Il vero fuoriclasse è il Barolo 2008
di MARCO NANNETTI
SI È concluso il 48° Vinitaly e le future edizioni possono essere migliorate. Primo difetto del salone: è diventata una manifestazione troppo grande. Non è vantaggioso per nessuno, sia clienti che espositori, avere a disposizione in soli quattro giorni un panorama talmente vasto che è materialmente impossibile visitare tutto. I settori packaging, attrezzature ed agroalimentare (oli, salumi, birra, caffè) dovrebbero avere una collocazione distinta con una manifestazione a parte. Altro difetto: il produttore di vino che abitualmente è a contatto con la vigna e con le botti, difficilmente riesce a trasformarsi in pr, non ha il ‘passo’ per stare dietro a un banco a riempire centinaia di bicchieri, i segni di stanchezza e l’insofferenza si notano.
CURIOSI e appassionati chiedono informazioni, consigli, dettagli e bisogna essere sempre all’altezza, dare risposte col sorriso sulle labbra. Pertanto, ragazzi produttori venite al Vinitaly più pazienti oppure, lancio un’idea, fate gestire il servizio del vino a qualche cliente che a turno viene a trovarvi. A parte ciò il Vinitaly è uno strumento di lavoro indiscutibile e se ci si organizza bene porta a un risparmio di tempo incredibile: solo in quest’occasione in pochi metri si possono avere le più disparate denominazioni e incontrare vini e produttori. Oppure degustare il medesimo vino, ad esempio il barolo, dello stesso produttore ma in diverse annate e capire davvero le grandi differenze anno dopo anno. Ps: per i barolo-boys, tutti inneggiano all’annata 2010 ma la grande annata è il 2008, tra le tre o quattro migliori degli ultimi cento anni. Prosit
