle Nazioni Unite di settembre a New York. Dopo, diversi altri Paesi occidentali (tra i quali Canada e Gran Bretagna) hanno deciso di unirsi all'iniziativa, ultimo in ordine di tempo il Belgio. Il ministro degli Esteri Maxime Prevot ha spiegato che la decisione è stata presa "alla luce della tragedia umanitaria" che si sta verificando a Gaza.
L'emittente televisiva israeliana Channel 12 ha preso visione di una lettera inviata da Hussein al-Sheikh, il braccio destro del presidente dell'Autorità nazionale palestinese Abu Mazen, al segretario di stato americano Rubio nella quale chiede di riconsiderare la decisione di impedire al presidente Abu Mazen di partecipare all'Assemblea dell'Onu. Ma, almeno per adesso, sembra che l'amministrazione Trump non abbia intenzione di cambiare idea.
L'esercito di Gerusalemme non vuole diventare il futuro "governo militare della Striscia di Gaza". Lo ha detto chiaro e tondo ai membri del gabinetto di sicurezza, riunito da domenica sera fino alle prime ore del mattino di lunedì primo settembre, il capo di stato maggiore Eyal Zamir. L'alto ufficiale teme che l'occupazione di Gaza city si estenda poi ai campi profughi della parte centrale dell'enclave costringendo i suoi soldati a funzioni delle quali non hanno intenzione di assumersi le responsabilità. Israele sta aspettando la vendetta dei miliziani sciiti filoiraniani Houthi, dopo che le gigantesche esplosioni prodotte dai missili di Tsahal giovedì scorso a Sana'a hanno ucciso il premier del gruppo filo-Iran Ahmed al-Rahawi, diversi ministri e alti funzionari. Da Gaza Hamas dichiara che le vittime dei raid delle Forze Israeliane di Difesa il primo settembre sono state 98 e 404 i feriti. Tra i morti anche nove persone per malnutrizione, fra le quali tre bambini.
Per la conquista della roccaforte di Hamas a Gaza city, inespugnata in 23 mesi di guerra, il governo israeliano ha scelto la data simbolica del Rosh Hashanà (il Capodanno ebraico), anniversario della creazione di Adamo e Eva. Che quest'anno cade il 22 settembre. L'esecutivo di Gerusalemme sta facendo pressione sui vertici militari per quella data, ha svelato una fonte "qualificata" (cioè molto vicina ai ministri) alla tv pubblica Kan, spiegando che la maggior parte delle infrastrutture umanitarie nel sud della Striscia è pronta ad accogliere la popolazione che sarà evacuata da Gaza city, cioè tra 800mila e un milione di persone. Già da giorni, da quando si sono intensificati i raid di Tsahal sulle periferie della città, i cittadini hanno preso a spostarsi dall'area urbana. Secondo fonti dell'enclave, il numero è già molto alto, mentre per le stime israeliane sarebbero solo 10mila. Per la presidente della Croce Rossa Mirjana Spoljaric "è impossibile che un'evacuazione di massa possa essere effettuata in modo sicuro e dignitoso nelle attuali condizioni". Il 31 agosto gli attacchi di Tsahal hanno colpito diverse zone dell'enclave provocando, secondo Hamas, 88 vittime e 421 feriti , tra i quali una madre i suoi tre figli.
Poco prima che si concludesse lo Shabbat, l'aeronautica e lo Shin Bet (la sicurezza interna) hanno preso di mira l'edifico al-Bassoo a Gaza city con l'obiettivo di eliminare una personalità di "alto rango"di Hamas. Il Movimento di Resistenza Islamica ha condannato l'attacco che aveva come obiettivo Abu Obeida, potente portavoce dell'ala militare di Hamas, che ha perso la vita. In un comunicato ufficiale Hamas ha dichiarato che "l'attacco aereo di Tsahal ha colpito un edificio residenziale abitato nel quartiere Rimal, nella parte occidentale della città di Gaza provocando decine di morti e feriti". Un'altra fonte dall'enclave ha affermato che 11 persone sono state colpite mentre si trovavano in fila davanti a una panetteria. I militari israeliani hanno dichiarato di aver usato armi di precisione. Venerdì 29 agosto Abu Obeida, che era già stato oggetto di un fallito raid delle Forze Israeliane di Difesa in maggio, ha dichiarato che i piani dell'esercito per conquistare la città di Gaza "mettono a rischio la vita degli ostaggi e la responsabilità del loro destino ricade sul governo israeliano e sull'esercito" di Gerusalemme.
Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu ha denunciato che "oltre mezzo milione di civili attualmente patiscono la fame, l'indigenza e la morte a Gaza" e che "entro la fine di settembre questo numero potrebbe superare i 640.000 individui". Le Nazioni Unite prevedono che almeno 132.000 bambini sotto i 5 anni soffriranno di "malnutrizione acuta da qui alla metà del 2026". Secondo i media locali, 51 palestinesi sono stati uccisi negli attacchi dell'esercito israeliano nella Striscia dall'alba di mercoledì 27 agosto. Nella stessa giornata il ministero della Salute di Gaza, controllato da Hamas, ha riferito che in 24 ore10 palestinesi, tra i quali due bambini, sono morti nella Striscia a causa della "carestia e della malnutrizione".
E' sempre più alta la tensione anche in Cisgiordania. Dopo un attacco nel villaggio Mughayyir l'esercito israeliano ha isolato la zona. Secondo le testimonianze citate anche dai media di Tel Aviv ha distrutto migliaia di alberi di olive in un'area di quasi 30 ettari e arrestato una dozzina di persone. "Mughayyir pagherà un prezzo alto" aveva minacciato il capo del comando centrale di Israele, il generale Avi Bluth. I soldati hanno chiuso l'accesso alla stampa per giorni. I bulldozer sono in azione non solo per distruggere gli oliveti, una sorta di "punizione" per gli sporadici attacchi di alcuni residenti, ma anche per costruire una strada. Il tredici agosto altri 98 morti si sono aggiunti alla lunga lista delle vittime dei raid di Gerusalemme. Trentasette erano in fila in attesa di aiuti.
Il 12 agosto un raid israeliano aveva centrato la tenda che ospitava sei giornalisti del network televisivo del Qatar al Jazeera, una delle poche emittenti che trasmette dalla Striscia già presa di mira in passato dall'esercito dello stato ebraico. Secondo Gerusalemme Anas al-Sharif, uno dei volti più noti tra i cronisti uccisi, era un "terrorista" che "ha agito sotto mentite spoglie". In realtà sarebbe s tato a capo "di una cellula di Hamas". Una tesi che ha scatenato le critiche dell'Onu, delle organizzazioni dei giornalisti e della comunità internazionale. Anche il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha definito "inaccettabili" gli attacchi ai giornalisti.
La tenda nella quale si trovava Sharif, 28 anni, assieme all'altro corrispondente Mohammed Qreiqeh, ai cameraman Ibrahim Zaher e Mohammed Noufal, al producer Moamen Aliwa e al fotoreporter Mohammed Al-Khaldi, è stata colpita nel corso di una notte segnata da massicci bombardamenti israeliani. "Breaking news: intensi e concentrati bombardamenti israeliani, con l'uso di cinture di fuoco, stanno colpendo le zone orientali e meridionali della città di Gaza", ha scritto su X Sharif poco prima di morire. I suoi colleghi hanno pubblicato il suo testamento, scritto lo scorso aprile: "Vi affido la Palestina, vi affido il suo popolo, i suoi bambini innocenti e oppressi che non hanno mai avuto il tempo di sognare o di vivere in sicurezza e pace".
Bordate sul governo di Netanyahu sono arrivate nelle stesse ore nelle quali l'ong israeliana B'Tselem ha diffuso un nuovo video dell'uccisione, il 28 luglio in Cisgiordania, dell'attivista palestinese Awdah Hathaleen, noto anche per aver partecipato al documentario premio Oscar 'No Other Land'. Nella drammatica sequenza girata dallo stesso attivista si vede il colono accusato dell'omicidio, ma rilasciato per mancanza di prove, che gli spara, uccidendolo. Sul Muro del Pianto di Gerusalemme è comparsa la scritta in ebraico "C'è un olocausto a Gaza". Il graffito è stato condannato sia dal rabbino Shmuel Rabinovitch sia dal ministro Ben Gvir, sia dall'opposizione: Benny Gantz lo ha definito "un crimine contro l'intero popolo ebraico".
Io non voglio prolungare la guerra, voglio farla finire. Israele non ha altra scelta se non finire il lavoro" e "distruggere" Hamas. Travolto dalla pioggia di critiche internazionali e da quelle interne, a partire dalle piazze gremite di dimostranti fino ai suoi stessi alleati di governo - come il ministro di estrema destra Bezalel Smotrich che vorrebbe annettere la Striscia - Benjamin Netanyahu ha convocato due conferenze stampa (una per la stampa estera e una per i media locali) per spiegare la nuova offensiva militare che mira ad occupare Gaza City definita "capitale del terrore". E per respingere le accuse di affamare la popolazione civile della Striscia: "Aprite gli occhi sulle menzogne di Hamas", ha detto il premier ai giornalisti nei suoi uffici a Gerusalemme, mentre una scritta con le stesse parole campeggiava alle sue spalle. Subito dopo, la fazione palestinese ha rispedito al mittente la stessa accusa: "Tutto ciò che ha detto Netanyahu in conferenza stampa è una serie di bugie". Nelle stesse ore a New York si è riunito il Consiglio di sicurezza dell'Onu per discutere del piano israeliano, definito dal Palazzo di Vetro "l'ennesima pericolosa escalation" che rischia di aggravare una catastrofe umanitaria già di "dimensioni inimmaginabili".
Ma Netanyahu non sente ragioni e tira dritto: "Il nostro obiettivo non è quello di occupare Gaza, ma di liberarla, liberarla da Hamas", ha scandito il premier spiegando che l'esercito ha avuto l'ordine di "smantellare le ultime due roccaforti del gruppo terroristico, a Gaza City e nei campi centrali" della Striscia, tra i quali la zona umanitaria di Mawasi. Israele darà inizio al piano «"in tempi brevi", ma "permettendo innanzitutto ai civili di lasciare in sicurezza le aree di combattimento e raggiungere zone sicure designate", dove riceveranno "cibo, acqua e cure mediche in abbondanza", ha assicurato, annunciando anche l'apertura di nuovi corridoi e di nuovi siti di distribuzione degli aiuti della Gaza Humanitarian Foundation, la controversa organizzazione israelo-americana al centro di forti critiche.
Netanyahu ha quindi respinto con forza le accuse di voler affamare i palestinesi: "La nostra politica durante tutta la guerra è stata quella di scongiurare una crisi umanitaria, mentre la politica di Hamas è stata quella di crearla", sabotando e saccheggiando le derrate alimentari. Dall'inizio della guerra Israele ha distribuito "2 milioni di tonnellate di aiuti", ha rivendicato il primo ministro, accusando l'Onu di "non averli voluti consegnare" e i media internazionali di aver creduto alla propaganda di Hamas "alla cieca". In particolare, ha ventilato la possibilità di fare causa al New York Times, perché ha pubblicato la foto di un bambino di Gaza malato, Muhamad Zakaria Aub, sostenendo che fosse denutrito a causa del blocco degli aiuti da parte di Israele.
