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di CiBo

Un giudizio davvero equo

di MARCO NANNETTI

Come mai tante persone, di un ristorante ricordano solo il prezzo finale del conto? Questo è uno dei motivi che mi fa capire quanta strada c’è ancora da fare nel campo dell’enogastronomia. E’ infatti superficiale e anche un po’ crudele ridurre tutta la ‘filiera’ (termine molto di moda) di un ristorante a un banale commento legato al conto finale. Credo che con una disamina fatta scientemente di tutto ciò che si vede e viene presentato dal momento che si varca la soglia di un locale fino a quando se ne esce, l’analisi finale sarebbe diversa, più meditata e corretta, meno frettolosa. Così si può facilmente comprendere come in un locale può risultare eccessivamente costosa la spesa di 30 euro ma altrettanto, valutando il tipo di ristorante, la professionalità del personale, il tovagliato, i bicchieri, la cucina proposta, le materie prime utilizzate e l’assortimento della cantina, può essere più che equo un conto di 100 euro a testa. E’ anche vero che la voglia di uscire spesso e la necessità di far quadrare i conti portano alla convinzione di mangiare bene anche quando questo non succede, solo perché si spende poco. Ma è un gioco al massacro che non fa divertire nessuno, anzi crea solo danni perché per una volta, noi che siamo giudici, diamo premi a chi non se li merita, mentre credo che siano l’eccellenza, la capacità e l’impegno a dover fare la differenza. Insomma, premiare i migliori così da stimolare e far crescere anche i più deboli. Prosit

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