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di CiBo

Coccarde senza gloria

di MARCO NANNETTI

SIAMO a poco più di quindici giorni dal Vinitaly (22-25 marzo), kermesse internazionale del vino e fiore all’occhiello dell’Italia. Quest’anno inizierà un po’ in anticipo e nel settore c’è qualche perplessità sulla situazione che troveremo all’assaggio dei vini, specialmente quelli bianchi d’annata poiché capire adesso un vino nuovo è come indovinare come sarà fra 10 anni un bambino appena nato.

Non so il vero motivo di questa partenza insolita, forse per distanziarsi il più possibile dall’Expo che sta dettando i tempi a tutto il mondo agroalimentare, visto che diverse aziende di vino presenzieranno a entrambe le manifestazioni. Ammesso che questa sia la ragione, credo che anticipare troppo un appuntamento così importante non sia una grande idea: presentare al grande pubblico vini non pronti è molto rischioso.
Il Salone di Verona avrà numeri da record di superficie occupata e di espositori, ci saranno compratori e delegazioni da tutto il mondo e molti verranno per demolire il mito del vino italiano che sta sempre più conquistando mercati e simpatie da parte dei consumatori. Alcune nazioni cercano di coglierci in fallo e avere una scusa per comprare vini meno pregiati e più economici. Per questo è indispensabile lottare per una legislazione che certifichi molto chiaramente la provenienza del prodotto, siamo stanchi di vedere in giro per il mondo vini con nomi insignificanti e bottiglie che scimmiottano bandiere, nastri e coccarde tricolori ma di italiano non hanno niente. Prosit

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