Al contrario, ha attaccato Netanyahu, "gli unici che stanno deliberatamente morendo di fame sono i nostri ostaggi", e ha mostrato a sua volta la drammatica foto dell'ostaggio Evyatar David fortemente dimagrito e chiuso in un tunnel di Hamas.In sostanza, ha chiosato il premier, il nuovo piano militare è "il modo più rapido per porre fine alla guerra". Dopo la Striscia sarà governata "da un'amministrazione civile pacifica e non israeliana", ma non sarà "né Hamas né l'Autorità nazionale palestinese". E a una domanda sulla decisione della Germania di sospendere l'invio di armi allo Stato ebraico, Netanyahu ha risposto che il cancelliere Friedrich Merz "è un amico, ma ha ceduto alle pressioni" di vari gruppi e delle fake news. E si è detto sicuro che Israele "vincerà la guerra con o senza il sostegno degli altri". All'operazione tuttavia si oppongono anche decine di migliaia di israeliani che hanno invaso le piazze di Tel Aviv e Gerusalemme. I familiari degli ostaggi, che temono che la nuova offensiva metta in pericolo i loro cari ancora in vita, hanno indetto per domenica prossima uno sciopero generale per bloccare il Paese e dire "Basta guerra". Israele "si fermi".
La riunione del gabinetto politico di guerra a Gerusalemme, come previsto, è iniziata alle 18. Fuori, centinaia di manifestanti hanno scandito: "Accettate l'accordo, mettete fine alla guerra. La pressione militare uccide gli ostaggi". Nello stesso momento a Tel Aviv, migliaia di persone sono scese in piazza per protestare contro il primo ministro israeliano. In plateale contrasto, come ha sottolineato il leader dell'opposizione Yair Lapid, con l'ipotesi - considerata "catastrofica" - di conquistare l'enclave. La discussione - che le prime indiscrezioni dal dibattito hanno definito "tesa e cruciale" - ha visto da una parte il premier, che ha sottoposto al voto l'occupazione di tutto il territorio della Striscia, precisando che l'operazione "non sarebbe irreversibile" e potrebbe fermarsi "se Hamas dovesse accettare le condizioni di Israele". Dall'altra parte c'era il capo di stato maggiore Zamir, che propone invece l'assedio di Gaza city e dei campi centrali prima di passare a raid mirati. Le valutazioni delle Forze Israeliane di Difesa indicano l'opzione più limitata, tenendo conto del potenziale rischio per la vita degli ostaggi, del timore di un ingresso completo nella città di Gaza, minata e considerata una "trappola mortale", e del logoramento eccessivo delle truppe. Le divergenze hanno spinto Zamir a fare una rara dichiarazione nella mattinata di giovedì 7 luglio: "La cultura del dissenso fa parte integrante della storia del popolo d'Israele. Continueremo a esprimere la nostra posizione senza timore".
I media israeliani riferiscono i dettagli del piano che Netanyahu ha presentato. La conquista dell'enclave prevede un'attività militare graduale di 4-5 mesi: i militari dello stato ebraico cominceranno con la presa di Gaza city. Gli abitanti, circa un milione di persone (metà dei residenti della Striscia), saranno evacuati. L'operazione logistica durerà settimane, durante le quali saranno costruite infrastrutture civili temporanee per gli sfollati, compresi ospedali da campo temporanei, complessi di tende o container. Il documento parla anche "dell'ingresso di grandi quantità di aiuti".
L'amministrazione del presidente americano Donald Trump ha fatto sapere, attraverso l'ambasciatore Usa in Israele Mike Huckabee, che il numero dei centri di distribuzione della Gaza Foundation aumenterà da 4 a 16 e che saranno aperti 24 ore su 24. L'emittente televisiva israeliana Channel 12 ha rivelato che che il presidente Usa intende destinare all'iniziativa circa un miliardo di dollari, finanziato in parte dagli Stati Uniti e in parte da altri Paesi.
Il ministro Bezalel Smotrich, leader di Sionismo Religioso e responsabile delle Finanze nel gabinetto guidato da Benjamin Netanyahu, ha ribadito la volontà di annettere la Cisgiordania. Secondo alcuni commentatori, Netanyahu ha presentato il progetto di invadere la Striscia per impedire ai ministri di estrema destra Bezalel Smotrich e Itamar Ben Gvir, titolare della sicurezza, di ritirarsi dal suo governo. I due proprio martedì 29 luglio sono stati definiti “personae non gratae” dai Paesi Bassi.
Mohammed Abu Salmiya, direttore dell'ospedale Al-Shifa di Gaza City, ha dichiarato all' agenzia di stampa Afp che la sua struttura ha ricevuto il 30 luglio 35 corpi di persone uccise nella sparatoria avvenuta nei pressi del valico di Zikim, punto di accesso per i camion di aiuti umanitari diretti nella Striscia di Gaza. La tv del Qatar Al Jazeera citando fonti mediche, parla di 75 persone uccise negli attacchi israeliani dall'alba dello stesso giorno tra le quali 63 in attesa degli aiuti. I servizi di emergenza hanno dichiarato che 37 persone sono state uccise e oltre 270 sono rimaste ferite nel nord di Gaza. Dal sette ottobre 2023 le vittime sarebbero più di sessantamila. Netanyahu ha detto che, sebbene la "situazione a Gaza sia difficile", Israele sta lavorando per garantire che entrino grandi quantità di aiuti e continuerà a collaborare con le agenzie internazionali, gli Stati Uniti e l’Europa. Le Forze Israeliane di Difesa hanno confermato l'apertura giornaliera dei corridoi umanitari per la consegna di cibo. Dall'enclave arrivano video che fanno vedere come uomini armati prendono il controllo dei camion e la merce venga venduta al mercato nero a prezzi esorbitanti. Nella Striscia ora un chilo di zucchero costa 400 shekel (oltre 100 euro), un pacco di caffè fino a 500 shekel (128 euro), un litro di olio 250 shekel (64 euro), una banana può arrivare a costare 17 shekel (più di 4 euro).
Video postati il 29 luglio sui social mostrano persone che sono riuscite a ricevere sacchi di farina da 25 chili, ma non si capisce in quale zona dell'enclave. Mentre altri filmati riprendono lunghe code in attesa di viveri e anche in questo caso non è chiaro in quale parte della Striscia si trovino. Sulla distribuzione pesano sia i saccheggi - come documenta l'ennesimo video diffuso il 29 luglio dai militari dello Stato ebraico - sia alcune rotte particolarmente pericolose per i camion poiché minate dai miliziani di Hamas. Secondo un report del quotidiano qatariota Al-Araby Al-Jadeed, di proprietà del Qatar, più della metà dei camion di aiuti egiziani entrati domenica 27 luglio nella Striscia sono stati derubati e i prodotti alimentari sono stati poi venduti nei mercati locali.
E' di una settantina di morti il bilancio delle vittime del 28 luglio, una giornata che avrebbe dovuto essere una 'pausa tattica' per permettere l'arrivo di aiuti umanitari a Gaza. Secondo fonti sanitarie di Hamas, 21 persone sono state uccise vicino a punti di distribuzione di aiuti umanitari. La maggior parte delle vittime, 56, è caduta nelle vicinanze della città di Khan Yunis, altri 9 palestinesi sono stati uccisi in varie zone inclusi cinque colpiti da armi da fuoco vicino a un punto di distribuzione di cibo. A Gaza City, almeno cinque persone hanno perso la vita in attacchi che hanno preso di mira una scuola e un edificio residenziale. Secondo Hamas dall'inizio della guerra a Gaza almeno 59.921 abitanti dell'enclave sono morti a causa dei raid israeliani.
Le Forze Israeliane di Difesa hanno ripreso il lancio dal cielo di pacchi contenenti farina, zucchero e cibo in scatola, mentre anche la Giordania e gli Emirati Arabi Uniti hanno paracadutato nell'enclave almeno 25 tonnellate di beni con i loro aerei. E dopo 150 giorni, anche l'Egitto ha fatto entrare dal valico di Rafah 120 camion di aiuti umanitari, cibo e forniture mediche dell'Onu, della Mezzaluna Rossa egiziana e degli Emirati. Il punto di caduta è incontrollabile per via del vento. I pallet sganciati da seicento metri di altezza e da aerei che viaggiano a 200 chilometri all'ora rischiano di atterrare su tende abitate, in mare o in luoghi che non possono essere raggiunti senza essere presi a fucilate.
Sei persone sono morte per la fame solo il 26 luglio, fra le quali due bambini. Altre 24 sono state ammazzate nelle zone indicate da Israele per la distribuzione degli aiuti. Secondo quanto annunciato dalle Forze Israeliane di Difesa le attività militari saranno sospese fino a nuovo avviso dalle ore 10 alle 20 locali ad Al-Mawasi, Deir al-Balah e a Gaza City, mentre "dalle 6 alle 23 saranno istituiti percorsi sicuri designati per consentire il passaggio dei convogli dell'Onu e delle organizzazioni umanitarie che consegnano cibo e medicine alla popolazione in tutta la Striscia".
Tre ospedali dell'enclave hanno denunciato che da domenica 20 luglio a martedì 22 luglio almeno 21 bambini sono stati uccisi dalla fame (nella foto ressa per avere cibo). Uno aveva appena 40 giorni. Il bilancio di morte si aggiorna di ora in ora, tra chi non sopravvive alla fame e chi viene ucciso dai raid delle Forze Israeliane di Difesa: da domenica 20 luglio a martedì 22 hanno perso la vita almeno 43 persone, 18 in un attacco al campo di sfollati di al-Shati, a Gaza City, e sette mentre attendevano gli aiuti.
A Gaza "la carestia bussa a ogni porta", è l'allarme del segretario generale dell'Onu Antonio Guterres. L'Unrwa, l'agenzia Onu per i rifugiati palestinesi, calcola che da quando la Gaza Humanitarian Foundation - la controversa organizzazione sostenuta da Usa e Israele - ha cominciato a distribuire aiuti al posto di ong e Nazioni Unite a maggio scorso, almeno «1.000 persone affamate sono state uccise» mentre cercavano cibo.
La residenza del personale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità a Deir al Balah, nella striscia di Gaza, è stata aggredita tre volte il 21 luglio, ha dichiarato il direttore generale dell'agenzia sanitaria Tedros Adhanom Ghebreyesus in un post su X affermando che anche il magazzino principale della residenza è stato attaccato. "I militari israeliani sono entrati nella struttura, costringendo donne e bambini a evacuare a piedi verso Al-Mawasi nel mezzo di un conflitto attivo", ha scritto. Il personale maschile e i loro familiari sono stati ammanettati, spogliati, interrogati sul posto e sottoposti a controlli con armi da fuoco. Due membri del personale dell'OMS e due familiari sono stati arrestati. Tre sono stati successivamente rilasciati, mentre uno rimane detenuto. Trentadue dipendenti dell'Oms e i loro familiari sono stati evacuati. L 'Oms chiede l'immediato rilascio dell' arrestato e la protezione di tutto il suo personale.
Un soldato israeliano è morto e un altro è rimasto ferito in modo grave in combattimento a Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza. Lo hanno riferito le Forze di difesa israeliane, precisando che il 19enne Amit Cohen è morto in un'esplosione avvenuta all'interno di un edificio, che ha causato il ferimento anche del commilitone. L'esercito sta indagando sulla causa dell'esplosione. Secondo i dati delle Idf, la morte di Cohen porta a 894 il numero dei soldati morti dal 7 ottobre 2023, di cui circa 450 sono deceduti dall'inizio dell'offensiva terrestre a Gaza, il 27 ottobre 2023.
