Prosit: il safari delle degustazioni
di MARCO NANNETTI
FEBBRAIO è un mese interessante per il settore enologico. Il mese viene dedicato alla ‘vernice’ dei grandi rossi, infatti ogni domenica si assiste alla presentazione di un vino, prima l’Amarone, poi il Nobile di Montepulciano, il nuovo Chianti gran selezione e infine il Brunello di Montalcino. Sono eventi che offrono l’opportunità di conoscere vini e aziende ed effettivamente attirano migliaia di appassionati e professionisti, ma poi l’entusiasmo dimostrato si affievolisce e spesso non ha riscontro sul mercato. Tutte queste manifestazioni create per far conoscere i vini al consumatore finale, e sono migliaia più o meno importanti in tutta Italia, mi danno l’idea di ‘enozoo’ dove i produttori messi dietro al banco, aspettano i visitatori che vogliono sapere se il vino è biologico, quante bottiglie producono, se fanno barrique, se vinificano a temperatura controllata oppure microfiltrano, tutte domande poste con l’obiettivo finale di assaggiare il prodotto, ma non uno qualsiasi, quello migliore, la super riserva, quella che spesso non si trova in commercio.
E QUI il ‘cacciatore di bottiglie’ dà il massimo di se stesso, infatti se non riesce a trovare e degustare il vino particolare, quel produttore è ‘tagliato’ e non rientrerà più nelle grazie di quel degustatore. Questa mentalità si ripercuote anche nel drastico calo di consumo interno dei Paesi dove si produce di più come Italia, Francia e Spagna. Ma il vino fa parte del nostro tessuto culturale, è al centro della nostra alimentazione, non può essere solo moda o convenienza. Prosit