Il governo israeliano ha lanciato per la prima volta una massiccia offensiva terrestre a Deir al-Balah, nel cuore della Striscia. Un'iniziativa che mette a repentaglio anche la vita di "operatori italiani e delle Nazioni Unite" presenti in un'area considerata zona sicura, ha ammonito il ministro degli Esteri Antonio Tajani, chiedendo "con forza" che gli attacchi «cessino immediatamente". "Sto seguendo personalmente la situazione", ha sottolineato il responsabile della Farnesina, spiegando che nella zona c'è un operatore italiano Onu contattato dall'unità di crisi. "È vero che stanno sparando vicino al luogo dov'è, un luogo dove non si dovrebbe sparare". Secondo i media israeliani, i militari israeliani sarebbero convinti che Hamas detenga alcuni ostaggi israeliani nell'area, una delle poche ancora in piedi a Gaza. L'assalto è partito dopo un ordine di evacuazione per le oltre 50mila persone di Deir al-Balah: sale così nel complesso a quasi il 90% il territorio della Striscia sotto controllo o teatro di azioni militari dell'esercito di Israele, stima l'Onu.
L'Onu denuncia un aumento del 40% del prezzo del cibo e ricorda che con i suoi aiuti bloccati fuori dalla Striscia potrebbe sfamare la popolazione per "tre mesi". A migliaia di chilometri di distanza intanto, le autorità di Bruxelles hanno fermato e interrogato due soldati israeliani sospettati di aver commesso crimini di guerra a Gaza, dopo una denuncia presentata dalla Hind Rajab Foundation e dal Global Legal Action Network (Glan). Sono accusati di crimini di guerra, genocidio, attacchi contro civili, torture e sfollamenti forzati.
Sono state almeno 84 le persone uccise dagli attacchi israeliani il 20 luglio e più di 200 sono rimaste ferite, secondo fonti mediche che hanno riferito l'atroce bilancio al network televisivo del Qatar al Jazeera. E il ministero della Salute palestinese, gestito nella Striscia da Hamas, precisa che tra le vittime almeno 73 erano in attesa degli aiuti. Da maggio, secondo fonti locali, sono almeno 900 i civili rimasti uccisi mentre erano in cerca di cibo. La replica dell'esercito israeliano ricalca quanto già sottolineato in precedenti simili episodi, anche nei giorni scorsi: le Forze Israeliane di Difesa confermano di aver sparato «colpi di avvertimento» nei pressi di un centro di distribuzione di aiuti nel nord di Gaza per disperdere «una minaccia». L'esercito ha quindi sottolineato di essere «a conoscenza delle segnalazioni di vittime nella zona», ma che «un esame preliminare mostra che il numero riportato di vittime non corrisponde alle informazioni esistenti». I numeri e le immagini però scorrono senza sosta e all'Angelus il pontefice ha rinnovato il suo appello: «Chiedo nuovamente che si fermi subito la barbarie della guerra e che si raggiunga una risoluzione pacifica del conflitto», ha detto Leone XIV.
A Gaza sono finite anche le bare. I cadaveri vengono avvolti in lenzuoli bianchi che poi sono annodati a pochi centimetri dalla testa e dai piedi del deceduto. Dalla chiesa della parrocchia della Sacra Famiglia sono usciti senza vita alle 10 e 10 del 17 luglio i corpi di Saad Salameh, 60 anni, il custode, di Foumia Issa Latif Ayyad, 82 anni, e di Najwa Abu Daoud, 69 anni. Le due donne erano in una tenda allestita dalla Caritas di Gerusalemme. Da giorni Israele bombarda il quartiere Zeitun, a est della zona più antica di Gaza City. Per questo motivo il parroco Gabriel Romanelli, 55 anni, argentino, ferito alla gamba destra nello stesso bombardamento, aveva chiesto ai fedeli di non sostare troppo a lungo nel cortile. La facciata della chiesa è sostanzialmente intatta.
I funerali delle tre vittime sono stati celebrati dopo poche ore nella vicina chiesa greco ortodossa di San Porfirio. Nel calore dell’estate è impossibile conservare a lungo le salme. I feriti sono nove. Due sono gravi. Uno è Suhail Abu Daoud, 20 anni, che teneva una rubrica sull’Osservatore Romano, l’organo di stampa del Vaticano. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha sostenuto che la chiesa è stata colpita “per errore”, ma la stessa Sacra Famiglia era stata raggiunta da un colpo di un carro armato israeliano anche nel mese di dicembre del 2023. Morirono allora Nahida Anton e la figlia Samar che la madre tentava di soccorrere. Fu aperta un’inchiesta della quale non si conoscono i risultati.
Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino (cattolico ndr.) di Gerusalemme, ha fatto arrivare alla Sacra Famiglia 500 tonnellate di kit di pronto soccorso e di attrezzature mediche di urgente necessità da destinare a quante più persone possibili, non solo cristiane. Ma soprattutto ha portato caldi abbracci e condoglianze ai feriti, ai parrocchiani e a tutti coloro che frequentano il compound della Chiesa cattolica della Sacra Famiglia, colpita da un raid israeliano. Al cardinale sono stati mostrati i luoghi danneggiati dal raid, in particolare la parete frontale della chiesa su cui ancora però svetta il campanile fatto risuonare a festa questa mattina per invocare «la pace», dopo che ieri sera era stata celebrata una messa in suffragio delle vittime. Poi Pizzaballa e Teofilo III, Patriarca Greco-ortodosso di Gerusalemme, anche lui presente insieme al pari grado cattolico, hanno fatto visita ai malati, ai disabili e ai tanti bambini rifugiati nella struttura salutandoli con calorose strette di mano e benedicendoli uno ad uno. Con la coppia di alti prelati c’erano anche padre Gabriel Romanelli, il parroco, rimasto ferito ad una gamba e il viceparroco. Pizzaballa era accompagnato anche da una scorta munita di giubbotti anti proiettile.
Benjamin Netanyahu è finito in una situazione politicamente instabile dopo che i partiti religiosi Shas e United Torah for Judaism lo hanno abbandonato per la sua volontà di reclutare nelle forze armate anche i giovani ultraortodossi. Ora lo sostiene una coalizione che può contare solo su 61 dei 120 seggi del Parlamento, la Knesset. Michael Oren, già ambasciatore negli Stati Uniti e parlamentare del partito centrista Kulanu, ha confidato all’agenzia di stampa Adnkronos che la strategia del premier sarebbe quella di evitare la crisi fino alla pausa estiva dei lavori della Knesset che finirà il 19 ottobre: ''Parte del governo – osserva l’ex diplomatico - vorrebbe costringere la popolazione palestinese a spostarsi nel sud della Striscia, la cosiddetta 'zona umanitaria', lasciando il restante 75% che poi l'esercito occuperebbe per ripulirlo' da Hamas. E magari chi sostiene questo progetto vuole anche ricostruire insediamenti israeliani a nord. Ma le Forze Israeliane di Difesa dicono che non si può fare. È la prima volta nella storia nella quale l'esercito dice chiaramente no al governo, non conosco altri esempi del genere”.
Secondo la Gaza Humanitarian Foundation, sostenuta dagli Usa e da Israele, il 16 luglio diciannove palestinesi sono stati schiacciati e uno è stato accoltellato dopo essere stati spinti a una «fuga precipitosa». L'organismo che gestisce i siti di smistamento di cibo nella Striscia, ha inoltre sostenuto di aver identificato persone armate, legate ad Hamas, che «fomentavano disordini». Al contrario la Difesa civile di Gaza ha denunciato che «migliaia di persone, tra le quali donne e bambini, si erano radunate» vicino ad un centro umanitario a sud-ovest di Khan Younis, quando l'esercito «ha aperto il fuoco e lanciato gas lacrimogeni, scatenando il panico, mentre le guardie del centro della Ghf chiudevano i cancelli. Da tempo gli esperti di sicurezza alimentare affermano che con questo nuovo meccanismo di aiuti le morti sono inevitabili. Perché i centri sono soltanto quattro (rispetto ai 400 punti di distribuzione che erano gestiti dall'Onu) e sono operativi per periodi brevi e a cadenza irregolare, fornendo cibo a migliaia di persone in condizioni disperate. A queste vittime, poi, vanno aggiunte le tante altre provocate dai combattimenti e dai raid dell'Idf. Nelle ultime 24 ore, secondo le autorità di Hamas, il bilancio è arrivato ad almeno 94 persone uccise, tra le quali 11 bambini.
Erano una trentina in coda la mattina del 13 luglio vicino al campo profughi di Nuseirat per avere un po’ d’acqua quando un drone ha lanciato un missile e per un «errore tecnico», hanno ammesso le Forze Israeliane di Difesa ore dopo, ha ucciso dieci persone, fra le quali sei bambini. Filmati non verificati, condivisi online dopo il raid, mostrano i piccoli insanguinati e corpi senza vita. Con urla di panico e di disperazione i gazawi si sono precipitati sul posto per trasportare su carretti trainati da asini i feriti all'ospedale al-Awda di Nuseirat. L'esercito israeliano ha riconosciuto che in un attacco aereo mirato su un «terrorista della Jihad islamica» le «munizioni sono cadute a decine di metri dal bersaglio». L'incidente è in fase di revisione. I militari hanno espresso «rammarico per ogni danno causato ai non combattenti». Il 13 luglio i caduti palestinesi sono stati almeno trenta.
Come ogni giorno, il sangue a Gaza scorre a fiumi. I media palestinesi denunciano che il 12 luglio almeno 27 civili sono stati uccisi e oltre 180 sono rimasti feriti quando le forze israeliane hanno aperto il fuoco su una folla vicino al punto di distribuzione di viveri a Al-Shakoush, a Rafah. Israel Katz, il ministro della Difesa israeliano, ha postato su X una foto delle rovine di Gaza e ha scritto: «Dopo Rafah, Beit Hanoon». La città nel nord dell'enclave palestinese è ora sotto il pesante assedio da parte delle forze israeliane. L'esercito dello stato ebraico ha affermato che nelle ultime 48 ore ha colpito oltre 250 obiettivi. Questa mattina, secondo l'agenzia di stampa palestinese Wafa, una madre e i suoi tre figli sono rimasti uccisi in un raid su una zona residenziale vicino all'Università Islamica a Gaza City. Altre quattro donne sono state uccise e altre 10 sono rimaste ferite in un attacco su un'abitazione vicino alla scuola di Yaffa, sempre a Gaza City. Nella parte centrale di Gaza, una bambina è stata uccisa e altre ferite dopo un raid su un'abitazione vicino alla scuola di Al-Hassayna, nel campo profughi di Nuseirat. A Deir al-Balah, un attacco con drone su un campo profughi di Al-Manasra ha sterminato una intera famiglia, un uomo, sua moglie e i loro figli, secondo quanto riferito da fonti locali.
Il 12 luglio 7 agenzie Onu, fra le quali Unicef, Wfp e l'Oms, sono tornate a denunciare che il carburante sta per finire. E niente benzina significa «niente servizi sanitari, niente acqua potabile, niente pane nelle poche panetterie rimaste attive». L'agenzia di stampa Reuters a Rafah ha visto diversi corpi di vittime avvolti in sudari bianchi, mentre i familiari piangevano all'ospedale Nasser. L'esercito israeliano ha affermato però che le sue truppe avevano sparato colpi di avvertimento, ma che l'esame dell'incidente non aveva trovato prove di feriti.
l premier israeliano Benjamin Netanyahu sembra irremovibile sul fatto che non smetterà di combattere finché Hamas non sarà distrutta, i suoi leader esiliati, le sue forze disarmate, il suo governo di Gaza stroncato, la sua capacità di risorgere e minacciare nuovamente Israele azzerata. Il presidente americano Donald Trump ha detto più volte che vuole por fine ai combattimenti nella Striscia e garantire il ritorno di tutti i 50 ostaggi israeliani rimasti nelle mani del Movimento di Resistenza Islamica, 20 dei quali si ritiene siano ancora vivi. Hamas ha ribadito che la tregua di 60 giorni proposta dagli Usa deve portare in modo affidabile un cessate il fuoco permanente e il completo ritiro delle forze israeliane da Gaza.
Netanyahu esclude per il futuro la soluzione dei due Stati, uno israeliano e uno palestinese, e riferisce che Israele e gli Usa stanno cercando nella regione Paesi pronti ad accogliere gli sfollati palestinesi decisi ad andarsene «su base volontaria». Katz vorrebbe concentrare 600 mila palestinesi sfollati ad al Mawasi in una "città umanitaria" collocata a Rafah, un agglomerato che poi dovrebbe accogliere tutti gli abitanti della Striscia. L'esercito israeliano dovrà garantire solo la sicurezza del perimetro esterno della "città umanitaria". Il premier Netanyahu sta già cercando Paesi che siano disponibili ad accogliere i palestinesi che vogliono lasciare Gaza. Secondo un modello finanziario elaborato dal "Boston consulting group" l'operazione costerebbe 9000 dollari per ogni ricollocato. In tutto la Striscia perderebbe mezzo milione di abitanti.
Annettere la Cisgiordania? Per il ministro israeliano della Giustizia Yariv Levin, un membro del Likud, il partito del premier Benjamin Netanyahu, è arrivato il momento. Fin dal 7 ottobre la Cisgiordania è stata al centro di violenti attacchi dei coloni e di diverse operazioni militari condotte dall’esercito israeliano che hanno provocato oltre 870 morti e 7mila feriti.
Dalla Striscia continuano ad arrivare bollettini quotidiani di morte, almeno 94 caduti il 3 luglio secondo il Movimento di Resistenza Islamica che ha denunciato un raid contro una scuola-rifugio e spari sui civili in fila per gli aiuti. In una situazione umanitaria già catastrofica e aggravata ulteriormente dal caldo e dalla mancanza d'acqua. A Gaza City fonti mediche hanno affermato che almeno 17 persone sono rimaste uccise in un raid israeliano su un istituto scolastico che dava rifugio alle famiglie sfollate. E almeno 45 civili, sostiene Hamas, sarebbero morti mentre andavano a prendere il cibo nei centri umanitari.
L'agenzia di stampa Associated Press ha rivelato che i contractor americani che sorvegliano i centri di smistamento gestiti dalla Gaza Humanitarian Foundation (il contestato ente sostenuto da Usa e Israele, ma non dall'Onu) utilizzano munizioni vere e granate stordenti. L'agenzia americana ha raccolto le testimonianze di due contractor, secondo i quali parte dei loro colleghi non sono qualificati, né controllati. E ci sono nuove ombre anche sulle Forze Israeliane di Difesa: nel raid dei giorni scorsi su un internet - caffé sarebbe stato usato un ordigno Mk-82 da 230 chili, secondo quanto ha rivelato l'esame dei frammenti. Per gli esperti dei diritti umani è un'arma «illegale».
La situazione della popolazione della Striscia è stata oggetto anche di un rapporto presentato a Ginevra da Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani nei Territori palestinesi occupati, Nel documento si accusano numerose imprese, a cominciare da produttori di armi e giganti tech - «dalla Lockheed a Leonardo, da Alphabet a Microsoft» - di contribuire al «progetto» di Israele di «sfollamento e sostituzione dei palestinesi nei territori occupati» e si chiede agli Stati membri di imporre un embargo totale sulle armi allo Stato ebraico e di sospendere tutti gli accordi commerciali.
Hacham Muhammad Issa al-Issa, uno degli ideatori dell'eccidio del 7 ottobre 2023, è stato eliminato. Le Forze israeliane di difesa e il controspionaggio interno hanno annunciato di averlo ucciso la sera del 27 giugno a Gaza. Ynet, </em>il sito on line di Yedioth Ahronoth, il quotidiano più diffuso di Israele, ha scritto che il suo ruolo era quello di «capo dello staff di supporto al combattimento nell'ala militare dell'organizzazione terroristica”. Secondo il Movimento di Resistenza Islamica la carestia sta «devastando» la popolazione di Gaza e sta colpendo soprattutto i bambini.
Soldati semplici israeliani, che non hanno dichiarato le loro generalità, hanno riferito al quotidiano liberal Haaretz che i comandanti avrebbero ordinato loro di aprire il fuoco sulla folla vicino ai centri di distribuzione degli aiuti per disperderla, anche quando non rappresentava una minaccia. Il primo ministro dello stato ebraico Benjamin Netanyahu ha parlato di accuse «spregevoli», ma lo stesso Haaretz ha dato la notizia che le Forze Israeliane di Difesa stanno indagando sull'episodio per verificare eventuali «crimini di guerra».
Il 24 giugno tre palestinesi sono morti e altri sette sono rimasti feriti nel corso dell'attacco messo a segno da coloni israeliani a Kafr Malik, un villaggio a est di Ramallah, in Cisgiordania. Secondo quanto ha appreso l'agenzia di stampa palestinese Wafa da fonti locali, decine di coloni hanno attaccato il piccolo centro, dando alle fiamme autoveicoli e abitazioni, protetti dalle forze israeliane che avrebbero aperto il fuoco contro i palestinesi. Secondo l'organizzazione israeliana per i diritti umani Yesh Din, citata dal quotidiano on line Times of Israel, l'attacco è stato lanciato da oltre 100 coloni. Jaafer Hamayel, un abitante di Kafr Malik, ha raccontato al quotidiano israeliano liberal Haaretz che " i coloni hanno dato alle fiamme un'abitazione nel villaggio e i giovani sono usciti per proteggerla. I coloni hanno aperto il fuoco con le pistole, l'esercito ha esploso colpi con i fucili d'assalto muniti di puntatori laser direttamente sui ragazzi". Hamayel ha raccontato che i coloni sono arrivati al villaggio mentre si celebrava il lutto per la morte del 13nne Ammar Mutaz Hamayel, ucciso lunedì scorso dai soldati israeliani.
In serata il premier israeliano ha annunciato il recupero dei cadaveri di due ostaggi. È stata ritrovata la salma di Yair Yaakov ucciso da Hamas il 7 ottobre 2023. Il primo ministro di Gerusalemme è chiamato alla prova del voto su un disegno di legge presentato dall'opposizione per lo scioglimento del parlamento, che, se approvato, potrebbe aprire la strada a elezioni anticipate. Insieme ai deputati di centro e di sinistra, anche i partiti ultraortodossi che sostengono la maggioranza hanno infatti minacciato di sostenere la mozione, se non si raggiungerà un compromesso sulle loro richieste di esentare i propri membri dal servizio militare.
Ennesimo massacro a Gaza, decine di morti all'alba del 7 giugno. E anche gli ostaggi di Hamas continuano a morire. Le Forze israeliane di difesa hanno recuperato il corpo del thailandese Pinta Nattapong. Nelle stesse ore Hamas ha pubblicato la foto di un altro rapito, l'israeliano Matan Zangauker, e ha minacciato: «Non tornerà vivo». La Protezione civile della Striscia, gestita dai fondamentalisti del Movimento di Resistenza islamica, ha riferito che almeno sedici persone hanno perso la vita in un singolo attacco israeliano lanciato all'alba con due missili che hanno colpito il quartiere Sabra di Gaza City. Almeno sei erano bambini, i feriti sono oltre 50. Il raid porta a 56 morti il bilancio dei caduti il 7 giugno in tutta la Striscia, ma il numero è destinato ad aggravarsi anche perché sotto le macerie dell'abitazione di Sabra gli intrappolati sarebbero 85. Secondo l'agenzia palestinese Wafa un bombardamento ha centrato tende per sfollati a ovest di Khan Yunis. Sono morti quattro membri di una stessa famiglia, il padre, la madre e i loro due figli. Fonti palestinesi riferiscono che altre sei persone sono state uccise dal fuoco dei militari dello stato ebraico mentre tentavano di raggiungere un centro di aiuti della Gaza Humanitarian Foundation a ovest di Rafah. I militari israeliani hanno confermato di aver sparato «colpi di avvertimento», all'alba, nei pressi del centro di distribuzione di aiuti alimentari della Ghf, a Tel al Sultan, vicino a Rafah, e hanno riferito di aver «invitato alcuni sospetti ad allontanarsi, ma siccome continuavano ad avanzare, mettendo le truppe in pericolo, i soldati hanno risposto con spari di avvertimento».
Un testimone, Samir Abu Hadid, ha raccontato all'agenzia di stampa Afp che erano migliaia le persone radunatesi nei pressi di una rotonda e «nel momento in cui alcuni hanno tentato di avanzare verso il centro di distribuzione, le forze di occupazione israeliane hanno aperto il fuoco dai veicoli blindati vicini al sito, sparando prima in aria e poi sui civili». Da quando il 27 maggio scorso la Ghf ha iniziato le sue operazioni, secondo l'agenzia palestinese Wafa almeno 115 persone sono rimaste uccise e 580 ferite da spari dei militari israeliani mentre tentavano di procurarsi cibo. Il dipartimento di Stato degli Usa sta valutando l'assegnazione di 500 milioni di dollari per finanziare la Ghf, che è sostenuta dagli Stati Uniti e da Israele, stando a quanto hanno riferito all'agenzia Axios un funzionario statunitense e una fonte a conoscenza diretta della situazione. Se gli Stati Uniti andassero avanti con questo ingente finanziamento, diventerebbero il principale donatore della fondazione.
Nella Striscia Hamas denuncia almeno 38 morti negli attacchi aerei o per colpi d'arma d fuoco sparati dall'esercito israeliano, mentre Israele piange la morte di 4 soldati nell'esplosione di un ordigno-trappola in un edificio di Khan Yunis. I pochi aiuti che raggiungono la popolazione vengono distribuiti a singhiozzo: dopo oltre un giorno di pausa per migliorare le condizioni di sicurezza, la Gaza Humanitarian Foundation ha riaperto e subito richiuso due dei suoi centri di distribuzione di Rafah a causa di «un affollamento eccessivo che ha reso pericoloso procedere». Non prima però di aver consegnato 8.160 scatole di cibo, facendo salire a quasi 9 milioni i pasti distribuiti dall'inizio delle operazioni il 26 maggio scorso. Tuttavia, l'ong sostenuta da Israele e Usa, l'unica autorizzata a operare a Gaza, viene contestata dall'Onu sia per le modalità di distribuzione sia per il tipo di aiuti, derrate di alimenti secchi che devono essere cucinati con mezzi di fortuna per lo più inesistenti.
Almeno trentuno persone, secondo la protezione civile locale, sarebbero rimaste uccise il 2 giugno dal fuoco israeliano nei pressi di un sito di distribuzione di aiuti sostenuto dagli Stati Uniti, e da Gerusalemme, la Gaza Humanitarian Foundation (in acronimo inglese Ghf). Lo stesso organismo ha bollato le notizie di vittime come «non vere». Le Forze Israeliane di difesa ammettono solo «colpi d'avvertimento». Nei pressi di Rafah, nell'estremo sud della Striscia, migliaia di persone si erano dirette verso un centro di distribuzione diverse ore prima dell'alba. Mentre si avvicinavano, hanno riferito alcuni dei presenti, i militari israeliani hanno ordinato loro di disperdersi e di tornare più tardi, Alle 3 del mattino all’altezza di una rotonda le forze armate di Gerusalemme avrebbero aperto il fuoco. Le autorità sanitarie di Gaza, controllate da Hamas, hanno poi dichiarato che almeno 31 corpi sono arrivati all’ospedale Nasser. I feriti sarebbero oltre 170.
Secondo le Forze israeliane di difesa invece «durante la notte a circa un chilometro dall'area di distribuzione le truppe hanno lavorato per impedire a diversi sospettati di avvicinarsi sbarrando colpi di avvertimento in aria, non contro i civili». La Gaza Humanitarian Foundation conferma. L'organismo responsabile del nuovo meccanismo di distribuzione degli aiuti, sostenuto dagli Stati Uniti e da Israele, ha diffuso un video girato in un punto di smistamento dopo l'alba per dimostrare che era tutto tranquillo. La Ghf sostiene di aver distribuito milioni di pasti dall'inizio delle operazioni, la scorsa settimana. Per Philippe Lazzarini, responsabile dell’Unrwa, l’agenzia dell’Onu che si occupa dei profughi palestinesi, gli aiuti sono diventati “una trappola mortale” e la consegna del cibo deve essere fatta «su larga scala e in sicurezza attraverso le Nazioni Unite».
Il personale della Gaza Humanitarian Foundation sostiene che il 27 maggio, il primo giorno della distribuzione dei soccorsi, i miliziani di Hamas hanno messo in piedi posti di blocco per cercare di impedire che la popolazione della Striscia andasse a ritirare i pacchi della Ghf. A Zuwaida un magazzino del World Food Program è stato preso d’assalto e depredato. Secondo l’agenzia di stampa Associated Press quattro persone sono morte durante l’attacco. Sabato 31 maggio 110 camion carichi di farina di aiuti sono stati rubati a Khan Younis e si sono sentiti numerosi spari.
Israele aveva accettato l'ultima proposta avanzata da Steven Witkoff, l'inviato del presidente americano Donald Trump. L'apertura è arrivata durante un incontro tra Benjamin Netanyahu e i suoi ministri, nonostante l'opposizione degli alleati più oltranzisti. Lo stesso premier israeliano l'ha annunciata alle famiglie degli ostaggi ancora trattenuti nella Striscia, che nei giorni scorsi avevano condannato l'altalena di annunci e smentite del primo ministro dello stato ebraico sulla pelle dei loro cari. In particolare, la bozza messa a punto da Witkoff, e sottoposta il 28 maggio al vaglio del presidente Donald Trump prima di essere inviata alle parti, prevede una tregua di 60 giorni, il rilascio dei 10 ostaggi ancora vivi (5 il primo giorno, altri 5 dopo una settimana) e la riconsegna di 18 corpi (9 il primo giorno e 9 dopo). In cambio, Israele rilascerà 125 detenuti palestinesi condannati all'ergastolo per terrorismo, 1.111 cittadini di Gaza detenuti dall'inizio della guerra e 180 corpi di palestinesi attualmente trattenuti dalle autorità israeliane.
In questo frangente delicatissimo Netanyahu ha pagato alla destra del suo governo il prezzo del semaforo verde del governo alla creazione di altre 22 colonie in Cisgiordania, ritenute illegali dalla comunità internazionale. Sono nuovi insediamenti e diversi avamposti ancora non autorizzati. Per Israel Katz, il ministero della Difesa, è una «decisione storica» che «rafforzerà la presa strategica su tutte le parti della Giudea e Samaria» (i nomi biblici della Cisgiordania) e «impediranno la creazione di uno Stato palestinese». Per Hamas è invece «una palese sfida alla volontà internazionale e una grave violazione delle risoluzioni Onu». A Tulkarem l'esercito israeliano ha issato la bandiera con la Stella di David sulla cupola della moschea Abu Bakr al-Siddiq nel campo profughi di Nur al-Shams.
Le Forze Israeliane di difesa continuano le operazioni a Gaza: l'ospedale Al- Awda, l'unico ancora operativo nel nord della Striscia, ha denunciato che i militari dello stato ebraico hanno evacuato con la forza pazienti e personale medico. Hamas, che non distingue mai le vittime civili dai miliziani in armi, ha affermato che nelle ultime ore almeno 70 persone sono morte, 23 delle quali in un attacco aereo su un'abitazione nel campo profughi di Bureij. Israele invece piange il piccolo Ravid Chaim, sopravvissuto per due settimane all'assassinio della mamma che lo portava in grembo. La donna era stata fulminata da terrorista palestinese in Cisgiordania quando era sul procinto di darlo alla luce.
Il primo giorno della consegna di aiuti per la popolazione civile di Gaza era stato contraddistinto dal caos. I palestinesi della Striscia prima sono entrati uno dietro l'altro in fila lungo il percorso protetto da alte recinzioni di metallo, dentro una conca di terra gialla sbancata dalle ruspe militari. Le prime immagini da Tel Sultan a Rafah, nell'estremo sud della Striscia di Gaza, hanno mostrato uomini di ogni età che tornavano indietro ordinatamente con pacchi di cartone sulle spalle. Qualcuno in un video ha anche gridato “viva l'America”. Poche ore dopo arriva l'annuncio che il sito di distribuzione degli aiuti umanitari gestito dalla Gaza humanitarian foundation (in sigla Ghf), aperto martedì 27 maggio per la prima volta, avrebbe chiuso alle 17.30. La folla in attesa fuori e ai posti di blocco di Hamas allestiti per impedire di raggiungere il centro si è rifiutata di tornare indietro a mani vuote. Centinaia di ragazzi, di donne velate di nero dalla testa ai piedi, di bambini, di anziani hanno cominciato a correre verso i tavoli sui quali era accatastato il cibo dentro scatoloni abbattendo le barriere, una marea di corpi si è precipitata verso gli aiuti che aspettava dal 2 marzo.
Quando il governo israeliano ha chiuso i valichi affermando che i 25mila tir entrati in due mesi di tregua bastavano per un bel po’, le guardie di sicurezza della compagnia americana che vigila sulle consegne si sono ritirate per non essere sopraffatte. Protetti da una cancellata, gli operatori americani hanno sparato colpi in aria. I media di Hamas hanno pubblicato immediatamente le scene della ressa e irriso il nuovo meccanismo di aiuti (voluto da Israele e dagli Stati Uniti) descrivendo il centro come già distrutto e i raid degli elicotteri delle Forze Israeliane di Difesa che sparavano dall'alto. Più tardi il portavoce dell'esercito ha smentito la notizia diffusa da Hamas. “Le Forze Israeliane di Difesa – ha detto - non hanno sparato dall'alto contro il centro di distribuzione».
Jake Wood, il Chief Executive Officer della Gaza Humanitarian Foundation, si era dimesso lunedì 26 maggio, poche settimane dopo aver assunto l'incarico, affermando che il piano di aiuti israelo - americano per Gaza non può essere attuato “nel rispetto dei principi di umanità, neutralità, imparzialità e indipendenza”. Wood ha spiegato che, a suo avviso, l’unica strada per una soluzione a lungo termine a Gaza è “il rilascio di tutti gli ostaggi, la cessazione delle ostilità, la creazione di un percorso verso la pace, la sicurezza e la dignità per tutte le persone”. Sul caos del 27 maggio la società americana ha cercato di minimizzare dichiarando che alla folla è stato consentito di prendere i pacchi con il cibo. Ghf ha comunicato gli orari di apertura del 28 maggio.
Secondo funzionari dello stato ebraico le Forze Israeliane di Difesa si sono organizzate per conquistare il 75 per cento della Striscia in due mesi. Adesso ne controllano il 40 per cento circa. La popolazione sarebbe confinata in tre piccole aree. Sono al Mawasi, Deir al Balah e Nuseirat. Anche il 27 maggio numerose voci si sono alzate dall'Europa per condannare la guerra. La presidente dell’Unione Europea Ursula von der Leyen ha definito «abominevole prendere di mira i civili». Ma a Gerusalemme la giornata è stata vissuta positivamente: dopo settimane di tira e molla, la Ghf è riuscita a rendere operativi i primi due siti, uno a Tel Sultan, l'altro nel corridoio Morag. Una terza struttura aprirà nei pressi di Khan Yunis e una quarta nella parte centrale di Gaza, anche se non è ancora chiaro quando entreranno in funzione. Nelle intenzioni israeliane, la nuova formula avviata nella Striscia serve per spezzare il controllo di Hamas sul cibo, e, a cascata, per distruggere la sua presa sulla popolazione. Hamas ha diffuso una nota nella quale sostiene che «il tentativo fallirà». I miliziani hanno distribuito cibo gratis nella zona umanitaria di Al-Mawasi, e su You Tube il canale Inner Front ha minacciato chiunque prenda da mangiare dalla Ghf. L'azienda ha fatto sapere che durante la giornata del 27 maggio sono stati distribuiti 8.000 pacchi, pari a circa 462.000 pasti, e che ogni scatola di cibo è sufficiente per cinque persone e mezza per tre giorni e mezzo.
L'Occidente stringe la morsa diplomatica intorno al governo di Benjamin Netanyahu. Nel cuore di Westminster, il premier Keir Starmer ha certificato lo strappo: prima rilanciando la condanna firmata con Francia e Canada contro la guerra a Gaza bollata come «del tutto sproporzionata», poi congelando i negoziati per un accordo di libero scambio post-Brexit con Israele e annunciando sanzioni mirate alle frange più radicali dei coloni in Cisgiordania, accusati di violenze sistematiche contro i palestinesi. Il tutto mentre oltremanica, a Bruxelles, cresce la pressione per un cambio di rotta nelle relazioni con lo Stato ebraico: una «forte maggioranza» di Paesi Ue si è detta a favore, nelle parole dell'Alta rappresentante Kaja Kallas, a rimettere mano al trattato siglato con Israele venticinque anni fa. Non senza malumori, con Roma e Berlino che si sono smarcate. «Non possiamo permettere che la popolazione di Gaza muoia di fame», ha scandito Starmer alla Camera dei comuni, definendo «assolutamente inadeguato» l'annuncio israeliano sull'apertura limitata dei corridoi umanitari. Poi lo stop all'intesa commerciale e, accanto, le sanzioni rivolte - tra gli altri - a Zohar Sabah, Harel David Libi e Daniella Weiss, leader di spicco del movimento dei coloni e al centro del recente documentario 'Settlers' di Louis Theroux.
La risposta del governo israeliano è stata immediata: nella visione del ministero degli Esteri, Londra è mossa da «un'ossessione antisraeliana» e da «calcoli politici interni». «Se il il governo britannico è disposto a danneggiare la propria economia, è una sua decisione», ha tagliato corto lo stesso ministero, ricordando inoltre che «il mandato britannico» sul protettorato d'Israele «è terminato esattamente 77 anni fa» e «le pressioni esterne non devieranno» lo Stato ebraico «dalla sua strada».
A Londra, il ministero degli Esteri David Lammy non ha comunque fatto retromarcia. E, prima di convocare l'ambasciatrice israeliana Tzipi Hotovely, ha lanciato un messaggio diretto a Netanyahu, definendo senza mezzi termini «abominevole» la situazione a Gaza. Una «linea invalicabile», quella sul rispetto dei diritti umani, tracciata anche dall'Europa continentale. I Paesi Bassi, storico partner di Israele, hanno chiamato a raccolta gli altri governi e l'esecutivo Ue per valutare l'attivazione dell'articolo 2 dell'accordo di associazione - che vincola i rapporti bilaterali al rispetto dei diritti umani e dei principi democratici - in reazione al blocco degli aiuti a Gaza. Una proposta sposata nel complesso da 17 Paesi, guidati - oltre che dall'Olanda - da Spagna, Francia, Irlanda e Slovenia. Un'operazione delicata - un «esercizio», nella definizione di Kallas - che non punta a sospendere il trattato siglato nel 2000 ma propone di congelarne il piano d'azione, bloccando di fatto l'avanzamento della cooperazione. Un segnale forte anche sul piano economico: l'accordo è alla base di una relazione commerciale da oltre 46 miliardi di euro.
Nella Striscia viene segnalata l'avanzata di carri armati a nord di Khan Younis, nel sud, accompagnata da pesanti bombardamenti di artiglieria e da attacchi aerei, e nella parte orientale di Jabaliya, nel nord. Nel sud di Israele nel tardo pomeriggio di domenica sono scattagli gli allarmi per due razzi lanciati dall'enclave. Le brigate al Quds, il braccio armato della Jihad islamica di Gaza, hanno pubblicato filmati di famiglie palestinesi che lasciano i campi di Jabaliya, Beit Lahia e Tel al Zàtar per l'intensificarsi dei raid. Dopo i razzi, il portavoce dell'esercito ha ordinato l'evacuazione dall'area orientale di Deir al-Balah.
Il ministero della sanità di Gaza, guidato da Hamas ha fatto sapere che il 15 maggio sono state 120 le vittime e dei raid israeliani su Gaza. Il Movimento di Resistenza Islamica, come sempre, non specifica quanti siano i civili e quanti i miliziani in armi. “Stiamo lavorando duramente a Gaza”, ha detto Trump durante la sua visita in Qatar. “La Striscia è stata un territorio di morte e di distruzione”, ha spiegato, ma gli Stati Uniti interverranno, e la Striscia diventerà una “Gaza Riviera”, con spiagge, grattacieli e statue di Trump dorate, come quella presentata dalla Casa Bianca a febbraio, in un celeberrimo video fatto con l'intelligenza artificiale. L'Onu ha annunciato che non parteciperà alla distribuzione dei beni di prima necessità della nuova fondazione sostenuta dagli Usa, la Gaza Humanitarian Foundation (Ghf).
Il sergente maggiore Idan Alexander, un israeliano che ha anche la cittadinanza statunitense, è stato liberato dopo 584 giorni in cattività a Gaza. Pare un omaggio di Hamas al presidente Usa alla vigilia della sua visita in Medio Oriente. Mentre Donald Trump saliva la scaletta dell'Air Force One diretto a Riad, la capitale dell'Arabia Saudita, Idan, che ora ha 21 anni, è uscito dall'oscurità del tunnel nel quale era stato trascinato il 7 ottobre 2023. Idan è il primo militare dell'esercito israeliano, maschio e in vita, ad essere rilasciato dal gruppo terroristico. Restano prigionieri nella Striscia altri 13 soldati delle Forze Israeliane di Difesa, otto dei quali sono stati dichiarati morti, tra questi due americani.
Nella prima immagine diffusa dai notiziari, Idan Alexander sembra stare bene, ma "ha avuto bisogno di aiuto per camminare", ha riferito la tv del Qatar al Jazeera. Più tardi, già in Israele, lui stesso ha raccontato di aver subito gravi torture e di essere rimasto ammanettato in una gabbia per un lungo periodo di tempo. Il percorso di recupero di Idan non seguirà il protocollo messo a punto dalle autorità: dopo gli abbracci con la famiglia, le visite mediche obbligatorie, gli incontri con l'intelligence, l'accoglienza degli inviati Usa nella base di Reem, partirà per Doha dove ad attenderlo ci sarà il presidente Donald Trump. Ad annunciarlo è stata la stessa famiglia Alexander, dopo l'arrivo in Israele della madre Yael il 12 maggio mattina, accompagnata dall'inviato statunitense per gli ostaggi Adam.
In cambio di una parte degli ostaggi, secondo la bozza dei mediatori, verranno aperti corridoi sicuri per la consegna di cibo e di medicine alla popolazione di Gaza, dove non arrivano rifornimenti dal 2 marzo. L'Autorità Nazionale Palestinese ha dichiarato la Striscia 'zona di carestia e ha chiesto l'intervento dell'Onu. Le Forze Israeliane di Difesa hanno lanciato diversi attacchi. Il ministero della Salute di Gaza, guidato da Hamas, ha denunciato 33 vittime in un ristorante nel quartiere Rimal di Gaza city. Fonti mediche palestinesi hanno riferito che dalla mattina del 7 aprile i raid israeliani hanno ucciso 89 civili.
Tutto il cielo di Sanaa è fumo, un'atmosfera di panico e paura", ha scritto sui social il 6 maggio un anonimo abitante della capitale yemenita dopo l'attacco dei caccia israeliani che ha distrutto l'aeroporto internazionale da anni controllato dai miliziani Houthi alleati dell'Iran. Il secondo raid in 24 ore è la in risposta al missile lanciato domenica 4 maggio sull'aeroporto di Tel Aviv, un vettore che ha perforato la difesa dello stato ebraico colpendo vicino al terminal principale dello scalo.
Dopo, le minacce di rappresaglie reciproche tra Houthi e Israele, il colpo di scena. Il presidente americano Donald Trump ha annunciato dallo Studio Ovale che gli Stati Uniti porranno immediatamente fine ai bombardamenti contro gli ex ribelli che oggi governano buona parte dello Yemen poiché hanno informato l'amministrazione di "non voler più combattere". "Gli Houthi hanno capitolato", ha reso noto il Commander in chief. "Ci fideremo della loro parola. Dicono che non colpiranno più le navi nel Mar Rosso: e questo era lo scopo del nostro lavoro", ha aggiunto. Subito dopo, è arrivata la conferma di un accordo di cessate il fuoco tra Washington e gli yemeniti dall'Oman, tradizionale mediatore in Medio Oriente e che anche in questo caso ha tenuto i contatti con le due parti.
Non c'è una tregua all'orizzonte invece tra Houthi e Israele. Un alto funzionario delle milizie ha assicurato che "le operazioni contro Israele a sostegno di Gaza continueranno". Nelle ore precedenti decine di aerei da combattimento dello Stato ebraico hanno sganciato sull'aeroporto di Sanaa 50 bombe, mettendolo fuori uso in un quarto d'ora, ha fatto sapere l'Idf. Secondo fonti yemenite, sono state attaccate almeno tre centrali elettriche, una scuola di aviazione e una fabbrica che produce elementi utili per assemblare missili. L'operazione israeliana chiamata "Città delle formiche" mirava a rendere inutilizzabili gli hub ai quali approdano le armi inviate dai pasdaran iraniani.
Sul terreno le ruspe militari delle Forze Israeliane di Difesa hanno dato il via all'operazione Carri di Gedeone, iniziando gli sbancamenti di terra nel sud-ovest della Striscia per allestire centri logistici dove verrà evacuata la popolazione del nord e del centro di Gaza. Non si tratta di un'area continua, bensì di vaste zone intorno a Rafah, praticamente deserte e con la maggior parte degli edifici rasi al suolo. Un'azienda Usa distribuirà aiuti alimentari, medicinali e servizi igienico-sanitari. Le consegne passeranno attraverso il valico di Kerem Shalom, ispezionate e scortate dall'Idf. La società americana, che attualmente gestisce l'ispezione dei civili verso il settentrione dell'enclave, provvederà alla distribuzione. L'esercito, insieme con il controspionaggio interno di Israele, lo Shin Bet, impedirà ai terroristi di Hamas e della Jihad islamica palestinese di fuggire dalle future zone di combattimento della fase tre del piano, di usare la popolazione civile come scudo umano e rubare per sé e rivendere gli aiuti umanitari.
Nella notte tra domenica 4 maggio e lunedì 5 il governo israeliano ha approvato la preannunciata grande offensiva a Gaza contro Hamas. Nella Striscia i morti sarebbero già più di cinquantamila secondo il Movimento di Resistenza islamica. Subito dopo, nella notte fra il 5 e il 6 maggio, i caccia israeliani hanno risposto al missile lanciato il 5 maggio dagli Houthi che ha bucato i sistemi di difesa dello stato ebraico colpendo l'aeroporto di Tel Aviv: 50 bombe hanno distrutto il porto di Hodeida, nello Yemen, lo scalo marittimo nel quale arrivavano le armi inviate dall’Iran. “Raid massiccio, non sarà l'ultimo. I giochi sono finiti”, ha annunciato una fonte della sicurezza israeliana, confermando che anche gli Stati Uniti hanno preso parte all'operazione.
La giornata si era aperta con la dichiarazione di un anonimo funzionario molto vicino all'esecutivo di Gerusalemme, che ha gettato nel panico i familiari degli ostaggi: il piano per Gaza elaborato dai generali delle Forze Israeliane di difesa prevede la “conquista della Striscia” e la conservazione del territorio catturato. La tensione, già alta nel Paese, è salita alle stelle. Le famiglie hanno raggiunto il Parlamento, la Knesset, per protestare e per chiedere ai riservisti di rifiutarsi di combattere. A mezzogiorno gli alti gradi dell'esercito hanno ritenuto necessario fornire all'opinione pubblica chiarimenti sui contenuti del piano parlando con Yedioth Ahronoth,. “Il programma per l'espansione dell'operazione a Gaza è ampio, ma esclude esplicitamente le aree nelle quali si ritiene che ci possa essere presenza di ostaggi. Non abbiamo intenzione di entrare in quelle zone”, hanno spiegato gli ufficiali.
L'intera popolazione del nord di Gaza e del centro sarà evacuata in massa nel sud, tra il corridoio Morag e il Filadelfia dove saranno realizzate strutture per accoglierli. Successivamente Israele introdurrà aiuti umanitari nella Striscia, sarà attuato un piano umanitario che distinguerà chiaramente tra Hamas e civili, la distribuzione avverrà attraverso società private, probabilmente americane. “Li aiuteremo ad avere il cibo. Sono affamati”, ha confermato il presidente Trump puntando il dito su Hamas che “li tratta molto male”. Il capo di stato maggiore Eyal Zamir ha chiarito che non si tornerà ai livelli precedenti di circa 650 camion al giorno, ma verranno forniti solo beni essenziali sotto stretto controllo. E ha ribadito che i militari israeliani non parteciperanno alla distribuzione, come già concordato con Netanyahu.
Il primo ministro è intervenuto con un breve video solo nel pomeriggio. “Lanceremo -ha detto - un'operazione massiccia a Gaza. Per sconfiggere Hamas e per liberare gli ostaggi. Ci sarà uno spostamento della popolazione per proteggerla. Questa volta l'esercito non entrerà e uscirà da Gaza come in passato, le forze di riserva saranno mobilitate per rimanere nel territorio occupato”, ha affermato. Nei giorni scorsi, e a ridosso della riunione di gabinetto Zamir ha avvertito il premier e i ministri dei rischi: “Israele potrebbe perdere gli ostaggi se lancia un'operazione su larga scala nella Striscia”. Un pericolo, questo, che non sembra preoccupare il ministro delle finanze Bezalel Smotrich, leader di Sionismo religioso (14 deputati su 120 cruciali per garantire la maggioranza del Palamento a Netanyahu), il quale durante le accese discussioni notturne del gabinetto politico ha sostenuto che la guerra andrebbe sfruttata per ristabilire gli insediamenti israeliani nella Striscia, che furono smantellati nel 2005 per una decisione unilaterale di Ariel Sharon, il premier conservatore in carica all’epoca. Familiari dei rapiti e decine di manifestanti hanno bloccato le strade che portano agli uffici del governo a Gerusalemme. I dimostranti si sono scontrati con gli uomini degli apparati di sicurezza.
Un missile balistico lanciato dallo Yemen alle 9.22 di domenica 4 maggio ha colpito una delle vie di accesso al Terminal 3 dell'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv, ferendo sei persone e lasciando a terra un vasto cratere. I sistemi di difesa Arrow e Thaad non sono stati in grado di abbatterlo. Anzi, secondo una prima indiscrezione trapelata dall'indagine dell'Aeronautica sulla mancata intercettazione, l'antiaerea non ha individuato il missile in volo verso il territorio israeliano. Il gruppo filoiraniano Houthi ha rivendicato l'attacco sottolineando la capacità "di colpire obiettivi sensibili di Israele". Hamas ha elogiato i miliziani per aver beffato "i sistemi di difesa più avanzati del mondo".
L'ex capo dell'Autorità per l'aviazione civile israeliana Avner Yarkoni ha ricordato che «è la prima volta che un missile colpisce direttamente l'aeroporto Ben Gurion". A novembre un razzo degli Hezbollah libanesi ha centrato un parcheggio sul perimetro dello scalo, ma senza il risultato drammatico ottenuto questa volta. Contrariamente alle dichiarazioni degli Houthi, gli ordigni lanciati contro Israele secondo fonti della Difesa israeliana non sono missili ipersonici (che volano fino a 8 volte la velocità del suono e non seguono una traiettoria balistica prevedibile), tuttavia perfino i sistemi si difesa Arrow 3 e Arrow 2, che hanno percentuali di intercettazione prossime al 90%, a volte falliscono. Buona parte delle compagnie internazionali, comprese Ita, Swiss Air, Lufthansa, British airways, Iberia, Wizz Air. Lasciando a terra milioni di passeggeri anche nei prossimi giorni, perlomeno fino al 7 maggio. Dal 18 marzo, quando le Forze Israeliane di Difesa hanno ripreso la guerra a Gaza, gli Houthi hanno sparato una trentina di missili balistici e diversi droni contro Israele. La metà è stata abbattuta, gli altri non hanno raggiunto il bersaglio.
Il primo maggio un gigantesco incendio ha divorato le colline che circondano Gerusalemme, spinto da venti violenti e da temperature estreme. Con il rischio, ha messo in guardia il premier Benjamyn Netanyahu, che raggiunga la città. Settemila persone sono state evacuate e tredici hanno riportato ferite proprio nel giorno dedicato ai caduti e all'inizio del Giorno dell'Indipendenza. Tutti gli eventi sono stati cancellati ed è stato dichiarato lo stato d'emergenza. "Stiamo affrontando forse il più grande incendio mai scoppiato nel Paese. Non abbiamo idea di cosa l'abbia causato. Posso solo dire che dopo le prime fiamme, diversi incendi dolosi sono stati appiccati in altre località", ha dichiarato in tv il comandante dei vigili del fuoco della Città Santa Shmulik Friedman. Su Telegram Hamas ha scritto: "Palestinesi bruciate tutto ciò che potete, boschi, foreste, case dei coloni (tutti gli israeliani vengono chiamati coloni dai palestinesi n.d.r.). I giovani della Cisgiordania, di Gerusalemme, di Israele hanno dato fuoco alle loro auto... Gaza attende la vendetta dei liberi".
Una fonte anonima della sicurezza israeliana ha riferito che gli inquirenti non escludono che l'ondata di incendi abbia a che fare con il terrorismo. Ma si tratta di indagini delicate, al momento non c'è alcuna prova che l'innesco sia stato volontario. Lo Shin Bet partecipa alle indagini, dando corpo ai timori delle autorità. La polizia ha reso pubblico l'arresto di un piromane di Gerusalemme Est segnalato da testimoni e preso mentre cercava di accendere la sterpaglia, ore dopo che gli altri roghi si erano propagati. I media riportano altri due fermi. L'ospedale Ein Kerem di Gerusalemme ha chiesto ai cittadini di non raggiungere la struttura se non in caso di assoluta necessità, il personale ha evacuato i pazienti che potevano essere dimessi e si è preparato ad accogliere le eventuali vittime degli incendi. Decine di persone sono state intossicate dal fumo. In serata le forze di emergenza si sono preparate a evacuare l'ospedale Alin di Gerusalemme.
Le fiamme hanno raggiunto strade e autostrade provocandone la chiusura, gli automobilisti sono stati costretti ad abbandonare i mezzi per mettersi in salvo. I treni tra Gerusalemme e Tel Aviv e i collegamenti con altre cittadine sono stati sospesi per oltre sette ore. In alcuni casi i viaggiatori sono stati recuperati con autobus e mezzi di soccorso. Il ministro degli Esteri Gideon Sàar ha chiesto assistenza internazionale e ha parlato con i responsabili delle diplomazie dell' Italia, del Regno Unito, della Francia, della Repubblica Ceca, della Svezia, dell'Argentina, della Spagna, della Macedonia del Nord e dell'Azerbaigian.
In Giordania il 24 aprile il ministro degli Interni Mazen Al-Faraya ha annunciato la messa al bando dei Fratelli Musulmani, il più grande movimento di opposizione del Paese (al quale appartiene anche Hamas) che ha registrato un trionfo nelle elezioni di 7 mesi fa. Tutti i beni della Fratellanza saranno confiscati, gli uffici chiusi e qualsiasi diffusione ideologica sarà vietata, ha detto in conferenza stampa Al-Faraya. La decisione è arrivata una settimana dopo l'arresto di 16 persone accusate di produrre missili e droni in Giordania. Della cellula, secondo le autorità giordane, facevano parte anche membri della Fratellanza. Negli ultimi anni, e ancor più dopo lo scoppio della guerra a Gaza, l'Iran ha aumentato il volume del contrabbando di armi attraverso la rotta giordana, cercando di insediarsi nel regno per indebolire la monarchia. Dalla Giordania, per l'intelligence di Gerusalemme, passano non solo armi, ma anche valige di dollari per le organizzazioni terroristiche della Cisgiordania.
Il 2 marzo 2025 lo Stato ebraico ha chiuso i valichi che immettono nella Striscia, lasciando 2,4 milioni di palestinesi con scorte di cibo ridotte al lumicino. “La fame è qui”, ha attaccato il 28 aprile Ammar Hijazi, il capo della rappresentanza palestinese nei Paesi Bassi, denunciando l'uso degli aiuti “come arma di guerra”. La risposta israeliana non si è fatta attendere: il ministro degli Esteri, Gideon Sàar, da Gerusalemme ha liquidato il processo in corso all’Aja presso la Corte internazionale di Giustizia come “un circo”. Secondo il capo della diplomazia dello stato ebraico l'Onu e l'Unrwa “strumentalizzano il diritto internazionale per privare Israele del suo diritto fondamentale di difendersi”.
“In quanto potenza occupante, Israele ha l'obbligo inderogabile di consentire e facilitare la consegna degli aiuti”, ha scandito in aula la consulente legale dell'Onu, Elinor Hammarskjold. “Vogliono costringerci a collaborare con un'organizzazione infestata da terroristi”, ha tuonato Sàar durante un briefing con la stampa, osservando che caso mai l'organizzazione guidata da Antonio Guterres dovrebbe essere processata per non aver epurato la sua agenzia Unrwa - che coordina gli aiuti a Gaza - dai terroristi di Hamas. “Ne ha impiegati invece 1.400 - ha sottolineato Saar - molti dei quali hanno preso parte alle atrocità del 7 ottobre 2023, compreso il comandante della forza Nukhba, le unità speciali delle Brigate Ezzeddin al Qassam, il braccio militare di Hamas”. La delibera dell'Aja, non vincolante, potrebbe richiedere mesi.
La gestione umanitaria resta un nodo aperto: il presidente statunitense Donald Trump nei giorni scorsi aveva rivelato di aver sollecitato il premier Netanyahu a “essere buoni con Gaza”, chiedendo il via libera ai rifornimenti di cibo e medicine. Un colloquio emerso poco dopo l'allarme lanciato dal Programma alimentare mondiale dell'Onu sulle le scorte alimentari ormai terminate nella Striscia. La guerra di Gaza non vede comunque la prospettiva di una fine: un alto funzionario politico israeliano, stando a quanto riportato dai media, ha rifiutato la proposta di Hamas per un cessate il fuoco di cinque anni in cambio del rilascio di tutti gli ostaggi. Una tregua simile, ha detto il rappresentante di Israele, “permetterebbe” ai miliziani “solo di riarmarsi, riprendersi e continuare la guerra contro lo Stato di Israele con maggiore intensità”.
Le Forze di difesa israeliane hanno utilizzato per la prima volta il razzo “Bar” in un'operazione nel Corridoio Morag, nel sud della Striscia di Gaza. Lo hanno riferito gli stessi militari citati dall'emittente pubblica israeliana Kan, spiegando che il razzo “è dotato di un sistema di navigazione adattato agli ambienti di combattimento più difficili” ed “è in grado di colpire il bersaglio in un tempo molto breve”.
L'antico rancore tra Fatah e Hamas è tornato a esplodere il 23 aprile a Ramallah, in un discorso infuocato di Abu Mazen davanti al Consiglio centrale dell'Autorità palestinese. L'anziano presidente, in diretta tv, ha attaccato duramente la fazione fondamentalista che ha ancora in mano il potere a Gaza dopo 18 mesi di guerra. “Ogni giorno ci sono centinaia di morti. Perché? Perché non vogliono restituire i rapiti. Figli di cani, liberate gli ostaggi e ponete fine a tutto questo. Così Israele non avrà più scuse”, ha detto alzando la voce. “Dimettetevi dal potere, consegnate le armi all'Autorità nazionale palestinese e diventate un partito politico”, ha intimato, non mancando di sottolineare che il colpo di Stato di Hamas nel 2007 a Gaza, che ha portato all'estromissione di Fatah (oltre agli innumerevoli omicidi dei suoi funzionari) “ha dato a Israele la legittimità per distruggere la Striscia”. L'Anp è in corsa per la futura governance dell'enclave, nonostante permanga il veto assoluto del premier israeliano Benjamin Netanyahu.
Nel week end di Pasqua in una galleria dotata di un’uscita nascosta la brigata corazzata numero 188 ha scoperto segni evidenti di una recente attività terroristica. Secondo i militari della Brigata Golani, che hanno preso possesso di 1,8 chilometri di tunnel negli ultimi 30 giorni, i miliziani sono intenti a riattivare gallerie colpite negli ultimi mesi. Le forze armate dello stato ebraico stanno avanzando verso le zone di alta concentrazione di sfollati a al Mawasi che ospiterebbero migliaia di combattenti di Hamas e della Jihad islamica palestinese. Nel settore meridionale del fronte di Gaza le Forze Israeliane di Difesa hanno occupato 9 nuovi tunnel sotto il confine con l’Egitto. Quando viene trovato un ordigno esplosivo ora le truppe di Gerusalemme si ritirano e mandano robot e bulldozer. Il 21 aprile 39 palestinesi sono stati uccisi e 62 sono rimasti feriti nelle operazioni delle forze armate israeliane a Gaza. Lo ha riferito il ministero della Salute nella Striscia, guidato da Hamas, secondo il quale 1.864 persone sono morte nell'enclave dalla rottura della tregua. Il Movimento di Resistenza Islamica diffonde sempre cifre che non distinguono fra miliziani e civili.
Hamas non accetterà mai di deporre le armi. L’agenzia di stampa France Presse attribuisce il secco rifiuto a un funzionario del Movimento di Resistenza Islamica. “Non sono soggette a negoziazioni” è la frase letterale. Se confermato, questo no precluderebbe qualsiasi prospettiva di accordo. Sul versante opposto le Forze Israeliane di Difesa hanno comunicato di avere trasformato circa il trenta per cento della Striscia di Gaza in “Perimetro di Sicurezza Operativa” e di aver colpito circa 1.200 "obiettivi terroristici" da quando, lo scorso 18 marzo, hanno ripreso la loro offensiva militare nel territorio palestinese. Nella nota si precisa che nell'ultimo mese, oltre agli attacchi aerei su "circa 1.200 obiettivi terroristici", sono state effettuate "oltre 100 eliminazioni mirate". Tra i miliziani uccisi figurano un vicecomandante di brigata, cinque responsabili di battaglione, e il capo dell'intelligence militare nel sud della Striscia, quindici comandanti di compagnia e militanti accusati di aver partecipato all'attacco del 7 ottobre 2023 contro Israele che provocò milleduecento vittime.
In parallelo, le autorità israeliane hanno interrotto la fornitura di elettricità all'impianto di desalinizzazione di Gaza e bloccato l'accesso ai convogli di aiuti umanitari. Secondo Stephanie Tremblay, una portavoce del segretario generale delle Nazioni Unite, mentre quasi tutti gli oltre due milioni di abitanti del territorio avevano dovuto abbandonare le loro case prima del cessate il fuoco, "i nostri partner umanitari stimano che dal 18 marzo circa mezzo milione di persone siano state sfollate per la prima o per la seconda volta".
Gli Stati Uniti hanno consegnato alle Forze Israeliane di Difesa un secondo sistema di difesa antimissile Thaad e due batterie Patriot (dopo quelli dell'anno scorso). Sabato 5 aprile un cargo americano C-5M Super Galaxy proveniente da Ramstein in Germania è atterrato alla base israeliana di Nevatim nel deserto del Negev e ci è rimasto per diverse ore. Il Thaad ha la capacità di intercettare missili fuori dall'atmosfera.
Domenica 13 aprile a Gaza il sibilo inconfondibile del primo missile si è sentito quando medici e infermieri erano appena riusciti a portare i pazienti in barella per strada, tra caos e urla dopo aver ricevuto l'avviso di attacco delle Forze Israeliane di Difesa. Subito dopo è atterrato il secondo, visibile in diversi filmati postati sui social, i detriti che cadono sulle tende, gli sfollati che scappano nel buio, tra polvere e fumo, donne con i fagotti in mano. Un fuggi fuggi disperato, palestinesi inseguiti dalla paura, le grida dei bambini. Il raid aereo israeliano ha colpito un edificio dell'ospedale battista Al-Ahli di Gaza City durante la notte, distruggendo il pronto soccorso e il reparto di accoglienza e danneggiando altre strutture. Medici e personale sono riusciti a evacuare tutti i pazienti prima dell'attacco, dopo aver ricevuto l'avviso sui social e una telefonata dell'esercito che avvertiva del bombardamento. Nelle ore successive la Chiesa battista di Gerusalemme e del Medio Oriente, che gestisce la struttura sanitaria, ha reso noto che un bambino ricoverato per un trauma cranico è deceduto durante il trasferimento al nosocomio.
Sempre nella mattinata del 13 aprile un altro centro di comando di Hamas è stato colpito a mezzogiorno a Deir al-Balah, nel centro della Striscia di Gaza, mentre numerosi uomini in armi di Hamas si trovavano nella struttura. I media palestinesi hanno riferito che il raid ha centrato il palazzo comunale provocando vittime. Il ministero della Salute gestito da Hamas ha affermato che l'ospedale ora è fuori servizio: “Centinaia di pazienti e di feriti hanno dovuto essere evacuati nel cuore della notte e molti di loro sono in strada privi di cure mediche”, ha detto il portavoce Khalil Al-Deqran. La Chiesa di Gerusalemme ha condannato l'attacco aereo israeliano e ha invitato la comunità internazionale a impedire i bombardamenti alle strutture mediche. In seguito le Forze armate dello stato ebraico hanno confermato l'intensificarsi dei raid sulla Striscia e hanno affermato di aver effettuato oltre 90 lanci nelle ultime 48 ore. Secondo i media locali, soltanto domenica tredici aprile diciotto persone sono rimaste uccise in diverse zone di Gaza.
Il ministro israeliano della Difesa Israel Katz ha pubblicato un documento di intelligence secondo il quale i defunti leader di Hamas Yahya Sinwar e Mohammed Deif avrebbero chiesto 500 milioni di dollari al capo dei Pasdaran iraniani per programmare la distruzione di Israele nel giro di due anni. Katz sostiene che la richiesta è stata accettata e che il denaro è stato inviato. Per il titolare della difesa dello stato ebraico il finanziamento dimostra il coinvolgimento di Teheran nel massacro del 7 ottobre 2023 (1200 israeliani uccisi ndr.) e, di conseguenza, la legittimità di un attacco israeliano.
La protezione civile di Hamas sostiene che dalle prime ore di domenica 6 aprile in diversi raid l'aeronautica di Gerusalemme ha provocato 44 morti. Per i coniugi Netanyahu è saltata l'ipotesi di trascorrere qualche giorno negli Usa dopo l’incontro con Trump. Il premier israeliano dovrà rientrare nel suo Paese mercoledì 9 aprile. La procura generale gli ha imposto di non disertare l'udienza del processo nel quale è imputato per corruzione e per frode.
Nella Striscia continuano le manifestazioni anti-Hamas. I dimostranti rischiano rappresaglie ed esecuzioni sommarie. L'operazione di Israele nella Striscia “si sta espandendo per distruggere e ripulire l'area dai terroristi e dalle infrastrutture terroristiche e per conquistare vaste aree che saranno incorporate nelle zone di sicurezza israeliane”, ha affermato Israel Katz, mentre il capo di stato maggiore, Eyal Zamir, in visita alle truppe a Rafah insieme al capo dello Shin Bet Ronen Bar - che Netanyahu ha deciso di cacciare tra le proteste -, ha ribadito che “l'unica cosa che può impedirci di avanzare è il rilascio dei nostri ostaggi”.
In Libano le Forze Israeliane di Difesa e il controspionaggio interno, lo Shin Bet, hanno confermato che l’attacco notturno nel distretto Dahieh di Beirut, una roccaforte degli Hezbollah, ha ucciso Hassan Ali Mahmoud Bdeir un alto funzionario dell'Unità 3900 di Hezbollah e della Forza Quds iraniana. Secondo l'intelligence israeliana aveva avuto un ruolo centrale in un fazione terroristica congiunta che coinvolgeva sia Hezbollah che Hamas, un raro esempio di cooperazione tra i gruppi terroristici sciiti e sunniti. La rete stava pianificando un attacco imminente e su larga scala all'estero, un raid che secondo i funzionari avrebbe potuto uccidere centinaia di israeliani se fosse stato portato a termine. Secondo le autorità israeliane la rete estera di Hamas opera da diversi Paesi, uno dei quali è la Turchia, e sta tentando di espandersi in diverse parti d'Europa.
A Gaza centinaia di persone si sono riversate di nuovo su quel che resta delle strade il 26 marzo. Sui canali social diversi account hanno pubblicato oggi immagini di proteste nei quartieri Zaitun e Shujaiya di Gaza City, a Deir al Balah, a Jabalia, a Beit Lahiya e a Khan Younis. L'hashtag in arabo è “Hamas barra” (via Hamas) o “Stop alla guerra”. Nonostante la repressione messa in atto dai miliziani, il tam tam sui social ha raccolto cortei di uomini e ragazzi che hanno chiesto semplicemente di “vivere”. Hamas li ha accusati di essere il “megafono di Israele”. Alcuni organizzatori delle manifestazioni sarebbero attivisti di Fatah, nemici storici dei jihadisti che governano l'enclave, e membri del movimento “Biddna Nàish” (“Vogliamo vivere”), che in passato hanno già guidato mobilitazioni contro Hamas e subito pesanti repressioni. Alcuni slogan condivisi online descrivono Hamas come “un’organizzazione terroristica che ha venduto Gaza per denaro” e invocano una “rivolta popolare”.
Nella Striscia secondo le Nazioni Unite in una sola settimana centoquarantaduemila persone hanno dovuto abbandonare le loro case. Circa il 90% della popolazione è stato sfollato almeno una volta tra l'inizio della guerra, il 7 ottobre 2023, e il mese di gennaio di quest'anno. Il 25 e il 21 marzo, i caccia dello stato ebraico hanno lanciato attacchi aerei su capacità militari strategiche nelle basi siriane di Tadmur e di Tiyas (T-4). In Libano i militari israeliani hanno riferito che il 22 marzo, in risposta al lancio di razzi verso il nord dello Stato ebraico, l'Aeronautica di Gerusalemme ha preso di mira oltre 40 obiettivi del movimento sciita filoiraniano Hezbollah. “La scorsa settimana 14 razzi e missili sono stati intercettati dalla difesa aerea: sei missili terra-terra lanciati dallo Yemen, tre razzi lanciati dal territorio libanese e altri cinque razzi lanciati dalla Striscia di Gaza”, si legge in una nota delle Forze Israeliane di Difesa.
Il 25 marzo centinaia di residenti nella città di Beit Lahia, nel nord della Striscia di Gaza, hanno partecipato a una manifestazione che chiedeva la fine della guerra e attaccava Hamas in quanto responsabile della situazione nella quale versano i palestinesi. Secondo quanto riporta il sito del giornale saudita Asharq al Awsat le proteste trasmesse sui social media da diversi account palestinesi a Gaza, sono avvenute poche ore dopo che israeliani avevano impartito ordini di evacuazione ai residenti di Beit Lahia. I dimostranti hanno ritenuto Hamas responsabile degli ordini di evacuazione impartiti in seguito al lancio di razzi dei miliziani del Movimento di Resistenza Islamica dalle zone vicine alla città verso gli insediamenti israeliani. I manifestanti hanno esposto cartelli con la scritta "Il sangue dei nostri figli non è a buon mercato... Vogliamo vivere in pace e sicurezza... Fermate lo spargimento di sangue", e altri slogan che chiedevano la fine della guerra nella Striscia di Gaza e degli attacchi ai civili nel contesto dell'escalation delle operazioni militari israeliane. Non lontano dalla protesta, alcuni dei giovani e dei ragazzi partecipanti hanno scandito slogan contro Hamas, come: "Hamas fuori, fuori". Altri dimostranti hanno attaccato il leader Yahya Sinwar, ucciso dalle forze israeliane negli scontri a Rafah nell'ottobre 2024. La marcia di giovani e di ragazzi ha attraversato le strade principali, fermandosi nella piazza Zayed, a pochi metri dall'ospedale indonesiano, che è stato oggetto di diversi attacchi israeliani durante la guerra. I partecipanti hanno condannato il continuo lancio di razzi verso gli insediamenti israeliani, citandolo come motivo degli ordini di evacuazione emessi da Israele per i residenti che hanno dovuto subire ripetuti spostamenti negli ultimi 15 mesi. Alcuni partecipanti alla manifestazione hanno cercato di calmare coloro che scandivano slogan anti-Hamas o cercato di interromperli fischiando e aggredendo i più determinati per bloccare la protesta. I sostenitori di Fatah e di Hamas si sono dati battaglia sui social media e sono emersi disaccordi sull'importanza attribuita all'evento.
Filmati arrivati da Gaza mostrano decine di residenti nei campi profughi di Jabalia, a Gaza, che bruciano pneumatici, chiedono la fine della guerra, le dimissioni del governo di Hamas e che gridano “Vogliamo mangiare”. La protesta è la seconda della giornata, dopo quella nel nord della Striscia. Anche a Khan Younis, nel sud di Gaza, decine di residenti sfilato in corteo gridando “fuori Hamas”. È la terza manifestazione nel giro di poche ore. I video postati sui social mostrano i manifestanti che urlano contro l'organizzazione fondamentalista. “La gente di qui dice che Hamas è un'organizzazione terroristica”, si legge in uno dei tanti messaggi postati sui social dall'enclave, “questa inondazione deve estendersi fino a ogni quartiere, ogni tenda palestinese in tutta Gaza”.
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